La nemesi dell'empatico è da sempre il manipolatore. E' così in psicologia ed è così anche in questo romanzo urban fantasy di Francesca Noto, che forse conoscerete nella sua veste di traduttrice di grandi classici quali "Il ragazzo che entrò dalla finestra e si infilò nel mio letto" (povera Fra'!). La storia trae ispirazione dalla mitologia norrena, della quale io non sapevo nulla quando ho iniziato a leggere, e della quale tutt'ora non so nulla se non quel che era necessario alla scrittrice rivelare all'interno della storia per rendere comprensibili gli avvenimenti narrati. Tuttavia, pur non sapendone nulla, mi sento di dire che il suo esperimento è riuscito molto bene. Immagino che debba essere stato appassionante ridare attualità a miti di epoche passate, rendendoli vivi attraverso questi personaggi a noi contemporanei (per quanto la data dei fatti raccontati non venga specificata, mi pare).
I due protagonisti di questo romanzo sono pure astrazioni incarnate, per quanto ne ho capito io, o per come io li ho interpretati. Sono due empatici, o forse dovrei dire che sono l'empatia stessa, come concetto eterno e fuori dalla storia, intesa in due sensi differenti. Il personaggio femminile sente come proprio il vissuto emozionale degli altri in modo particolarmente intenso e, a differenza dei normali esseri umani, ne è travolta come da un'onda invisibile, a prescindere dal fatto che gli altri le siano di fronte e lei possa vederli, osservarli: molto simile a quello che in certi ambiti è chiamato super-empath, la sua sensibilità trascende l'attività dei neuroni specchio di fronte agli stimoli esterni, poiché riesce a captare le energie che si sprigionano dagli individui in un modo che resta invisibile all'occhio nudo. Ad un certo punto, comprenderà di essere in grado anche di lenire, in una certa misura, le emozioni altrui, attraverso l'intervento attivo, riducendo quindi la loro sofferenza; ma il suo è perlopiù un potere passivo, recettivo. Il personaggio maschile è l'altra faccia dell'empatia: lui non riesce a leggere le emozioni degli altri, non le comprende allo stesso modo, tuttavia è guidato da una forza istintiva, prerazionale, che lo obbliga a intervenire laddove c'è del dolore, una ferita. Lui è il lato attivo dell'empatia, è colui che non può sottrarsi dall'agire per porre rimedio al dolore: è un curatore. Insieme, operando congiunti, rappresentano tutto ciò che c'è di buono nell'essere umano, elevato all'ennesima potenza. Dall'altro lato, nella parte oscura, c'è l'inganno. I leader della fazione opposta si contraddistinguono per le loro doti manipolatorie. Anche questo è un potere che coinvolge fortemente la sfera psicologica, ma è direzionato in senso contrario; mentre la nostra protagonista femminile riesce ad entrare in contatto con la mente altrui, ma senza avere alcuna volontà di alterarla, manometterla, ingannarla per i propri interessi, i suoi nemici faranno l'esatto opposto. Entreranno di forza nei sogni, negli incubi, nei pensieri altrui, al solo scopo di far vacillare la loro sicurezza, per deviarli, manipolarli o per obbligarli a vedere ciò che loro desiderano che vedano. I primi agiscono nell'interesse degli altri, i secondi nel proprio, esclusivamente del proprio. La storia dell'umanità è in effetti basata su questo scontro eterno tra il bene e il male, tra amici e nemici, tra altruisti ed egoisti, tra aiutanti e manipolatori, tra empatici e psicopatici, eccetera eccetera. Se anche i miti norreni confermano questo vuol dire, come minimo, che già in epoche passate si era coscienti di questa verità. Costruire un fantasy su queste basi è un'ottima idea, e la scrittrice è discreta perché ha scelto di rivelare in modo progressivo, nel corso della storia, i concetti fondamentali. Lo ha fatto in modo sapiente, rendendo la lettura incalzante. Mi fa piacere di aver preso questo libro d'impulso al Lucca Comics, si è rivelata una buona lettura. Mi spiace solo che, rimanendo i libri delle piccole case editrici poco noti, gli scrittori debbano in prima persona cercare di convincerti a leggerlo (!) ma questo è un bene per me, che per via di questa circostanza ho l'occasione di fare due chiacchiere con persone creative, ed è una cosa che mi fa davvero piacere.