Raccolta di brevi narrazioni che sono riflessioni e illuminano parti o aspetti della realtà. A volte acute intuizioni, altre volte scorci di situazioni drammatiche o comicamente amare. Tutte, come si legge nella presentazione del libro, possono definirsi come “folgoranti incidenti del pensiero”.
In uno degli aneddoti più toccanti, “Un addio”, appare questa meravigliosa poesia di Angelo Maria Ripellino:
Vivere è stare svegli/ e concedersi agli altri, / dare di sé sempre il meglio,/e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita/ con i suoi funerali e suoi balli,/ trovare favole e miti/ nelle vicende più squallide.
Vivere è attendere il sole/ nei giorni di nera tempesta,/ schivare le gonfie parole,/ vestite con frange di festa.
Vivere è scegliere le umili/ melodie senza strepiti e spari, /scendere verso l’autunno e non stancarsi d’ amare.
Un altro esempio (Tahiti):
Si racconta che un giorno un giovane discepolo gli fece questa domanda: “Maestro, se vi fosse affidato un regno da governare secondo i vostri principi, che fareste per prima cosa?“. Confucio rispose: “per prima cosa rettificherei i nomi“. A questa risposta il discepolo rimase molto perplesso: “ Rettificare i nomi? Con tante cose gravi e urgenti che toccano a un governante voi vorreste sprecare il vostro tempo con una sciocchezza del genere? È uno scherzo?”.
Confucio dovette spiegare:” Se i nomi non sono corretti, cioè se non corrispondono alla realtà, il linguaggio è privo di oggetto. Se il linguaggio è privo di oggetto, agire diventa complicato, tutte le faccende umane vanno a rotoli e gestirle e diventa impossibile e senza senso. Per questo il primo compito di un vero uomo di Stato è rettificare i nomi”.
Ma il mio racconto preferito è l’ultimo. Si intitola “Stanze” e si conclude così:
“La morte non è niente. Io sono solo andato nella stanza accanto.”