Quando viene arrestato per il femmicidio di Stella, Cesare ha 15 anni. Dalla cella in cui si trova ci restituisce i pensieri, i ricordi e le ossessioni di una storia di controllo e possesso mascherata da amore romantico. Rabbia, dolore, certezze e rimorsi, si mescolano in un diario che dà conto di tutto quello che Cesare ha costruito e poi distrutto. "Mia" nasce da un percorso di educazione sentimentale e di prevenzione del disagio attraverso laboratori di scrittura per emozioni che hanno coinvolto scuole italiane e straniere, "Ti do i miei occhi". L'autore ha chiesto a ragazze e ragazzi di pensarsi vittima di una qualsiasi forma di prevaricazione, e di descrivere lo stato d'animo di quella condizione a partire da quanto immaginato, osservato o realmente vissuto. Dai racconti emersi, filtrati dall'autore, sono nati i personaggi, la trama e il linguaggio della storia.
La storia di un amore malato dal punto di vista di un ragazzo che non sa riconoscere e gestire le sue emozioni e la gelosia. Il libro è breve ed adatto ad un target di adolescenti anche per il linguaggio semplice in cui è scritto e per sensibilizzarli al tema del femminicidio.
2.5/5 letto per scuola, voto tanto basso soprattutto a causa dello stile di scrittura (assente concordanza dei tempi per la maggior parte del libro, assenza di virgolette quando sono presenti parti dialogiche ecc.).
“Avrei dovuto capirlo, che non andava. Ero io, che non andavo, altroché. Aveva ragione il mio amico: le stavo troppo addosso, la soffocavo, le prendevo l'aria del respiro.”
Breve, ma didascalico a mio avviso. Il racconto, dal punto di vista dell’assassino, non è mai banale e ci fa comprendere quello che potrebbe davvero succedere nella mente di qualcuno fortemente malato, narcisista e possessivo.
Progetto coraggioso, temerario direi. Particolarmente interessante la ricostruzione soggettiva, parziale e incompleta dei fatti, che si ricompongono ogni tanto attraverso gli interventi dei personaggi secondari; interessante ma non completamente riuscita. Interessante la marginalità di Stella. In questa storia (difficile da raccontare) forse si sarebbe dovuto osare di più e far mancare l'aria al lettore.
La storia di questo femminicidio è raccontata dal punto di vista dell’assassino. Una storia di violenza che fa “comprendere” al lettore le cose terribili che accadono nella testa di colui che decide di uccidere la sua compagna. Lo consiglio assolutamente a ragazze, ragazzi, donne e uomini di tutte le età. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Affinché cose così orribili non accadano più.
Se potessi dargli altre stelle, lo farei. Questo libro mi ha smosso qualcosa dentro. L'ho letto in un giorno, senza mai chiuderlo. Cesare fa un salto indietro nel tempo e racconta l'omicidio ma ci rende partecipi dell'amore che ha provato per Stella fin dall'inizio.
Il libro Mia di Antonio Ferrara è un'opera intensa e toccante che affronta il delicato tema della violenza di genere, raccontando la storia di un femminicidio dal punto di vista dell'assassino. Attraverso una narrazione soggettiva e frammentata, l'autore ci conduce nella mente disturbata di un uomo narcisista e possessivo, permettendo al lettore di comprendere le dinamiche psicologiche che possono portare a gesti estremi.
Uno dei punti di forza del romanzo è la scelta coraggiosa della prospettiva narrativa, che, pur rischiosa, riesce a offrire una visione profonda e inquietante della realtà della violenza domestica. La scrittura è essenziale e diretta, priva di orpelli, il che rende la lettura ancora più coinvolgente e disturbante.
Il libro è particolarmente adatto a un pubblico adulto e maturo, interessato a esplorare le tematiche sociali e psicologiche legate alla violenza di genere. È consigliato anche a educatori, psicologi e operatori sociali, in quanto offre spunti di riflessione utili per comprendere meglio le dinamiche relazionali tossiche e le possibili strategie di prevenzione.
In conclusione, Mia è un romanzo che lascia il segno, capace di scuotere le coscienze e di stimolare un dibattito necessario su un tema purtroppo ancora attuale. La sua lettura può contribuire a sensibilizzare e a promuovere una maggiore consapevolezza sulla necessità di contrastare la violenza di genere in tutte le sue forme.
letto per la scuola, non mi è piaciuto principalmente per lo stile di scrittura, infatti ci sono alcune cose che dal punto di vista grammaticale davano fastidio, e poi in molti pensieri e discorsi diretti non usa punteggiatura (tipo virgolette, ecc) però è comprensibile essendo un diario
tralasciando poi il fatto che un personaggio si chiama letteralmente pierino malatesta però vabbe
nel complesso nonostante tutto riesce comunque a comunicarti quello che secondo me voleva comunicare l’autore, e in certi momenti cesare è riuscito a farmi dispiacere per lui, quindi si capisce diciamo cosa provava stella per perdonarlo sempre, perché in un certo senso riesce a farlo provare anche al lettore per questo gli do 2 stelle invece di 1
Il senso di angoscia che ho provato nel leggerlo credo non mi consenta di dargli un voto più altro. In fondo, però, lo scopo di questo libro era entrare nella mente malata di un femminicida. Ho avuto i brividi e un peso sul petto soprattutto nelle ultime pagine. Volevo dire ogni volta “Stella scappa!” Come sei lei potesse sentirmi. Da leggere anche se fa male.
letto per scuola ma a me è piaciuto un sacco…lo avrei preferito molto più lungo e con più dettagli ma è davvero un bel libro che tratta di un tema molto importante soprattutto in questi ultimi anni, 4 stelle meritatissime
Ho apprezzato l’idea e a mio parere c’era tantissimo potenziale ma non è sviluppato con spessore: alcuni aspetti interessanti come il rapporto tra i genitori, la parte della premeditazione, il fatto di fischiare sono solo accennati e molto tirati via.
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È inquietante come l' autore entra nella testa di un assassino, ma non è questo che mi sconvolge. È raccapricciante leggere come molti dei suoi pensieri siano normali e diffusi. Un libro per ragazzi ma che andrebbe letto anche dagli adulti.