Anno 2050. Un tennista. Un viaggio. La lotta per la libertà. La vita. La morte. L'amore. Jack Muffin, tennista di Rochester, Minnesota, affronta la finale del torneo di Wimbledon. Ma le cose non vanno per il meglio, come nella lacerata Ex Repubblica oligarchica d'America, dove un manipolo di idealisti lotta per mantenere la democrazia.
Deathpoint è un romanzo che con la sua storia sospesa tra terreno e ultraterreno, sa avvincere e coinvolgere il lettore. Immagini semplici come la bambina con il gelato che cola sulla maglietta mentre assiste alla finale di Wimbledon, sono costruite con una tale maestria dall'autore, che riescono a farti sentire il brusio degli spettatori, a farti provare l'inquietudine di Jack Muffin al risveglio nel palazzo giallo, in un mondo sconosciuto, senza persofonino o aeromobili, dove il tempo sembra privo di significato.
Un romanzo bello e credibile, dove la sintesi tra realtà e immaginazione è così paradossalmente vicina da non far perdere mai la curiosità di scoprire cosa accadrà nel capitolo successivo.
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