Anna è una donna intelligente, bella, con un lavoro interessante, ma di colpo tutto questo non serve più. Dopo cinque anni la sua storia d’amore con Davide affonda in una palude di tradimenti, bugie, ricatti. E la sua vita va in pezzi. Si trasforma in un’isterica, non dorme, non mangia, fuma e si ubriaca ogni sera per riuscire ad addormentarsi. Compulsivamente inizia a frugare nel telefonino di lui, nelle chat, sui social. Non sa cosa sta cercando, non sa perché lo sta cercando. Per un anno rimarrà prigioniera di quello che lei stessa chiama il regno dell’idiozia, senza riuscire a dirlo a nessuno. Questo racconto è la sua confessione, sotto forma di lettera, a Valentina, la sua più cara amica, che l’ha vista distruggersi sera dopo sera. Anna dice tutto, senza pudore. I dettagli umilianti e ridicoli, l’ossessione, la morbosità. Anna somiglia a tutti noi, che combattiamo questa guerra paradossale che chiamiamo amore. Ogni tanto vinciamo, più spesso perdiamo. L’unica cosa su cui possiamo sempre contare, l’unica capace di indicarci i nostri confini, i nostri bisogni, è il corpo. E sarà al corpo che Anna si aggrapperà per sconfiggere il dolore.
Romanzo breve che racconta una sconfitta: quella sentimentale è solo il paravento di quella esistenziale. Una relazione finisce, anzi, si trascina nell’agonia, nello squallore in cui nessuno dei due riesce a chiudere per davvero. Lei, la nostra protagonista, s’inabissa. Entra in un mondo straordinariamente brutto, costellato dalle sue ossessioni telematiche, dal suo stalking, dall’umiliazione e dall’autodistruzione.
La donna spezzata è quasi un genere letterario. Mi viene in mente la rilettura che Elena Ferrante fa di Simone de Beauvoir nel tesissimo I giorni dell’abbandono. Mi pare che Elena Stancanelli prenda una strada simile: c’è la discesa agli inferi, la perdita della dignità, la mente che si confonde, l’isolamento, la speranza di una guarigione. Come in Elena Ferrante, c’è un linguaggio crudo, che in Ferrante era volutamente sguaiato, mentre in La femmina nuda suggerisce più che altro la semplicità del quotidiano, del “parla come mangi”.
Stancanelli ambienta la vicenda oggi, nel 2016; ne consegue il contesto. A colpire al cuore la protagonista sono messaggi di chat, sexting, fotografie dei genitali, la figa depilata della sua rivale, come in un porno online. Gli strumenti della sua ossessione sono Facebook, l’email, il telefono, le mappe con tanto di geolocalizzazione degli amanti. Noto che c’è qualche incertezza sugli snodi narrativi, ci sono delle questioni di password che non mi paiono verosimili, ma l’idea di fondo è solida.
Poi c’è un altro tema, il corpo. La protagonista soffre, il suo corpo svanisce, passando da una 44 a una 40; ma il mondo attorno a lei la riempie di complimenti, perché la magrezza è un valore. C’è un mondo plastificato e osceno, dentro al quale la protagonista sbircia quando si avvicina alla sua rivale, alter ego deformato e deformante, che la contamina coi suoi vestiti, le sue pose. Onesto il confronto tra le due donne: c’è la curiosità morbosa, ma non ci sono svolte inverosimili come la nascita di un’amicizia.
Qualche appunto: ogni tanto Stancanelli disserta, cita film e libri. Sono le parti più deboli del romanzo, di cui si sarebbe fatto volentieri a meno perché suggeriscono una spocchia di fondo, ma anche un gusto conformista e trito nel suo voler essere di nicchia (i libri di Agamben, il film di Gondry...). Non si capisce bene a cosa serva: se è Stancanelli ad amare questa roba, o la sua protagonista, e se è il personaggio, perché, cosa ci dice questo di lei? Della protagonista non sapremo mai veramente molto. Che tipo sia, da dove venga, come sia arrivata qua. Questo irrisolto favorisce l’identificazione, ma lascia qualche punto di domanda.
La femmina nuda mi ha ricordato un po’ il bellissimo film Mon Roi, di Maïwenn Le Besco, che però riesce meglio dove Stancanelli si ferma. Nel film di Le Besco, della protagonista non sappiamo molto; ma è chiarissimo che è una donna sana, decisa; è una persona normale, con le sue insicurezze e solitudini, ma non è una persona incline all’autodistruzione. Le Besco ci racconta come mai un personaggio così si trasformi in una vittima; e lo fa benissimo, evidenziando la seduzione, l’amore, l’entusiasmo, tutte quelle cose che diventano come una droga per lei, quelle cose a cui non può rinunciare, anche se poi la fanno stare malissimo. Stancanelli, invece, risolve sbrigativamente la parte che ci dovrebbe spiegare perché la nostra protagonista va fuori di testa. Ci dice che non c’è un vero motivo, e basta; è così. Un po’ debole: questo passaggio è quello che ci deve far credere ciecamente a tutto quello che verrà dopo.
Al netto di tutto questo, La femmina nuda rimane un bel libro nel suo genere. È asciutto, teso, ci porta dall’inizio alla fine in un batter d’occhio. Ci fa spiare nella testa di chi sta male per amore, come capita a tutti prima o poi, parlando di come sia un attimo perdere la lucidità.
Qualche recensione intrigante mi ha condotto a questa lettura che ho portato a termine rapidamente in un paio d'orette, durante un viaggio aereo.
Se avessi passato quelle due orette a sonnecchiare, come la maggior parte dei viaggiatori a bordo, avrei certamente speso meglio il mio tempo.
Non mi era piaciuto "I giorni dell'abbandono" della Ferrante, per me mortificante nei confronti della donna, anche se in quel libro il disagio, la disperazione e il tormento interiori, erano ben rappresentati, per certi versi anche credibili e in grado di dare vita ad un romanzo accettabile.
Questo romanzo della Stancanelli, brutta copia di quello della Ferrante, descrive invece il comportamento assurdo, penoso, ossessivo e patologico di quella che non posso che ritenere una mente malata. Il tradimento del partner, che crea profondi problemi psicologici nella protagonista, non le impedisce di ammettere di aver tradito a sua volta, solo che lei, a differenza di lui "Separa i due mondi. Basta essere razionali, non trafficare col telefono nelle ore in cui si sta insieme"
Sarà proprio vero che l'abbruttimento post separazione porti all'alcol, alla contemplazione estatica della f..a della rivale (l'anatomia femminile è trattata benissimo, meglio di un testo di ginecologia), all'annullamento della propria dignità, a diventare bisessuali (le donne baciano benissimo e hanno mani piccole che sanno cosa fare...)?
Comportamenti irrazionali, attaccamento compulsivo ad una persona che nemmeno si ama più, perdita totale di buonsenso, mancanza totale di rispetto per la privacy degli altri: possibile che questi atteggiamenti siano considerabili "normali"?
Il libro non mi è piaciuto, mi ha annoiato, descrive situazioni grottesche, non ho capito cosa volesse trasmettere ed è pure volgare. Personalmente non salvo nulla.
Per le prime cinquanta pagine mi ha avvinto, avendo riconosciuto nella resa al peggio di sé di una donna tradita cose che ho visto accadere; il che è una banalità solo a patto di accettare l'idea che donne colte, indipendenti, sostanzialmente raziocinanti e caratterialmente al limite del freddino si trasformino per l'occasione in animali deliranti dediti alla altrui e soprattutto propria rovina psichica, intellettuale, morale e fisica. Purtroppo l'autrice non ha avuto il coraggio di perseguire l'idea iniziale, ossia di condurre fino in fondo l'indagine sulla devastazione che la esplicita preferenza del proprio uomo per un'altra donna può produrre, e si è dedicata -molto più comodamente- a mostrarne l'insensatezza. Per ottenere questo risultato, la Stancanelli ha percorso l'unica strada possibile: dipingere l'amante (e di conseguenza il fedifrago, ma del resto da un meccanico che ti aspetti?) come una deficiente d'accademia, dedita al commercio di abiti usati, alla coca, ai selfie delle proprie pudenda e ai ricoveri al pronto soccorso causa ostriche.
In pratica come avrebbe fatto una qualunque signora del quarto piano per consolare la derelitta. Ora vado su e chiedo alla signora Annamaria se non vorrebbe fare un pensierino sullo Strega.
Che libro orrendo! Un non-libro. Non leggo qualcosa scritta così male da tempo. In realtà sarebbero 0 stelline, ma un po' come per i voti, non si può dare 0. Sembra scritto da un'adolescente. Ed è arrivata tra i cinque finalisti del Premio Strega 2016. Mamma mia. Non ci posso credere.
Pessimo. La vera protagonista è una figa depilata. Squallido e banale. La protagonista è una poveretta che passa le pene dell'inferno perché l'uomo che ama scopa con un'altra... a me veniva da ridere leggendolo. credibilità zero. prosa zero. plot zero.
Mi fanno ridere certi autori che parlano di Bestia, di Mostro, di Male e poi quando hanno a che fare con la parte più oscura di sè la censurano, la nascondono al mondo, perché chissà cosa può pensare la gente, per paura che i lettori e le persone che li conoscono si facciano un'idea orrenda sul loro conto. E con ciò, questi autoruncoli, non arrivano mai a scarnificarsi e a toccare le carni del lettore. A far loro provare veramente qualcosa e quindi lasciare il segno, che sia schifo, meraviglia, orrore o che altro.
Sin dalle prime righe Elena Stancanelli invece mi ha mostrato tutto. Mi ha fatto piangere, perché ha risvegliato dei ricordi dolorosi, mi ha fatto ridere con gli eccessi della protagonista, mi ha messa in imbarazzo, disturbato... ma come sono grata per le sue parole, come sono grata per la sua storia. Ho sempre fame di libri così. Come si fa a scrivere viaggiando col freno a mano, per paura di dar fastidio a qualcuno? Allora che scrivi a fare? Scrivi perché si possa dire che sei uno scrittore o una scrittrice nota/o. Apprezzato/a? Allora è un atto narcisistico ed egoista, non è arte.
Leggo qui su Goodreads commenti di donne scandalizzate che danno recensioni negative perché si parla impudicamente di un organo che abbiamo tutte e che forse non ci guardiamo abbastanza, per capire chi siamo e da dove veniamo. Questo romanzo breve parla di quanto un corpo e un anima riescano ad andare al fondo di sè e trovare il "male" che infondo abbiamo tutti dentro, come bilancia al "bene" naturalmente. Siamo fatti di questa dicotomia infondo. Il personaggio femminile riconosce il mostro, lo accetta, lo invita a banchettare, lo usa, ci va metaforicamente a letto, muore sempre metaforicamente e rinasce. Ma non come nei romanzetti buonisti, dove l'eroina ne esce come un cristo risorto. Oppure conosce un altro che le fa ritrovare fiducia nell'amore. Finalmente un romanzo che racconta di altri finali. Finalmente una donna reale. Più cinica, disincantata, razionale. Perché se ne esce anche così, da storie come queste.
Ho dato 4 su 5 stellette, primo perché non esiste solo l'analisi e lo xanas. E ci sono troppi autori che ricadono sempre sugli stessi errori senza fare un pò di ricerca. Se devi andare nello psicologico informati. Esistono la terapia cognitivo comportamentale, esiste il counseling, ecc. ecc. Ma nei romanzi psicologici italiani siamo rimasti ancora a Freud e un pò la cosa mi ha rotto le balle. Poi perché nelle ultime 30 o 40 pagine sono stata sbattuta fuori dal "teatro". Non saprei come spiegarlo meglio senza dilungarmi troppo. Non ho sentito più il personaggio. Nel senso di "feel", all'inglese maniera. E niente, l'ho perso.
Ni. Non è mica brutto, anzi m'è piaciuto lo stile e soprattutto ho trovato interessante il tema, un'ossessione che porta, a volte, all'autodistruzione. Non l'ho trovato volgare; certo è un po' forte, ma quando si sprecano scene di violenza non ci si scandalizza mai, perhé col sesso sì? Io personalmente mi chiedo: è gratuito o è funzionale alla storia? Qui mi pare che la risposta sia la seconda. Però è molto preciso, in particolare quando descrive i modi e le maniere dello stalking su internet va per bene nei dettagli, e allora mi aspetto esattezza, invece ho trovato un errore macroscopico nel resoconto di alcune dinamiche con cui la protagonista – che non è un hacker ma che sa muoversi bene sui social network – controlla il suo ex e la di lui nuova fiamma. In pratica lei sa le password di questo ex, quindi gli entra negli account, compreso quello di posta, dove cancella le mail che lo dovrebbero informare che qualcun altro (lei) ha fatto dei login da altri dispositivi rispetto ai soliti (di lui). Capita pure che lui la scopra e cambi le password ma le scelga facili (apposta?), così lei le indovina e rientra senza problemi. Poco plausibile ma ok. Insomma, la protagonista, Anna, si logga nell'account Facebook dell'ex e legge i messaggi privati che lui scambia con la nuova ragazza (che gli manda autoscatti porno). Ma concentriamoci sul fatto che Anna è loggata in questo account Facebook. Una volta lì può benissimo anche fare altro, ad esempio vedere la timeline, o andare sui profili degli amici di lui, in particolare sul profilo di questa nuova donna (che ovviamente l'ex ha tra gli amici). Eppure poco dopo l'autrice ci dice che Anna si crea un suo profilo finto (con foto e nome falsi) e chiede l'amicizia alla rivale per poter vedere il suo profilo, i post che condivide, eccetera. Questo non ha nessun senso. Inoltre ho riscontrato un cambio di passo un po' esagerato tra la prima parte, tutta flusso di coscienza e stalking on-line, e la seconda, a dir poco rocambolesca. Insomma, un romanzo con buone premesse ma che s'è sgonfiato molto, e che francamente non so come sia potuto arrivare nella cinquina finale per il Premio Strega, però neanche da buttare.
Cuando leí la sinopsis me llamó mucho la atención y esa fue la principal motivación para leerla. Cuando llevaba dos páginas leídas me di cuenta de que había acertado, aunque tengo que reconocer que esta es una novela que se ama o se odia por la franqueza con que la autora habla de algo que todas hemos sentido en algún momento. El título está excelentemente escogido porque de eso trata, de cómo Anna desnuda su alma ante el lector después de saber que su pareja Davide mantiene una relación con otra chica. Y lo llega a saber por esas casualidades de la vida y que ahora con los móviles y los Wassaps cada vez se dá más y cada vez están poniendo en tela de juicio muchas relaciones que aparentemente eran felices. En este caso se trata de un teléfono mal colgado y una conversación que escucha Anna la que desata su locura. Sí, locura porque a eso es a lo que asistimos en las 152 páginas que tiene la novela. La locura de los celos, de la desconfianza y de la mentira se apoderan del cuerpo y la mente de Anna y párrafo a párrafo asistimos a ella, contada por ella misma, y a la que no le basta con la separación porque ya ha entrado en una imparable espiral de autodestrucción. La novela no está dividida en capítulos, solo unos espacios nos separan unos pensamiento de otros, unos deseos de otros, unas confesiones de otras, salpicadas de comportamientos caóticos, obsesivos, poco reflexivos y mediatizados por una intensa perdida de autoestima que le hace rozar el infierno. Al final es sorprendente el afán se supervivencia de Anna y qué le lleva a seguir adelante, pero para saber qué sucede te recomiendo que la leas.
Questo e' un Non - Romanzo Storia , sinossi , e contenuti pari allo zero. Scritto con i piedi! Vorrei propio sapere com'è stata candidata al premio Strega 2016!!! Ci sono autrice che meriterebbero molto questa nomination ma nn lei ! Lettura non consigliata
A parte la depressione continua e totale, la trama insipida, pagine e pagine ripetitive, il finale insulso e privo di un qualsiasi insegnamento e/o morale, in effetti un pregio ce l'ha: ha poche pagine. Bah
Disturbante, ma decisamente ben scritto, per quanto la sua presenza nella cinquina dello Strega mi dia da pensare, comunque é un premio delle case editrici quello.
Es un libro corto que por momentos se me hizo largo. No logré conectar con la protagonista y su obsesión, reconozco que es una propuesta original y bien escrita pero no logré conectar... cosas que pasan
ho provato quasi imbarazzo leggendo questo romanzo- perché si entra nella mente della protagonista e nella fine della sua relazione, raccontata senza fronzoli, con tutte le ossessioni, il dolore, le scompostezze che portano una donna *normale* a scivolare nella follia temporanea e nell'autoannullamento. non accade nulla di eclatante- se non verso il finale realisticamente grottesco e liberatorio- e la quotidianità fatta di ricerche, controlli della posta altrui, applicazioni dell'iphone, pedinamenti, telefonate e chili persi è quella che abbiamo sentito mille volte e magari anche vissuto. tutto molto banale (ammesso che il termine possa avere un'accezione positiva) e consolatorio- perché si sa che finirà bene, con un po' di peso riacquistato e una nuova consapevolezza- e alla fine si simpatizza anche con la protagonista fuori di testa.
La verdad es que no tengo claro si me ha gustado o no. Tenía ganas de leerlo porque la sinopsis es atractiva y el principio de la historia es bueno, lo que te crea unas expectativas que no se cumplen porque se vuelve repetitiva en algunas páginas (aunque me he sentido identificado a ratos con la protagonista y la he entendido muy bien) y parece que va a ser siempre todo igual, llegando a hacerse pesado, y eso es mala señal en un libro tan corto. Parece una buena historia que no ha sabido desarrollar bien. A pesar de todo, el último tercio me pareció divertido y me preguntaba cómo acabaría. Así que si sumamos esto a que la premisa es interesante, puede que tenga más cosas positivas que negativas.
Un libro coraggioso che fa fronte - si mette proprio dentro, diffati, fino a limiti insospettati e sorprendenti ai sentimenti scuri che abbiamo tutti all'ora di soffrire la faccia nera dell'amore. Se si può chiamare amore. Gelosia, ossessione, angoscia, vendetta... sarebbe una ricetta per un libro duro da leggere, ma nelle mani di questa eccellente scrittrice, diviene tutto il contrario. Non ho potuto lasciare di leggere quest'opera grandissima fino alla sua soluzione. Un libro soprattutto psicologicamente nudo, onesto, che guarda dentro senza paura.
Letto in un fiato, mi ha colpito l'analisi introspettiva di un dolore totalizzante, capace di far perdere lucidità e dignità. Scritto bene, scivola veloce. E ho compreso il motivo per cui Francesco Piccolo lo ha candidato allo Strega: un comune senso del narrare la quotidianità più intima, in un momento particolare della vita. Piccolo lo ha fatto ne "La separazione del maschio", la Stancanelli con la storia di Anna e della sua disperazione compulsiva.
Il tema è molto sfruttato e quasi banale, perché di donne (e uomini) abbandonate e delle loro ossessioni è piena la letteratura, ma la lettura non mi ha generato né empatia né pathos , forse perché la vicenda è troppo grottesca , troppo ossessiva e sguaiata. Ma forse questo ne è anche il relativo pregio, insieme a una certa vivacità di scrittura che lo rende tutto sommato apprezzabile anche se non proprio piacevole.
Recensione a cura di Kayla Swarte per Feel The Book
Edito lo scorso anno, e arrivato nella cinquina del prestigioso Premio Strega, “La femmina nuda”, di Elena Stancanelli, è uno dei libri più stroncati dalle recensioni su piattaforme quali Amazon o Anobii.
Giudizi sommari o ben argomentati, tutti hanno in comune un livore nei confronti del romanzo e del linguaggio scelto, che sembrano dire molto di più di un libro non riuscito, o riuscito male. È come se l’autrice avesse toccato un nervo scoperto. E molti non gliel’hanno perdonato.
È la storia di Anna e Davide, una coppia come tante. Due persone che si piacciono, si innamorano, e imbastiscono una convivenza finché qualcosa cambia. Le liti diventano velenose, i rinfacci quasi violenti.
Storia di un amore finito, che prima di essere archiviato da una delle due parti, in questo caso Davide, diventa ossessione per l’altra. Dopo essere stata lasciata, Anna precipita “un anno nel regno dell’idiozia.” Anche lei ha tradito, ma non era pronta a voltare pagina, e sicuramente a scoprire che Davide, invece di scegliere la strada facile del tradimento collaudato, si è innamorato di un’altra: una donna più giovane, per la quale prova un’attrazione fisica che ferisce Anna sopra ogni cosa, la annichilisce e la fa sentire finita.
Anna chiama la rivale “Cane”, perché così si chiama il suo cagnolino per ironia o mancanza di acume. E racconta la sua caduta all’amica Valentina, che pure le è stata accanto in quell’anno di miseria, una presenza silenziosa che le ha permesso di elaborare la fine della sua storia con Davide come un lutto.
Anna non si nasconde più, il peggio è passato, in qualche modo ora è rinata e si è faticosamente lasciata alle spalle il dolore. Ora può raccontare e lo fa senza filtri. Ricorda quanto labile sia il confine di una coppia, quanto le identità sembrino liquide dopo una convivenza tanto da non riconoscersi più, da non sapere chi si era prima.
Anna segue Davide, ne intercetta email, scardina password, cancella gli avvisi di sicurezza. Incurante di scivolare nell’illegale, sembra ostinata a perseguire la propria caduta: legge la sua posta e poi lo chiama, raccontandogli tutto. Lo sfida a trovare altre password e, poi, tenta di accedere ancora.
Controlla i suoi spostamenti con un’applicazione dello smartphone, godendo e soffrendo insieme quando sempre più spesso Davide si ferma a casa di “Cane”. Ogni tanto continua a fare sesso con lui, per svilirsi, per toccare il fondo. Beve e si fa usare da altri uomini senza perseguire il proprio piacere. Vuole essere usata e gode di sentirsi meno di uno strumento.
E così, di bassezza in bassezza, di miseria in atteggiamenti sempre più dannati, disperati e decadenti, Anna arriva a incontrare “Cane” e ad accettare il suo invito per un’uscita…
Difficile dare una valutazione di questo romanzo. A chi non è capitato di fare delle idiozie dopo la fine di un amore? A chi non è capitato di vivere un periodo simile a un’implosione? Per questo penso che le varie critiche ricevute dai lettori siano in qualche modo legate al proprio vissuto e non solo al romanzo.
È sicuramente un testo claustrofobico e il linguaggio crudo non aiuta. Diretto, scurrile, volgare a tratti, è lontano dalla classica prosa letteraria. Ha il pregio di stupire. E più che un’operazione commerciale, mi sembra il tentativo coraggioso della casa editrice, La nave di Teseo, di portare avanti una linea sperimentale oltre a titoli rassicuranti. E amo chi osa.
I veri limiti sono altri: le sezioni ripetute, le immagini abusate, l’uso delle parti anatomiche che, dopo un po’, diventa abuso e non più stratagemma letterario. Anche la forma delle lettere all’amica è piuttosto logora e poco convincente.
Sono tante le concessioni che il lettore fa alla pagina: dallo stereotipo che l’altra donna, la rivale, sia una figurina sciocca al limite del danno neurologico, al messaggio che la bellezza debba necessariamente essere sinonimo di magrezza. Il benessere nella taglia 40.
Bella l’immagine del corpo che si staglia in tutta la narrazione: dalla sofferenza alla liberazione che passa anche attraverso la sessualità libera.
È un NÌ.
L’idea sembra stiracchiata per fare mole, per ottenere consistenza là dove manca, e il finale è così grottesco da risultare posticcio. Ma è un testo che doveva stare allo Strega, premio discusso e discutibile, che da sempre porta avanti un discorso di letteratura alta e ingessata. “La femmina nuda” ha dato fastidio e questo è già un risultato.
Editing recensione a cura di Lilith per Feel The Book
Una storia molto forte e d'impatto con una grandissima introspezione della protagonista che racconta ad un'amica un momento della sua vita che l'ha portata alla distruzione di se stessa. È un romanzo dell'argomentazione molto forte ed è raccontato in modo molto esplicito e per questo può suscitare diverse reazioni nel lettore e devo ammettere che io non l'ho apprezzato quasi per niente. Chiaramente l'autrice voleva fare arrivare un messaggio, che arriva chiaro e diretto ma che non credo non sarebbe arrivato altrettanto chiaro in altra maniera.
Personalmente non mi è piaciuto quando ad un certo punto si parla per pagine e pagine, nei minimi dettagli, della fica depilata della sua rivale arrivando ad essere a mio gusto volgari, eccessivi e inopportuni... mi ha lasciata molto perplessa questo pezzo che è andato a spezzare l'atmosfera che aveva creato fino a quel momento l'autrice. E' certamente vero che ci ha anche fatto comprendere fino a che punto fosse arrivata la follia di Anna, che è sempre meno lucida e completamente fuori controllo, ma per quanto mi riguarda, per come è stato scritto e pensato il romanzo, ovvero come un racconto a cuore aperto di un periodo difficile ad un'amica, a cui la protagonista parla direttamente, come se fosse una chiacchierata, una confessione, il tutto perde parecchio di credibilità perchè non credo che quando vai a raccontare ad un'amica di quello che hai passato parli due ore della fica di un'altra...ma potrei anche sbaglirmi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che il romanzo è davvero molto breve e la cosa si protrae per praticamente metà libro, cosa che mi ha portato ad accantonare la lettura più volte esasperata. Ho voluto comunque arrivare fino in fondo per sapere come la storia andasse a finire e ne sono rimasta nuovamente delusa; la parte finale l'ho trovata troppo surreale e forzata ed il finale molto frettoloso. Al culmine della follia la protagonista parla e fa molte cose davvero poco sensate e voglio sperare che la mancanza di rispetto che è presente per chi lotta contro il cancro sia stata inserita dall'autrice solo per rendere meglio il suo personaggio, fatto sta che a me ancora non va giù. Come già detto c'erano moltissimi altri modi in cui si sarebbe potuta raccontare questa storia e con molta più sensibilità e rispetto.
Vrouw ontdekt, na relatie van vijf jaar, dat partner met meerdere vrouwen vreemdgaat.
De hoofdrolspeelster Anna, (haar naam wordt maar één keer genoemd in het boek) gaat vervolgens een ziekelijk controlegedrag ontwikkelen ten aanzien van haar -inmiddels ex-partner Davide, met wie ze nog af en toe het bed induikt.
Ze controleert Davide dagdagelijks en haast aanhoudend via in te loggen op zijn Facebookprofiel en via een trace-systeem op zijn iPhone, zelfs nadat hij de wachtwoorden wijzigde en ze de nieuwe weet te raden... (Je maakt als schrijfster de personages natuurlijk zo dom als je zelf wil…)
Zo ontdekken we, samen met de hoofdrolspeelster, dat er één vrouw is waar Davide echt op valt: ‘Hond’ (omdat ze altijd een hondje bij heeft met die naam) en dat zij met hem aan ‘sexting’ doet door close-ups van haar intieme delen naar hem te zenden.
Ondertussen verkommert de hoofdrolspeelster van verdriet en doet zij niets anders dan huilen, zich verhongeren (‘van maatje 40 naar 36’) en laat zij zich neuken (een woord dat zeer veel in het boek voorkomt) door zowat iedereen die haar pad kruist ..
Echt moeten doorbijten om het uit te lezen.
Het einde van het verhaal, van het hele boekje, kan worden samengevat in de laatste zinnen ervan:
“Ik ben toegewijd aan mijn lichaam, want het heeft me gered. En aan dat van anderen. Met al het andere, verliefdheden en liefdes, zou ik het liefst niets meer te maken willen hebben. Helemaal vermijden, die onhandige vertrouwdheid die we met veel moeite opbouwen met nieuwe mensen, door te vertellen over gebeurtenissen en wandaden uit ons leven, over onze gelukkige kindertijd, en wat er over is van onze dromen. Ik geef niks meer om intimiteit die we aan elkaar doorgeven als een lucifer, steeds sneller om ons er niet aan te branden. Ik word treurig van steeds diezelfde dagdagelijkse handelingen, die met elke relatie steeds smakelozer worden. Ik heb het geprobeerd, maar het werkt niet voor mij.”
Als dit genomineerd wordt voor de prestigieuze Italiaanse literatuurprijs ‘Permio Strega” zoals op de achterflap te lezen is, moet het aldaar zeer triest gesteld zijn met de literatuur….
Difficile, per quanto mi riguarda, dare un giudizio sensato, univoco, categorico su questo romanzo: chi parla di eccesso, atti esagerati, malattia mentale cronica, è perché ha avuto la fortuna di non vivere mai uno spaesamento simile, sulla sua pelle o su quella di un amico. Per la mia, seppur piccola, esperienza posso confermare che molte delle sensazioni (non le azioni in cui si sono sfogate) sono tipiche di questa forma di ossessione. Mi ci sono felicemente ritrovato. Lo stile è a tratti un po' sciatto, a tratti coinvolgente, bello il lessico, un po' ripetitive le metafore. Stancanelli è una delle giornaliste che apprezzo di più e in fondo sarebbe scorretto dire che mi ha deluso. Certo, non mi ha neanche entusiasmato al massimo. Il finale, per esempio, non è mi è piaciuto: inutilmente violento, cattivo, autoreferenziale. Speravo in qualcosa di più "costruttivo", non dico moralistico. Mi sento comunque di consigliarne la lettura.
Quest'anno mi sono messo in testa di leggere tutti e dodici i candidati al Premio Strega. La Stancanelli, si dice sia la favorita. Soprattutto in merito alla Nave di Teseo sua editrice, neonata creatura di Elisabetta Sgarbi & Co. e che se vincesse sarebbe un segnale di disappunto verso l'editoria nostrana. I meriti? beh, è un racconto lungo, non un romanzo. Infarcito di volgarità al limite della noia. Qualcuno direbbe: non è una scrittura femminile. Personalmente non ci ho mai creduto, a questo genere di osservazioni, però è pesante, imbarazzante. Se inizialmente sembra instaurarsi un interessante discorso interiore, profondo e lacerante, il finale è un po' troppo sbrigativo e posticcio. Le riflessioni finali, ad esempio, non credo possano germinare dalla insipida "vendetta" dell'autrice sull'amante oca. E siccome vengono riportate nel retro copertina, a mo' di viatico, francamente mi ero immaginato ben altri sviluppi. C'è poi da domandarsi: fino a quando ci potrà salvare, il Corpo?
Esta novela la tenía hace tiempo en mi biblioteca virtual y hace poco —aburrida de la que estoy leyendo ahora— y atraída por su portada, me decidí a empezarla para ver cómo respiraba la autora. Y ya no pude dejarla. La leí casi de corrido.
Me parece que la autora escribe muy bien y, sobre todo, sin pelos en la lengua. Es la historia de una mujer que sorprende a su pareja poniéndole los cuernos y su reacción es de lo más extrema. Es increíble lo que pueden llegarnos a hacer las redes sociales tras una ruptura en estos tiempos.
Es valiente. Atrevida. Y creo que eso no ha gustado demasiado a los lectores. Como prueba, la baja calificación en esta plataforma. Yo creo que es refrescante y alentador que alguien siga escribiendo sin tener en cuenta lo políticamente correcto. Pues en cuestiones amorosas, sobre todo en las que acaban mal, la corrección no suele ser la tónica general. Y el tema que trata es duro. No por la infidelidad sino por la bajada a los infiernos de la protagonista.
La autora habla a una amiga, que puedes ser tú, lector o lectora. Y aunque no usa capítulos, solo pequeños tramos separados, la velocidad y el enganche a su lectura son endiablados.
En resumen, la novela me ha resultado brillante, cruda, valiente e infravalorada por la audiencia sin justificación verdadera. He descubierto a una autora que me gustará continuar leyendo. ¡Brava!
Me ha gustado bastante este libro. Es verdad que al principio parecía que no iba a tener grandes giros, giros que después han existido y que no he tolerado tan bien como me gustaría.
Quiero decir, la idea de mujer desnuda de sus emociones a través de una ruptura me encanta. Y la forma de narrar la historia también. Tóxica, paranoica, loca, desquiciada. Muy necesaria esta parte de la historia y del relato de una ruptura.
Pero el final, muy sin más. Creo que ese giro argumental sobraba totalmente.
L'ho trovato di uno squallore unico, tanto da non riuscire a finirlo. Pieno non di quella crudezza che ti porta da qualche parte, ma di una volgarità gratuita di cui non avevamo bisogno. Leggo di tutto, non mi stupisco di nulla e sopporto libri particolarmente forti. Ma qui siamo oltre. A pagina 50 ero già inorridita, a pagina 80 l'ho abbandonato, non potevo sopportare oltre. E per farmi abbandonare un libro di 150 pagine ci si deve mettere d'impegno. Non capisco come autori noti che apprezzo possano aver commentato positivamente il tutto.