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Ottocento

Con il Novecento ormai alle spalle, gli scenari del Duemila chiedono di ripensare i caratteri fondanti della civiltà che ha costruito il mondo globale. Nel corso di due secoli l'occidente europeo è diventato signore del mondo per poi avviarsi ad essere quasi una sua secondaria provincia. Nella sua riconsiderazione complessiva dell'età contemporanea, Romanelli delinea in questo primo volume con esemplare chiarezza il volto dell'Ottocento, un lungo Ottocento che va dalla Rivoluzione francese alla Grande Guerra. E' il secolo delle rivoluzioni borghesi e dell'individualismo, dei diritti e della scienza, delle libertà e dell'industria, della democrazia e delle macchine. Sono questi gli agenti primi di un dinamismo senza precedenti, che porta l'Europa a conquistare il mondo con le sue merci e le sue idee, con i grandi movimenti di capitali, di uomini e di armi, ma che già nei decenni dell'imperialismo coloniale e del nascente nazionalismo prefigura anche futuri, desolanti scenari della modernità.

366 pages, Paperback

Published January 1, 2011

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2 stars
11 (23%)
1 star
5 (10%)
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Valerio.
24 reviews
May 17, 2022
Scrivo una sola recensione per entrambi i Volumi de Le Lezioni di Storia Contemporanea.

Il libro parte con un assunto interessante e anche condivisibile, solo che si perde immediatamente con retorica spicciola e molta faziosità.
Probabilmente è giusto dire che la storia contemporanea è anche L'età dei diritti, ma diventa fazioso praticamente parlare solo di questo, socialmente quando si incensano a fuori ogni misura i casi a favore della propria tesi e si passa velocemente su quelli che li sconfessano.
Si tratta di un libro che vuole essere una Lezione di storia e invece si rivela solamente una paternale infinita, sessista, classista, razzista e inaccettabile. Si tratta di un libro inaccettabile perché si presenta come un libro di storia ma non porta una fonte che sia una, note o dei rimandi bibliografici agli argomenti trattati in modo sbrigativo.
Per non parlare poi dello spazio eccessivo che dedica a certi argomenti, per poi limitarsi ad accennare ad eventi ben più importanti. O come quando afferma di non voler spiegare le cause della crisi del 29 perché "sono troppe e troppe sarebbero le risposte", affermazione che non dovrebbe mai esistere in un libro di storia.
Potrei capire questo atteggiamento se si parlasse di un libricino, appunto di alcune lezioni brevi, ma si sta qui parlando di un libro di oltre mille pagine. È inaccettabile lasciare il lettore senza alcuno strumento per capire i fenomeni economici che caratterizzano l'età contemporanea, che non vengono forniti ne direttamente (tramite la prosa) ne indirettamente (tramite note, fonti o riferimenti bibliografici)
Altra cosa che mi ha "letteralmente steso" per tutta la lettura (oltre al trattamento che da ai movimenti popolari di sinistra) è che critica e rimarca la dicotomia del pensiero socialista/comunista senza accorgersi che per tutto il libro lui stesso da una visione dicotomica della storia contemporanea, dividendo il mondo tra ideologia democratica e antidemocratica.
Spero che questo libro possa fare pochissimi danni agli studenti universitari che sono stati, sono attualmente e saranno costretti a doverlo studiare per gli esami universitari.

Finisco dicendo: immagina scrivere 1000 pagine in cui vuoi fare una paternale al lettore e parlare solo di cambiamenti istituzionali. Immagina non parlare mai di letteratura, filosofia, arte e cambiamenti sociali.

Ah dimenticavo, ultimo P.S: immagina rompere i coglioni con la tua morale di merda per 10 pagine sulle "atrocità" dell'armata Rossa dal 43 al 45, per poi concludere il capitolo sulla seconda guerra mondiale solo citando le due bombe nucleari e citare solo 200 pagine dopo il fatto che fino ad ora siano state usate per scopi militari solo in quella occasione, non parlare dei danni immediati o degli effetti a lungo termine.
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