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Settantadue: #DialisiCriminale (Quinto tipo)

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Reparto di nefrologia, dal greco nephròs, νεϕρός, che sarebbe il rene. Quando lo mangi, lo chiami rognone.In questa stanza bianca si riunisce una società segreta. Appesi alla Macchina che filtra il sangue, uomini e donne stringono legami all'insegna di un'obliqua camaraderie.Simone è un giornalista. In tre anni ha fatto 1.728 ore, dieci settimane, settantadue giorni di dialisi. Nello spazio chiuso dell’ospedale ha incontrato una Roma marginale, occulta, non raccontata.In mezzo a un crocicchio di storie che rimandano alla Banda della Magliana, alla connection criminale che da quarant’anni controlla la Capitale, a delitti irrisolti e trascorsi inconfessabili, non è stato facile decidere quale strada percorrere.Con l'olfatto del cronista e la tigna dettata dal tormento, Simone ci offre un’inchiesta informale nel passato di alcuni compagni di dialisi, mentre viaggia a ritroso nei propri ricordi: dalla città natale di Genova alla fuga in Oriente, nella Cina rutilante del nuovo capitalismo, fino ad approdare all’origine della malattia.E si sa, qualunque origine è convenzione, mitologia, fiction.Settantadue intreccia racconto autobiografico, indagine giornalistica e prosa onirica.State per affondare i denti nella carne cruda.Fratelli umani, questo è sangue di rognone.“La dottoressa Yanukovich è ucraina. È di Kiev. È un donnone biondo. Una volta alla settimana è lei il boss.Arriva sempre tardi. Una mattina ha detto che era in ritardo perché si era dimenticata il rossetto.«Se non mi metto il rossetto, mi sento nuda».Dialogo geopolitico con Yanukovich«Mi hanno detto che sei un giornalista».«Sì».«Ti occupi di Ucraina».«Sì».«Devi scrivere che a Kiev ci sono i nazisti».”

199 pages, Kindle Edition

Published March 3, 2016

21 people want to read

About the author

Simone Pieranni

16 books40 followers
Simone Pieranni, laureato in Scienze Politiche, nel 2009 ha fondato China Files, agenzia editoriale con sede a Pechino che collabora con media italiani con reportage e articoli sulla Cina. Dal 2006 al 2014 ha vissuto in Cina, scrivendo per media italiani e internazionali. Dal 2014 lavora alla redazione esteri del Manifesto.

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Profile Image for Gerardo.
489 reviews34 followers
June 3, 2016
Ne parlo anche qui: http://www.rivistaunaspecie.com/recen...

E' un testo molto complesso, eppure di così scorrevole lettura. Si inscrive, per dichiarata ammissione dell'autore, all'interno del filone dell'autofinzione: testi che mescolano autobiografia a fatti inventati. Ma qui c'è molto di più, perché si mescola la storia con la cronaca, con il mito, con la letteratura.

P. soffre di reni policistici, una grave patologia che lo costringe alla dialisi. Quest'uomo, quindi, è legato a una macchina per la sua sopravvivenza. Alla luce di ciò, questo dovrebbe renderlo un personaggio statico, fermo, inchiodato a quelle quattro ore ogni due giorni necessarie a purificare il suo sangue. Eppure, non è così: è un uomo che viaggia, che si muove, curioso e pronto ad ascoltare i racconti degli altri.

L'altro è l'elemento principale all'interno del testo, per quanto siano lunghe le parti in cui P. descrive la sua vita alle prese con la sua malattia. L'altro si declina in molti modi, ma in ogni caso cerca di mostrarne l'essenza senza particolari giudizi di valore. P. scrive una serie di bozze, di frammenti, che ci parlano di criminali della Banda della Magliana ora in dialisi, di pazienti anziani dai tratti grotteschi, di medici e infermieri, di misteriose donne cinesi, della propria famiglia genovese, di un giornalista, fino addirittura a parlarci di alcuni personaggi dell'Ottocento cinese.

I piani temporali e spaziali si fondono, anche se restano divisi dai vari capitoli: Genova rappresenta la storia personale e familiare di P., Roma la sua curiosità giornalistica nei confronti del passato criminale italiano, la Cina le riflessioni sull'Occidente e la sua arroganza. Si viaggia negli anni Settanta, nell'Ottocento, nei primi anni Duemila e nel contemporaneo. Storie apparentemente diverse fanno emergere un mito comune: P. raccoglie le storie di personaggi che sono stati sopraffatti dalla loro cupidigia. E tutti loro rappresentano la corruzione di un Occidente troppo cieco per ammettere il suo carattere vizioso, corrotto, egoista. Il tutto, però, è affrontato con un linguaggio semplice, ironico, che non diventa mai apocalittico, ma che anzi testimonia ad ogni parola un certo piacere nel raccontare. Ma soprattutto nell'ascoltare, vedere, capire.

E il malato che agisce mostra le nostre debolezze da occidentali pigri: come possiamo dichiararci innocenti di fronte alla nostra inedia, quando un uomo in simbiosi con la macchina agisce in questa maniera così profonda?

Ma il carattere finzionale di certe parti della narrazione, ci fanno capire che non è necessaria un'azione corporea, ma che è sufficiente agire nel mito. Per studiarlo, analizzarlo, capirlo. E infatti P. attraversa i miti dell'Occidente ricco e gaudente per mostrarne i difetti, i delitti, le falsità, le brutture.

Il narratore, senza mai risultare patetico, esprime un viscerale desiderio di vita che ci fa del bene, al di là di qualsiasi racconto negativo. Forse l'unico testo contemporaneo, tra i tanti che trattano di criminalità, a lasciarci con un'energica speranza.
Profile Image for Nero.
74 reviews1 follower
April 5, 2016
il socio non si valuta, si sostiene senza condizioni ;)
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