Ho aperto il libro leccandomi i baffi - sia perché il titolo è già abbastanza evocativo in sé, poi per la citazione di Poe in epigrafe: "E ora, lascia vagare il tuo sguardo su Samarcanda! Non è forse la regina della Terra? Fiera, al di sopra di tutte le città, e nelle sue mani i loro destini?", e infine scoprendo che la voce narrante inizia a raccontare a partire dal 1912, la stessa epoca in cui sono ambientate tutte le mie letture di quest'estate - ma stanotte lo ho terminato con una piccola punta di delusione: mi aspettavo una lettura straordinaria, da 5/5, e invece manca un po' di mordente. Arriva sempre molto vicino all'essere completamente avvolgente e avvincente, ma per un motivo o per l'altro manca sempre l'ultimo passettino verso la perfezione.
In ogni caso, lettura che merita attenzione e che non può meritare meno di 4 stelle. La mescolanza di verità storiche con invenzione è semplice eppure molto ben congegnata. Va decisamente ad appaiarsi con due letture significative della primavera dello scorso anno: La casa della moschea di Kader Abdolah e La scelta di Sudabeh di Javadi Fattaneh Haj Seyed. Non solo tre libri consigliati, ma consiglierei proprio di leggerli insieme o comunque tutti di fila.
La prima parte, ambientata nella Persia del XI sec. è certamente quella più sentita dall'autore: anche a distanza di tanti anni, non ho faticato a riconoscere la stessa mano de Le crociate viste dagli arabi. In questa prima parte si imparerà qualcosa sulla storia di Omar Kayyam di Nishapur: matematico, medico, fisico, astronomo e astrologo oltre che poeta, e che avevo già trovato nel libro dello stesso Maalouf citato appena qui sopra. E si apprende anche della popolare storia (come sempre leggasi: leggenda con fondo di verità) di Hassan Sabbah, con la fortezza di Alamut e l'ordine degli Assassini: di questi avevo già letto in Baudolino di Eco, il quale certamente non è l'ultimo arrivato in fatto di storia medioevale, ma in questo romanzo di Maalouf ho trovato nuovi e interessanti risvolti storici ed etimologici. Sarebbe improprio descrivere questa prima parte del libro come una ipotetica "milleduesima notte"; piuttosto è corretto dire che la prima parte di Samarcanda è una raccolta di Mille e una notte in miniatura: è un contenitore di tante storie, tante ambientazioni, tutte incastrate l'una nell'altra, su più livelli temporali e spaziali, che sfrutta tutte le dimensioni possibili per estendersi e dispiegarsi. Per quanto i personaggi restino sempre un poco algidi, una soddisfacente parte di emozioni la si ricava da ambientazioni e atmosfere.
Con la seconda parte, oltre al tema del fascino dell'oriente e della storia medioevale, subentrano i temi della storia moderna della Persia/Iran, il tema del "mal d'oriente" negli occidentali e una insospettabile (nonché sempre attualissima) virata verso i temi della Resistenza e della primavera araba. In questa seconda parte si farà conoscenza più da vicino con il personaggio di fantasia che è la voce narrante del romanzo e si seguiranno le sue scorribande in lungo e in largo tra America, Europa e Asia, tra la fine del XIX e l'inizio del XX sec. Tutto sommato riesce a essere abbastanza evocativa e di atmosfera anche questa seconda ambientazione, già solo il fatto di applicare il tema del viaggio alla fine del XIX secolo è estremamente coerente e realistico.
Maalouf scrive in francese, ed il titolo originale del romanzo è Samarcande, tradotto pari-pari in italiano. Il frontespizio all'interno, però, porta il titolo Il manoscritto di Samarcanda, ed è effettivamente questo il titolo più appropriato, non vi si racconterà tanto della città quando di una storia che da lì ha avuto origine.
Autore sempre interessante, arguto e posato, una volta ogni tanto è sempre bene - oserei dire salutare o igienico - aggiungere un suo titolo alla wishlist.