Gottfried Keller è uno scrittore con una vena poetica mirabile, che in questo racconto emerge spesso e incanta: vi sono descrizioni dei paesaggi svizzeri da incorniciare, scene di vita campestre pacifica e operosa, vi sono soprattutto dolcissime scene d’amore tra Vrenchen e Sali, i due Giulietta e Romeo svizzeri (Shakespeare poco c’entra se non come punto di riferimento per lo svolgimento della storia che richiama quella della rivalità tra le famiglie dei due innamorati culminata nella decisione di un amore eterno), che si conoscono da bambini giocando insieme nei campi dove accompagnano i rispettivi genitori, proprietari di due terreni limitrofi divisi da uno incolto, appartenente forse a un violinista folle e senza patria, che diventerà oggetto della discordia tra i capifamiglia, così forte da gettare le famiglie nella miseria e nel degrado. L’amore nascerà anni dopo, quando oramai l’odio tra le famiglie è diventato modo di vivere e di pensare, è un veleno che ha invaso il sangue degli adulti, fortunatamente lasciando che il sorriso e la stretta di mano di una bellissima fanciulla innamorata della vita e lo sguardo aperto e luminoso di un giovanetto inesperto alla vita ma aperto all’amore si incontrino candidamente ma anche sensualmente.
Questa è la parte dolce, romantica, la favola d’amore con purtroppo non il lieto fine. Ma vi è altro dietro le dolci scene di cui ho parlato. Vi sono significati e interpretazioni diversi che si intuiscono, alcuni, altri per me ben evidenti: quello che più è balzato alla mia attenzione è stato un passo in cui Keller parla della fiamma dell’onore che illumina le vite di chi operosamente lavora e pensa alla famiglia, quella fondata sul matrimonio, unione legittima di due persone che le inserisce a pieno titolo nella società (la opulenta e solida società borghese svizzera in cui lo scrittore non riuscì mai ad inserirsi); basta poco a spegnere la fiamma, basta il sorgere dell’avidità e dell’ansia di possesso, che in men che non si dica trasformano “l’insegna dell’onore nell’emblema della vergogna”. Anche la favola d’amore dei due giovani viene purtroppo fagocitata nella contrapposizione che assume esclusivamente connotati sociali e pertanto la soluzione finale dei due amanti, che non potranno mai sposarsi né hanno un lavoro, hanno una via di scelta obbligata per non finire tra gli emarginati, i senza patria che seguono il violinista folle: restare legati nel loro amore oltre la vita, lasciando che la fiamma dell’onore rimanga accesa non in questo mondo ma nelle acque profonde del fiume in cui nessuno li separerà.