A piedi nella Francia del sud, Tino Franza ricalca l'itinerario che Robert Louis Stevenson percorse nell'autunno del 1878 nella terra dei Camisardi, le selvagge Cévennes, in compagnia dell'asina Modestine. Da Le Monastier-sur-Gazeille a Saint-Jean-du-Gard i due viaggi procedono in parallelo: da una parte le storie, i luoghi, gli incontri, le impressioni dell'autore, dall'altra i momenti più significativi delle vicende dello scrittore scozzese, le ragioni che lo spinsero a partire, le vicissitudini dei turbolenti anni giovanili contrassegnati dalla relazione con l'affascinante Fanny Osbourne. Dal bandito Mandrin alla "Bestia del Gévaudan", alla tragica epopea dei Camisardi, vengono evocate storie mirabili legate ai luoghi attraversati.
Franza è un camminatore, specie tenace, avvezza a guardare il mondo con la potente lente d’ingrandimento fornita dalla lentezza del camminare a piedi. Il camminatore è un soggetto curioso di natura, aperto al prossimo, attento alle altrui abitudini e spesso capace di leggere la malinconia nello sguardo dei viandanti che si incrociano lungo il sentiero. Ammaliato dalla vita di R.L. Stevenson, Tino Franza parte alla volta di quello che per lo scozzese era stato una sorta di pellegrinaggio, poi raccontato in Viaggio nelle Cévennes in compagnia di un asino (pubblicato in Italia da Ibis edizioni). L’ottimo Franza mescola sapientemente i turbamenti dell’avventuroso Stevenson con le vicissitudini in cui lui stesso incappa cammin facendo. Certo, le locande non son più quelle dell’Ottocento, Franza è partito zaino in spalla, senza asina al seguito, e per chi non è abituato al viaggio a piedi, gli episodi raccontati nel volumetto potrebbero sembrare sin troppo romanzati. In verità, i camminatori son tipi strani: tra i sentieri si incontra gente che sembra esser appena uscita da un libro. E Franza, giustamente, infila i viandanti incrociati lungo il cammino di Stevenson nel suo racconto di viaggio. Poi aggiunge una serie di citazioni che ruotano intorno alla filosofia del camminare e del viaggio a piedi, il tutto corredato da un accurato apparato di note. Così, una pagina dopo l’altra, oltre a riprendere per l’ennesima volta L’isola del Tesoro, ti vien voglia di tornar a Chatwin e di leggere l’americana Rebecca Solnit, ma anche i saggi di Hazlitt e le poesie di Coleridge. E pure George Sand, grande viaggiatrice, di cui non ho ancora letto nulla. In cammino con Stevenson, dal punto di vista grafico, è un gioiellino. Edizione raffinata, curata nel dettaglio, impaginazione e revisione impeccabile (io ho incontrato un solo refuso). Un’edizione così bella che si commetterebbe peccato mortale nel proporla in versione digitale.
Viaggio interessante corredato da tante informazioni storiche sui luoghi visitati dall'autore del libro e da Stevenson. Ci sono anche molti riferimenti a scrittori interessanti. Un viaggio in cui strada, cultura, tradizione, scrittura e natura si fondono mirabilmente restituendo quel magico momento in cui, dopo una lunga ascesa alla vetta, ti è possibile, vedendo la fine del tuo viaggio, cominciare a programmare il successivo. Momento magico che è comune a chi cammina ma anche a chi legge. Consigliatissimo!