Londra, 1883. La vita scorre tranquilla al civico 125 di Gower street. Il detective privato Sidney Grice si dedica a tempo pieno alla lettura di libri di anatomia, mentre March Middleton si rifugia nella sua stanza per fumare l'ennesima sigaretta, lontana dal controllo del suo tutore. Ma un evento improvviso scuote la loro giornata: una donna bellissima si presenta alla porta implorando l'investigatore di risolvere il mistero che circonda la morte di suo marito. Nathan Garstang è stato infatti ritrovato massacrato sul suo letto e non sembrano esserci indizi sull'arma né un identikit dell'assassino. Grice, senza esitazioni, accetta di aiutare la donna e, con lo zampino della sua giovane pupilla in veste di assistente, comincia a lavorare a uno dei casi più difficili che gli siano mai capitati...
Appena finito Il mistero di Villa Saturn non me la sono sentita di abbandonare la cara March Middleton nelle grinfie di quell’antipatico di Mr. Sidney Grice, il miglior investigatore personale di Londra, senza sapere cosa sarebbe accaduto tra lei e l'ispettore Pound. Sono una romantica e l'idea di un loro possibile amore, nonostante le convenzioni sociali, mi piace troppo.
Il terzo volume si era concluso con un periodo di riposo per la nostra eroina, così provata dall'ignobile tentativo di attentare alla sua salute. Ci ritroviamo a distanza di pochi mesi con una nuova indagine, uno dei misteri classici della letteratura di genere: l'omicidio compiuto in una stanza chiusa. L'autore vuole rendere la cosa difficile ai suoi investigatori, perché non solo la stanza è chiusa a chiave, ma la casa in cui avviene il delitto è virtualmente inespugnabile e ben undici anni prima era stata la scena di altri efferati omicidi.
E così le due indagini si fondono: non si può risolve un mistero senza risolvere anche l’altro. Mentre le storia va avanti le indagini si allargano, come quando si getta un sasso nello stagno, e si incontrano nuovi misteri, la cui soluzione spiazza (in modo positivo) il lettore.
In questa avventura però si sente la mancanza dell'Ispettore Pound, che rimane a rispettosa distanza. E' invece fin troppo ingombrante la presenza dell'Ispettore Quigley, il peggior esempio di poliziotto violento di tutta Londra.
March e Mr. G. sono sempre gli stessi: lei estremamente paziente e un po' esasperata, lui cinico e del tutto disinteressato al mondo esterno... a meno che questo mondo esterno non gli porti il denaro che ama collezionare. Forse ho trovato il misantropo di Gower street ancora più odioso, soprattutto nei confronti di Molly, la sua disarmante cameriera.
Sembra quasi che presenti alcuni sintomi di disturbi delle spettro autistico, quando in realtà la sua incapacità di interagire con gli altri è legata più al suo carattere, in particolare alla certezza di essere il più intelligente degli uomini. Semplicemente si ritiene troppo superiore agli altri per interessarsi a loro.
March invece è una donna molto forte che carattere ed educazione è portata a preoccuparsi della condizione dei meno fortunati e a disinteressarsi delle convenzioni sociali. Infatti non disdegna frequentare pub e locali pubblici.
Il rapporto tra loro è davvero particolare: pur con tutti i loro limiti sembrano sentire un affetto sincero, anche se Mr. G, con la sua rudezza e il disinteresse per i sentimenti altrui, spesso la insulta. Senza contare una misteriosa lettera che mette in guardia March dal suo tutore e le suggerisce caldamente di abbandonare la casa di Gower street.
All'inizio ho fatto un po' fatica a leggere questo libro, credo più che altro per problemi legati al tempo e al caldo opprimente. Il terzo libro l'ho letto in un fine settimana sfruttando un lungo viaggio in macchina, quasi quattro ore di lettura ininterrotta; questo invece l'ho letto in mezzo alla settimana, rubando qualche minuto agli altri impegni. Però le avventure di March e Mr. G sono sempre gradevoli e avvincenti.
Una cosa che mi piace molto di questo autore sono i capitoli brevi. Mi sembra che contribuiscano a creare un ritmo incalzante.
Una cosa che invece mi ha convinta poco è stata la scelta di Kasasian di inserire brevi interludi narrati da un personaggio sconosciuto, Morty. Questi sono concentrati soprattutto all'inizio del libro, quando vengono presentati tutti i personaggi (sia quelli dei primi omicidi, che quelli del secondo), e per me aggiungono un po' di confusione rendendo meno scorrevole la lettura. Inoltre, almeno all'inizio queste parentesi sono abbastanza criptiche e difficili da capire.
Nel complesso però è un bel libro in cui il giallo è davvero ben costruito fino al colpo di scena finale. Viene voglia di leggere immediatamente il seguito.