Fuorigioco a Berlino è il primo romanzo per ragazzi di Christian Antonini. Un romanzo di avventura, ribellione all'oppressione, sullo sfondo storico della Germania divisa dalla cortina di ferro. Berlino, estate del 1961. Leo e la sua squadra stanno per affrontare la finale che deciderà i vincitori del torneo di calcio per il controllo della piazzetta dove tutti i ragazzi della città, che provengano da Ovest o da Est, si ritrovano a giocare. Gli eventi della Storia incalzano, un muro di fil di ferro e cemento sta per impedire la loro sfida e insieme decidere la fine della loro infanzia. Ma Leo e i suoi amici, insieme a quelli che fino ad allora aveva giudicato avversari, se non nemici, sapranno unirsi e ribellarsi contro chi vuole spezzare i loro sogni. La partita si farà, a tutti i costi.
Per me i romanzi di Antonini sono una garanzia; quando ho voglia di leggere un libro per ragazzi che sia anche appassionante, avventuroso e pieno di storia, posso sicuramente contare su un suo romanzo! È il caso di questa mia lettura. Ci troviamo immersi nella storia dell’Europa di questi ultimi decenni. Una storia particolare, molto vicina a noi (per lo meno io l’ho sentita vicina, visto che l’ho vista e vissuta tramite le notizie del telegiornale): siamo nel 1961 e precisamente nell’agosto del 1961. Sfondo di questa vicenda è una piazza, una piazza che si trova al confine tra una Berlino Est e una Berlino Ovest non ancora divise dal “muro della vergogna”; un gruppo di ragazzi si contende il campo da gioco che su quella piazza è stato ricreato. Ma proprio il giorno della finale è il momento dello spartiacque, perché è il 13 agosto del 1961 ed è il momento in cui verrà innalzato il germoglio della divisione, è l’inizio del muro, prima una cortina di filo spinato e poi un vero e proprio muro di cemento. Mi sono appassionata a questa storia, sono rimasta con il fiato sospeso quando questi ragazzini cercavano di ricomporre le loro squadre, è una bella storia avventurosa. Una storia che ci parla di amicizia, perché Leo, Felix e Martin sono amici, diversi, lontanissimi l’uno dall’altro eppure molto uniti. Questo loro legame attira anche le invidie degli altri, primo fra tutti Jo l’Amerikaner, il quale si sente solo e desidererebbe provare anche lui la forza di una amicizia come la loro. Attraverso la figura di Jo l’Amerikaner, Christian porta in evidenza la figura del bullo, mette in luce quanto i prepotenti in realtà abbiano sentimenti profondi di solitudine, di mancanza di legami affettivi. I racconti di Antonini sono questo: sono avventura e sono speranza. Lasciano sempre un messaggio positivo ai ragazzi. Sono sempre pieni di ragazzi avventurosi, determinati, che lottano per vivere liberi e forti.
Emozionante, un libro che fa pensare alla Storia di Berlino attraverso una fascia col numero 10, un vecchio pallone di cuoio e una piazza da conquistare. Ieri l'ho iniziato prima di dormire, e il papà mi ha detto di chiudere giusto quando si era alla finale, l'ultimo rigore, che segnava la vincita di una delle due squadre, vi giuro, c'era scritto "tirò e...", poi si andava a capo con l'esito del tiro. Sono arrivata alla "e", poi papà mi ha preso il libro. Ho aspettato tutta la notte per riuscire a sapere chi ha vinto la finale. Grande simpatia per Felix, la Grande Missione, e poi Hanna, la reincarnazione di tutti quelli che dicono: "Non venitemi a raccontare che le donne non hanno la stoffa degli eroi". L'epilogo non era scontato come pensavo, lascia alcune cose in sospeso; finisce un po' troppo di netto. Però spettacolare.
Libro che ho letteralmente divorato. Da non amante del calcio, ero partita con pochissime aspettative: credevo fosse un romanzo semplice, ambientato a Berlino, sì, ma niente di eccezionale. E invece sono rimasta piacevolmente colpita e sorpresa: lettura scorrevolissima e ambientazione perfetta. Per non parlare dei numerosi temi che tratta: l’amicizia, il non mollare mai, il non giudicare dalle apparenze, il saper reagire alla vita in un modo propositivo…insomma, tutti fattori che mi fanno assegnare delle belle 5 stelle. Il tema del muro di Berlino, poi, è raccontato divinamente dal punto di vista dei ragazzi. Per non parlare del finale: ho pianto, e non mi succedeva da una vita, soprattutto quando si tratta di libri per ragazzi. Emozionantissimo, proprio perché vero, reale. Mi sentivo anche io parte della squadra di Leo. Da leggere assolutamente.
Amicizia e il valore del gioco sono due tra i temi della storia che è piacevole e ha una seconda parte ben ritmata con un'avventura finale coinvolgente. Ho apprezzato molto la ricostruzione delle sensazioni dei berlinesi alla comparsa del muro e come tutto è stato reso mostrandolo attraverso la vita quotidiana e la semplicità del gioco
Quando mia moglie Sara mi ha regalato Fuorigioco a Berlino, la mia mente è subito corsa a uno dei miei romanzi preferiti: La compagnia dei Celestini, di Stefano Benni; alla sua voglia di libertà, di riscatto, di amicizia.
E in parte, Fuorigioco a Berlino ce la fa a ripercorre i passi di quel capolavoro senza tempo... ma solo in parte. Purtroppo.
Fuorigioco a Berlino è un romanzo storico per ragazzi che, come mostrato dalla splendida copertina, parla del periodo della caduta del muro di Berlino e che, per l'amore per il calcio, ricorda i romanzi di Soriano, (che l'autore non si dimentica giustamente di citare). Però, in tutto questo, il romanzo pecca in una cosa: getta nel periodo dando per scontato che il lettore sappia già tutto. E questo, soprattutto in un libro per ragazzi, è davvero una grave mancanza.
Badate bene, il romanzo è bello, e l'atmosfera si percepisce tutta, ma... ma manca quel "quid" che me ne avrebbe fatto innamorare.