Con Edipus (1977), Testori conclude, dopo L’Ambleto e Macbetto, la trilogia degli 'scarrozzanti': fantastica reinvenzione, tutta in chiave barocca, del mondo tragico, grottesco e disperato di un’accolita di guitti plebei, palesemente modellata sul "gran teatro montano". Riferendosi a quella singolare forma d’arte e di pietà che si manifestò nella Lombardia tra '500 e '600, dove pittura e scultura si fondono inestricabilmente nelle forme di tragica spettacolarità dei Sacri Monti, l’invenzione testoriana contamina il piano mitico e alto della rappresentazione (di volta in volta desunta da archetipi della grande letteratura teatrale), al piano delle vicende personali di questi attori che divengono interpreti di se stessi. Si innesca così un meccanismo scenico prodigioso, di intensa teatralità, al cui interno riescono a convivere Shakespeare e Caravaggio, Sofocle e la Masiero, Gaudenzio Ferrari e l’avanspettacolo, il melodramma e il varietà, il mito e la bestemmia... E dove tutto ruota attorno alla fascinazione grandissima, insieme religiosa e blasfema, del teatro: "quel teatro che tutti i miei compagni de scarrozzamento han voruto tradire, stradare, cornefigare, ma che existe e rexisterà contra de tutti e de tutto infino alla finis delle finis!"
Giovanni Testori, critico d'arte, poeta, autore teatrale e romanziere, è stato tra le personalità intellettuali più complesse del secondo Novecento. Negli anni Cinquanta ha raccontato la periferia milanese nel ciclo I segreti di Milano. Per il teatro, con la Trilogia degli scarrozzanti (L'Ambleto, Macbetto e Edipus), ha creato una personalissima lingua drammaturgica, proseguita con gli oratori di argomento sacro, quali Conversazione con la morte, Interrogatorio a Maria e Factum est, e culminata con la messa in scena del romanzo In exitu, uno dei suoi capolavori. La sua ultima opera, quasi un testamento fra teatro e poesia, è Tre lai.