Leggendo un thriller di Connelly, nel quale veniva citato Poe, mi è venuto in mente di aver letto anni addietro "I racconti del mistero". Alcune letture, se significative, vengono riposte in un cassetto della memoria e, al momento opportuno si ricordano. In questo caso il ricordo è legato al senso di ansia e di claustrofobia che alcuni dei racconti contenuti nella raccolta avevano suscitato nella me poco più che adolescente, in particolare, la storia che ricordo più vividamente è quella del gatto nero. Sono andata a rileggere proprio questa e ho trovato, ancora oggi, il racconto raccapricciante. Forse ha più effetto sul lettore perché scritto in prima persona, fatto sta che a distanza di anni, le sensazioni di allora le ho riprovate.
"Era un animale di notevoli proporzioni e bellezza, tutto nero e dotato di un'intelligenza sbalorditiva. A tale proposito, mia moglie, incline in cuor suo alla superstizione, faceva continue allusioni alla inveterata credenza popolare che considera tutti i gatti neri streghe travestite…"
Edgar Allan Poe riesce a creare delle atmosfere da incubo e un senso di oppressione con una scrittura, però, non sempre immediata.