Durante il primo allunaggio della Storia, trasmesso in mondovisione, un astronauta uccide i suoi compagni davanti a quattro miliardi di spettatori impotenti!
Nato il 20 giugno 1965 a Torino, città dove vive e lavora, Claudio Chiaverotti approda al fumetto dopo un periodo piuttosto travagliato. Dapprima studia per diventare odontotecnico, quindi si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. È nel 1986 che fa il suo ingresso nel mondo delle nuvole parlanti, scrivendo i testi per alcune strisce di "Sturmtruppen", di Bonvi. Giunge alla Sergio Bonelli Editore nel 1989, esordendo con l'albo n. 34 di Dylan Dog, "Il buio". Sostituisce per lungo tempo Tiziano Sclavi nella produzione delle storie dell'Indagatore dell'Incubo; collabora pure alle testate Martin Mystère e Zona X, per poi dar vita a un personaggio tutto suo, Brendon, un cavaliere di ventura che agisce sullo sfondo di un mondo devastato da una immane tragedia, avvenuta più di un secolo addietro, cui si allude con la definizione di "Grande Tenebra".
La storia più esoterica e visionaria di Morgan Lost letta finora si affloscia un pochino nella parte centrale, ma le ultime 20 pagine sono secondo me le migliori mai scritte da Chiaverotti.
Contro ogni pronostico anche Morgan Lost riesce a mettere in piedi una storia che si regge sulle sue gambe. Più semplice e al contempo più esoterica di molte delle precedenti: c'è di mezzo il voodoo, che giunge come spiegazione postuma per una tragedia causata da una fatalità mescolata alla solita crudeltà umana. Tutto parte con un assassinio sulla luna: l'allunaggio più famoso di tutti i tempi si trasforma in un'iconicissima mattanza. Per Chiaverotti, da sempre (a detta sua) affascinato dalla figura dell'astronauta in scafandro, un numero che, pescando nelle sue fantasie profonde, appare convincente, molto più della media dei precedenti. Certo, poco da fare su certe verbosità e didascalismi che fanno venire i nervi, come lo spiegone del direttore del tempio della burocrazia con Lisbeth. Interessante che, intanto, Chiaverotti ci tenga a far divertire il suo protagonista, che tormentato è, ma non disdegna le compagnie femminili, pur poco interessanti. Da citare e lodare senza indugi i disegni di Andrea Fattori, autore di tavole dettagliatissime (come impone la testata) ma al contempo molto ordinate (così il maledetto rosso non riesce a dare la solita impressione di confusione). Insomma: si spera che ML raggiunga anche nei prossimi numeri un livello qualitativo simile (questo Vulcano 7, insieme, ma forse più di Mr. Sandman, è per ora il numero più centrato).
Chiaverotti dimostra di saper padroneggiare più elementi di ispirazione: qui la teoria del complotto (misteri dietro alla prima missione lunare) si mescolano con l'esoterismo della tradizione voodoo. Molto interessante la creazione di questo mondo futuristico, che in realtà aggiorna atmosfere da 'guerra fredda'. Anche se la trama si risolve dietro elementi fantastici, i comportamenti dei personaggi sono comunque frutto di un certo razionalismo. L'elemento fantastico, quindi, ha una maggiore 'coerenza', rispetto a altri fumetti che, invece, abbondano con la fantasia.