Questa è una storia che comincia da lontano, privata e corale al tempo stesso. Comincia da una bambina cagionevole che nell'immaginazione ha la sua forza, dai sentimenti puliti dell'età in cui tutto è nuovo e si impara a misurare se stessi. La Seconda guerra mondiale è finita, dietro le spalle la paura e la fame. E tutto può ricominciare. C'è una famiglia benestante e protettiva, c'è l'Italia che scorre davanti agli occhi. Ci sono tre sorelle e un fratello, le cuoche e le cameriere, le governanti e le insegnanti, e poi gli amici inseparabili, un disco che gira sul grammofono, i giochi, gli affetti, i segreti. Ci sono le gite in montagna, le estati irripetibili e arroventate con le scorribande sulle colline del Monferrato, i bagni nel Po. Le ore passate a fingere di studiare il pianoforte con le avventure delle tigri di Mompracem al posto dello spartito, gonne di taffetà sul corpo che cambia, un tavolo da ping pong che fa il suo ingresso in casa relegando le bambole in soffitta e scatenando pomeriggi di battaglie furibonde. Poi, dal bozzolo della fanciulla «bene», spunta un'adolescente determinata e curiosa: di nuovi luoghi, di persone dalle storie affascinanti e nebulose. E nascono anche i primi «incantamenti», a partire da quel ragazzo più grande che assomiglia a Gregory Peck fino a quel giovane alto e squattrinato che legge Marx e la fa sentire bellissima. D'improvviso, gli appuntamenti di nascosto, le bugie al padre amatissimo, l'emozione del corpo. È da qui che comincia la vita adulta.
Rosetta Loy was an Italian writer. Born in Rome as Rosetta Provera, she was the youngest of four children of a Piedmontese father and a mother from Rome. She wrote her first story at the age of nine, but her real literary vocation manifested itself towards the age of twenty-five. However, she had to wait until 1974 for her first publication, La Bicicletta. She was married for thirty years to Beppe Loy, with whom she had four children.[
Simpatico memoir che ripercorre, con autoironia e un pizzico di nostalgia, l’infanzia e la giovinezza della scrittrice. Di famiglia borghese, cattolica e benestante, Rosetta ultima di quattro figli, due sorelle e un fratello, vede passare la guerra come un lampo dalla finestra di casa a Roma, una villa di fronte a quella di Badoglio e a quattordici anni si affaccia speranzosa al dopoguerra. Educazione severa presso le monache a contatto con le figlie della nobiltà romana che ammira con un pizzico di invidia perché la sua è una famiglia ricca con tanto di servitù e autista, ma non ostenta, volta invece alla parsimonia, ai cappotti rovesciati e ai vestiti ritagliati da altri abiti, agli inviti centellinati… Rosetta, anzi “donna Rò”, come viene presto scherzosamente soprannominata, ha l’argento vivo, irruente e un pizzico ribelle, ma (quasi) sempre rispettosa degli obblighi familiari, la classica ragazza per bene con pochi contrasti con i genitori, al massimo qualche pianto presto superato. Il ritmo è frenetico tra le prime feste da ballo e i primi cavalieri, i giochi e le uscite con gli amici, le villeggiature a Mirabello nel Monferrato, paese di origine del padre, le vacanze in montagna e il fatidico soggiorno studio a Londra (un vero spasso). In mezzo il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e poi alla piena giovinezza con l’incontro, casuale come tutti quelli fondamentali nella vita, con il futuro marito Beppe Loy, fratello del regista Nanni. Un fidanzamento contrastato inizialmente dal padre che riteneva quel ragazzo un po' “senza arte ne parte”, ma la caparbietà di Rosetta avrà alla lunga la meglio…Certo è un romanzo “Rosettocentrico” dove tutta la narrazione ruota intorno alla scrittrice, la cui vita non è certo né misera né infelice, né afflitta da particolari scossoni. Tante vicende di un’esistenza normale, molte già accennate nel romanzo di esordio La bicicletta a conferma della sua matrice autobiografica, anche se sotto mentite spoglie, mentre Forse, scritto più di trent’anni sembra voler ripercorrere per l’ultima volta quegli anni unici e irripetibili nella vita della scrittrice, come in ciascuno di noi. A voler trovare qualche difetto ci sarebbe qualche ripetizione, alcune sfasature ed errori, non rilevati dall’editing editoriale, ma sono insignificanti e Forse rimane una lettura godibilissima e piacevole. Tre stelle e mezzo.
Dopo essersi ritagliata una nicchia nel panorama letterario italiano con romanzi cosiddetti ‘testimoniali’, Rosetta Loy torna nelle librerie con un’opera ancor più strettamente intimista: la rilettura della propria giovinezza come un romanzo di formazione la cui trama si chiarisce solo scrivendola. Poco meno di 200pp. in cui la scrittrice romana mette ai margini la grande Storia per inquadrare la vita di una bambina e poi ragazza cresciuta in una famiglia alto-borghese, fra amici, buoni e cattivi momenti e amori. Con la consapevolezza ex post di quanto ogni evento vissuto abbia contribuito a delinearne la personalità.
Embè? Vien da chiedere: tutto qui?
Sì, tutto qui. Ho conosciuto molte persone anziane trascinarsi per ore in racconti personali del passato forse significativi per loro, ma per nulla dal punto di vista altrui. A meno che non ci si chiuda in una campana di vetro per 50 anni, a tutti più o meno nella vita accade qualcosa. E questo “qualcosa” dovrebbe diventare oggetto di narrazione solo se fosse in qualche misura speciale. Ora, in questo libro non c’è assolutamente nulla di interessante per chiunque non sia l’autrice stessa. Solo ed esclusivamente fatti e fatterelli comunissimi, scritti e raccontati bene per carità, ma per nulla funzionali a comunicare alcunché al lettore. Un’opera di pura vanità, spacciata come romanzo di formazione ma in cui nemmeno s’intravede una ‘formazione’. Non si percepisce alcuna connessione tra la crescita della protagonista e le esperienze esposte.
Insomma, un memoir inconsistente proprio come il titolo.
“Il percorso che disegna il nostro minuscolo esistere è solo in apparenza coperto da vapori di nebbia, in realtà è nitido quasi fosse sotto l’occhio di uno sparviero”