I misteri della Repubblica da Ustica al caso Calipari, le mazzette ai Talebani, la guerra degli americani contro la magistratura italiana, la partita per il nucleare, fatta di pressioni diplomatiche, tangenti e giochi di potere. Le trame del Vaticano, la compravendita e lo stoccaggio di armi, l'assalto delle multinazionali alle nostre istituzioni e al nostro mercato del cibo. C'è una parte del Paese che procede nell'ombra e che continua a sottrarsi all'opinione e al giudizio dei suoi cittadini. È l'Italia taciuta, non detta, che produce segreti, che coltiva rapporti sconvenienti, che si smentisce nei fatti. La stessa Italia che tuttavia non è sfuggita allo sguardo di WikiLeaks, l'organizzazione che ha aperto gli occhi di milioni di persone sull'inquietante serie di illeciti commessi da governi, istituzioni e aziende di mezzo mondo, e messo in crisi i Servizi segreti di molte nazioni. Per la prima volta in questo libro di Stefania Maurizi - l'unica giornalista italiana a cui Julian Assange ha consegnato i database segreti di WikiLeaks - vengono rivelate le informazioni contenute nei file dedicati al nostro un percorso unitario che riproduce una preoccupante fotografia "in negativo", un quadro brutale e non più trascurabile dei metodi con i quali si governa l'Italia.
"Dai documenti emerge infatti una gravissima situazione economica, una politica estera pericolosamente vicina alla Russia di Putin, una classe dirigente a sovranità drammaticamente limitata, dove un ministro, prima di relazionare al Parlamento, va a chiedere di coordinarsi con gli americani e il governo italiano non può permettersi di cercare la verità neppure su un singolo episodio, come la morte di Nicola Calipari. I cablo non lasciano dubbi su quanto sia corto il guinzaglio della nostra democrazia. [...] Gli Stati Uniti fanno pressione per difendere gli interessi delle loro multinazionali e per avere più soldati e più armamenti per le loro guerre, contribuendo a sbancare uno Stato che non ha i soldi neppure per ospedali e scuole."
Una democrazia dal guinzaglio corto. Un paese in cui, chi governa, prende ordini da qualcun'altro. Questa è la situazione dell'Italia, ma non è una novità. I file di Wikileaks, soprattutto quelli inclusi nel filone "cablegate", riescono a fugare qualsiasi tipo di dubbio (semmai ce ne fossero ancora) sull'identità del vero padrone di questo paese. Se gli Stati Uniti chiamano, l'Italia deve rispondere - con più o meno entusiasmo, in base all'interlocutore, ma non sono ammesse risposte non in linea con gli interessi del padrone. È per questo che mi fanno molto ridere (e anche molto schifo) i nostri politicanti, che parlano sempre di "mettere al primo posto" gli interessi nazionali, quando in realtà fanno sempre il contrario. Di fatto, la volontà del cittadino conta meno di zero 🤦♀️. Contano le necessità delle grandi multinazionali (produttori di armi in primis), delle lobby, dei fondi di investimento, dell'intelligence americana, che vedono nell'Italia l'ennesimo cavalier servente da tenere sotto controllo. Con buona pace degli "interessi nazionali". O della "volontà degli italiani".