È la sete di conoscenza a guidare i suoi passi, la sua curiosità a condurlo al cospetto di misteri da svelare, la sua intelligenza a renderlo capace di districarsi nelle situazioni più complesse.
Il suo nome è Ignazio da Toledo, e la sua fama corre di bocca in bocca nell’Europa medievale. Le sue avventure lo portano a viaggiare tra l’Italia, la Francia e la Spagna. Prima alla ricerca dell’*Uter Ventorum*, un libro rarissimo che contiene antichi precetti della cultura talismanica orientale, e permette di evocare gli angeli e la loro divina sapienza. Poi sulle tracce del mitico *Turba philosophorum*, un manoscritto attribuito a un discepolo di Pitagora, che conserva l’espediente alchemico più ambito al mondo: la formula per violare la natura degli elementi. Infine in Sicilia, alla “Corte dei miracoli” di Federico II, dove forse si cela il mistero sulla temibile setta dei Luciferiani. Sul suo cammino, personaggi loschi e ambigui cercano di ostacolare con l’inganno e la forza ogni sua ricerca, ponendolo di volta in volta in pericolo di vita…
Tre romanzi in un unico volume:
Il mercante di libri maledetti La biblioteca perduta dell’alchimista Il labirinto ai confini del mondo
Ex archeologo, laureato in Lettere, svolge attualmente il lavoro di bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, soprattutto per la rivista specialistica Analecta Pomposiana. Molte delle sue ricerche riguardano l'abbazia di Pomposa, con speciale attenzione agli affreschi medievali che raffigurano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento e dell'Apocalisse.
Sul fronte della narrativa ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte. Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria Writers Magazine Italia[3].
Il suo primo romanzo, Il mercante di libri maledetti, è un thriller medievale che ruota intorno alla figura di Ignazio da Toledo, mercante di reliquie mozarabo, e a uno sfuggente manoscritto intitolato Uter Ventorum, in grado secondo leggenda di evocare gli angeli. In realtà questo volume è uno pseudobiblion come il Necronomicon citato da H.P. Lovecraft[4]. Per il successo conseguito da questo romanzo l'autore ha ricevuto il 24 novembre 2011 il premio What's up Giovani Talenti per la cultura[5].
Nell'ottobre del 2012 pubblica La biblioteca perduta dell'alchimista con protagonista ancora il mercante Ignazio da Toledo e a partire dall'agosto dello stesso anno Rex Deus. L'armata del diavolo, ebook a puntate poi pubblicato in cartaceo con il titolo L'isola dei monaci senza nome.
Nel tempo libero Simoni organizza eventi culturali di taglio letterario.
Il libro è una raccolta di tre thriller storici ambientati nella prima metà del XIII secolo. Sono le prime opere pubblicate dall’autore e si nota. Lo stile e la costruzione delle storie mostrano una penna ancora abbastanza acerba, che ha comunque il merito di migliorarsi da un romanzo al successivo. In generale la prosa è poco immersiva, con un punto di vista piuttosto incoerente, una focalizzazione ballerina e un narratore che spesso viene a raccontarci le cose. Da un testo scritto negli ultimi 10 anni mi aspetterei di meglio, per quanto, come detto, la situazione migliori un po’ man mano che si procede da un romanzo all’altro, soprattutto nella gestione dei dialoghi, più dinamici nell’ultima opera. Per quanto riguarda i singoli testi: 1) “Il mercante di libri maledetti” ha un intreccio volto alla soluzione di alcuni enigmi, che di fatto costituiscono i “libri” che i protagonisti vanno cercando. Questo mi ha un po’ spiazzato perché i personaggi dicevano di aver trovato i libri, ma io di libri non ne vedevo. L’autore ci rivela l’identità del cattivo alla fine del libro, ma se il suo intento era che rimanesse misterioso ha fallito nel tentativo. L’identità di uno degli antagonisti è evidentissima da subito. Infine il conflitto rimane abbastanza piatto, non scala col procedere della storia, e non proviamo grande empatia per i protagonisti. Nel complesso, un esordio piuttosto deludente. 2) Di “La biblioteca perduta dell’alchimista” ho apprezzato la ricostruzione storica della crociata contro i Catari. Non so dire quanto accurata sia, ma mi è parsa verosimile. Qui c’è già una migliore gestione del conflitto e l’identità del cattivo non è così evidente come nel primo romanzo. Meglio del primo, ma ancora così e così. 3) In “Il labirinto ai confini del mondo” si nota lo sforzo di costruire un intreccio con un certo raziocinio e di voler costruire una certa empatia nei confronti del personaggio… che però non è il protagonista! All’inizio del romanzo vediamo a Suger succedono cose brutte, la sua vita viene sconvolta e viene chiamato all’azione. Poi seguiamo le sue vicende fino a quando in contra Ignazio e da allora Suger diventa un personaggio secondario e irrilevante. Una specie di MacGuffin umano. Inoltre, il cacciatore di eretici che perseguita Suger e Ignazio fin dall’inizio è monocorde e noioso. Ok, è un fanatico religioso, ma è il classico “cattivo perché sì”. I personaggi secondari hanno più motivazioni di lui. In conclusione, anche qui una storia con molte pecche, ma che comunque mostra un certo progresso dell’autore.
La trilogia del Marcante di libri è un tris di storie ben strutturate, non così differenti dal genere classico, ma che senz’altro presentano un loro fasciano, soprattutto per alcuni temi trattati (personalmente l’alchimia è un argomento che mi ha sempre affascinato) e per il mistero che sembra aleggiare in ogni dove.
Partendo dal primo libro, “Il mercante di libri maledetti”, ci si mette un po’ ad entrare nel vivo dell’ambientazione, non solo per i continui spostamenti dei personaggi, ma anche perché parte di essi risultano essere avvolti nel mistero. Così su di loro vengono rilasciate tante piccole informazioni che trovano risposte a mano a mano che si procede nella narrazione. I personaggi stessi sono ben caratterizzati e l’immedesimazione avviene in maniera del tutto spontanea. L’unico punto che mi ha lasciato delle perplessità è stata la redenzione di Slawnik, del tutto logica tenendo presente la psicologia ed il carattere del personaggio, ma avvenuta in maniera troppo rapida, addirittura nel giro di un paragrafo. Tornando, invece, ai paesaggi presentati, questi sono stati un sottofondo ben piacevole, in particolar modo le notizie architettoniche e religiose hanno ben reso il clima del XIII secolo, senza mai appesantirlo. Il finale, poi, è stato del tutto inaspettato, un vero e proprio colpo di scena all’interno di un intreccio che si tiene bene. In sintesi, un romanzo che parte in toni bassi, ma finisce per catturare inesorabilmente l’interesse.
Il secondo romanzo, “La biblioteca perduta dell’Alchimista”, presenta all’incirca le stesse caratteristiche del volume precedente, al quale si riallaccia non solo per i personaggi, ma anche per l’intreccio base della trama. Personalmente sofferta è l’allontanamento di Willalme, il personaggio che maggiormente mi aveva intrigato e che trova qui la sua “fine”.
Il terzo volume, “Il labirinto ai confini del mondo”, parte, invece, in maniera differente rispetto ai due precedenti, aprendosi prima su personaggi nuovi e ritornando solo in un secondo momento su quelli noti, creando così un background di partenza. Anche la storia si sviluppa in maniera leggermente differente; pur essendo sempre presenti il mistero ed il viaggio per trovare il suo risolvimento, i personaggi sembrano realmente sul baratro della fine e una soluzione che implichi salvezza per tutti non è così scontata. Il finale, poi, da un lato lascia l’amaro in bocca, poiché ci si prospettava una soluzione ben diversa (e forse più conforme alle precedenti); dall’ altro, però, apre comunque uno spiraglio per un possibile continuo, “una promessa” stando alle parole dello stesso Ignazio.
Tirando le somme, si tratta di una buona trilogia, che coinvolge gradualmente il lettore senza che questo se ne accorga. Suo punto di forza sono sicuramente i personaggi, la cui psicologia è ben scandagliata e che vengono presentati a 360°, nei loro pregi e difetti, mai nascosti e in alcuni momenti addirittura posti in primo piano, pieni di sfumature.
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La scrittura fluida di Marcello Simoni vi coinvolgerà fin dalle prime pagine de “Il mercante di libri maledetti”. Se la prima avventura di Ignazio Alvarez da Toledo è una storia avvincente ma dalle poche pretese, tuttavia, già ne “La biblioteca perduta dell’alchimista” noterete un notevole balzo in avanti nello stile narrativo di Simoni, che non utilizza più l’ambientazione storica come pretesto narrativo, ma la approfondisce con una cura sufficiente a rendere il romanzo uno scimmiottamento di Dan Brown molto meno evidente. Ma è solo ne “Il labirinto ai confini del mondo” che il ritmo serrato del primo libro e la cura nella ricostruzione storica del secondo sono destinate a incontrarsi. È infatti questo terzo volume della trilogia il maggiormente curato e, in definitiva, il più avvincente. L’inserimento di personaggi storici e mitologici dell’Italia del XIII secolo rende infatti la vicenda appassionante anche se sempre narrata con uno stile asciutto che imparerete ad apprezzare, rendendo il bilancio complessivo della trilogia, dopo diversi tentennamenti, definitivamente positivo. Molto curata l’edizione Kindle, che non presenta errori o bug degni di nota
🇮🇹 Quando anni fa mi imbattei per la prima volta ne "Il mercante di libri maledetti", primo libro di questa saga, mi aspettavo di leggere un buon thriller storico, e nient'altro. Mi sbagliavo. Perché il primo libro di questa serie è stato per me una vera rivelazione: avvincente, avventuroso, curato nei minimi dettagli, pieno di suspense dall'inizio alla fine. Sono pochi i libri che sono capaci di catturare il lettore sin dalle prime righe e questo è uno di loro. Leggendo ogni pagina, capitolo dopo capitolo, si ha la sensazione di trovarsi lì immersi nell'Europa del medioevo insieme ad Ignazio e la sua squadra. Le storie che scrive Marcello Simoni sono originali e appassionanti e nonostante ci si ritrovi nel medioevo la suspense da thriller non manca mai. Ogni personaggio è scritto e caratterizzato alla perfezione, Simoni restituisce un profilo completo e realistico per ognuno di loro. Le descrizioni sono dettagliate ma mai pesanti e i continui misteri che avvolgono le avventure di Ignazio tengono sempre alta l'attenzione e la tensione (alcune scene poi sono da cardiopalma) senza mai "ricadere" nel fantasy, sebbeme a volte Simoni ci suggerisca il contrario. Devo fare una menzione speciale agli enigmi creati dallo scrittore, gli enigmi che Ignazio incontrerà durante le sue ricerche, davvero geniali. I successivi romanzi della serie ci conducono in altre zone dell'Europa fino ad arrivare in Sicilia, descrivendo un quadro perfetto e minuzioso della società del XIII secolo, ricca di intrighi, complotti e segreti. Marcelo Simoni è uno che ha studiato e si vede dalla cura minuziosa di dettagli che inserisce nella sua narrazione. Non credevo di potermi appassionare così tanto al genere storico! Il segreto di questo scrittore è unire alla perfezione suspense, dramma e storia. Tuttora non ho trovato altri romanzi storici appassionanti come quelli scritti da Simoni, ad oggi uno dei miei autori preferiti.
Se vi interessano l’alchimia e l’occulto, questa trilogia ambientata nel Duecento fa per voi. Pregevole pure l’attenzione alle descrizioni paesaggistiche, delle città, ai dettagli artistici, architettonici.
Libro 1: gli enigmi sono interessanti, le descrizioni ricche, ma non si prova empatia verso i personaggi. Pensavo che per libri si intendessero parti effettive di un manoscritto, ma non vengono descritti mai accuratamente, dettaglio che crea confusione e delusione, voglio sapere di più! Insomma sembra un primo romanzo per le varie inesattezze, come la redenzione di Slawnik troppo rapida per il carattere di questo personaggio.
Libro 2: io lovvo il tema dei catari, la cui ricostruzione è forse (?) verosimile. Si nota un progresso dell’autore, in quanto la gestione del conflitto è migliore e l’identità del cattivo viene effettivamente scoperta tardi. Unica pecca è l’allontanamento di Willalme, personaggio prefe, la cui vicenda avrei voluto conoscere meglio.
Libro 3: definitivo progresso dell’autore, che riesce man mano a creare un legame empatico verso i personaggi, non solo i protagonisti. Avrei voluto più chiarimenti per la questione di Nembrot. Inoltre, il cacciatore di eretici è noioso e stereotipato. Pronti per un finale (deludente e) amaro?
Mi hanno regalato questo libro anni fa, e in verità è un buon libro di avventure inserite nel medioevo. È una trilogia, la proma volta non finii il primo libro, adesso l'ho finito. Ho iniziato il secondo libro ma niente, non mi prende, non ho voglia di prendere in mano il libro e continuare al momento, quindi lo lascio in sospeso... di nuovo.
Scritto male, anzi malissimo. Trama ridicola, zero suspense. Personaggi banali, scialbi e senza spessore, che svelano misteri e messaggi in codice come stessero giocando. Se potete evitare, evitate.
Non male come lettura d'evasione, molto scorrevole (a volte troppo). Il secondo romanzo a mio parere è il migliore, per l'approfondimento storico che fa da sfondo e si intreccia nella trama.