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La gente si rovina la vita per l'incapacità di gestire i propri sentimenti, nonostante sia estremamente produttiva nel lavoro intellettuale, impegnata nelle iniziative sociali e caritatevoli. Forse in questo nessuno ha più sensi di colpa di me.
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…e Alvy ancora una volta si rivolge al pubblico: "Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse stato divertente solo conoscerla. Pensai a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va da uno psichiatra e dice: 'Dottore, mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina.' E il dottore gli dice: 'Perché non lo interna?' E quello risponde: 'E poi a me le uova chi me le fa?' Be', credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi, ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova."
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Per come la vedo io, sei obbligato a scegliere la realtà al posto della fantasia. E la realtà alla fine ti ferisce, mentre i sogni sono solo follia.
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Il mio essere defilato o il mio atteggiamento sono spesso visti come espressione di distacco, di superiorità. E invece è depressione. [Ride.] La mia incapacità di essere partecipativo, la mia mancanza di interesse per quello che scrivono di me o per come vengono recensiti i miei film, l'indifferenza per gli incassi o per le reazioni del pubblico... spesso do l'impressione di essere superiore ma non è affatto così.
Quando me lo chiedono, rispondo, ovviamente dal punto di vista razionale: "Be', certo, preferirei che il mio film incassasse un sacco di soldi, che fosse amato da tutti." Il mio comportamento, però, dimostra che non faccio nulla affinché questo si verifichi. Io faccio i film.
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Ecco perché poi la gente viene indotta a ritenere che non mi importi niente, che sia troppo distaccato, o arrogante, o abbia la puzza sotto il naso. Come dicevo, tuttavia, non è così. Non è tanto arroganza quanto assenza di gioia. Non mi entusiasma, non significa nulla. [Sorride.] Parigi invece mi entusiasmò.
Sto cercando di spiegare quello che provo perché l'equivoco non mi stupisce: nessun riconoscimento assegnatomi da un essere umano potrebbe rivestire reale importanza ai miei occhi. Potrei ricevere qualcosa di davvero significativo soltanto in un altro universo. [Risatina.] So che questa viene vista come eccentricità, o distacco, e che può dare adito a commenti del tipo: "Pensa di essere al di sopra di tutto". Ma io non sono al di sopra. Magari al di sotto o, eventualmente, a fianco…
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Questo spinge immediatamente una persona religiosa ad attribuirmi la conclusione: "Be', se oggi mi va di ammazzare qualcuno non ci penso due volte, tanto posso sempre sperare di cavarmela." Si tratta però di una conclusione falsa. Io sto in realtà dicendo un'altra cosa, e non è un messaggio subliminale o esoterico, ma chiaro come il sole: dobbiamo prendere atto del fatto che l'universo è privo di Dio, che la vita è priva di significato, è spesso un'esperienza terribile, orrenda, senza alcuna speranza, che i rapporti d'amore sono molto, molto ardui eppure, malgrado tutto, dobbiamo trovare un modo non solo per tirare a campare ma per condurre una vita retta e dignitosa.
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Mi rendo conto del perché io possa essere percepito come bambinesco più che infantile. È anche vero che mi trovo più a mio agio con i piccoli perché non ripongo grande fiducia negli adulti. [Ride.] Non che mi fidi di molti bambini, del resto. E poi non sopporto gli animali da compagnia... di nessun genere. Ma questo non risponde alla tua domanda. Forse è il mio impaccio nei rapporti sociali a farmi sembrare immaturo. Ho le mie fobie e un'ansia generale su molte cose... cene di gala, incontri, viaggi, [ride] la doccia, ho sempre incontrato difficoltà nelle cose più insignificanti della vita.
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Il rovescio della medaglia di quella che i miei amici chiamano "immunità alle critiche" è l'incapacità di godersi appieno i frutti del successo. Non sto dicendo che detesto il denaro ma, in estrema sintesi, malgrado tutte le adulazioni del mondo si rimane, ahimè, mortali. [Fa spallucce, poi ride.] Come ti dicevo, la mia timidezza e l'incapacità di scrollarmi di dosso la nuvola nera che deriva dalla comprensione della realtà delle cose mi fanno apparire lontano e inavvicinabile, malgrado io non sia affatto distaccato né solitario... È solo l'ennesimo ritratto fallace che danno di me. Tra parentesi, questo non significa che non possa condividere anche le critiche più severe su qualche mio film, nel caso giungano alle mie orecchie. Ho un occhio molto critico nei confronti dei miei lavori e di quelli altrui. Un tempo leggevo le recensioni che mi riguardavano. Oggi non lo faccio più, perché le ritengo distrazioni del tutto inutili... trovo assurdo leggere che oggi sei un genio comico o che domani sei in malafede. Qual è il beneficio di riflettere su sciocchezze tanto stravaganti?
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Per quanto riguarda i rapporti di coppia, ho sempre creduto che puoi provare, provare e riprovare ma in fin dei conti è una questione di fortuna; e io l'ho avuta.
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Non che mi ritenga un autore completamente privo di talento, ma non ne ho di certo a sufficienza per mantenere attiva la circolazione sanguigna una volta che sarà intervenuto il rigor mortis. Questo è il motivo per cui l'eredità non conta nulla. Ho espresso il concetto in modo migliore in una mia battuta: "Anziché continuare ad abitare nel cuore e nella mente delle persone, preferirei continuare ad abitare nel mio appartamento."
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Il vero divertimento è stato nel farlo... l'ideazione, la realizzazione, l'impegno profuso. Dopo, non voglio più saperne nulla. Non posseggo DVD dei miei film, non ci penso nemmeno. Ormai li ho fatti.
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Dopo i primi due o tre film. Mi resi conto che mi divertivo a farli ma che, una volta usciti nelle sale, il gradimento o meno da parte del pubblico non significava nulla per me. Certo, meglio quello che avere dietro la porta quattro delinquenti, con una corda. Comunque, il sabato sera mi ritrovavo lo stesso da solo a casa, alle prese con il dilemma se ordinare dal ristorante cinese o prepararmi due uova. E continuavo a non capire come mai la biondona della palestra, con il suo stacco di coscia e la pelle abbronzata, non perdesse la testa per questo "nuovo brillante comico cinematografico". Non mi cambiava affatto la vita. Poi, con l'arrivo delle prime critiche negative, gli insuccessi di pubblico dei miei film, anziché piombare nello sconforto come avrei immaginato, scoprii che la cosa non mi feriva più di tanto. Tra parentesi [ride], la bionda continuava a non cagarmi di striscio. Non so se è una fortuna o una maledizione. Non ho reazioni estreme, né in positivo né in negativo, mi concentro soltanto sul fare... come se fossi alle prese con un bel puzzle. Nei manicomi è il lavoro che tiene occupati e tranquilli i ricoverati.
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