Dalla quarta di copertina mi aspettavo molto di più da questo libro. Le premesse erano di per sé molto buone: focalizzarsi sul 1661 (l’anno di svolta per il regno di Luigi XIV) era un’idea ottima che lasciava ampio spazio di manovra, ma la resa è stata senz’altro deludente.
Se, infatti, la presentazione delle premesse storiche (quali i legami della famiglia reale con Mazzarino, la rivolta della Fronda e via discorrendo) sono dipinti molto bene, il proseguo sembra quasi un guazzabuglio d’eventi che si susseguono l’un altro fino a concludersi in una bolla di sapone: dell’inizio della politica del Re Sole, dei motivi che l’han portato ad essere il grande sovrano che conosciamo ci viene, infatti, detto poco o niente, se non quelle poche conseguenze che sono facilmente deducibili.
C’è, poi, l’altra storia, quella che procede parallelamente al quadro storico. Ebbene, sembra essere buttata senza alcun riguardo all'interno della narrazione, comparendo improvvisamente dopo la metà del libro dopo un breve cenno nel primo capitolo e non apportando assolutamente nulla al contesto. Insomma, a tratti l’ho trovata perfino fastidiosa.
Al di là della trama di fondo, l’altro enorme problema è stato lo stile: denso, lento, tanto che dopo un paio di pagine ti sembra di averne letto almeno una decina.
Unica nota positiva: d’Artagnan. Avendo amato il libro di Dumas padre prima e la serie televisiva poi, ritrovarmelo capitano dei moschettieri al fianco del Re è stata una grande soddisfazione, tanto da farmi sorridere ogni qual volta compariva sulla “scena”.