E' un altro libro che non ha né precedenti, né successori e altro non è che una episodio localizzato nel tempo. E' la storia di Stalingrado, dove il gruppo di tedeschi lotta per sopravvivere. Il libro narra di questa battaglia sconsiderata, in cui Hitler noncurante di tutto avrebbe voluto che la Sesta Armata di Paulus avesse combattuto fino all'ultimo uomo. Infatti, tra le solite vicende di ordinaria amministrazione per gli uomini in armi del 27°, si vedono gesti di follia e di sconsideratezza. Alla fine, il generale ( Obergruppenfueher delle SS ) Ausberg ( curioso quanto assomigli per il nome finale, -berg, al vero nome di Hassel, Argberg ), stanco della follia degli altri generali, conduce un numero notevole ( benché irrisorio, sul milione di soldati che compone la Sesta Armata ) fuori dall'accerchiamento per rientrare nel fronte. E' un libro romanzesco che parla di una vicenda di guerra, e denuncia la scelleratezza degli imboscati, dei folli e dei fanatici; ma è anche un libro che colpisce sul serio. Colpisce perché mette a nudo una crudeltà cercata e voluta da entrambe le parti ( è spietata la descrizione dei T-34 che maciullano i superstiti nelle buche, giorno dopo giorno, mentre dagli altoparlanti una musica sempre diversa si diffonde nell'etere ). Ma Hassel ha sempre contraddistinto i suoi lavori per aver messo a nudo la feroce crudeltà di quegli anni, in cui la compassione umana affiorava solamente di fronte ad eventi di importanza maggiore: ad esempio, il colonnello che punisce il basso rango che si arroga diritti dati soltanto dalla disparità momentanea di gradi, eccetera. Per quanto riguarda la storicità, mi suona strano un Paulus così voltagabbana e arzillo, così come l'evento della capitolazione che alle cronache è abbastanza differente da quello presentato. Nel complesso, un libro che raggiunge il punto prefissato da Argberg: denunciare l'assurdità di quel lasso di tempo storico.