Ma questo sedicente specialista ha mai pensato che se un animale la cui vita si esaurisce tra le mura di un appartamento si mostra aggressivo, fobico, stressato o semplicemente disubbidiente questo potrebbe non essere sintomo di un disturbo del comportamento ma di sostanziale infelicità? Certo il capriccio e l'egoismo secondo cui spesso una famiglia prende un cucciolo e la trascuratezza con cui lo tratta una volta cresciuto, quando manifesta le proprie "scomode" esigenze e diventa un fastidio, sono ben più spiacevoli da ammettere e da affrontare rispetto a una presunta patologia psichica da imputare al gatto... Se invece che un veterinario l'autore fosse un medico temo che i suggerimenti di terapie farmacologiche mirate a inibire gli istinti di felini "problematici" diverrebbero prescrizioni di Ritalin con cui imbottire i figli iperattivi di genitori assenti o incapaci di cura.
La citazione di esperimenti di cucitura delle palpebre di micini per lo studio dello sviluppo della vista dei gatti è a dir poco orribile e niente affatto necessaria ai fini del manuale. Al limite del maltrattamento trovo poi i trucchi consigliati per ammaestrare un "gatto da circo" e soprattutto la considerazione che un gatto depresso possa essere un ottimo e pratico "peluche vivente".