Jump to ratings and reviews
Rate this book

Gli ultimi giorni di Smokey Nelson

Rate this book
1989. Una famiglia è massacrata nella stanza di un albergo di Atlanta. Smokey Nelson, l'assassino, viene condannato alla pena capitale. Passa vent'anni nel braccio della morte in attesa dell'esecuzione della sentenza. Molte cose sono accadute dopo la sua carcerazione: guerre, altri crimini, la devastazione provocata dall'uragano Katrina e, a parte un nome su un documento dell'amministrazione penitenziaria, Smokey Nelson non significa più nulla per nessuno. Eppure ci sono persone che non hanno dimenticato. Quattro personaggi - attorno ai quali Catherine Mavrikakis costruisce un romanzo polifonico con un incalzante e perfetto gioco a incastro - che non solo non hanno dimenticato ma hanno fatto del nome di Nelson una vera e propria ossessione.

277 pages, Paperback

First published September 6, 2011

3 people are currently reading
106 people want to read

About the author

Catherine Mavrikakis

42 books78 followers
Catherine Mavrikakis est née le 7 janvier 1961 à Chicago, d’une mère française et d’un père grec qui a grandi en Algérie. Elle a partagé son enfance entre Ville d’Anjou, Montréal-Nord, Villers-Bocage en Normandie et Bay City (Michigan) et a été élevée avec son plus jeune frère par le poste de télévision auprès duquel elle dormait. Elle a subi une éducation stricte dans un lycée français à l’ “étranger” où elle a appris beaucoup de choses, dont l’injustice. En 1979, elle choisit vraiment Montréal, où elle fait des études de littérature et une dépression, qui la conduira à de longues années de psychanalyse. Il lui en restera toujours quelque chose…
Pendant dix ans elle a enseigné à l’Université de Concordia où elle était heureuse. Mais tout à dégénéré dans le monde après le 11 septembre. Elle s’est donc retrouvée en 2003 à l’Université de Montréal, ce qui lui laisse beaucoup de temps pour écrire:
Depuis 2000, elle a publié quatre romans : Deuils cannibales et mélancoliques (Trois, 2000), Ça va aller (Léméac, 2002), Fleurs de crachat (Leméac, 2005), Le ciel de Bay City, (Héliotrope, 2008) et une pièce de théâtre Omaha Beach (Héliotrope, 2008). Elle a écrit un essai-fiction sur la maternité avec Martine Delvaux: Ventriloquies (Leméac, 2003) et rédigé un essai: Condamner à mort. Les meurtres et la loi à l’écran (PUM, 2005). Elle anime une émission “Rêvez pour moi” sur Radio-Spirale où les invités doivent parler de leurs rêves, ce qu’ils ne font pas toujours de bonne grâce.

Elle fait du yoga et de la méditation. Sa pose préférée est savasana. Elle a une fille de presque huit ans, un mari assez rustre, des amies roumaines, un filleul adorable et bavard et deux marraines extraordinaires pour sa fille. C’est pourquoi elle partage une devise avec les Républicains, des Conservateurs et les Grecs: Vive la Famille!

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
11 (8%)
4 stars
36 (27%)
3 stars
52 (39%)
2 stars
23 (17%)
1 star
10 (7%)
Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Teresa bee book a lula.
178 reviews145 followers
February 3, 2022
2.5 ⭐ - Ho trovato questo libro interessante come punto di partenza, ma di difficilissima lettura. Il racconto sarebbe di per sé molto forte: un condannato a morte sta per essere giustiziato per un crimine commesso 19 anni prima. La vicenda viene raccontata da 3 diversi personaggi, accomunati dal fatto che le loro vite sono state distrutte dal crimine commesso da Smokey Nelson tanti anni prima.
Primo problema: l'autrice fa un uso esagerato di puntini di sospensione e punti esclamativi. Inizialmente credevo fosse la prerogativa di solo una delle voci narranti, ma andando avanti mi sono resa conto che, seppure in misura minore, questo abuso di punteggiatura era presente in tutto il libro e rendeva la lettura davvero difficoltosa.
Secondo problema: ho trovato le voci narranti poco convincenti, in particolare il personaggio di Sidney, che racconta il suo punto di vista principalmente parlando con il proprio cane, e Ray, la cui vicenda viene narrata da Dio (!!!).
In entrambi i casi è evidente che lo scopo è far arrivare la vicenda al lettore, ma ho trovato entrambe le voci artificiose: perché Sidney dovrebbe perdersi a raccontare la serata precedente per filo e per segno al suo cane, che era con lui? Perché Dio dovrebbe raccontare a Ray la sua vita, infarcendola di episodi che il protagonista ricorda benissimo?

Peccato, perché le prime pagine mi avevano letteralmente conquistata. La riflessione sulla pena di morte, su certi problemi della società americana, sul senso di colpa e le motivazioni dietro a un crimine sarebbero state molto interessanti, se narrate con una scrittura più efficace.
Profile Image for Frabe.
1,201 reviews56 followers
August 16, 2017
Brutto, molto brutto. Non pensavo: elogi sperticati in prima, seconda e terza di copertina a parte, c'era un parere piuttosto positivo di chi me l'ha prestato e una mia stima di fondo per l'editore Keller, di Rovereto, qui in zona. E invece questa Mavrikakis, che in Canada insegna scrittura, è riuscita a mettere insieme brutture di forma, come gli stra-abusati puntini di sospensione, e di sostanza, come un Dio che interviene direttamente nella storia rivolgendosi ad uno dei protagonisti in termini anche più gretti e feroci di quelli del Dio biblico. (“Gli scienziati in questo momento parlano molto e inventano nuove teorie una più folle dell'altra. Spiegano le disgrazie che si abbattono sulla Terra tirando in ballo cause umane, e altre stupidaggini dei mortali. Poveri pazzi! Bruscoli! È falso!” (...) “I terremoti, gli uragani, i maremoti, gli incendi boschivi, le eruzioni vulcaniche, le inondazioni intempestive non sono che l'opera di Dio, degli avvertimenti.” (...) “Invierò cataclismi e catastrofi sulla Terra. Ma ovviamente saranno gli uomini empi a non cogliere tutti questi avvertimenti. Dovrò ancora punire la Terra peché si pentano dei loro peccati e ritrovino il giusto cammino? Temo proprio di sì, figlio mio.” (…) Gli americani non saranno un popolo di schiavi di Satana! Non saranno consegnati ai nemici con mani e piedi legati! L'America, sai bene figlio mio, è la Terra promessa! Presto il regno di Dio sarà ristabilito. Te lo prometto.”) Dopo venti pagine si poteva buttare... ma poi... sai com'è... vuoi vedere dove va a parare, questa Mavrikakis... fino a che punto si spinge... a quanti puntini... e comunque... proprio buttare... no, dài... che è un libro da restituire...
Profile Image for Una Lettrice Selvaggia.
301 reviews6 followers
March 13, 2017
RECENSIONE DI “GLI ULTIMI GIORNI DI SMOKEY NELSON” DI CATHERINE MAVRIKAKIS
1989. Una famiglia viene barbaramente massacrata senza alcun movente nella stanza di un albergo della periferia di Atlanta, Georgia, Stati Uniti.
15 agosto 2008. È la data fissata per l’esecuzione a morte di Smokey Nelson, l’assassino. Da quei tragici avvenimenti sono trascorsi diciannove lunghi anni nel corso dei quali molte cose sono cambiate: l’America è cambiata, e non necessariamente in meglio; l’uragano Katrina ha devastato New Orleans e ormai il nome di Smokey Nleson non significa quasi più nulla per nessuno.
Tuttavia ci sono tre persone che non hanno potuto o voluto dimenticare quegli orribili avvenimenti e per i quali la vigilia dell’esecuzione di Smokey Nelson risveglia incubi e dolori a lungo taciuti.
Il romanzo di Catherine Mavrikakis, “Gli ultimi giorni di Smokey Nelson”, Keller editore, è un racconto corale a tre voci che è anche un affresco cupo degli Stati Uniti con le sue contraddizioni, un melting pot di culture ed etnie che solo all’apparenza riescono a convivere tra di loro ma che in realtà sono dominati da razzismo, ghettizzazioni, ingiustizie sociali.
Il romanzo della Mavrikakis ci racconta, attraverso la voce dei suoi tre protagonisti, l’America di oggi.
Sidney Blanchard, il primo dei personaggi che incontriamo, è un nero della Lousiana che, fuggito da New Orleans a causa dell’uragano Katrina e rifugiatosi a Seattle, decide dopo tre anni di tornare a casa dalla sua famiglia.
Sidney è un uomo solo che vive con la sola compagnia della sua cagnetta Betsy. Ha avuto una vita difficile soprattutto dopo che è stato in prigione, erroneamente accusato di essere il responsabile dell’orrendo omicidio di una famiglia in un hotel fuori Atlanta.
Sidney è un nero e quale migliore colpevole, sembra dirci l’autrice, per un crimine così orrendo? È un sognatore che ha visto fallire il suo sogno di diventare un celebre musicista; è un misogino, sboccato e razzista che finirà per essere ammazzato nel corso di una rissa proprio quando sta per tornare nella sua amata New Orleans.
Pearl Watanabe, la seconda voce narrante, è una nippo-americana che vive alle Hawaii e lavora in un hotel dell’isola. È una sessantenne dalla vita ancora attiva che, dopo il divorzio, ha cresciuto da sola la figlia Tamara. Dopo la fine del suo matrimonio, Pearl lascia le Hawaii per trasferirsi ad Atlanta, in Georgia, per regalarsi una vita migliore. Ma quella vita che aveva a lungo sognato si infrangerà di fronte a quel crimine orrendo. Pearl, infatti, sarà colei, in quanto responsabile dell’hotel sede della strage, a trovare i cadaveri ma, soprattutto, sarà l’unica testimone oculare a riconoscere e a far condannare il colpevole.
Pearl non si riprenderà più da quell’orrore e tornerà per sempre alle Hawaii. Quando, dopo tanti anni, acconsente ad andare a trovare la figlia e la sua famiglia in Tennessee, il precario equilibrio tanto faticosamente raggiunto da Pearl si romperà e finirà per suicidarsi nella stanza di un hotel.
E poi c’è Ray Ryan, la terza voce protagonista, il padre di Samantha, la vittima, insieme al marito e ai suoi figlioletti, della follia omicida di Smokey Nelson.
Ray è un timorato di Dio, cresciuto all’ombra di una madre devota e all’ombra del suicidio del padre. È un uomo duro, severo, che ha trascorso gli ultimi diciannove anni della sua vita nell’attesa dell’esecuzione di Smokey Nelson, colui che ha distrutto la sua famiglia e la sua serenità.
È paradossale che un uomo così devoto e pio approvi la pena di morte ma questa è, in fondo, la contraddizione della società americana.
Ray morirà, stroncato da un infarto, la notte del suo compleanno, un mese dopo l’esecuzione capitale di Smokey. Le morti, in modi diversi, dei tre protagonisti sono in un certo senso la chiusura del cerchio.
Il romanzo si chiude con la voce di Smokey Nelson alla vigilia della sua esecuzione.
Catherine Mavrikakis è stata molto brava, secondo me, ad usare tre registri linguistici diversi per ben delineare le personalità dei tre protagonisti ma questo non è un libro facile.
Non lo è per la realtà americana che rappresenta, con le sue contraddizioni e le sue iniquità; un paese razzista ma al tempo stesso bigotto; dove si punisce un omicidio con un omicidio di stato; dove si è qualcuno o qualcun altro a secondo del posto in cui si nasce.
Un libro particolare, forse un po’ lontano dalle nostre corde di lettori europei, ma forse proprio per questo una lettura interessante.




Profile Image for Shaynning - Libraire Jeunesse.
1,461 reviews33 followers
December 23, 2024
Trois personnes reliées au meurtrier Smokey Nelson vivent leurs derniers jours en même temps que celui-ci. Sydney, celui que l'on avait confondu avec le tueur, ressasse sa vie vide, Pearl la propriétaire de l’hôtel où a eu lieu le quadruple meurtre se demande pourquoi Smokey ne l'avait pas tuée, tout en vivant des vacances avec sa fille Tamara; Celle-ci en veut au tueur de lui avoir "enlevé" sa mère traumatisée. Ray se berce des propos d'un Dieu cruel et vengeur, qui lui assure qu'il avait voulut la mort de sa fille et de sa famille, et que son fils fait bien d'être un raciste extrémiste. Smokey est le seul a attendre la mort dans le plus grand calme et sans regrets.

Le roman a été nominé au Prix collégial littéraire, des cégeps québécois.


Catégorisation: Roman fiction québécois, littérature adulte
Note: 6/10
48 reviews
December 27, 2021
Ce serait 2 * pour moi, car ce livre ne me correspond pas (je n'ai pas aimé le style, je l' ai lu en diagonale) mais j'en mets 3 parce que je pense qu'il y a de bonnes choses auxquelles je n'ai pas été sensible, et parce qu'il me semble que l'idée était bonne.
Profile Image for Delphine Larose.
18 reviews1 follower
June 19, 2022
Une chance qu'il y a la dernière portion du roman qui rend ça un peu plus intéressant. Sinon je trouve que ça a mal vieilli, le ton utilisé par un des personnages est dérangeant, surtout quand on sait que c'est écrit par une personne blanche.
Profile Image for Caitlin.
286 reviews12 followers
April 8, 2013
Soooooooo I had to read this book for French class, and it was okay. Personally I'm not totally into books that are just one long reminiscence, without much action. I like when there is a plot and there is some development and a problem of sorts that needs to be resolved.

It was interesting that each character's narration was different, especially how God was telling the part of Ray Ryan.

*****SPOILERS AHEAD**********

What I found completely uncalled for, or what took me by surprise, was how literally all four characters died. Like...when Sydney gets shot...I was shocked! I totally didn't see that coming because, um, NOTHING was happening in the story up until then :P Like randomly he just dies, it just felt weird. And then Pearl presumably overdoses and presumably dies. I mean it doesn't say it point blank but you can pretty much guess that's what happens. Again, totally shocking and not expected, but not even in a good way. And then God says that Ray randomly dies in his sleep. At this point I seriously like banged my book down and was like OKAY WHAT THE HELL. What the heck does this have to do with the story, I don't understand why all the characters die?!?! Like am I just too stupid to get the message, or?? And obviously Smokey dies, because he was sentenced to the death penalty. So that was the only expected death.

Something that also pissed me off was how in the last chapter, when it's Smokey talking, the author chose not to really talk about why Smokey committed those murders. She alludes to the fact that his sister wondered why he did it, but that's about it. I don't see how you can make a book that discusses the death penalty, but not go into why people commit murders in the first place. Like what, he just randomly decided to kill a white family because he maybe suffered racism? I don't understand where it came from and I felt like there was no closure to his story. How can you properly defend or not defend the death penalty when you can't even figure out why this guy murdered that family?!

Anyways. The story isn't as bad as I am currently making it sound, but yeah, there were some weird writing things. If you feel like reading this, go ahead, but I wouldn't put it on my "must read" list.
Profile Image for SiMo.
331 reviews61 followers
February 25, 2020
Ho visto voti bassissimi qui su GR per questo libro che a me è piaciuto tantissimo. L'ho trovato molto potente e mi è piaciuto molto il modo in cui le vite di questi personaggi si intreccino in maniera profondissima, come se fossero legate a stretto giro dal filo del destino. Ho amato anche come la Mavrikakis sia riuscita, con degli ottimi escamotage stilistici e in modo a mio parere molto originale, a rendere profondamente diverse le voci dei personaggi.
Il romanzo fa sicuramente riflettere sulla pena di morte (è inevitabile, ovviamente) ma il punto della storia non è quello, e mi è piaciuto il fatto che non venga dato alcun tipo di giudizio: ci vengono semplicemente presentati i diversi modi che hanno i personaggi di porsi di fronte agli ultimi giorni di vita dell'uomo che, direttamente o indirettamente, ha distrutto le loro vite. Sicuramente il romanzo è molto fatalista ma questo non mi ha dato fastidio proprio perché manca quel giudizio morale, quella ricerca della spiegazione e del "dare un senso a tutti i costi" che avrebbe resto questa forte presenza del destino fastidiosa, almeno per me che nel destino proprio non ci credo.
Profile Image for Gioia C..
24 reviews2 followers
May 8, 2017
Tre (o quattro, considerando l’ultimo capitolo) diversi punti di vista, per tre diversi stili narrativi. Una scelta difficile e coraggiosa, mossa dall’intento (ambizioso) di svelare le contraddizioni e le complessità della società statunitense.
Il risultato però, proprio perché i propositi erano “alti”, non è del tutto convincente: la caratterizzazione dei personaggi è un po’ grossolana, alcune soluzioni narrative francamente bislacche.
Ha, come pregio, quello di stimolare la riflessione sul tema della pena di morte in USA in modo nuovo, originale.
Profile Image for Marie Bergman.
140 reviews12 followers
August 23, 2016
I had high expectations but sadly, I was let down. The way it was written was (I suppose) meant to give the characters different voices, but to me it just felt very annoying and made the reading experience kind of heavy. But I felt like I wanted to hang in there so that maybe, hopefully, the story would pick up pace or have some kind of plot twist to awaken me. But no snap, crackle and pop here, it just kind of...ended. Which was the best part of it all. Not the ending, but that it actually ended at last.
39 reviews1 follower
July 5, 2020
Un livre sur la mort et la peine de mort abordée de façon originale et percutante.
Trois différentes voix: on vit dans le cerveau des personnages et cela donne parfois une lecture un peu disjointe,
D'une certaine façon c'était extrêmement intéressant mais le style d'écriture ne m'a pas plu et j'ai failli abandonner à plusieurs reprises.
Profile Image for Katryn.
7 reviews
February 10, 2012
-_- Bof. Je l'ai pas terminé parce qu'il ne m'a vraiment pas accroché.
Profile Image for Natascia Mameli.
51 reviews2 followers
April 30, 2016
Buona prova di conoscenza di diverse tecniche di scrittura ma mi aspettavo il finale a sorpresa e invece...ops... sorpresa! niente finale a sorpresa!
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Lena.
640 reviews
April 14, 2017
Tyckte bäst om Sydney Blanchard med hunden Betsy
och bilen Foxy Lady.
Displaying 1 - 18 of 18 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.