Gita al faro 01/07 - 13/07/2014
Non succede molto in questo libro (la trama, comunque, non è sicuramente la parte a cui dare maggiore importanza), ma tutto ruota intorno ai pensieri introspettivi dei vari personaggi dando vita a dei flussi di coscienza interminabili: le azioni si alternano ai pensieri e alcuni paragrafi bisogna leggerli due volte per poterne riprendere il filo. Uno stile di scrittura veramente pesante.
Durante la lettura ho avuto la percezione che Virginia Woolf abbia scritto questo libro per se stessa, per dare libero sfogo ai suoi turbamenti interiori. Finita la lettura ho raccolto informazioni sul libro e, effettivamente, è in parte autobiografico dato che lei trascorreva le vacanze in una casa sul mare in Cornovaglia, dove i genitori invitavano spesso ospiti illustri, e anche il paesaggio descritto corrisponde alla residenza estiva della famiglia Woolf. Anche il carattere dei genitori è riscontrabile nei personaggi della signora e del signor Ramsay. La signora Ramsay rappresenta la madre, morta quando la Woolf era ancora una ragazzina, e questo libro ha senza dubbio aiutato la scrittrice ad accettarne la morte anche se l'ha scritto a molti anni di distanza.
Leggendo il libro si ha l'impressione che tutto rimanga come sospeso, come se il tempo non esistesse; ogni personaggio è isolato nella propria solitudine, sono personaggi impenetrabili che si sentono incompresi e soli. In ogni personaggio, secondo me, c'è un po' della scrittrice (e della sua malattia), la si percepisce nei pensieri articolati che si alternano ad azioni meccaniche: voler nascondere le proprie ansie e paure davanti alla gente, il sentirsi in una realtà percepita estranea creando di conseguenza una realtà parallela fatta di soli pensieri, il vivere una vita che a volte suscita intense emozioni piacevoli e subito dopo fa ricadere in un'oscurità interiore. Persino la signora Ramsay, amata e apprezzata da tutti grazie alla sua bellezza e al carattere accondiscendente e premuroso, ha un lato che non fa vedere a nessuno perché le caratteristiche che ci distinguono, sono semplicemente cose puerili. Al di sotto tutto è buio, tutto s'allarga, c'è una profondità insondabile; ma di tanto in tanto noi saliamo in superficie ed è questo che gli altri conoscono di noi. È come se soltanto nella profondità del proprio essere si possa trovare un po' di pace e tranquillità: quel nucleo di buio profondo poteva vagare ovunque, perché nessuno lo vedeva. Nessuno poteva fermarlo, pensò esultante. Offriva libertà, offriva pace, offriva – cosa più gratificante di tutte – raccoglimento e riposo su una stabile piattaforma. Alcune parti ricordano la depressione, e tutto ciò che ne consegue, della scrittrice.
Alla fine si è soli e incompresi, anche la bella signora Ramsay che con la sua presenza allietava tutti.
Nel libro le sensazioni sono spiegate nei minimi dettagli e ci sono delle similitudini che colpiscono per la loro bellezza. In alcune parti si rimane senza fiato per la bellezza del linguaggio poetico e per la capacità della Woolf d'immortalare con le parole ogni minimo pensiero e la più sfuggevole sensazione.
Quindi perché un voto così basso? Perché il tutto è di una pesantezza unica, tutto si svolge lentamente ed è di una noia mortale. Inoltre, non mi piacciono un granché i flussi di coscienza. Ci va molta concentrazione per leggere questo libro, non va letto di fretta, e conoscere un po' la biografia della Woolf è sicuramente di aiuto. Devo ammettere che il contenuto è apprezzabile. Tanto di cappello alla Woolf, ma non penso farà mai parte dei miei scrittori preferiti.