È «maoista» ma va in chiesa, è devota al marito ma non rinuncia al collettivo femminista. Per merenda ti propina la solita rosetta con margarina e zucchero, ed è convinta che due colpi di battipanni ben assestati sul sedere non possano che temprarti il carattere. Insegna in una scuola di periferia e fa il bagno al mare anche in dicembre. Se le chiedi perché, ti risponde: lo so io. Se le racconti una cosa, ti risponde: lo so già. È la mamma di Francesco. Nato come una serie social a episodi, questo libro mette in scena una giocosa, inarrestabile dialettica tra madre e figlio che, tra una risata e l'altra, ci commuove.
- Devo chiedere al Signore perché mi ha dato te e non il figlio di signora Castía. - E cos'ha lui più di me? - È morto.
Inflessibile, caustica, cinica e generosa, frivola e dolente: la mamma di Francesco ha sempre l'ultima parola. Proprio come tua madre. E proprio come la tua arriva dritta al cuore.
I am currently learning Italian - trying to recover the language I spoke exclusively for the first 5 years of my life. Why did I lose my mother tongue? There are many, varied reasons. Among them is that my lack of education about the Italian language hampered my confidence so that I gradually abandoned it.
Now, for various reasons I want to recover what I have lost. One of the methods I am using is to read books written in Italian. This book was perfect! It introduced me to new vocabulary but also reminded me of long-forgotten vocabulary. The format of simple conversations between mother and son also made it easier for me to keep track of the narrative. Half way through the book, I started reading it out loud; something which proved to help me better understand what I was reading.
Spiritoso, ironico, divertente. La storia di un rapporto "madre-figlio", condensata in forma di brevi, ma significativi dialoghi, raccolti per trattare singoli argomenti che puntellano una vita. Che svelano un carattere, con tutte le sue incongruenze e contraddizioni. E che ce lo fanno amare, proprio in virtù di quelle.
La versione in italiano, “Mia madre e altre catastrofi” non mi ha mai attirato, mentre questa versione in lingua sarda, o, per meglio dire in stretto slang cagliaritano l'ho voluta subito! E non me ne sono pentita. Si tratta di decine di “botta e risposta” tra madre e figlio che, di per sé, non sarebbero così spiritose; ma sono in sardo, in slang cagliaritano, e se vengono lette con quella esatta pronuncia locale, riportano me indietro negli anni (io e Abate siamo praticamente coetanei) e mi fanno ridere, ma tanto ridere. Una mamma fuori dagli schemi e un figlio scrittore: non poteva che uscire un libro fuori dal comune.
Di tutto quello che succede nella famiglia di Francesco, la madre è in effetti la catastrofe minore; affronta le durezze della vita con risposte dirette, apparentemente non filtrate ma, proprio per questo, dolorosamente meditate. Non mancano mai, però, di autoironia, di ironia e di sarcasmo, così come ci si può aspettare da una donna sarda -almeno come io la immaginavo prima di averne conferma in questo libro-. La madre di Francesco è come una di quelle caramelle dure che all'interno hanno il cuore morbido, tutta "scioglievolezza" dove l'amore si spande a latere. La Signora non si preoccupi, ne esce bene, molto bene!
Contenta che questa opera aspra e delicata allo stesso tempo sia nata al Festivaletteratura di Mantova.
Rari e preziosi i libri che fanno sorridere senza essere sciatti, scemi o banali. Grazie a una madre un po' yiddish (gliel'ha detto Moni Ovadia!), di quelle che piacerebbero a Woody Allen o a Philip Roth, questi dialoghi sono caustici, divertenti e amari.
Letto in un giorno e mezzo. Francesco Abate riesce a raccontare il rapporto più autentico, quello tra madre e figlio, in modo ironico e pungente, anche quando non tutto va come dovrebbe
La mia recensione per http://www.mangialibri.com/ Mariella è la mamma di Francesco Abate, ma non è una madre come tutte le altre. Le piace fare il bagno al mare in dicembre, ha una 500 color crema in cui anche in piena estate custodisce una pelliccia, partecipa agli incontri del collettivo femminista ma non perde mai una messa alla chiesa neocatecumenale. Voci di quartiere dicono sia stata allevata in una gabbia di tigri, da cui è uscita solo dopo aver sbranato l’ultima. Come se avere per madre una mangiatrice di tigri non fosse già abbastanza complicato, Francesco “Checco” e i fratelli imparano presto che per fronteggiare le “avversità della vita” spesso occorrono colpi di battipanni sul sedere e pizzicotti con la girata. Mariella però, con la sua personalità frizzante, lo spirito indipendente e i suoi “Lo so già” è soprattutto una colonna portante. Mai abbattuta o disperata, ha saputo tenere insieme una famiglia sulla quale le fatalità della vita si sono accanite troppo presto e con troppa veemenza. Svolgendo il lavoro più difficile del mondo, Mariella si districa tra corsie d’ospedale, viaggi in Terra Santa, Gay pride e fette di pane con zucchero e margarina. E si reinventa ogni giorno per insegnare ai figli il valore dei “no” e il mistero dell’affetto incondizionato. Ah, le mamme! Assillano, si impicciano, chiamano nei momenti meno opportuni, ci mettono in imbarazzo davanti agli amici… eppure non sapremmo come farne a meno. E con noi anche Francesco Abate che, incurante di essere chiamato “mammone”, sembra aver trovato la formula magica per raccontare il rapporto d’amore più dolce e burrascoso di sempre: quello di una madre con i propri figli. Nato da una serie di stati condivisi dall’autore sulla propria pagina Facebook, Mia madre e altre catastrofi è un frizzante susseguirsi di dialoghi divisi per tema e ordine temporale. Le voci principali sono quelle di Checco e Mariella, a cui fanno da coro il fratello Giuseppe, la figlia Giulia, il professor Carroni e tutta un’indimenticabile carrellata di anziane signore, aspiranti poeti e colleghi di lavoro. A rubare la scena però è sicuramente Mariella, che per comicità e intelligenza non ha nulla da invidiare ai veterani del palcoscenico. Il libro si presta così bene alla messa in scena che Einaudi ha anche prodotto una serie di booktrailer per la regia di Peter Marcias, con la grandissima Piera Degli Esposti nel ruolo di questa madre-uragano. Fin dalle prime pagine veniamo risucchiati nelle vicende personali della famiglia Abate, alcune delle quali molto delicate: le difficoltà economiche, la malattia del padre e poi quella di Francesco. Ciò che però rende grande questo libriccino, anche là dove invece che una risata arriva a strapparti un sospiro amaro, sono la leggerezza e l’autoironia della narrazione. Francesco Abate racconta la propria madre, ma è un po’ come se raccontasse anche le nostre: combattenti dalla tenerezza infinita, pronte a sottolineare i nostri errori, ma sempre in prima linea quando si tratta di festeggiare anche i più piccoli successi.