Jump to ratings and reviews
Rate this book

Il Cinghiale che uccise Liberty Valance

Rate this book
Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. Troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.

452 pages, Paperback

First published March 1, 2016

11 people are currently reading
171 people want to read

About the author

Giordano Meacci

13 books2 followers
Giordano Meacci (Roma, 1971) ha scritto il reportage narrativo Improvviso il Novecento. Pasolini professore (minimum fax, 1999), il racconto Salùn (minimum fax, 2001), il saggio Fuori i secondi - Guida ai personaggi minori (Holden Maps - Rizzoli, 2002) e nel 2005 la raccolta di racconti Tutto quello che posso.
Con l'Accademia degli Scrausi ha pubblicato La lingua cantata (Garamond, 1994), Versi rock (Rizzoli, 1996) e Parola di scrittore (minimum fax, 1997). Un suo racconto è apparso nell'antologia La qualità dell'aria.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
20 (10%)
4 stars
50 (27%)
3 stars
54 (29%)
2 stars
33 (17%)
1 star
28 (15%)
Displaying 1 - 30 of 35 reviews
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
September 5, 2016
Belle idee, un sacco di belle idee, troppe belle idee, che purtroppo non riescono a fare un bel libro, a dispetto della buona scrittura, di un linguaggio a volte pirotecnico e di momenti davvero intensi.
Due sono le sottotrame principali: due adolescenti che vedono, con attenzione da cinefili maniaci, un vecchio film con John Wayne, analizzandone i singoli fotogrammi e le singole battute (e a me, che cinefila non sono questo ha ricordato un film che ho quasi sicuramente visto, ma del quale non rammento il titolo), e il diventare senziente di un cinghiale, che spia gli umani - gli Alti sulle Zampe - cercando di appropriarsi del loro linguaggio, e di progettare azioni eclatanti che risparmino la sua specie dal diventare saporiti spezzatini. Già è molta roba, ma su questo tronco si innestano rami di specie diverse: un ragazzino con un occhio nero e uno azzurro che verso la fine del romanzo patisce di atroci mal di testa, che fanno pensare a un parto divino tipo Atena che nasce dalla testa di Zeus, ma è un pensiero mio, ché l'autore lascia la cosa lì, sospesa. Poi ci sono un paio di suicidi per impiccagione, dei quali uno quasi certamente fasullo, con una modalità mafiosa e di traffico internazionale di veleni che avrebbe meritato di migliore investigazione, tradimenti, dispetti e altre storie di paese, tutto lasciato lì, senza né capo né coda.
Un libro insomma che ha molti buoni spunti, ma che avrebbe dovuto essere potato meglio.
Profile Image for enricocioni.
303 reviews30 followers
May 29, 2018
Per lungo tempo ho evitato questo libro a causa delle recensioni negative qui su Goodreads, e non so bene cosa mi abbia convinto a provare a leggerlo qualche giorno fa, ma è un libro notevole: molto strano, certo, e non di facile lettura, ma ricchissimo d’idee e momenti memorabili, e soprattutto molto originale nel contesto della letteratura italiana contemporanea. Richiede concentrazione e pazienza e un certo gusto per l’avventura, ma vale assolutamente la pena.
Profile Image for Fede La Lettrice.
842 reviews87 followers
April 26, 2016
Due parole su questo libro che ho trovato senza senso alcuno.
Già dall'incipit è evidente lo stile, che per altro non cambierà fino alla fine anche se nella seconda parte diventa leggermente più sobrio, uno stile così barocco, pomposo, magniloquente e tronfio da risultare stucchevole. Durante la lettura ho continuato a pensare che i romanzi più belli che ho incontrato, veri capolavori, avevano uno stile praticamente opposto; scrittura pomposa non è affatto sinonimo di bella scrittura o bel libro, anzi spesso è il contrario.
La sensazione che non mi ha mai abbandonata leggendo è stata il percepire attraverso la scrittura una sorta di autocompiacimento e di autocelebrazione da parte dello scrittore. Poi, per carità, può anche non essere, ma è questo che a me ha trasmesso.
Mi sono detta: si salverà con una bella storia. Ma quando mai! Tantissimi personaggi, anche minori, di cui ci si dimentica appena si volta pagina; innumerevoli digressioni che allontanano il lettore dal filo conduttore talmente tanto e talmente a lungo che al ritorno si fatica non poco a ricordarsi il contesto.
E i cinghiali. Mioddio i cinghiali! Poveretti, acquistano una autocoscienza tale che non si sentono più bestie, ma quasi umani, non abbastanza umani però...insomma avrebbero bisogno della psicanalisi. Parlano questi animali, parlano in cinghialese: pagine e pagine di noiosissimo e incomprensibile cinghialese da tradursi col vocabolario/glossario in appendice
Un brutto libro ecco.

Il cinghiale che uccise Liberty Valance
Giordano Meacci
Editore: Minimum fax
Pag: 452
Voto: 2/5
Profile Image for Come Musica.
2,080 reviews636 followers
October 9, 2016
Ho impiegato troppo a leggerlo, perché l'ho interrotto troppe volte.
La prima parte noiosa, poi migliora.
Un libro che per certi versi è geniale, nella costruzione del cinghialese, per altri è un po' un fritto misto.
A mio avviso, per le parti geniali, merita di essere letto.
Profile Image for Valentina Capaldi.
Author 8 books18 followers
Read
August 8, 2016
Abbandonato

Ho letto cinquanta pagine di questo romanzo, ma in realtà avevo già deciso di abbandonarlo dopo tre righe.
Sia chiaro, potrei farci un commento del tutto oggettivo: non sono riuscita a leggerlo perché il linguaggio è troppo barocco e non ho capito nulla.
Invece mi sento di scendere un po’ nel personale e fare un commento “di pancia”, perché sinceramente mi sono sentita presa in giro a ogni riga. E sapere che ci ho buttato dei soldi mi fa arrabbiare; la prossima volta devo stare attenta a leggere almeno una pagina prima di acquistare un libro, e non gettarmi a occhi chiusi perché ne ho sentito parlare in giro o perché mi piacciono copertina e titolo.
Se uno guarda che cosa leggo di solito potrebbe pensare che, essendo una cultrice della letteratura di genere, in realtà io non sia in grado di apprezzare la literary fiction.
Mah, può essere. Forse sono troppo provinciale e poco colta per capire questo romanzo; in tal caso mi scuso preventivamente con l’autore per quello che dirò, ma sinceramente leggere un libro che inizia con la frase “Il respiro curvo del vento e l’asma ghiacciato degli ultimi dèi rimasti ci porta nel cuore pietroso di Corsignano” la fa venire a me, l’asma.
Il romanzo è da così a peggio. Un linguaggio talmente articolato che anche con due/tre riletture è difficile da capire. E poi va spesso a cascare in errori di sintassi da paura, robe che non si capisce nemmeno qual è il soggetto della frase. Mi sento male per il povero editor che ha dovuto lavorarci, sempre che qualcuno abbia avuto il coraggio di metterci mano.
Ma perché scrivere un libro così, mi chiedo? È uno sfoggio di erudizione? Una prova per vedere quanti intelligentoni riescono ad arrivare fino alla fine per poter misurare il grado intellettivo dei lettori italiani? Ripeto, io sarò anche stupida, ma non ho voglia di perdere tempo con questo libro.
Avesse una trama, poi. In cinquanta pagine ci sono stati solo una serie di flash su personaggi di cui mi dimenticavo l’identità alla riga successiva (per forza, in questo mare magnum di parole sarà stato difficile per l’autore prestare attenzione a cose marginali come la trama o la caratterizzazione dei personaggi).
Davvero, non capisco il senso di questa operazione. Limite mio, d’accordo. Magari si tratta davvero di un capolavoro della letteratura. Eppure, io preferisco passare al libro successivo.
Profile Image for irene.
233 reviews15 followers
September 26, 2018
Adesso non ricordo più cosa dicevano di questo libro, due anni fa, quando lo osannavano tutti. Mi piace così tanto arrivare senza aspettative che non leggo mai nemmeno le trame, nemmeno la quarta di copertina.
Io vorrei dargli cinque stelle, per quanto gli ho voluto bene. Sono emozionata adesso a scriverne.
È originale. Non è facile essere originale. Parlare di un paese della provincia senese, di figli, genitori, ricatti, matrimoni un po' così, vecchi che invecchiano, ragazzi esageratamente cinefili (io manco l'ho mai visto, L'uomo che uccise Liberty Valance), geniali, normali.
È in italiano. Non quella pseudolingua moscia e monotona che sembra una traduzione dall'inglese. Usa l'italiano, in modo (ehi) originale, suo, e colto. Non ho capito tutte le citazioni, ma non importa.
Ah, sì, certo - e c'è il cinghiale. Il cinghiale che all'improvviso capisce le cose - un tema cardine della fantascienza, di solito, e invece sta qui, nei boschi, coi cinghiali.
No, niente, non so spiegare quanto è bello questo libro.
Profile Image for Susanna.
5 reviews4 followers
June 16, 2016
Libro divertente? Forse
Libro impegnativo? forse
Libro difficile^ Forse
Sicuramente un libro con una scrittura "moderna" che io non ho saputo apprezzare, salti temporali che non aiutano il lettore ad entrare nel romanzo. a tratti esilarante ma comunque anche noioso.
Ho dato 3 stelle ...più di quanto avrei voluto
Profile Image for Giuseppe Lombardo.
Author 2 books4 followers
June 7, 2016
Giordano Meacci, nel suo ultimo sforzo letterario, ricorda per certi versi il compianto Giovannino Guareschi: la sua Corsignano richiama alla memoria le ambientazioni della Brescello di Peppone e Don Camillo, laddove le voci del paese – confuse, eco pesante di una Toscana profonda e popolare – si fondono l'un l'altra dando nel complesso la dimensione della storia, un po’ come avveniva a dispetto del narratore onnisciente fra il curato di campagna e il sindaco marxista.
Luca Serianni ha paragonato l’invenzione del “cinghialese” alle Cosmicomiche di Calvino. Non sono d’accordo. L'idea, decisamente di rottura, mi sembra più simile alle trovate di Bolaño, con le spiegazioni etimologiche ricche di particolari e speculari – in certa misura – alle note a piè di pagina scritte dall’autore cileno nella sua antologia dei testi nazisti nell’America del ‘900.
In generale il romanzo è efficace, fa riflettere, ma la scrittura è spesso poco lineare, poco chiara, tanto da lasciare interdetti. Non so se sia una scelta stilistica precisa, ma le continue digressioni, le incise che si assommano, creano spesso e volentieri dei cortocircuiti narrativi che costringono il lettore a riprendere l’intero capoverso per poter tirare le fila della sequenza e andare avanti. Questo fa perdere brio all’opera.
Profile Image for Francesca.
235 reviews2 followers
July 30, 2017
4,5
Occorre impegno, per orientarsi in questa scrittura articolata, figurata, densa di citazioni, digressioni, suggestioni. In un dedalo di fili narrativi che si intrecciano e si svolgono avanti e indietro nel tempo componendo un grandioso arazzo, nella cui contemplazione è bello perdersi. Meraviglioso.
Profile Image for marco renzi.
300 reviews101 followers
August 28, 2017
[Emozioni in cinghialese]

Due ragazzi, nella notte tra il 19 e il 20 luglio del 1999, seduti davanti al televisore, discutono, mangiano, bevono, commentano; ma soprattutto guardano un film: L'uomo che uccise Liberty Valance, uno dei capolavori di John Ford.

Ransom Stoddard avanza timido verso Liberty Valance. Vuole sparargli, malgrado il feroce bandito impersonato da Lee Marvin si stia prendendo gioco di lui e della sua inesperienza con la pistola. Stoddard - che ha il volto di James Stewart – prova a far fuoco. E fa centro: Liberty Valance è morto. Ma Tom Doniphon (John Wayne), nascosto da tutto e da tutti, in quel momento si stava aggirando nell'ombra, pronto a colpire. Nessuno verrà mai a saperlo, ma il colpo fatale proveniva dalla sua arma, e non da quella di Stoddard. A cosa credere adesso, alla verità o alla leggenda? Chi è L'uomo del titolo, Stoddard o Doniphon?

E chi è, invece, Il Cinghiale dell'ultimo, sorprendente romanzo di Giordano Meacci? Be', su questo non ci sono troppi dubbi: Apperbohr è il cinghiale che, proprio come John Wayne, vaga immerso nella selva, nei pressi della casa dove Walter e Fabrizio stanno guardando il film; e lo fa in modo rumoroso, alla maniera della sua specie, spesso indicata come antitesi della delicatezza.
Questo episodio, che fa da cornice alla narrazione, è solo uno dei tanti che compongono l'universo di un testo assai stratificato ma al contempo per nulla ostico o cervellotico, ambientato a Corsignano, paese al confine tra Toscana e Umbria.

Provate ora a cercare Corsignano sulla cartina: non la troverete. Magari qualcuno vi dirà che era l'antico nome di Pienza, uno dei tanti gioielli della provincia di Siena; ma di fatto, il paese qui raccontato esiste solo nelle pagine del Cinghiale, nella mente del suo autore e poi di chi legge, malgrado lo si possa idealmente ricondurre a uno dei tanti piccoli borghi situati in quella zona: uno di quei paesini immersi nei boschi, nei quali l'uomo può ancora trovarsi a contatto con una natura che sa essere confortante e protettiva, ma che alle volte può rivelarsi pericolosa e matrigna.
Una «Spoon River dei vivi», sentenzia uno dei personaggi, dove tutto appare immobile, nel quale le storie delle famiglie che vi abitano tendono per forza di cose a intersecarsi, poiché tutti si conoscono tra loro, o meglio credono di conoscersi. Un posto in cui facilmente ci si può ritrovare faccia a faccia con una bestia; e non è raro che questa bestia sia proprio un cinghiale.

Apperbohr è l'indiscusso protagonista di questa storia: suo è lo sguardo, suoi sono gli occhi perennemente lucidi e carichi di malinconia. Lui e i suoi simili si sono radunati nei dintorni di Corsignano; devastano i raccolti, creano scompiglio in una popolazione poco incline a grossi sconvolgimenti.
Il Cinghiale, con la sua striscia rossa sul manto, fa prima irruzione a un funerale, è poi ignaro disturbatore di inusuali incontri sessuali, ascoltatore di divagazioni cinefile; e comincia, pian piano, a pensare come un umano: a suo modo, pur non riuscendo a comprenderne il linguaggio, nonché impossibilitato a dichiararsi alla sua «cinghiala» del cuore, osserva e filtra i comportamenti degli Alti sulle zampe (così la sua specie definisce gli uomini), dimostrandosi il miglior testimone possibile di una provincia ancorata al passato e all'aneddoto che passa di bocca in bocca, per mezzo di una strana e morbosa declinazione del pettegolezzo.

Le famiglie dei Bui, dei Bruni, dei Malpighi - più i cinghiali, ovvio - e altre ancora convivono in un racconto cronologicamente frammentato, che trova i suoi termini di paragone più nel cinema che nella letteratura: nei film corali di Altman, nell'intensità delle immagini di Malick, nell'epopea western fordiana.

La prosa è densa, evocativa, visiva, mai pretenziosa o auto-compiaciuta.
Meacci gioca col linguaggio. Reinventa, trascrive, modella; rievoca il dialetto toscano, glorifica la lingua italiana scritta e parlata; crea il cinghialese, un idioma nel quale la parola «amore» non esiste, ma chi la parla può rivelarsi il migliore a carpirne il senso, inafferrabile come la poesia del Cinghiale: uno dei migliori romanzi italiani da tanti anni a questa parte.

(la recensione è uscita sul Mucchio di giugno 2016)
Profile Image for Samuele Petrangeli.
433 reviews80 followers
July 28, 2017
L'uomo che uccise Liberty Valance è la leggenda che incontra la realtà. Ma anche la vita che non abbiamo mai vissuto (come quella di un uomo per un cinghiale). Detto questo. Il libro di Meacci è sospeso nel non-tempo della vita paesana, fatta delle sue mille leggende e storie, quasi sempre che nascondono un centro doloroso e buio. E quando Meacci lo tocca è devastante e struggente.
Peccato lo tocchi solo un due-tre volte.
La scelta di ambientarlo in un'epoca di passaggio è quantomeno inutile, soprattutto se resa in questo modo. Ora, non so bene che idea abbia Meacci dei paesini, ma insomma, avrebbe potuto essere il '56. Che va bene tutto, ma insomma. L'immobilità storica (resa bene anche dalla scomposizione della linea temporale, dove la destrutturazione porta a un senso di immobilismo) diventa sconclusionatezza. Che poi - collegato. Quanto cazzo è fastidioso l'uso del dialetto che fa. E del corsivo. Così artificiale e verboso. Come d'altronde molte delle descrizioni e dei passaggi. Quello che vorrebbe essere quasi un linguaggio mitico e ancestrale, facendo di Corsignano e dei suoi abitanti e cinghiali un'isola-mondo diventa plastica e fastidio. D'altronde, non si capisce nemmeno troppo bene cosa stia raccontando. C'era veramente bisogno della storia dell'impiccato? E dei due ragazzini prodigio (e, Meacci, Cristo di Dio, ok che sono prodigio, ma nessuno parla in quel modo. Il piattume fatto personaggio)? O, in fondo, del cinghiale?
(Ah, una roba che magari è mia e che non è solo di Meacci: non sopporto più questa bulimia di citazioni pop, buttate là, fatte per fare numero, francamente inutili e pesanti. Dovrebbero mettere una tassa oltre la terza citazione.)
(Una stella in più per l'uso dei punti che mi è piaciuto)
Profile Image for Alice.
21 reviews28 followers
August 11, 2017
Ci ho provato, giuro, ma non ce l'ho fatta a finirlo. È un libro che vorrebbe essere russo ma è nato in Toscana da un padre romano. Sarebbe stato meglio scriverlo in una sola lingua, "avoiding" un linguaggio pomposo, pieno di grecismi, latinismi e inglesismi che solo uno che ha finito il classico da poco potrebbe digerire e, per altro, cozza con il dialetto dei personaggi (è stato fatto apposta, sì, okay, ma in modo non riuscito). A dirla tutta, sarebbe stato un ottimo libro se fosse stato una raccolta di racconti e profili degli interessanti personaggi che si incontrano e dimenticano immediatamente ad ogni capitolo. Quelli umani, intendo, perché il cinghiale, protagonista assoluto, mi ha annoiata alla seconda pagina di grugniti. Riconosco che la colpa quando si abbandona un libro è tanta del lettore quanta dell'autore, quindi mi sentirò "guilty" per un po'.
144 reviews1 follower
September 13, 2017
Un abbaglio?
Come molti mi sono avvicinato a questo libro perché Goffredo Fofi lo consigliava.
Per me è andata così: prime cento pagine veramente faticose. Lo stile di scrittura è così complesso e poco scorrevole, ricco di digressioni, rimandi, citazioni, che la lettura è realmente ostica.
Dopo le prime cento sembra che in qualche modo le cose vadano a posto e tutto inizi a scorrere; ma è un abbaglio, poichè subito dopo la fatica prende nuovamente il sopravvento.
E così fino alla fine, con un'impennata nelle ultime trenta pagine.
Il problema, secondo me, è che al netto di una scrittura talmente ricca e sovreccitata da risultare non-comunicativa, sono realmente i contenuti ad essere noiosi e ripetitivi, per molti versi inverosimili.
A tratti è splendida la parte riguardane il cinghiale - per quanto ripetitiva e quindi noiosa - ma occupa credo meno del dieci per cento del tutto.
Profile Image for Hex75.
987 reviews60 followers
January 11, 2018
arrivato -con fatica, molta fatica, tra vari abbandoni di cui l'ultimo quasi definitivo- alla fine di questo "il cinghiale che uccise liberty valance" posso dire che le premesse perchè mi piacesse c'erano tutte: le varie vicende ricche di umanità e soprattutto assai verosimili, la lingua usata in maniera interessante e -ovviamente- apperbohr, probabilmente il miglior protagonista di un romanzo italiano da anni a questa parte.
e quindi cos'è andato storto? la noia, ecco cosa: c'è che non tutte le storie sono egualmente interessanti (anzi, certi sviluppi potenzialmente interessanti vengono interrotti e spiace davvero), e certe digressioni finiscono più per stancare che non aggiungere qualcosa al contesto, e per quanto bravissimo meacci ha un modo di scrivere che delle volte ti spinge quasi a mollare la lettura.
speravo di più.
Profile Image for Aleksej Nilič Kirillov.
88 reviews21 followers
May 7, 2017
Il voto è una via di mezzo tra le anime di questo libro. Per ciò che riguarda la struttura, lo stile e la forma ho trovato questo libro veramente incredibile, la scrittura è innovativa, in particolare in riferimento alla letteratura italiana e molti punti di vista ci vengono mostrati piegando lo stesso concetto base di parola stampata. Purtroppo in tutto questo impegno stilistico-formale, che non posso fare a meno di riconoscere, vengono a mancare i contenuti del libro, non c'è un solo personaggio di cui mi sia interessato qualcosa ed esclusa qualche frase qui e là non c'è nulla che mi abbia veramente colpito. Meacci ci insegna sicuramente molto bene come si scrive un romanzo post-moderno, ma non altrettanto come riempirlo.
Profile Image for Sara Guasti.
16 reviews
May 4, 2021
Un libro molto particolare, di non facile approccio per chi cerca una lettura veloce e scorrevole.
Qui ci si sofferma, come seguendo un pendio appenninico, ci si graffia, si sta in ascolto; addirittura si può imparare a capire cosa dicono i cinghiali o cosa percepiscono.
Tanti personaggi confinati in un paesino che si sta spopolando, in cui i pochi giovani si siedono a fumare e parlare sotto gli alberi o filosofeggiano davanti a film, in particolare western, un luogo dove soprattutto ci si racconta.
Un paesino ibrido sospeso fra passato e presente, così come Apperbohr, il cinghiale senziente, sta fra la bestialità del branco in cui non si riconosce più e i sentimenti umani non del tutto compresi.
Profile Image for Paolo.
150 reviews13 followers
January 4, 2025
Di base è tipo un misto tra un film dei fratelli Vanzina, Cent'anni di solitudine e un po' di wannabe Gadda col toscanaccio e col lessico rubato all'ambito tecnico-scientifico.
Il risultato è a tratti geniale, a tratti ampolloso in maniera insopportabile, a tratti confuso.
Sarebbe un tre stellette e mezzo se non fosse che su Goodreads esistono solo i numeri naturali. Also, il libro è talmente pieno di 😜strizzate😜d'occhio😜al lettore che mi immagino Meacci mentre va in cerca di creature dotate di miliardi di occhi e insegna loro a fare gli occhiolini
26 reviews
November 6, 2017
E niente...ha vinto lui. Ho gettato la spugna a 200 pagine dalla fine. Non mi piace non finire i libri ma stavolta non ce l'ho fatta. Lento, lentissimo. Salti temporali a complicare le storie di personaggi altrimenti troppo banali. Originale l'idea del cinghiale che scopre la parola umana, ma il resto è noia.
Profile Image for Edoardo Bergamin.
15 reviews1 follower
August 10, 2019
Contro: lo sviluppo non mantiene le aspettative di 250 pagine di grande invenzione letteraria.
Pro: l’invenzione letteraria, il far brillare (nel senso di esplodere) la lingua, le storie, i tempi, è talmente grande da obbligare a considerarlo per il libro notevole qual è.
Profile Image for Agnese Siciliano.
56 reviews5 followers
February 16, 2018
~ PopSugar Challenge 2018: "Un libro con un animale nel titolo"

---Il troppo stroppia---
Profile Image for Alice.
94 reviews
June 15, 2018
Idea originale, un paio di capitoli in "cinghialese" abbastanza incomprensibili
Profile Image for Ben Arru.
8 reviews
October 1, 2022
Ho trovato questo libro molto poetico, delicato e appassionante. Merita di essere letto lentamente.
Profile Image for Tuco.
61 reviews4 followers
May 21, 2016
Il cinghiale che uccise Liberty Valance è un libro difficile e particolare; ammetto che non mi è piaciuto di per sé particolarmente (come avrò modo di dire più sotto): la cosa che ho apprezzato, per la quale ho volto dare un voto alto, è stato lo sforzo nel creare un libro con una struttura narrativa diversa dal solito e con un’elaborata ricercatezza linguistica. Il libro è ambientato nell’immaginari città di Corsignano, tra Umbria e Toscana; la trama non segue la vicenda di un personaggio ma è una storia corale, i cui protagonisti sono gli abitanti della città. Tratta le situazioni di molte persone differenti – dagli adolescenti con parentele più o meno vicine, alla storie di due sorelle prostitute, dalla coppia in crisi fino all’anziana signora lasciata in gioventù dal fidanzato il giorno delle nozze – e in modo originale segue la storia del cinghiale che ha iniziato a capire il linguaggio umano, il tutto scandito dal protrarsi di una particolare serata a base di bibite e film (l’uomo che uccise Liberty Valance per l’appunto). Il protagonista nell’ombra è il linguaggio: non solo quello ricercato e difficile usato da Meacci per raccontare ma anche l’uso perfetto del dialetto nei dialoghi, fino alla metafora del cinghiale che all’improvviso comprende la lingua umana con cui prende una maggiore coscienza di sé (anche tramite il confronto con gli altri cinghiali che comprendono solo il cinghialese, molto simpatiche e originali queste parti), e questo ci permette di assistere con un’angolatura differente ad alcuni episodi.
L’autore azzarda un esperimento linguistico lodevole ma che a volte, forse, pecca di autoreferenzialità e a tratti risulta stucchevole; usa un linguaggio e una struttura ricercata, complessa, spesso raffinata ma a volte astrusa da seguire: in più parti ho provato una sorta di attrito nella lettura, spesso sono dovuto tornare indietro per riprendere il punto del discorso. Mi è piaciuto molto leggere un testo diverso dal solito, al di là della storia di cui parla; certe parti mi hanno ricordato Foster Wallace e alcuni “esperimenti linguistici” (non so come definirli) mi sono piaciuti; come per esempio il capitolo in cui racconta il passato di un’anziana signora: mentre questa sta cucinando ripensa ad un episodio della sua gioventù da cui parte un’altalena tra il raccontare un’esperienza del suo passato e il presente di lei lì in cucina che sta preparando. Il fatto è che il libro richiede molta concentrazione per essere seguito, cosa che non sempre si può avere.
La storia, che come si diceva non segue una persona in particolare ma il paese in generale, funziona un po’ sì e un po’ no: le scene collettive del paese (tipo il capitolo col funerale) sono stupende, tra l’uso del dialetto e lo sfoggiare le diverse mentalità di provincia il risultato è notevole; il numero considerevole di personaggi però fa sì che molti facciano solo una comparsa nella storia, comparendo dal nulla in un capitolo per poi sparire definitivamente quello dopo senza lasciare nel passaggio una grossa impressione. Una cosa che invece proprio non mi è piaciuta sono i personaggi adolescenti, presenti per tutto il libro, estremamente colti e intelligenti fino all’inverosimile: ci sono dei quattordicenni che quando parlano usano un lessico che manco nei libri di Umberto Eco, che fanno ragionamenti super profondi, acuti e contorti molto poco plausibili secondo me; mi è venuto anche il dubbio che tutto ciò fosse intenzionale per non so quale motivo in quanto uno dei personaggi, ad un certo punto, ironizza sul fatto che tutti i geni si trovassero proprio nel suo paese (ne rimane perplesso come il lettore). Questa cosa sembra un non detto che non sono riuscito a cogliere, come a volte succede per i film dei fratelli Coen che nel finale paiono suggerire qualcosa al di là della storia ma chissà.
Nonostante le critiche riportate è un libro da leggere a mio parere in quanto la struttura linguistica presente nel testo permette di estendere la visione di libro, mi ha fatto rendere conto di come sia possibile scrivere e raccontare; a volte lo stile con cui si scrive conta tanto quanto la storia che si vuole raccontare.
Profile Image for Laura.
96 reviews1 follower
June 12, 2016
Una lettura difficile, ho rischiato di mollare dopo le prime cento pagine, ma proprio la difficoltà a volte ci stuzzica ad andare avanti, e ho fatto bene, è stata una delle letture più soddisfacenti degli ultimi mesi.
A parte Apperbohr, il cinghiale, non c'è un vero protagonista ma tanti personaggi più o meno centrali; alcune storie, per esempio quella di Antonia, sono bellissime e raccontate benissimo seppur con un linguaggio difficile a cui non sono per nulla abituata, altre sono davvero godibilissime, come quella del funerale e quella della Panda verde (di più non voglio spoilerare), altre sembrano 'cacciate lì' ma poi in effetti non lo sono, concorrono tutte a dare uno spaccato della vita del paese dove è ambientato il romanzo. Ho apprezzato particolarmente i personaggi adolescenti, strani e complessi come è l'adolescenza, un po' adulti, un po' bambini (bisogna dire che è un' adolescenza pre-internet 2.0, potrebbero essere adolescenti di quando lo ero io, sono lontani dagli adolescenti YouTube-dipendenti di adesso). Mi è piaciuto molto che le storie abbiano riguardato tutte le generazioni, dal bambino piccolo alla persona più anziana, vite intere riassunte, vite che stanno per dispiegarsi, vite in cui i rimpianti cominciano a farsi strada.
Merita decisamente una rilettura, sono pochi i romanzi che mi viene voglia di rileggere per 'smontarli', prendendo appunti, cercando di appropriarmi di segreti e struttura, manco avessi voluto scriverlo io un romanzo così.
Di Apperbohr non riesco a dire nulla, mi ha coinvolto e commosso come da tempo non mi succedeva.

Non lasciatevi spaventare dalla difficoltà di un linguaggio ricercato e pieno di incisi, dal dover ogni tanto dover tornare indietro all'inizio di una frase perché avete perso il filo, succede, ma non per questo il libro si rivela meno bello.

Profile Image for Ilaria.
7 reviews5 followers
September 11, 2016
Meacci vuole cercare di imitare gli autori russi, con un libro pieno di descrizioni, personaggi infilati in ogni pagina per allungare il brodo delle vicende di Apperbohr - penso (?) che lui sia il protagonista. 'sto cinghiale appare si e no quattro volte, tra una descrizione di vita e un'altra degli altri personaggi, che sono molto più protagonisti di lui (invece uno si aspetta che il protagonista sia il cinghiale, visto che anche alla presentazione del libro si è fatto tutto figo a dire di come si sia divertito a inventare il cinghialese). La cosa che mi fa più ridere, è il fatto di un utilizzare un linguaggio altissimo, inserendo parole greche, latine e inglesi per fare la bella figura, ma facendo parlare poi i suoi personaggi in un registro bassissimo, perché son tutti contadini o cacciatori... Ho capito che probabilmente hai fatto il classico grazie a 'sta cosa, bravo! Una cosa carinissima che ha rovinato è il fatto dei salti temporali con le date: sarebbe stata un'idea davvero fantastica se ci fossero stati molti meno personaggi, ma così facendo devo stare sempre con una mano sull'albero genealogico (sì, c'è davvero) a inizio libro, perché ogni tanto mi perdo con le parentele, che spuntano e scompaiono come dei funghi... Ci sono talmente tanti personaggi che a un certo punto mi è andata in pappa il cervello, sembrava di star rileggendo Anna Karenina! Che poi spuntano personaggi che poi ai fini della trama non servono assolutamente a NULLA. Servono solo ad insegnare parole o cose nuove al cinghiale... E non poteva farlo un personaggio già esistente? Sarebbe stato davvero meglio solo dal punto di vista dell'animale, sai che libro creativo che ne usciva fuori?
Forse "è un capolavoro proprio perché ti ci vogliono almeno venti volte, per notare cose che - in un'opera d'arte meno capolavoro - noteresti subito..." pag.133
Ma non lo rileggerei.
Profile Image for Teobooks.
18 reviews2 followers
August 19, 2016
Il Cinghiale che uccise Liberty Valance faceva parte della cinquina finalista del Premio Strega di quest'anno. Non ha vinto, è arrivato quarto. Non ho letto gli altri ma di questo posso senz'altro parlare. Meacci scrive bene, anzi di più. La sua prosa è fantastica a tratti ed ha una padronanza della grammatica notevole. Non mi vergogno di ammettere che certe parole le ho dovute cercare sul dizionario. Il problema di questo libro è che secondo me c'è troppa carne sul fuoco che alla fine non si cuoce come dovrebbe. Sono tante le storie che si vanno ad intrecciare, tanti i personaggi, ma alla fine quasi tutto resta sospeso senza un finale, senza una conclusione, tranne forse solo la parte dei cinghiali. Sicuramente la cosa è voluta, ma lascia un po' perplessi (almeno il sottoscritto). Quindi è un brutto libro? No, niente affatto, è davvero notevole e degno di essere arrivato nella cinquina dello Strega, ma forse è un po' troppo pretenzioso a tratti, o forse è semplicemente troppo per me. Meacci farà di certo parlare di sè ancora in futuro e se continua così (è molto giovane ancora) ne leggeremo delle belle, ma secondo me dovrebbe contenere un po' le digressioni che spesso e volentieri gli partono quasi in automatico andando ad appesantire un po' le storie e ricamando orpelli talvolta non necessari. Tutto questo sempre e solo a parere del sottoscritto! Darei 3,5 ma non è possibile quindi mi limito a 3. 4 sarebbe troppo. In ogni caso leggetelo se avete voglia di scoprire un nome molto interessante e promettente del nostro Bel Paese.
Profile Image for Luca Speciotti.
Author 3 books5 followers
September 24, 2017
E' un libro di stampo pasoliniano, in cui la quotidianità che gravita sul paesino di Corsignano nell'entroterra senese, si sovrappone in una rappresentazione corale, astratta e ispirata, alla finzione di un vecchio western di John Ford e agli estri dei cinghiali selvatici, in uno scorrere di generazioni, sospese tra presente e futuro. Lo stile è teso a catturare l’inesprimibile, il senso ultimo dell’esistere. E’ un libro ambizioso di un autore dotato di grandi mezzi ma che non sconfina nel virtuosismo fine a se stesso (vedi Genna). Alcune pagine sono eccezionali, umane e vibranti, purtroppo come succede in questi casi dove la scrittura non mira al concreto, la trama tende a sfilacciarsi e scompare sommersa dai dettagli. A tratti se ne ricava una lettura faticosa ma l’arte c’è e soprattutto c’è il coraggio e, con i tempi che corrono, non mi sembra poco.
Profile Image for Atticus_jem_scout Angela.
105 reviews19 followers
April 19, 2016
Novità nelle librerie. Una lettura particolare e stramba, spesso complessa e dallo stile ricercato pur nelle descrizioni più "terrene". Bellissimi personaggi e racconti intrecciati. Cinghiali che non sono bestie e uomini che invece un po' finiscono per esserlo. Un libro che nella sua unicità e diversità, si esprime talvolta in sprazzi di poesia struggente. Da pensarci su!
Profile Image for Gabriele Rosso.
42 reviews5 followers
June 27, 2016
Libro dalla prosa complessa che disegna la sua storia con rara capacità narrativa e descrittiva. Richiede concentrazione ma risarcisce il lettore con pagine bellissime e un ritratto straniante di un angolo di Toscana inventato. Nella cinquina finale al Premio Strega 2016: bel risultato per un volume così fuori dai canoni e innovativo.
Displaying 1 - 30 of 35 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.