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Giùnapoli

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Per uno straniero ogni città è come un labirinto pieno di inquietudini e paure dove a ogni passo si corre il rischio di perdersi. Straniero a Napoli, la città dei mille clamori e silenzi, della luce e del buio, dell’alto e del basso, del naufragio e della bellezza, e di tutti i contrasti possibili e immaginabili, il protagonista di queste pagine muove i suoi passi per le strade della metropoli del Sud trascinando con sé un filo. Un filo che riconnette, come ha scritto Elena Ferrante, «i luoghi disintegrati delle emozioni », e tesse continuamente la qual è la forma di Napoli, la sua natura sfuggente che riduce puntualmente a cenere ogni sua immagine e rappresentazione? Dialoghi, incontri, nessun aspetto della città, delle sue leggende e dei suoi destini sfugge all’interrogazione dello straniero. C’è la Napoli che si può guardare con gli occhi rivolti al cielo, la città arrampicata sulla collina, piena di luce inaspettata e bianca. C’è la città in cui la luce s’illividisce all’improvviso, e all’improvviso conduce nella dimensione onirica dell’incubo. C’è la Napoli che si vede solo dall’alto e la Napoli che si vede solo dal basso. C’è la Napoli del ventre e quella dell’aria che ti sveltisce il cuore, la città frenetica e loquace, pronta allo scambio promiscuo e plurimo, lesta nello scoprire l’arte del meticciato, e quella della sporcizia e del vicolo, muta, sotto il peso di una colonna d’ingiustizia inemendabile. C’è la Napoli che sembra una stazione dalla quale non passano più treni, un binario morto della Storia, una città tribale, costretta a un’illegalità pulviscolare, e c’è la metropoli multietnica spalancata sul Mediterraneo… E tutte queste città sono racchiuse nella forma sfuggente, inafferrabile ma ben visibile della Città: la forma dentro la quale ognuno ha la necessità di rapportarsi, anche se non lo sa, e per la quale, se si rivolta il tappeto del mondo e se ne scorge per un istante la tessitura, è impossibile «non sperare che il filo di Napoli s’intrecci sempre più fittamente a tutti gli altri».«Il Giùnapoli di Perrella non rientra in nessuna delle categorie dei libri di solito dedicati a Napoli».Bernardo Valli, la Repubblica«Con la pazienza del filologo e lo stupore del poeta, Perrella percorre in lungo e largo Napoli, e intanto racconta il suo rapporto con la città, dalla a alla zeta. Un gran bel libro».Giuseppe Bonura, L'Avvenire«Giùnapoli è un libro di scorci. Il tempo è il sottile protagonista, tempo inesorabilmente fuggito, così il tono è dato dalla di sé, di Napoli, delle città in cui è vissuto, della propria famiglia (bellissima la figura del padre), degli amici».Marco Belpoliti, L'Espresso

185 pages, Kindle Edition

Published November 13, 2015

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Silvio Perrella

35 books2 followers

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Artemisia.
146 reviews
July 18, 2019
Acquistato un po' d'istinto in stazione, mi ha confermato che a volte anche una libraia navigata può toppare. E con Parrella ho toppato clamorosamente.
Libretto vago, troppo vago, di memorie e riflessioni su una città a cui l'autore non appartiene per nascita. Prosa senza verve, sbiadita e troppo generica, che non lascia appigli al lettore. A volte sembra un elenco infinito di fim, gruppi musicali, libri, ma sulla città c'è poco e, cosa ancora più problematica, resta poco in mente, conseguenza di una scrittura ondivaga e squilibrata.
Ampiamente passabile.
Profile Image for Ele Dalmonte.
191 reviews22 followers
August 5, 2017
Libretto di ricordi autobiografici e riflessioni varie e vaghe su Napoli, città in cui Silvio Perrella, palermitano di nascita, abita e lavora ormai da tanti anni.

Non mi è piaciuto: mi è mancata la scintilla che accende l'interesse per vicende, luoghi e nomi non tuoi: Perrella sarà un buon critico letterario (non so, non lo conosco in questa veste, che è poi la sua primaria) ma come narratore l'ho trovato sconfortante, del tutto inefficace.

Mi lascia qualche spunto di lettura, comunque sempre benvenuto (a parte Ferito a morte di La Capria che già conoscevo e di cui parla più ampiamente per intimità con l'Autore, mi sono appuntata Malacqua di Pugliese e Scala a San Potito di Incoronato), e uno stralcio di ricordo non suo, ma del suddetto e luminoso La Capria, che evoca per contrasto l'oscurità di Anna Maria Ortese durante una traversata comune verso Procida, e che ricopio qui sotto, uniche righe di tutto il libro che ho piacere di trattenere, fors'anche per affinità istintiva tra cupezze:

«Io [è La Capria che parla] avevo un pullover forse bianco o forse celeste, lei era vestita tutta di nero, forse portava ancora un lutto di famiglia. ... Si rifugiò subito nel salone interno del vaporetto. Sembrava che tutta la luce di quella mattina di primavera inoltrata fosse per lei insostenibile, le facesse male agli occhi, la ferisse nel profondo; e lei come una di quelle farfalle notturne che di giorno, con le scure ali incrociate, cercano un riparo in un angolo nascosto della casa, se ne stava appartata nel punto più riparato del salone.
Con gli occhi rivolti dentro se stessa non vedeva niente dello spettacolo di fuori, non lo splendore del mare che in realtà bagna Napoli, non la linea mutevole del paesaggio e la bellezza delle rive; e neppure vide l'isola che ci veniva incontro con tutte le sue bianche case smozzicate che si riflettevano nello specchio del porticciolo. Quell'eccesso di luce che scoppiava nell'aria doveva sembrarle irriguardoso e perfino indecente, la offendeva.»
Profile Image for Michaela Macháčková.
59 reviews8 followers
December 10, 2017
Sinceramente, da vera amante di Napoli, forse mi aspettavo troppo da questo libro. Sicuramente direi che il libro può avere un vero significato solo per le persone che hanno davvero vissuto a Napoli. Il significato che ha avuto per me è appunto il ritorno nelle vie di questa splendida città piena di contrari. Mi ha fatto rivivere i momenti più belli della mia vita. Devo però ammettere che è anche pieno dei momenti in cui l'autore continua a farci capire che sta scrivendo un libro e che forse "non è del tutto pronto a farlo" - personalmente direi che queste parti interrompevano la mia lettura e il libro sarebbe stato più bello senza.
Profile Image for Gianni Ascione.
204 reviews2 followers
November 15, 2020
Le nuvole veloci oltrepassano la luna nel cielo nero. È una corsa, dove vanno? La città laggiù è letteralmente ingoiata dall’acqua e dalla foschia. È un paesaggio di strepitosa potenza. È la città ed è anche l’anticittà, la no-città, la sì-città, il cielo e gli inferi dello stare insieme in uno spazio. Si chiama Napoli e porta con sé immagini, parole e suoni. È Napoli nel tempo e oltre il tempo. Ci vivo in attesa. Cosa aspetto?

Giùnapoli - Silvio Perrella
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