Il volume accompagna il lettore in un appassionante viaggio attraverso aspetti meno consueti, ma non per questo meno rilevanti, che caratterizzano la cultura dei Romani: il modo in cui essi immaginarono la fondazione della loro Città, assimilandola a un vero e proprio atto cosmogonico; l’apertura che caratterizzava la loro religione, che permetteva di identificare una divinità straniera con una divinità propria; il rituale che caratterizzava il funerale gentilizio, tale da combinare epica solennità e derisione del defunto; la sorprendente “biografia” della divinità più strettamente legata alla vita familiare romana, il Lar; l’origine e il significato della nozione di auctoritas, che i Romani legavano strettamente alla capacità di attribuire “crescita” e successo alle azioni che si intraprendono; infine, la singolare posizione ricoperta dai nati per mezzo del cosiddetto “parto cesareo”, una pratica che ha radici non solo nelle progressive acquisizioni della tecnica chirurgica, ma anche nel mito e nella credenza. Passo dopo passo, la sequenza dei capitoli permette di scoprire una Roma di cui non si sospettava l’esistenza.
Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena. Autore di saggi di argomento filologico, metrico e linguistico, i suoi interessi vertono soprattutto sulla antropologia del mondo antico, disciplina a cui ha dedicato svariati volumi. A Siena ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro "Antropologia e Mondo antico", di cui è direttore. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di "la Repubblica".
Bettini lavora come sempre molto bene, con una bibliografia ampia e spiegazioni molto chiare. Questa volta, però, a differenza di "Nascere", si focalizza su fenomeni troppo vari ed ampi, e li tratta in maniera più superficiale.
Per quanto sia un grande ammiratore del suo metodo e del suo stile di scrittura, questa volta il testo non mi ha entusiasmato. Mi sarebbe piaciuto avere più informazioni sui temi trattati. Rimane comunque un testo curioso e originale, che mette in luce aspetti poco conosciuti e lo fa in modo chiaro e abbastanza coinvolgente.
Sicuramente un testo originale quindi, ma che si auto-limita per rimanere leggibile al più ampio pubblico possibile. I capitoli molto corti e i temi originali sono ulteriori prove di questo intento.
È un saggio che si occupa di aspetti riguardanti i Romani di cui non siamo abituati a sentir parlare, e per questo è veramente interessante. Il problema però è stato che l'autore dà per scontate veramente troppe cose, mette citazioni in altre lingue (sia antiche che, soprattutto, moderne) senza fornire una traduzione, cita persone senza spiegare chi siano, e così via. Probabilmente è un libro adatto a chi ha un bagaglio culturale molto ricco, e non a ragazzi del liceo bensì ad appassionati della cultura Romana un po' più in là con gli studi.