Era un sabato, un meraviglioso e imprevedibile sabato novembrino, per niente freddo, per niente nebbioso... E' proprio in un imprevedibile sabato milanese, per niente freddo e per niente nebbioso, simile a quello in cui si conclude la storia, che ho divorato questo libro, il romanzo per me finora più bello e amaro di Scerbanenco. Una storia infelice e disperata, ambientata in una città cinica e sfruttatrice, che mi ha lasciato in bocca tanto amaro e tanto sgomento. La protagonista è Donatella, un donnone biondo di 28 anni e due metri per 90 chili, di una bellezza statuaria e mozzafiato, classica preda di qualsiasi persona di sesso maschile se la trovi davanti passando per strada. Ma non siamo nelle favole. E Donatella ha un solo, terribile difetto: è una minorata mentale. Il suo cervello è pari a quello di una bambina di 5 anni, e, senza sapere cosa voglia dire, in tutta la sua innocenza, lancia in continuazione sguardi eloquenti e vogliosi agli uomini che vede, anche solo dalla finestra. Per questo motivo, il padre, Armanzio Berzaghi, ex camionista, la tiene al sicuro in casa, telefonandole e facendole visita più volte al giorno, durante il lavoro, per assicurarsi che tutto vada bene. Poi, il prevedibile: un brutto giorno Armanzio torna a casa e Donatella non c'è più. Verrà ritrovata solo qualche mese dopo, sulla statale fra Milano e Lodi, cadavere. Intuendo cosa può essere accaduto, Duca Lamberti si spinge nel mondo della prostituzione, fra case d'appuntamenti e magnaccia senza scrupoli, e scoprirà una sconvolgente verità. Perchè per me è stato il romanzo più bello di Scerbanenco? Semplice: perchè è quello che ha toccato più profondamente le corde delle mia anima. Un dramma personale e sociale, un cumulo di dolore, una storia che mette al suo centro quella piaga tanto sottile, spesso nascosta, spesso confondibile, che è l'egoismo. E' l'egoismo il vero motore della tragedia narrata da Scerbanenco, e che non risparmia proprio nessuno, gli assassini, i complici, i personaggi "collaborativi" (come lo stesso Franco Baronia il buono, che, pur sapendo, tace per paura che gli tolgano il suo ristorante), persino la polizia, perchè da quando Berzaghi denucia la scomparsa a quando Duca si rimbocca seriamente le maniche pare inspiegabilmente passare un bel po' di tempo. Tutti pensano a sè, al loro guadagno, e nessuno pensa a Donatella, tranne suo padre, il cui amore tuttavia non riuscirà a salvarla. Insomma, un quadro triste e cinico, dove l'io conta più dell'altro, dove l'avere conta più dell'essere. Così vero, e così triste. E Scerbanenco ha fatto nuovamente centro, confermandosi un autore di indubbie qualità.