Lui è l’ateo, veste alla moda, frequenta le discoteche e non si capisce bene cosa ci faccia, in una comunità religiosa. Lei è la brava ragazza di chiesa, tutta studio, casa e tranquillità. Ma i ruoli non sono quelli di un la storia d’amore di Luigi e Susanna è una storia vera. C’è l’innamoramento, poi il fidanzamento, infine il matrimonio e la nascita di due bambine. Con tutte le difficoltà e le gioie che tali momenti comportano. E vera è anche la malattia di un meningioma al cervello che, nonostante i numerosi interventi e le terapie, si ripresenta puntualmente.In questo libro si ride tanto e si piange tanto, ci avvisa la prefazione. E solo a poco a poco ci accorgiamo che i ruoli che credevamo di conoscere stanno è Luigi l’ateo, mentre il suo corpo lentamente si spegne, a capire che la sofferenza ha un senso quando è offerta, mentre sua moglie Susanna, brava ragazza di chiesa, scoprirà una fede molto diversa da quella che ha sempre dato per scontata.
"La buona battaglia" è un libro strano: parla di morte ma non fa rattristare, sconvolge senza parlare di fatti unici e soprattutto appassiona senza trattare di sentimenti dirompenti, eccessivi, accattivanti e distruttivi. Non c'è nessun bad boy, nessuna fanciullina traviata, nessuna passione proibita o amore particolarmente tormentato. Si tratta della storia tanto comune quanto meravigliosa di due giovani che si conoscono di vista da tanti anni e, nonostante lui combatta contro un tumore al cervello, si innamorano e decidono di sposarsi. Dunque, rispetto a tutta la carrettata di romanzetti rosa stile "Colpa delle stelle", "Io prima di te", "Raccontami di un giorno perfetto", " Noi siamo tutto" etc in cui due gggiovani innamorati combattono contro cancro, malattie varie e morte, cosa c'è di diverso? Be', diciamo che di diverso c'è il "Soggetto Sottinteso" per eccellenza: Dio. I due protagonisti si incontrano e si conoscono durante le attività della loro parrocchia e per anni si tengono su due binari separati perché lui è ateo e lei di famiglia cattolica praticante; lui è un ateo curioso, che vorrebbe davvero credere in un'entità superiore benevola e paterna che si prende cura di ogni individuo sulla faccia della Terra, non ci riesce ma tramite la propria malattia riesce sempre di più ad avvicinarsi al Grande Capo Megagalattico e ad accettare "la buona battaglia" che gli è stata assegnata. Lei, la voce narrante, sembra da subito attratta dal misterioso ateo che circola in parrocchia ma, preda delle proprie insicurezze e timorosa delle diversità, lo osserva da lontano per anni finché il Grande Capo non li fa incontrare nel posto giusto al momento giusto. Credenti o meno, non possiamo non ammettere che "Il Grande Burattinaio" sia il terzo protagonista della storia; quello a cui la voce narrante si rivolge in continuazione e grazie a cui è riuscita a lasciarsi andare ai sentimenti veri, abbandonando le paure della mote e della solitudine, come se vecchio amico fosse sempre stato con lei e le avesse consigliato cosa fare. Il romanzo è tanto reale quanto "virtuale" nel senso che vediamo in che modo il "Grande Capo" ha risposto alle paure, alle domande, alle incertezze della protagonista e, viceversa, in che modo lei si sia disposta davanti a ciò che la vita le ha presentato. Andando avanti con la lettura lasciamo stare la trama in sé e cerchiamo di capire in che modo la protagonista percepisca la realtà, da dove prende la sua forza e ci chiediamo se le difficoltà riusciranno a smussare la sua fede. Dall'alto della mia cultura "romance" devo dire di essere stata davvero coinvolta nella lettura proprio per il fatto che la relazione fra i protagonisti segue "schemi narrativi" diversi dalla maggior parte della letteratura rosa: tutti quegli anni in cui sono stati lontani sono serviti a imparare a conoscere meglio sé stessi e a capire cosa volevano dalla vita; solo dopo le loro anime erano pronte per riuscire ad amare incondizionatamente e fedelmente un altro essere umano, senza nevrosi, senza pregiudizi, sino alla fine. Il grande messaggio del romanzo è proprio questo: non dobbiamo gettarci in relazioni disperate ma allo stesso tempo non dobbiamo avere paura di amare persone con una vita difficile, perché al momento giusto troveremo tutto "apparecchiato" apposta per noi e la nostra strada non sarà mai brutta come sembra. Consiglio questo romanzo a tutte le appassionate lettrici di romance e soprattutto alle ragazze forti ma sognanti dai sedici anni in sù.
Un romanzo autobiografico che mi ha piacevolmente colpito, narrato in prima persona come fosse un diario; una storia speciale raccontata con la voce divertente, ironica e frizzante dell'autrice. Non mi sono assolutamente annoiata, anzi è stata una bella lettura. Mi ha trasmesso umanità, spontaneità e fiducia nella vita e nell'Amore che, anche quando le cose prendono una piega dolorosa, è più forte della morte.
Inclassificabile. Questo libro termina (immagino) il mio anno di letture. Probabilmente doveva trovarmi proprio in questo periodo. Una testimonianza che è tutto fuorché scontata o artificiosa. Con semplicità (e annesse sbavature stilistiche) l'autrice fa quello che dovrebbe fare il cristiano: mostrare come ha agito Dio nella sua vita. Una vita non semplice, per la quale molti altri avrebbero maledetto il Cielo. Questo fa di lei una santa? Nossignore. Susanna Bo non cela ai nostri occhi né i veri nomi di tutte le persone di cui parla, né i veri pensieri che le passano per la testa. Ci sono i dubbi, ci sono le paure, ci sono le incazzature e le perplessità esistenziali. Ma alla base tutto c'è una certezza: Dio agisce nelle vite di ognuno di noi in maniera sempre nuova, ragion per cui non può bastarci la sua fede e la grazia che racconta di aver ricevuto per credere da noi stessi, però la sua testimonianza può avere l'effetto di smuoverci, fosse anche per rimescolare qualche dubbio, per porsi qualche domanda che prima non c'era, o per trovare la voglia di cercare quelle risposte che sono soltanto nostre.