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Tommaso e il fotografo cieco: ovvero il Patatràc

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Composizione: fra un'anestesia e l'altra, fra un by-pass e l'altro, per allegria. Genere: un grottesco di chiacchiera e azione. Altrimenti: un non-romanzo travestito da iper-romanzo, e viceversa. Argomento: un giornalista con ambizioni di scrittore abbandona per confusi motivi esistenziali il lavoro, la famiglia, gli amici, esiliandosi nel seminterrato d'un grande condominio metropolitano. Qui diviene spettatore, attore e cronista di molte peripezie, fino a uno scioglimento finale che ribalta gli eventi e insinua taluna illazione metafisica e morale. Struttura: un serpente che si morde la coda: quando tutto sembra finire, tutto sembra ricominciare. Per usare parole grosse, il paratesto entra nel testo e lo confuta.

178 pages, Hardcover

First published June 15, 1996

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About the author

Gesualdo Bufalino

48 books79 followers
Gesualdo Bufalino (Comiso, Italy, November 15, 1920 - June 14, 1996), was an Italian writer. Born in Comiso (Sicily), he studied literature and was, for most of his life a high-school professor in his hometown. The time spent in an hospital for tuberculosis immediately after World War II provided the material for the novel Diceria dell'untore (The Plague Sower), that, begun in 1950, would be published only in 1981, when, at the age of 61, his friend and celebrated writer Leonardo Sciascia discovered his talents. In 1988, the novel Le menzogne della notte (Night's Lies) won the Strega Prize. In 1990 he won the Nino Martoglio International Book Award. In his native town the Biblioteca di Bufalino ("Bufalino's Library") is now named after him.

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Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Guille.
1,007 reviews3,288 followers
May 18, 2023

“… una mañana, delante del espejo del cuarto de baño, mientras me afeitaba y miraba mi rostro envejecido… me picó el aguijón de una pregunta, aparentemente la más insignificante y retórica de cuantas pueda plantearse un ser humano: ¿Y después?”
Tras una pregunta así, ¿qué se puede hacer sino dejar el trabajo de periodista, abandonar familia y amigos, lo cual, todo hay que decirlo, hizo sin mucho pesar, y encerrarse en el subterráneo de un bloque de apartamentos para realizar funciones de encargado de mantenimiento, o, como él lo llamó, un suicidio platónico?
“Disminuida mi vida, he disminuido el dolor. Usurero de mí mismo, me ofrezco a intereses odiosos, que sólo yo puedo pagar.”
Un plan que no suele salir bien, y no siendo Tommaso favorito de los dioses raro sería que lo premiaran con una excepción, tanto es así que siguió con la sensación permanente de que sobre su cabeza pendía “un palo, o un bastón celestial que cualquier día lo aplastará”. Como «un hombre que duerme», Tommaso se convierte en buscador “de la soledad como fármaco y venda de la existencia”, una forma de existencia dirigida por el miedo y semejante a la que tuvo aquel otro famoso desencantado del subsuelo.
“… me invade un impulso de ridícula rabia calculando por lo bajo los millones y millones de hombres que en el mundo, en este mismo momento, se torturan con semejantes dolores inútiles: pasiones, obstrucciones, grumos, amasijos, trampas de sentimientos efímeros que el tiempo borra sin cesar, como una ráfaga de viento transforma a cada instante el rostro del mar.”
Pero los dioses son caprichosos y nada puede hacer Tommaso cuando, pese a su intención de tomar distancias con la vida, la vida se empeña en acercarse y juguetear con él, salvo, claro está, rendirse de nuevo, “Si en un juego sólo es posible perder o hacer trampas, ¡hagamos trampas!”.
“Seamos olas también nosotros, olas que vienen y van, mueren y renacen en otro lugar; móviles anillos de una portentosa cadena que un aprendiz de brujo enmaraña y desenreda torpemente en el silencio de la eternidad…”
Y todos los que amamos este arte que es la lectura sabemos que una de las mejores trampas para salvar la nada de esta vida son precisamente estos libros maravillosos, también los de Bufalino, un gran tramposo también él con sus lectores, al menos conmigo, que, aun detectándolas, carezco de la sabiduría y la cultura necesaria para desentrañar todas sus claves, detectar todas sus referencias, seguir todos sus juegos.

Y aun así, que seguramente solo he aprovechado medio libro, no entremos en cuantificaciones más precisas, he vuelto a disfrutar de su prosa, quizás más asequible y menos culta y barroca que en otras ocasiones, de su ironía, de su sátira, de esos personajes excéntricos que son los protagonistas de esta novela envueltos en sucesos y diálogos absurdos… en fin, de toda esta cortita “novela palíndromo” de este gran Gesualdo Bufalino, más grande a cada novela que de él leo.
“¿Cómo puede uno amarse cuando vive consigo mismo las veinticuatro horas del día? Es más fácil amar al prójimo, del que solo conocemos lo mejor que exhibe, su antología.”


P.S. Le agradezco también este granito de esperanza:
“La mejor edad para enamorarse es la mía. Antes de cumplir los setenta se tienen ideas muy confusas sobre las mujeres y el amor.”
Profile Image for Ermocolle.
472 reviews45 followers
May 21, 2021
" Genere: un grottesco di chiacchera e azione. Altrimenti: un non romanzo travestito da iper-romanzo, e viceversa."
(cit. dalla quarta di copertina)

Una storia di Gesualdo Bufalino col suo tipico stile barocco, un giornalista che lascia il lavoro e comincia a tracciare cronaca degli avvenimenti che gli capitano e delle persone che li popolano.

" Fu così ch'ebbe inizio la pazzia di Girolamo Crisafulli; o, meglio, se ne vide l'eruzione palese mentre sotterraneo ne era stato il decorso. Lo sconcerto fu generale, benché avrebbe dovuto già insospettirci, o quanto meno apparire un curioso inciampo del senso, quel suo ticchio mentre conversava con noi nel più amabile dei modi, di arrestarsi di botto e chinarsi a cercare per terra un bottone che pretendeva essergli caduto: senza poter mai dimostrare nel suo vestiario, esterno o intimo, nessuna traccia di mancamento."

Ironico, teatrale e lapalissiano, il racconto si snoda apparentemente senza capo né coda fino allo spiazzante "epiprologo" finale.
Profile Image for Ginevra.
40 reviews2 followers
November 1, 2021
"Tommaso e il Fotografo cieco" è un libro strano: non solo si prende la briga di essere un'accozzaglia multiforme di cinema, teatro, letteratura, filosofia e chi più ne ha ne metta, ma lo fa mettendo in campo il caro, vecchio, barocco stile bufaliniano (che per quanto sia particolare non sempre scorre con leggerezza).
Le trame di Bufalino, si sa, sono eccezionali, a metà tra i romanzi d'indagine di Sciascia e le meta-letterature di autori novecenteschi come Pirandello. Il problema, però, è quel benedetto stile, quelle "rotte di collo sbrigliate" che spesso cozzano con le genialità della trama e degli ultimi capitoli che svelano tutto il mistero: contenuti e stile, purtroppo, viaggiano su due livelli entrambi piacevoli, ma che a volte (e soprattutto in questo caso) messi insieme risultano troppo diversi e rischiano di esasperarsi l'un l'altro.
Il finale a sorpresa e la caratterizzazione dei personaggi restano i suoi fiori all'occhiello, e fanno sempre il loro bell'effetto: già solo per questo vale comunque la pena di leggere.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books131 followers
September 30, 2017
"La verità è sempre involuta. Hai mai visto gli americani alle prese con gli spaghetti? Altrettanto noi con la verità." (p. 42)

"Siamo onde anche noi, onde che vengono e vanno, muoiono e rinascono altrove; mobili anelli d'una portentosa catena che un apprendista mago goffamente aggroviglia e sbroglia nel silenzio dell'eternità..." (p. 163)

"Interrompere, interrompersi m'è parso sempre il toccasana supremo, la sconclusione è la mia vocazione. Se non, più umilmente, la sola furberia che mi resta per imboscarmi in salvo dalla vostra massoneria di viventi..." (pp. 164, 165)
Profile Image for sam.
25 reviews
July 8, 2025
La solitudine mi devasta, la compagnia mi opprime.

Io sono Tommaso
Confinato in uno spazio circoscritto e immutabile, osservo il mondo dallo spiraglio della mia finestra. Guardo i passi altrui susseguirsi e calpestarsi, confondersi con l'incessante ricambio delle stagioni, che si posano sulle strade e le abbandonano cedendo il posto alla loro successiva compagna.
Così vedo passare e perdersi i giorni, avendo sospeso il tempo e la mia stessa vita.

Cosa cambia tra me e lui, anche se io vivo, apparentemente, alla luce del giorno e degli altri?
Cosa mi impedisce di seguire il mio naturale istinto di assoluta reclusione, che lui riesce invece a consacrare? Cosa mi trattiene dall'assecondare il mio bisogno più insistente? 

Mi rinchiudo in me stesso, nel buio del mio sottosuolo. Il silenzio che mi circonda mi da conforto, placa l'incessante rumore che proviene da me.
Guardo fuori, spio un mondo che mi sovviene estraneo; io non gli appartengo, prigioniero di me stesso, mio solo abitante.

Eppure, mi trovo spesso a uscire dal mio tugurio, a calpestare quelle strade che osservavo dal basso, a nascondermi tra i molti che mi camminano vicino, curioso e ansioso del prossimo. Ombre sono, un popolo d’ombre, abitanti d’una città d’ombre. E in quel momento mi chiedo chi sono io, chi sono gli altri, cosa sono io al di fuori del silenzio della mia reclusione.

Nulla nulla nulla 

E poi? E poi? E poi

Questo, il mio epiprologo dove fine è inizio, e inizio è fine.

Ora non resta che attendere che qualcuno scavi e mi trovi


(3.5)
Profile Image for Paolo.
237 reviews8 followers
April 13, 2017
Il matrimonio, l'amore, le feste sulla spiaggia sono solo un'illusione perché la vita non è per sempre e perché siamo esseri sclerotici pieni di contraddizioni.
Bufalino è un vero maestro della parola: alto, basso; gergale, accademico; vernacolare, aulico.
Uno stile da labirintite ma eccezionale e mai noioso.
Libro sconsigliato a chi utilizza parole inglesi a caso nel lavoro e poi non sa cosa sia una tautologia.
Profile Image for Andrew.
857 reviews38 followers
September 21, 2021
I thoroughly enjoyed this novel by Sicilian writer & journalist Gesualdo Bufalino, in a seamless translation by Patrick Creagh: the translation of a book into another language is a skill in itself & a clumsy one can diminish a great writer to a hack. (Look at some of the translations on social media! Many are inpenetrable & indecipherable!).
The 180-odd pages of this rough diamond form an experience of human alienation & dislocation, as told by a retired journalist now ekeing-out an existence as a janitor/caretaker of an urban block in Rome during the latter years of the 20th century. He throws some patchy light on the residents & on his own perceptions of human foibles & predilections in a 'grand guignol' of strange, unconnected incidents & events...though the protagonist seeks to link them together in a highly ravelled chain which defies simple logic.
I appreciated the way that each chapter was just long enough to re-engage my critical faculties but short enough to serve as an aid to sleep last thing at night. The fine novel has a nocturnal feel to it...a sense of impending unconsciousness (death?)...a comment on modern, self-obsession & the need to see sinister motives in everybody & everything.
I would recommend this short but powerful story to any reader that enjoys 'black' humour; there are a catalogue of brilliant one-line encapsulations of human despair & folly!
Profile Image for Jeanneke.
176 reviews
July 19, 2025
Roman met laag over laag over laag, ik ben daar geen liefhebber van. De schrijver schrijft over een schrijver, deze schrijft een verhaal over zijn werkelijkheid en nog een verzonnen werkelijkheid. Alles loopt door elkaar heen, het is een bijzonder bouwwerk, net als het huis waar alles zich afspeelt. Veel filosofische mijmeringen die mij niet aanspreken. Einde is verrassend.
Profile Image for Silvia Zuleta Romano.
Author 12 books53 followers
March 28, 2018
Prosa maravillosa la de Bufalino. Busca no solo una trama interesante sino la belleza de las palabras. Hay poesía para tirar al techo.
El protagonista, un portero de edificio experiodista, destripa las entrañas de su edificio en un relato contado a modo de bitácora en primera persona. Por momentos, elucubra más de la cuenta pero, aun así, nos regala un final brillante. Sin duda, leeré más de él.
Profile Image for S©aP.
407 reviews72 followers
May 27, 2012
Intrigante, per certi versi. Lontano anni luce da 'Diceria dell'untore', che preferisco. Nel complesso una delusione, non fosse per la lingua - scoppiettante, come al solito - che fa da giusto veicolo a una fantasia inquietante, esplosiva, contenuta a stento. Peccato la trama debole. Per lo meno trita.
Profile Image for Paolo Ventura.
375 reviews2 followers
January 7, 2023
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Infine, ed è il profitto supremo, nella diuturna e salutare ripetizione d'ogni atto, nella sublime routine del servizio, ho scoperto una panacea infallibile contro la mia antica tortura di tutte le notti; in altre parole ho sconfitto, insperabilmente, l'insonnia.
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"Vieni con me a cercarla. So il bar che frequenta," mi fa, con quel suo broncio inconsolabile che tanto più m'infastidisce, quanto meno riesco a resistergli. E ho un bel rifiutare, opponendo la mia clausura ormai leggendaria, l'orrore di tornare fra la gente, le vetrine, le macchine...
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Non sonno, non sogno, ma una sorta di svagamento romanzesco che ad occhi chiusi m’invento a ora a ora, mischiando miraggi miei con rimasugli di letture antiche, quasi uno zabaglione d'immagini corroboranti a prevenzione degli eventi mediocri con cui dovrò misurarmi domani.
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Mentre il pensiero delle donne, il puro pensiero, è una laboriosa e tenera arte che coltivo con la compunzione d'un prete novizio. Nulla che porti all'azione, ma solo un aereo infinito esercizio di appressamento all'amore; ovvero, per dirla alla moderna, prove tecniche dell'innamorarsi. Con un gusto tutto fantastico del piacere, consistente nel tessere attorno al bozzolo d'un corpo o d'un viso un romanzo di meraviglie, un balletto perverso e casto di gesti, parole, abbandoni; dove si coagulino le emozioni d'una vita intera e si attui la fusione di innumerevoli effigi in una sola, superba, di sconosciuta.
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Da come stringe i pugni immagino che stia soffrendo. E mi sorge un moto di ridicola rabbia calcolando per difetto i milioni e milioni di uomini che nel mondo in questo stesso momento si torturano in consimili vanità di dolore: gorghi, ingorghi, grumi, grovigli, tagliole di sentimenti di di poca durata che il tempo ininterrottamente cancella come un colpo di vento trasforma a ogni istante il viso del mare. "La mer, la mer..." brontolo fra i denti e lo lascio lì a gemere. "Più tardi," gli dico, "ritorno. Andremo a fotografare il sole."
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Penso, andandomene, che ciascuna di queste creature è migliore di me. Nessuno o quasi, ci scommetto, perde tempo a farsi le domande che io mi pongo continuamente, le classiche "chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?", e a cui non so trovare risposta più convincente di quella che ho udito una volta da un tale: "Io sono io, vengo da casa, ci torno”… Una melensaggine come un'altra, per addomesticare non tanto il sorcio di ieri che se n'è andato, quanto certe piccole iene che mi pascolano nel cervello. Talvolta, nottetempo più spesso, le ascolto che mi gnaulano dentro di fame e di desiderio. Mi sento allora una specie di gabbia ambulante, uno zoo umano, fitto di peli, di zanne, di denti...
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Ascolta," mi fa, "cos'ho pensato stamani. Ho pensato al rapporto che esiste fra me e me. Dovrebbe essere un vincolo forte come l'acciaio. Così è in tutti gli animali, ogni animale si ama. Solo l'uomo ha scoperto che è più naturale non amarsi che amarsi... "
Il discorso m'interessa, apro le orecchie.
"Io mi disprezzo," prosegue, "e cerco alleati…
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Solo dei cercatori di solitudine come farmaco e benda dell'esistenza, anche loro, tuttavia, costretti a dividere le ore intime con le necessità sociali o comunitarie, e a tradire chissà quante volte l'assolutezza della propria passione. Assai meno spesso di me, certo, e qui ci vorrebbe, per un confronto fra noi, un metro come quello che misura i moti della terra e del mare: solitario di forza cinque, io; solitari di forza nove, loro!
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Non vado per dichiararmi, ci mancherebbe. Voglio solo riascoltarla, riannusarla, sfiorarle di nuovo il braccio, fare insomma di tutto per estrarla dalla sua nuvola e così forse dimenticarla. Poiché l'amore è quasi sempre amore per una nuvola e basta una pioggia o un sole a snebbiarlo (sempre, a tal proposito, m'è parso bellissimo, nel mio breviario di miti, quello di Issione che, invaghitosi d'una dea, s'illuse di possederla in un calco d'aria di uguali fattezze. Ebbene, che altro facciamo noi tutti, quando amiamo una donna, se non scambiare una Nefele per un'Hera, finendo arrotati a girare in perpetuo, ciascuno nel suo domestico inferno?)
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Vergogna sì, ne provavo abbastanza, per quella fuga, ma era un moto volatile, la feccia d'un ormai smarrito sentimento di dignità. Insomma l'atonia, la stanchezza di tutto, la voglia irresistibile di seppellire la testa entro la sabbia della mia ignavia erano più forti d'ogni diversa pulsione. Senza dire di quel mal di denti spasmodico che m'era insorto in bocca e mi mordeva anche la mente.
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Lo so che ripeto più o meno le stesse cose, ma nutro la speranza che, mettendo tutto nero su bianco, dal pagliaio spunti all'improvviso l'ago perduto, la molla per aprire il forziere del mio segreto.
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No, non mi sono spiegato, resta da capire e lo do a voi da capire, perché e come io riesca a sentirmi al sicuro dentro il mio recente rifugio; come e perché nello stesso tempo perseveri a giocare in tutta sincerità la partita quotidiana degli umori: arrabbiature, malinconie, appetiti del senso... come e perché, io che sono fondamentalmente un uomo mediocre, nutra dentro di me una così sofistica miscela di buffonaggine e nevrastenia, servendomene a dominare il pensiero mio dominante ch'è la paura […]
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Dopo un minuto, santa gioventù, lo sento russare: una musica gioviale, gagliarda, d'un motore destinato a durare, afflitto da pochi ricordi. Mentre il mio...
E ancora una volta, come già ieri, mentre giaccio a poca distanza da un corpo di forestiero dormente, io conto e riconto le interminabili pecore della mia interminabile notte di Getsemani.
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Un tempo i miei nervi erano cani da pastore, abbaiavano ad ogni luna. Ora li ho messi, se non in ferie, in cassa integrazione. Assottigliata la mia vita, ho assottigliato il dolore. Usuraio di me stesso, mi offro a tassi esosi, che io solo posso pagare. Sfruttatore e sfruttato a un tempo, dal duplice imbroglio ricavo una quieta, angelica soddisfazione...
Vi ho annoiato? Pazientate ancora un minuto, fra un minuto avrò finito. Poiché in verità a cercare di capirmi io ci provo da tutte le parti senza che mi venga mai meno il coraggio. Si scoraggia più presto un gatto che combatte con un gomitolo. Non saprei fare altrimenti, mi lusinga troppo guarire scrivendo. A costo di far esplodere, da luddista inesperto, le macchine del romanzo...
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Infatti ci ho ripensato. Inutile farsi illusioni, io sto ballando in un ballo, tanto vale seguire il ritmo. M'insegnava mio padre che a un pesce preso all'amo, morto per morto, gli conviene mangiare l'esca. Grandi arrabbiature di mia madre, a quei tempi, ragionevolmente convinta che il proverbio nascondesse un allusivo veleno nei confronti del matrimonio e di lei.
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Vero è che quel breve ingresso dentro di lei m'aveva come smunto e depurato d'ogni ingorgo d'amore. Come quando si stura un lavandino. Fu dunque per sola cortesia che le chiesi: "Finora, e domani?"
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Addio, Lea. Uscendo dalla sua stanza le dico addio nella mente. Sempre m'ha fatto specie la rapidità con cui ripudio le mie più calorose passioni. Solo che le altre volte all'origine della mia sazietà c'era stata sempre una qualche bazzecola: un odore ingrato, un'intonazione sguaiata, un pensiero maldestro. Questa volta no: Lea è glaciale e impetuosa, immorale e candida quanto basta per piacermi. Non so proprio che ragioni trovare al repentino divorzio se non il disincanto che segue infallibilmente il possesso e, specialmente, l'ignavia d'un cuore stanco di battere. Come se l'amore fosse, appunto, una crisi di tachicardia - polso furente, respiro tragico, sentimento di fine vicina -; dopo di che, ingoiata e passata nel sangue una pasticca di propafenone, tutto ridiventa ligio alla salute naturale del ritmo. Lo stesso succede a me, sebbene mi risulti oscura la chimica che m'ha aiutato a guarire...
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Profile Image for Emanuela Gioia  Dilibriealtro .
26 reviews
June 14, 2024
Per quanto mi riguarda, Gesualdo Bufalino potrebbe aver scritto anche solo la lista della spesa che la leggerei con lo stesso entusiasmo con cui leggo tutti i suoi scritti.

A prescindere dalla storia.
A prescindere dalla trama.

Perché la sua scrittura è un’esperienza che va oltre la trama; il suo modo di narrare, che avvolge le parole e le seduce e ci fa l’amore, è un immergersi continuo in un universo ammaliante, dove le parole si fanno intreccio armonioso di prosa e poesia insieme e il racconto diventa un quadro d’autore dalle linee morbide e pulite, ma dai colori intensi e vivaci, in un mescolanza di bellezza e esuberanza.

Uno stile, quello di Bufalino, che incanta e seduce: un gioco di luci e ombre che diventa magia e trasforma ogni pagina in una danza di emozioni.
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