Eine Kältewelle fegt über Triest und hält die traditionsreiche Stadt am Meer fest in ihrem Griff. Auch Ettore Benussi stehen eisige Zeiten bevor. Dabei läuft gerade alles so gut für den Commissario: Endlich hat er Zeit, an seinem Kriminalroman zu schreiben und die wiedergefundene Nähe zu seiner Frau Carla zu genießen. Doch kurz vor Weihnachten verschwindet Carla spurlos. Während Benussi in seinem Ferienhaus auf dem Karst festsitzt, stoßen seine Kollegen Elettra Morin und Valerio Gargiulo auf eine Spur von Gewalt und blindem Hass, die weit in die Vergangenheit zurückführt.
La strana scomparsa della moglie di Benussi conduce le indagini a ritroso fino alla guerra dei Balcani e a Sebrenica. La storia di Luka, Nadja e Kassim diventa pretesto per ripercorrere una delle pagine più nere della storia moderna. Bello, lo consiglio.
Sconsigliatissimo. A differenza del primo, questa volta è debole anche come giallo. Il collegamento finale tra le varie vicende è tiratissimo e anche le indagini sembrano andare a casaccio. La scansione temporale è destabilizzante, accade tutto in pochi giorni, sotto natale, ma le reazioni dei personaggi appaiono a volte inappropriate. Oltre tutto, vanno e vengono e si prendono pure giorni di permesso... Come nel primo, ho trovato INSOPPORTABILI i pipponi religiosi, psicologici e filosofici. Non c'è bisogno di dedicare tanto spazio ai vari concetti, non siamo a un convegno. E' chiaro che l'autrice ha un problema con i giovani, in particolare gli adolescenti, e con la tecnologia. Ci faccia pace, perché il gap generazionale c'è sempre stato, solo che per ogni generazione si manifesta diversamente, in base al contesto.
Seguono SPOILER:
- il quaderno con il racconto delle persecuzioni subite? Sul serio? Io lo avevo trovato un artificio letterario fastidioso già nel primo romanzo. La scelta di intervallare il racconto della trama principale con questa voce fuori campo che racconta eventi che apparentemente non c'entrano niente non mi fa impazzire. E questo in generale, sono tanti gli autori che decidono di usare questo metodo. Io non lo apprezzo, ma soprattutto trovo assurdo il volerlo usare per due libri consecutivi e attribuirgli lo stesso significato. In entrambi i casi sono il motore delle azioni di un personaggio.
- la figlia del commissario ancora coinvolta in storie turpi? Stavolta non è coinvolta nel delitto, ma comunque ne combina una delle sue... non sempre repetita iuvant ...
- c'è un abuso di tutta una serie di espressioni o parole, per esempio "inquieto". Si sentono sempre tutti inquieti quando hanno la sensazione che qualcosa non quadri. Suggerisco l'uso del dizionario dei sinonimi. Ce ne sono altre espressioni e parole che si ripetono, ma adesso mi sfuggono.
- il finale è imbarazzante. Guarda caso Carla è stata rapita dal nonno di Igor, caso che gli Ispettori stanno seguendo senza un apparente motivo. E guarda caso, il nonno la rapisce proprio negli stessi giorni in cui Igor lo cerca per ucciderlo. No, vabbè, imbarazzante.
Se non si era capito, a me non è piaciuto proprio per niente e non credo che leggerò altro di questa autrice.
Questa volta il commissario Benussi se la deve vedere con la sparizione di sua moglie Carla poco prima delle feste natalizie. Lei che lavora come psicologa con i disadattati e vede sempre un po' di bene in tutti, potrebbe essere stata rapita da uno squilibrato. Intanto Benussi non si è ancora ripreso dal caso precedente, per cui è pressoché impotente: deve restare a casa e delegare le indagini ai suoi isettori Elettra Morin - la cui madre adottiva è ormai in fin di vita a causa di un cancro - e Valerio Gargiulo, che il commissario continua a chiamare offensivamente Napoli, perché proveniente dalla città partenopea. Il rapportocon la figlia Livia sembra invece migliorare un po' quando i due fanno fronte comune nella sensazione di vuoto, di mancanza. Ma Livia ha dei problemi suoi, di cui la madre - ma non il padre - era a conoscenza. Elettra Morin e Valerio Gargiulo fanno di tutto per tenerli nascosti al commissario, ma sembra che possano avere a che fare con le indagini. Indagini che però sembrano avere radici negli anni 90 e nella guerra della ex-Jugoslavia, con i reduci di guerra e i profughi che si sono rifugiati nella città di confine che è Trieste.
Ho letto in pochissimo tempo anche il secondo e agile libro del commissario Benussi e dei suoi ispettori e continuerò a seguirli, anche perché insieme alle indagini si seguono le storie personali dei protagonisti e anche quelle dei vari sospettati, sempre molto ben delineate. Anche in questa indagine vi é la presenza di un passato crudele e terribile, stavolta é la guerra nei Balcani, sulla quale la scrittrice si é ampiamente documentata come si capisce anche dagli spunti riportati alla fine del libro. (Che sia una caratteristica stabile dei suoi lavori?) E non poteva essere che Trieste, città di confine, spazzata dalla bora e dal gelo, ad accogliere questa storia che si dipana nel giro di pochissimi giorni. Le indagini balzano da un sospetto ad un altro, gli ispettori non tralasciano nulla, non si fossilizzano mai e cercano di afferrare le note precise dei piccoli campanelli che risuonano nelle loro menti.
Storia ben narrata e con un buon ritmo. Tutti ben disegnati i protagonisti. Trovo interessante la presenze delle "false piste" tipiche delle realtà investigativa ma spesso ignorate nei romanzi.