Thia è un'isola, ma forse no. Di certo è la prigione senza sbarre in cui vivono Amalia e Nazario, due ragazzi che sanno puntare lo sguardo oltre la recinzione d'acqua e di pregiudizio che iniziano a sentire stretta. La loro smania d'andarsene li avvicina a Flora e Corrado, l'una piena di rabbia sopita e l'altro reso inetto dalla ristrettezza delle proprie vedute. Si avvicinano guardinghi gli uni agli altri, superando la barriera della diffidenza fino a mettere le basi di una relazione che è quanto di più vicino a un'amicizia possa nascere in quel luogo. Insieme iniziano a imbastire l'avventura della vita, quella per cui ci si sente disposti anche a morire. Due tentativi di fuga, la rivelazione di un luogo segreto e poi la grande rincorsa verso la libertà. Un traguardo che è lontanissimo guardato a occhi nudi, ma che si fa a portata di mano grazie al filtro delle parole di chi è vissuto prima di noi e ne ha lasciato traccia in una pagina. Età di lettura: da 12 anni.
Mi ha incuriosito il titolo, ma già dai primi capitoli mi veniva da storcere il naso. La narrazione è piuttosto frettolosa, un finale molto aperto (e deludente, imho), un grande potenziale sprecato. Mi dispiace perché la trama è molto bella e poteva essere ampliata di più.
Questo libro è una fuga dai propri limiti, concretizzata in un'isola in cui la sola semplice lettura è un grave crimine. Un romanzetto molto tranquillo e fluido, che non manca sicuro di ampie descrizioni ambientali ma al contrario lascia spazio all'immaginazione di alcuni tratti fisici dei personaggi (ammettendo che caratterialmente sono ben definiti). Letto in poco tempo, è un incentivo ad uscire dalla monotonia della propria realtà, anche fra tanti ostacoli e ostacolatori, e rende la figura del "libro" il simbolo di questa fuga. Libro molto carino, consigliabile a dei ragazzi, e che dolcemente trasporta nella sua unica trama principale. Da leggere? Sì, nei momenti tranquilli e con la voglia di provare un po' questa "totale evasione".