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La suspense
La suspense è una delle strategie narrative più antiche, già utilizzata da Euripide, e al tempo stesso un ingrediente quasi ineliminabile della letteratura e della cinematografia del Novecento, dove sembra avere svolto la funzione di magico attrattore dei lettori/spettatori. Addirittura, oggi la suspense è diventata la “banda larga” della narratività, sia essa costituita da serial tv, videogame, graphic novel, campagne pubblicitarie o romanzi. Il volume ne indaga, secondo una prospettiva intermediale, l’origine, le funzioni neurocognitive, gli effetti emozionali che produce e le ragioni dell’attuale trionfo: rappresentando l’anticipazione parziale di qualcosa che viene svelato solo in un momento successivo, la suspense ci tiene infatti incollati al futuro e ci trascina in una condizione di quasi cecità là dove essa vuole portarci, dagli scenari urticanti di Hitchcock alle distese di neve insanguinata di Stieg Larsson.
122 pages, Paperback
First published March 1, 2016
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Community Reviews
Displaying 1 - 1 of 1 review
February 20, 2017
Anche i non specialisti sanno che cos'è la suspense, perché è uno degli strumenti narrativi più usati e conosciuti. Pochi, però, saprebbero spiegarne le modalità, per questo tale libro è una risorsa preziosa.
La suspense spinge il lettore a desiderare di scoprire gli esiti narrativi di una vicenda, molto spesso legata a un personaggio. La suspense è possibile poiché gli esseri umani hanno la capacità di anticipare nella loro mente conseguenze future, partendo da alcuni dati presenti. La bravura dei grandi narratori sta nel disseminare la storia di questi elementi, tanto da incuriosire lo spettatore. Ovviamente, questi elementi devono sempre lasciare qualche dubbio, se non si vuole rendere la storia troppo banale e noiosa.
La particolarità di questo testo sta nel proporre un approccio che va oltre quello puramente critico: la suspense viene vista come una risorsa cognitiva capace di 'insegnare' al lettore a ragionare durante situazioni di stress. Infatti, il momento di suspense crea 'in vitro' una situazione di stress, dove il lettore è portato a ragionare per poter prevedere i possibili esiti del racconto. Oltre a ciò, la suspense crea anche un effetto di accorciamento temporale: infatti, la suspense spinge il cervello a reagire più velocemente, portando il lettore a immergersi nel racconto.
Ad avvalorare ancora di più questo rapporto tra cognitivismo e suspense, vengono presentati alcuni esperimenti: si mostra come la suspense sia capace di produrre materialmente 'piacere', poiché il nostro cervello rilascia dopamina quando una nostra predizione si realizza. Quindi, non solo la sorpresa, ma anche il sapere prevenire una futura scena del racconto provoca piacere, poiché il nostro cervello è 'costruito' affinché vengano premiate le nostre giuste premonizioni.
Inoltre la suspense ci permette di osservare un'altra cosa: la narrazione non è solo un'esperienza mentale, ma anche un'esperienza emotiva. Infatti, le due cose sono strettamente collegate: le nostre abilità cognitive di predizione non sono scollegate dai nostri sentimenti: l'ansia dell'attesa, la gioia della scoperta, la frustrazione del dubbio: sono tutte conseguenze emotive di ragionamenti.
Infine, il testo mostra come la suspense non sia solo affare di cinema e letteratura, ma anche di videogame e pubblicità: questo per sottolineare ancora una volta il fatto che la suspense sia uno strumento cognitivo dell'uomo e non solo un artificio letterario.
Testo per tutti, poiché la scrittura di Calabrese è molto chiara.
La suspense spinge il lettore a desiderare di scoprire gli esiti narrativi di una vicenda, molto spesso legata a un personaggio. La suspense è possibile poiché gli esseri umani hanno la capacità di anticipare nella loro mente conseguenze future, partendo da alcuni dati presenti. La bravura dei grandi narratori sta nel disseminare la storia di questi elementi, tanto da incuriosire lo spettatore. Ovviamente, questi elementi devono sempre lasciare qualche dubbio, se non si vuole rendere la storia troppo banale e noiosa.
La particolarità di questo testo sta nel proporre un approccio che va oltre quello puramente critico: la suspense viene vista come una risorsa cognitiva capace di 'insegnare' al lettore a ragionare durante situazioni di stress. Infatti, il momento di suspense crea 'in vitro' una situazione di stress, dove il lettore è portato a ragionare per poter prevedere i possibili esiti del racconto. Oltre a ciò, la suspense crea anche un effetto di accorciamento temporale: infatti, la suspense spinge il cervello a reagire più velocemente, portando il lettore a immergersi nel racconto.
Ad avvalorare ancora di più questo rapporto tra cognitivismo e suspense, vengono presentati alcuni esperimenti: si mostra come la suspense sia capace di produrre materialmente 'piacere', poiché il nostro cervello rilascia dopamina quando una nostra predizione si realizza. Quindi, non solo la sorpresa, ma anche il sapere prevenire una futura scena del racconto provoca piacere, poiché il nostro cervello è 'costruito' affinché vengano premiate le nostre giuste premonizioni.
Inoltre la suspense ci permette di osservare un'altra cosa: la narrazione non è solo un'esperienza mentale, ma anche un'esperienza emotiva. Infatti, le due cose sono strettamente collegate: le nostre abilità cognitive di predizione non sono scollegate dai nostri sentimenti: l'ansia dell'attesa, la gioia della scoperta, la frustrazione del dubbio: sono tutte conseguenze emotive di ragionamenti.
Infine, il testo mostra come la suspense non sia solo affare di cinema e letteratura, ma anche di videogame e pubblicità: questo per sottolineare ancora una volta il fatto che la suspense sia uno strumento cognitivo dell'uomo e non solo un artificio letterario.
Testo per tutti, poiché la scrittura di Calabrese è molto chiara.
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