Prima opera che leggo di quest'autore, un'autentica rivelazione sia per il tipo di scrittura, che per i temi affrontati. Il tema centrale chiaramente è la morte, che si affaccia nella sua vita , annunciandosi improvvisamente, inaspettatamente e costringendolo ad affrontarla in qualche modo. Non si conoscono le proprie reazioni di fronte ad un particolare evento, se non quando ci si trova costretti ad affrontarlo. Ed ecco che l'autore si ritrova a fare il punto della situazione della sua vita, a riflettere sul presente, sul futuro, ma soprattutto sul suo passato : riflessioni e ricordi si alternano perchè la paura della morte si può ,se non sconfiggere, imparare ad accettarla e cercare di trovare delle strategie, l'arte della sopravvivenza a cui accenna il sottotitolo, per non soccombere, per non lasciarsi inghiottire dalle "sabbie mobili". E' vero che nei momenti di crisi, di scoraggiamento o di dolore, c'è qualcosa che può aiutarci ad allontanare il pensiero dai problemi, dalla sofferenza : la bellezza che c'è intorno a noi, sia essa la lettura di un buon libro, o la visione di un dipinto, o l'ascolto di una buona musica. Una lettura intensa e coinvolgente, che prende il lettore fin dalle prime pagine e lo rende partecipe con la sua grande umanità e semplicità nell'esporre, così, alla rinfusa e senza un ordine, ricordi e riflessioni sulle grandi tematiche della vita. Una fra tutte, che ricorre in maniera quasi ossessiva, è quella dell'ambiente, a causa della decisione da parte del governo svedese di depositare le scorie radioattive prodotte dalla nazione, racchiuse in un contenitore di rame, all'interno di una montagna.Scorie che resteranno pericolose per centomila anni e, ci si chiede assieme all'autore, cosa potrà accadere in un così lungo, inimmaginabile periodo : ci sarà ancora vita sul pianeta e chi può essere sicuro che nel frattempo non accada qualcosa che metta in pericolo un'operazione che oggi "sembra" sicura? Interrogativi che restano senza risposta, ma che ci inducono a paragonare, come si legge in uno dei passaggi secondo me più intensi e toccanti, l'eredità che ci hanno lasciato le prime generazioni di uomini - le pitture rupestri- e quella che invece lasceremo alle generazioni future : scorie radioattive, inquinamento, la natura sfruttata fino al limite in un processo probabimente irreversibile e tutto questo, alla fine, sembra molto più mostruoso della morte che si annuncia all'improvviso, inesorabile e senza lasciare via di scampo.