Il Premio Mario Rigoni Stern ha segnalato Apri gli occhi tra le opere degne di menzione.
Tra i titoli da leggere in primavera su ELLE.IT
«Un libro delicato e profondo, epico e simbolico, che a ogni scena stupisce, ed esige nel lettore la capacità di stupirsi.» Ferdinando Camon, TTL – La Stampa
Luigi e Francesca sono partiti in un qualsiasi pomeriggio di giugno, hanno lasciato la città diretti verso le montagne, per rispondere a una vecchia domanda che ancora li tormenta. Molti anni prima Luigi e Francesca sono stati amici, fidanzati, coniugi, ma poi la loro vita insieme è finita, spezzata senza rimedio da un evento che li ha segnati per sempre. Oggi sono finalmente partiti perché soltanto lassù, forse, c'è la risposta a quella domanda che stringe loro la gola come un dolore primitivo. Durante il viaggio ricorderanno tutto, proveranno di nuovo a sorridersi e si prepareranno a un'escursione drammatica e bellissima, dolorosa ma necessaria, sulle rocce e dentro se stessi. Con una successione di quadri essenziali, vividi e intensi, Matteo Righetto ci racconta una storia interiore di sofferenza e redenzione, amplificandola sullo sfondo imponente della montagna e unendo con particolare sensibilità il tempo veloce e frammentato dei cuori umani a quello eterno e luminoso delle vette.
Matteo Righetto è nato nel 1972 a Padova, dove insegna Lettere. Ha pubblicato Savana Padana (TEA, 2012), La pelle dell'orso (Guanda, 2013), da cui è stato tratto un film con Marco Paolini per la regia di Marco Segato, Apri gli occhi (TEA, 2016, vincitore del Premio della Montagna Cortina d'Ampezzo) e Dove porta la neve (TEA, 2017). Scrive articoli di cultura per Il Foglio. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e, in particolare, L'anima della frontiera è diventato un caso letterario con traduzioni già avviate in molti paesi, tra cui Gran Bretagna, Australia, Canada, Germania e Olanda, prima ancora della sua pubblicazione in Italia.
Non è un capolavoro, ne per quanto riguarda la scrittura e ne per la trama ma ha avuto la capacità di emozionarmi. Ho letto gli ultimi capitolo con gli occhi bagnati ed è anche questo che io cerco nei libri..
Questo libro parla di una coppia che dopo l'innamoramento, il matrimonio, un figlio, sfiorisce e si separa ma continua a lottare per qualcosa che non c'è più. Sono Francesca e Luigi che nonostante la vita divisa, si ritrovano a percorrere la salita verso una vetta che li ha visti protagonisti felici diversi anni prima. Hanno bisogno di ripercorrere quei sentieri per assaporare ancora quel gusto che non possono più provare. Tenevo questo titolo di Righetto per momenti di stanca, quando dopo alcuni libri noiosi avrei avuto bisogno di ripartire. E' stato davvero un procedere intenso con i protagonisti di questa favola morale, che forse è facilmente intuibile, ma lascia un segno profondo, come quel sentiero descritto per salire allo Schenon del Latemar. Metto questo libro tra i miei preferiti, sicuramente il più acuto per quanto riguarda l'efficacia descrittiva del dolore. Alcune pagine mi hanno sconquassato. Sono sempre più dell'idea che se azzecchi un libro che coincide con i momenti della vita che stai vivendo, può fare davvero male... penetra in senso positivo.
È il romanzo di un dolore. Ho apprezzato moltissimo il cambio di tempo usato per narrare le diverse scene, usando il futuro per raccontare, in realtà, il presente. La conclusione non mi è parsa molto chiara, ma aperta a diverse interpretazioni. Mi piace molto lo stile di Righetto,semplice e adatto a lettori diversi: è un romanzo che si legge in un paio di giorni.
Lettura semplice, un po' troppo romanzata per i miei gusti. Rimane la sensazione di aver investito in maniera piacevole qualche ora senza però sia rimasto qualcosa che ti possa far ricordare il libro tra qualche mese.