Attenzione: per quanto abbia provato non era possibile parlare di questo libro evitando completamente gli spoiler (che comunque stanno già in copertina…)
Quindi: Hic sunt leones spoiler
Questo non è un retelling, perché inizia dopo che la storia è già finita.
Non è una storia d’amore, perché anche questa, ormai, è persa per sempre.
Immaginate:
c’è una ragazza qualunque, con una grande passione per i libri, la quale scopre che il suo scrittore preferito vive in una villetta non molto distante dalla casa di sua nonna.
Un espediente banale?
Anche Hussein, lo scrittore di cui sopra, la pensa così.
E lo mette in chiaro, nella chilometrica dedica che le scrive sul frontespizio del libro che lei portava con sé.
In questa storia ce ne sono davvero tanti, di espedienti narrativi, buchi di trama, colpi di scena inopportuni.
Ma cosa si può pretendere quando il filo del racconto è nelle mani di una ragazzina, inconsapevole del fatto che è la sua volontà a dare forma alla storia della quale è protagonista; cosa mai potrebbe combinare, quando anche questa verità le fosse rivelata?
Un narratore inesperto farà fatica a tenere in piedi la trama e a portarla a conclusione.
È questo il rischio che correrà Clara.
Questo libro parla di una storia che si è conclusa per fluire in una nuova, in divenire, intrecciandosi con altre storie che prendono vita dal nulla e nel nulla rischiano di finire.
È un gioco che l’autrice sceglie di giocare con il lettore, seminando indizi, lanciando frecciatine (non perdetevi i titoli dei capitoli, perché non sono affatto casuali come, a un primo sguardo, potrebbero apparire).
Il libro stesso è parte della storia ragione per cui vi consiglio, se avete preso la versione digitale, di non saltare la copertina, il sommario e il frontespizio, perché fanno parte della storia e del gioco.
Non era un’impresa facile, quella in cui Laura MacLem si è cimentata, ma penso di poter dire che l’ha superata con successo, creando qualcosa che allo stesso tempo è complessa e assolutamente godibile.
Dimostra, una volta di più, di saper bene quello che fa, di saper giocare con le parole e con le fila del racconto, senza inciampare in esso.
Quindi “Il Quarto Fato” è la storia di una ragazzina come tante altre e allo stesso tempo non lo è, è qualcosa di totalmente diverso.
È la lotta tra l’ordine prestabilito, tra l’eterno ciclo di nascita, vita e morte e l’immaginazione che si ribella e va oltre.
La storia è una e allo stesso tempo mille e nessuna.
Le premesse cambiano da un capitolo all’altro, sfidando il lettore a non lasciarsi disorientare, a non perdere il filo, quell’unico e prezioso che mai e poi mai deve essere abbandonato, pena la morte della storia, di tutte le storie.
La realtà si fonde con l’invenzione e muta in qualcosa di diverso, più e più volte, perché l’immaginazione, priva di riferimenti, rischia di perdersi, senza controllo, fino a esaurirsi nel vuoto disturbante della pagina bianca.
E anche quella, no, non è un errore di impaginazione.
Non lasciatevi disorientare, non lasciate andare il filo, anche se vi sembra che vi stia portando in qualcosa che apparentemente non ha senso.
Perché tutto si sistemerà, tutto si delineerà con chiarezza, quando il filo troverà il suo posto e quando il lettore, Clara, riuscirà finalmente a vedere l’intreccio e farlo suo.
La storia è appassionante, il gioco è divertente, la scrittura non delude, nemmeno per un momento.