This book includes every story written by Doris Lessing about Africa: all of her first collection, This Was the Old Chief's Country (unavailable in America); the four tales about Africa from Five (also unavailable); the African stories from The Habit of Loving and A Man and Two Women and four stories never before collected. This, then, is Doris Lessing's Africa - where she lived for twenty-five years and where so much of her interest and concern still resides. Here, as she sees them, are the complexities, the agonies and joys, the textures of African life and society.
The collection, bridging as it does Mrs. Lessing's entire writing career, contains much of her most extraordinary work. Beyond that, it is a brilliant portrait of a world that is vital to all of us, shadowy to most of us - perceived by an artist of the first rank writing with passion and honesty about her native land.
It is a central book in the work of one of the most important of today's writers.
Doris Lessing was born into a colonial family. both of her parents were British: her father, who had been crippled in World War I, was a clerk in the Imperial Bank of Persia; her mother had been a nurse. In 1925, lured by the promise of getting rich through maize farming, the family moved to the British colony in Southern Rhodesia (now Zimbabwe). Like other women writers from southern African who did not graduate from high school (such as Olive Schreiner and Nadine Gordimer), Lessing made herself into a self-educated intellectual.
In 1937 she moved to Salisbury, where she worked as a telephone operator for a year. At nineteen, she married Frank Wisdom, and later had two children. A few years later, feeling trapped in a persona that she feared would destroy her, she left her family, remaining in Salisbury. Soon she was drawn to the like-minded members of the Left Book Club, a group of Communists "who read everything, and who did not think it remarkable to read." Gottfried Lessing was a central member of the group; shortly after she joined, they married and had a son.
During the postwar years, Lessing became increasingly disillusioned with the Communist movement, which she left altogether in 1954. By 1949, Lessing had moved to London with her young son. That year, she also published her first novel, The Grass Is Singing, and began her career as a professional writer.
In June 1995 she received an Honorary Degree from Harvard University. Also in 1995, she visited South Africa to see her daughter and grandchildren, and to promote her autobiography. It was her first visit since being forcibly removed in 1956 for her political views. Ironically, she is welcomed now as a writer acclaimed for the very topics for which she was banished 40 years ago.
In 2001 she was awarded the Prince of Asturias Prize in Literature, one of Spain's most important distinctions, for her brilliant literary works in defense of freedom and Third World causes. She also received the David Cohen British Literature Prize.
She was on the shortlist for the first Man Booker International Prize in 2005. In 2007 she was awarded the Nobel Prize for Literature.
(Extracted from the pamphlet: A Reader's Guide to The Golden Notebook & Under My Skin, HarperPerennial, 1995. Full text available on www.dorislessing.org).
Immagino, poiché non ci sono mai stata, che esistano tante Afriche quante le varietà di paesaggi, usi, uomini, culture; credo non si possa raccontare l’Africa, si può solo raccontare una precisa porzione del grande Continente nero.
L’Africa di Doris Lessing è lo Zimbawe, ex Rhodesia colonia britannica, dove bambina passa la sua giovinezza con genitori inglesi, coltivatori di mais. Sono racconti sicuramente autobiografici, è innegabile perchè sono piuttosto realistici. Descrivono un mondo che sta per oltrepassare se stesso, dove l’accettazione del rapporto impari tra bianchi e neri si sta per incrinare, come nel bellissimo racconto Il vecchio capo Mshlanga dove è proprio una bambina, abituata da sempre a ritenere una impudenza il non farsi da parte di un indigeno al suo passaggio, che comincia a capire che la terra non è solo sua, e nemmeno solo loro, ma c’è un comune retaggio per nascita o per crescita e c’è abbondantemente posto per tutti e così non c’è alcun bisogno di contendersi il passo sulle strade o sui marciapiede.
Ma non sono tutti racconti strettamente politici, nel senso di emancipazione o di denuncia di soprusi razziali, così fosse stato sarebbero racconti meno belli; Doris Lessing non calca mai la mano sul tema politico, riesce a calibrare una estrema grazia narrativa con un equilibrio di temi come chi per professione pesa e confeziona stimmi di zafferano. C’è un racconto di etologie di animali nel bellissimo Storia di due cani, c’è un racconto di un indigeno poligamo che ha impensabilmente un finale quasi da giallo, e altri racconti di gelosie o di tradimenti dai colori trasversali, di bianchi e di neri.
Ed episodi del mondo dei bianchi coloni che fanno comunità come un mondo a sé, distinto dagli indigeni che lavoravano nelle fattorie, estranei loro quanto gli alberi e le rocce:
nera massa amorfa, ora più densa, ora meno, in continuo movimento come uno sciame di girini, composta di esseri senza volto capaci soltanto di servire, rispondere
Da sfondo una natura difficile, del tutto fuori cartolina, dove domina il bush: pianure e altipiani di bassi cespugli spinosi e erba alta quasi quanto un uomo, e distese di acri di terra recintata e coltivata a mais, ondeggianti al vento come mare verde punteggiato di giallo, e al di là del confine fisico del bush urbanizzato si estendono le terre del governo, inesplorate e misteriose dove si dice scorazzino antilopi ghepardi, cinghiali babbuini, gruppi di cudù, prede, miraggi di partite di caccia all’alba.
Meravigliose le descrizione della notte africana, quel cielo tanto bello da far dolere gli occhi, di un azzurro immenso e profondo che si tinge di porpora e oro al tramonto, cosparso di stelle la notte e acceso da un freddo chiarore lunare.
Poi c’è il bellissimo racconto L’invasione delle locuste; non avrei mai pensato che si potesse provare un moto di tenerezza finanche questi temibili insetti, flagello di ogni coltura, ma tant’è, e Lessing riesce quasi a farci commuovere per una locusta:
Intanto il vecchio aveva tirato fuori una locusta che chissà come gli era finita in tasca e la teneva sollevata in aria per una zampa. “Hai la forza di una molla d’acciaio, eh, in quelle zampette,” mormorò in tono quasi divertito, osservandola. Poi, benché nelle ultime due ore egli non avesse fatto altro che distruggere locuste, calpestarle, metterle in fuga urlando, spazzarle e gettarle a mucchi nel fuoco, aprì la porta e con grande delicatezza, come se non volesse assolutamente farle del male, dischiuse le dita e la lasciò libera, affinché potesse raggiungere le compagne
Racconti che per bellezza e atmosfera mi hanno evocato quelli di Katherine Mansfield. Doris Lessing una autrice poliedrica che amo molto, Nobel meritatissimo.
Empecé a leer el libro para un club de lectura pero me pilló en un momento de lector, por lo que un libro que en sí es corto me llevó unos dos meses leerlo. También influyó el hecho de que yo no soy persona de relatos, me gusta mucho más una buena novela, pero me apetecía leer algo de literatura africana y en verdad no me ha decepcionado. Además, de todos los relatos o historias breves que he leído hasta ahora, este compendio es sin duda el mejor.
Un'Africa fatta di distese sconfinate che inneggiano alla libertà e che celano le ombre del colonialismo prenderà forma davanti ai vostri occhi. Si acuirà la percezione dei colori e degli odori di una terra straniera, lontana, diversa. Una buona parte del tutto viene raccontata attraverso gli occhi di bambini, probabilmente perché prendono vita da reminiscenze dell'autrice che ha vissuto sulla sua pelle gli anni del colonialismo trovandosi suo malgrado dalla parte degli invasori. Da alcuni racconti traspare la nascita di una nuova consapevolezza nei confronti di chi ha subito l'invasione, da altri l'eterna dicotomia che rende la natura bellissima e, al tempo stesso, brutale. Infine c'è la componente magica dell'Africa, fatta di guaritori, erbe officinali e atmosfere surreali. Ogni racconto è una porta che si schiude e lascia passare colori, suoni e odori che diventano storie.
Avevo aspettative molto alte per questo libro, forse troppo. Lo avevo preso immaginando un insieme di racconti che parlassero di donne, di africa, della situazione vissuta dall'autrice che è realmente cresciuta in un contesto complicato come quello di un territorio ancora coloniale, di trovare delle sfumature di un continente così complesso che solo chi lo vive può trovare. Purtroppo, non ho trovato niente di tutto questo. La maggior parte dei racconti potrebbe essere ambientata ovunque, ma questo non l'ho percepito come indicativo di una condizione umana che prescinde la latitudine. Allo stesso modo anche quando viene raccontata la "normalità" dell'apartheid questo rimane sempre sulla superficie: c'è una blandissima critica del fatto che venga considerato normale ma non ho trovato che nessun racconto scendesse poi più in profondita. Anche in quelli potenzialmente emotivamente sconvolgenti come "Una moglie scomoda" non sono riuscita ad entrare in empatia ma neanche ad identificare la volontà dell'autrice di farci comprendere che una volta che qualcosa sembra essere condiviso eticamente da una società, tutto è possibile, nel bene e nel male. La "storia di due cani" poi, onestamente l'ho trovata completamente slegata dal resto. Sicuramente è colpa mia, ma la cosa che mi ha maggiormente deluso di questo libro è non essere mai riuscita ad entrare in empatia con i racconti.
Questo piccolo racconto narra di una barriera, quella tra bianchi e neri, che, nata nella violenza non è così facile da abbattere. Non basta essere umili e chiedere scusa quando si porta la colpa della morte di intere generazioni. Le colpe dei padri ricadono sui figli. Alba sul veld Questo racconto non è molto chiaro, parla di un ragazzino di 15 anni che esce all'alba, di nascosto, con i cani ed il fucile. Per sentirsi uomo va a caccia, ma non sammeno lui di cosa. L'unica cosa che rimane al lettore è la sua indifferenza (o rabbia causata dal sentirsi colpevole di non aver fatto nulla) davanti alla morte di una gazzella, divorata dalle formiche. L'indifferenza dei bianchi davnti alla morte dei neri.
La magia non è in vendita
La saggezza e la cultura di un popolo non sono la merce di scambio di niente e di nessuno. A costo di sacrificare la propria libertà per non tradire quelle radici alle quali si aggrappano con disperazone coloro che non possiedono più nulla.
Una moglie scomoda
Non ho potuto non pensare a Darwin e alla legge del più forte, la selezione naturale. Triste, crudele. Alle volte l'uomo è come le bestie, peggio delle bestie. Ma mi rendo conto anche che la pietà o la compassione per il più debole in natura non esistono.
Inverno in luglio
Questo racconto più che avere qualcosa a che fare con l'Africa, sembra avere a che fare con i personaggi tipici di B. Yoshimoto. Il continente nero è solo lo sfondo paessaggistico. Tutto ruota intorno a tre figure abbastanza inusuali, Tom e Kenneth (due fratellastri) e Julia (moglie di Tom e amante di Kenneth). i tre convivono da quando Julia e Tom si sono sposati dieci anni prima. Ma il loro menage a trois sta per essere messo sottosopra dalla presenza, ancora embrionale, di un'altra donna. Kenneth ha infatti deciso di sposarsi... Molto psicologico, ma niente a che vedere con gli altri racconti. Sicuramente uno spezzone di vita di coloni bianchi, anche questa è Africa.
Il porco
Racconto breve in cui la relazione schiavo-padrone si innesta nel tessuto famigliare di Jonas con conseguenze tragiche. Tradimenti Due sorelle, il bush sterminato davanti a loro e la completa solitudine, alienate anche da una madre che non ha ancora accettato il luogo in cui vive, insoddisfatta del proprio presente. La comparsa del "vicino di casa" Mr Thompson risveglia le coscienze e fa prendere posizioni alle due ragazzine, consapevoli dell'infelicità della propria famiglia.
Lucy Grange
Mah, anche questo racconto in realtà potrebbe essere ambientato ovunuqe. In questo tipo di narrazione quello che la Lessing vuole trasmettere, a mio parere è il grande senso di solitudine e fragilità che la Madre Africa provoca nell'uomo bianco, che nonostante i tentativi non riesce mai a sentirsi a casa propria.
Una modica invasione
La forza dell'Africa sta nella sua componente naturale, ancora così prponderante rispetto agli altri continenti che hanno subito un devastante impatto umano. La locusta la fa da padrona. Un cambiamento d'aria Altro racconto intessuto nella fita famigliare. Ancora una vlta al centro della narrazione c'è una donna (forse rappresentano l'africa Madre ma non ne sarei così sicura). Donne fragili, succubi, sfruttate. Ma questa è una moglie, una donna bianca una madre di famiglia.
Storia di due cani
A chiudere questi racconti la storia di Bill e Jock, due cani, che ritornano da domestici allo stato di selvatici... tornano alla luna, alla terra al bush. Il richiamo della natura è più forte di qualsiasi catena, di qualsiasi padrone.
DI COSA PARLA “RACCONTI AFRICANI”? DI DONNE!⠀ ⠀ Doris Lessing è cresciuta in una fattoria sperduta nelle pianure erbose del veld africano, nella colonia britannica della Rhodesia, dove i genitori si trasferirono per condurre la faticosa vita di coltivatori di mais. In quel periodo, nella Rhodesia del Sud, il potere politico ed economico era nelle mani dei coloni bianchi che sfruttavano il lavoro sottopagato di braccianti di colore per mandare avanti le piantagioni.⠀ ⠀ A dispetto di quel che mi aspettavo, solo 4 degli 11 racconti parlano del divario tra bianchi e neri, leggendo racconto dopo racconto, ho realizzato che questo libro parla di donne!⠀ ⠀ Sulla copertina del libro c’è un dipinto di Ben Nicholson che rappresenta la scultrice Barbara Hepworth a lavoro, per creare una contrapposizione tra la figura della donna creatrice e la donna in pezzi che descrive la Lessing.⠀ ⠀ Nel primo stupendo racconto “Il vecchio capo Mashlanga” la piccola protagonista si rende conto della infondatezza dell’apartheid. Mentre in “Una moglie scomoda” le tre mogli di un allevatore indigeno devono fare i conti con la vecchiaia e l’efferatezza umana. Nel quinto racconto “Inverno in luglio” Julia, una donna indipendente che ha girato il mondo, si ritrova incastrata in un matrimonio disastroso in grado di distruggere la sua sicurezza. Lucy Grange è una donna moderna, con mille interressi, una intellettuale che si ritrova isolata in questa fattoria circondata da sterminati campi di mais, giudicata da tutti, sente vacillare la fiducia in sé stessa, accontentandosi della normalità che in mezzo alla bruttezza spicca come beltà (è il mio racconto preferito). Mentre Margaret è una vera moglie modello, tranne per il fatto che detesta visceralmente l’Africa, vorrebbe ritornare a Londra ma dipende completamente dal marito.⠀ ⠀ Questi sono solo alcuni esempi, la forza espressiva di Doris Lessing delinea senza compiangere o vittimizzare queste figure femminili, nel modo più realistico possibile. Inutile dirvi che ho adorato questi racconti e che leggerò presto altro di questa penna indomabile.
In questo libro Doris Lessing non affronta tanto il tema dei problemi razziali e sociali tra i coloni europei e gli indigieni africani, ma piuttosto racconta la vita nei suoi aspetti pratici della realtà quotidiana e nella sua realtà interiore dei bianchi in Africa e dei neri del posto.
Il ruolo di personaggio principale è spesso affidato a donne sole, irrequiete, in cerca di soddisfazione e di realizzazione; donne che devono affrontare la vita dura in Rhodesia tipica degli agricoltori e fattori trapiantati in quel continente, e alle prese con il rapporto non sempre facile coi braccianti autoctoni (anche dovuto al confronto tra culture diverse).
La natura africana è protagonista sempre presente negli undici racconti, una natura maestosa, bellissima, affascinante, ma anche ostile, selvaggia, pericolosa che invece di essere un semplice sfondo alla trana, funge da cassa di risonanza o da contrasto per le sensazioni e i sentimenti dei personaggi.
Gli unidici racconti sono in genere brevi, semplici; alcuni colpiscono, altri scorrono senza lasciare il segno nonostante la fluida e bella scrittura (molto ricca nella descrizione del paesaggio africano). Il racconto più apprezzato è Inverno a luglio dove la Lessing parla del delicato equilibrio nella convivenza tra Tom, Kenneth e la protagonista Julia. Il racconto più intenso, profondo e sicuramente più umano.
Para mí lo más destacable de esta colección de relatos es el amplio espectro de intensidades y perspectivas que logra plasmar Doris Lessing, ya que no se queda solamente en la visión europea (típicamente «superior» y colonizadora, con todos los bostezos que esa anacronía implica) sobre el continente negro, sino que recurre a la mirada de los propios nativos (el relato "Hambre" es quizás el más angustiante de todos gracias a la profundidad psicológica que logra darle a Jabavu, un joven que decide abandonar su aldea embelesado por la civilización de los blancos), de europeos que se hacen «nativos» por voluntad propia, e incluso sigue los pasos a un par de entrañables perros que metaforizan con sus breves vidas el salvajismo que emana de la tierra y ante el que no pueden escapar, para bien y para mal. Es decir, logra representar un cuadro al estilo de El Bosco en el que un puñado de personajes se encuentran bajo el yugo de sus propias decisiones, conformando con ellas un microuniverso en el que florecen todo tipo de dramas, tragedias, aburrimientos, y también algunas alegrías.
As Lessing explains in the foreword, novels sell better than short stories. Most people prefer a novel. And... I am one of those people. While Lessing is obviously a wonderful writer, I just find most short stories rather unsatisfying. By the time you've grown interested, it's over. Furthermore, because these stories all followed a theme, many of them felt very repetitious. The ones I preferred were all the longer stories, like Hunger (about an ambitious young man who arrives in the city only to be lead down a disastrous path) and the Antheap (about two boys, one white and one black, growing up as brothers). Most of the stories focused on colonialism and white families invading Africa to farm maize, using the indigenous people as farmhands. Towards the end there were a few stories that felt a little different like Two Dogs, a story about two dogs running wild in Africa and The Story of the Non Marying Man about a man who travelled around and pretended to marry several women before disappearing.
I read this book many years ago and it was my first introduction to the South African apartheid and Rhodesia. The descriptions are beautiful. Readers meet Boer settlers, English farmers, native peoples, miners, scholars, hunters, and more. In many of these stories, the role of the white mother/woman/and daughter in Africa is shown as very confining and unhappy.
She took me to Africa. With every story. It is absolutely incredible to me how she manages to be so many people, in such detail. When she describes a valley, a bush, the forest I am there. I loved the book!
En este libro se recogen ciertos relatos basados en historias del sur de África, tanto desde el punto de vista de los colonos como de los nativos. También se incluye lo que parece ser una novela corta, "Hambre", ya que tiene una longitud de unas 140 páginas y para mí un relato no puede superar las 50.
Estos relatos se caracterizan por tener una longitud de entre 10 a 20 páginas y estar protagonizados por personajes planos, lo cual es para mí un problema. Ciertos relatos donde los protagonistas son blancos como "El pequeño Tembi", "El viejo jefe Mshlanga" o "Historia de dos perros" se favorecen de tener personajes planos ya que sitúan a África como un lugar salvaje ya sea por su gente, clima o fauna, por lo que generalmente la opinión del lector coincidirá con la del protagonista.
Otros relatos protagonizados por blancos no se benefician con los personajes planos ("Traidoras", "Espías a los que he conocido"), pues en ellos no ocurre nada ya que todo el mundo hace exactamente lo mismo y piensa lo mismo por todo el relato. Entiendo que se hayan hecho así porque en esa época colonial la mayoría de la gente era muy terca y reacia a los cambios, ¿Pero tanto para que en 20 páginas solo ocurra una cosa que se podría haber dicho en a lo mejor 2?
Ya los relatos protagonizados por nativos son un completo desastre. Como no cambian a lo largo del relato, tú estás ahí preguntándote que qué hacen o el porqué de hacer una cosa si luego va a llevar a problemas. El ejemplo más claro de esto es "Hambre".
La premisa de esta novela corta es de un niño llamado Jabavu que abandona su aldea para irse a la ciudad, donde vive peripecias. El problema es que Jabavu es un niño engreído y bastante hipócrita que toma siempre las peores decisiones. Literalmente mientras leía me decía a mí mismo: "¿Pero tú piensas antes de hacer algo? Normal que luego no te aguante nadie". Lo peor de esta novela es que Jabavu es consciente de que las situaciones donde se está metiendo no son buenas, pero prefiere no hacer absolutamente nada para cambiarlo. A mí no me daba pena, directamente deseaba que le pasasen cosas malas por las estupideces que no paraba de hacer.
También debo de decir que la edición que yo tengo tiene bastante erratas, por lo que no la recomendaría.
Yo no sé si el subgénero del relato no es para mí o es que escojo los peores ejemplos de ello, pero es que no para de fallarme a excepción de dos o tres libros. Yo creo que me ha afectado más este libro porque la autora es premio nobel y me esperaba cierta calidad, aunque es más apreciada por sus novelas, que me tocará leer.
“-¿Maíz? ¡No pienso comer cosas de nativos! -¿Por qué no? ¿Qué tiene de malo? -Si no lo puedes entender por ti mismo, no te puedo ayudar.” Este diálogo, reproducido en la última página del último de los relatos africanos de Doris Lessing, ilustra esos dos mundos separados pero dependientes entre sí, que conforman el rico y complejo cosmos sudafricano plasmado en las trece historias de este libro. Es la segunda obra que leo de Lessing y observo un mismo patrón en la sensaciones a las que me lleva su prosa, directa y potente, con historias que sacuden, provocan e incomodan. Los relatos reflejan la sofocante sociedad colonial durante un arco cronológico que va desde los años treinta hasta el inicio de la Guerra Fría. La alargada sombra de la Guerra de los Bóers, la Gran Depresión, la Segunda Guerra Mundial y la nueva posguerra están presentes en las experiencias de vida individuales y colectivas con las que Lessing teje su particular universo africano. Destacan las descripciones de una naturaleza, fuente de inagotables riquezas, pero también amenazante para el blanco. En la mayoría de los relatos, se nos muestra el corazón de ese “nuevo país”, Rhodesia, que se movía al ritmo del latido de la explotación blanca de la tierra con el impulso del sudor y la sangre de los negros. Es el universo de las granjas. Determinados perfiles y voces, con el paso de los años y el peso de los cambios coyunturales (no tanto estructurales), aún reverberan en la literatura de Coetzee. En definitiva, vuelvo a disfrutar de la personal e impactante fuerza narrativa de Doris Lessing, cuyas historias -las imaginarias y las reales- son de digestión lenta. Relatos africanos es un viaje a las profundidades del continente sudafricano pero también del alma humana, que no tiene color. En particular, he disfrutado mucho la lectura de “El pequeño Tembi”, “Hambre” (una novela corta) y “La Madonna negra”. Ningún relato me ha dejado indiferente, pero no todos me han atrapado por igual.
-IL VECCHIO CAPO MSHLANGA Voto: 3,5/5 Analisi della quotidianità degli indigeni che affascina quanto rabbrividisce l'ignaro lettore per quanto reale sia il tutto. -ALBA SUL VELD Voto: 4,5/5 Il giovane Holden della Savana ma con molto più stile e senso! -LA MAGIA NON È IN VENDITA Voto: 4/5 Un racconto semplice quanto ricco di tensione che dipinge perfettamente il mondo della Schiavitù e il potere dei vari Padroni. -UNA MOGLIE SCOMODA Voto: 3/5 Troppo confusionario per apprezzarlo appieno! -INVERNO IN LUGLIO Voto: 4/5 Un lungo racconto dai risvolti pirandelliani che tuttavia ha un suo perché sia nella descrizione della psicologia che dei personaggi. -IL PORCO Voto: 4/5 Ricorda molto la tensione proposta ne "La Lotteria" da Shirley Jackson ma qui si ha una poetica davvero unica seppur con un risvolto narrativo alquanto prevedibile! -TRADIMENTI Voto: 3,5/5 Quando cerchi di attirare l'attenzione dei tuoi genitori... -LUCY GRANGE Voto: 3/5 La solitudine che ti costringe ad "adattarti"… -UNA MODICA INVASIONE DI LOCUSTE Voto: 3,5/5 Un racconto sereno e rurale nonostante un certo pericolo incombente... -UN CAMBIAMENTO D’ARIA Voto: 3/5 Una discreta versione "africana" di Orgoglio E Pregiudizio di J. Austen -STORIA DI DUE CANI Voto: 4/5 Un racconto doloroso quanto profondo e sincero! L'incontro-scontro tra padroni e sottoposti ha compimento in questa lunghissima storia che scalderà il cuore , nonostante tutto!
Il libro con cui ho chiuso il 2020 e non potevo aspettarmi niente di meglio che non una raccolta di racconti scritta dalla mia amatissima Doris Lessing. Gli undici racconti di questo libro, come già dice il titolo, sono tutti ambientati in Rhodesia, l'attuale Zimbabwe, dove Doris Lessing trascorse i suoi primi anni. Pur essendo racconti, quindi delle storie a sè stanti, dipingono perfettamente la situazione sociale di quella terra, in cui i bianchi sono i padroni della terra, che gestiscono e in cui vivono, e i neri, che di quella terra sono originari, costretti a servire. Eppure, c'è un rispetto dell'autrice nel raccontare la vita dei neri, soprattutto nel racconto Il vecchio Capo Mshlanga, in cui per esempio lei stessa sente di non avere il diritto di richiedere che le si ceda il passo a quell'uomo così dignitoso. Gli stessi bianchi, padroni delle terre, vengono raccontati nelle loro insicurezze, nelle loro battaglie quotidiane, nelle loro meschinità. Quello che maggiormente mi ha colpita è l'atmosfera che pervade nel romanzo, questa Africa piena di una luce opaca, quasi sabbiosa direi se esiste un modo di dirlo, una luce calda... in un mondo brutale, in cui regna il potere della forza. Doris Lessing chiude il mio 2020 con una raccolta di racconti perfetta.
Quello che mi aspettavo era leggere racconti “turistici” che mi tratteggiassero un'Africa che si affacci all'era coloniale ma descritta attraverso gli occhi della giovane autrice, una ragazza bianca, ma ho trovato qualcosa di diverso… racconti che solo nella totalità della raccolta sembrano ambientati in Africa, mentre se presi singolarmenti presentano una nascente società che poco si discosta da quella delle campagne inglesi: uomini sempre al lavoro, donne sole in casa con i domestici, l’indifferenza della natura al passaggio umano e la precarietà economica.
Il mio racconto preferito è “la magia non è in vendita” in cui ho seguito la crescita di Teddy e visto l’emergere del sentimento razziale, ma ancora una volta l'Africa (rappresentata dal vecchio cuoco) non si piega del tutto ai nuovi padroni (non rivelando il nome della pianta e prendendosi pure gioco del medico di città) che accettano la cosa proprio per questa forza indomabile del territorio e della sua popolazione.
AU FOST GROZAVI anii aceia de hoinăreală prin brusă, pe pământurile fermei tatălui ei, care, ca orice fermă de-a albilor, era în mare parte neexploatată, pătată doar ici și colo de mici suprafețe cultivate. Între ele, nimic altceva decât copaci, iarbă rară și înaltă, mărăciniș și cactuși și făgașuri, iarbă și vegetație pitică și iar mărăcini. Iar pe steiul ce zvâcnea în sus, împins la suprafață din pământul fierbinte al Africii în cine știe ce ere neînchipuit de îndepărtate, acum un labirint de scobituri și spirale săpate de soare și de vântul călător peste atâtea mii de mile de spații și brusă, se cățăra fetița care, neavând ochi decât pentru râul palid ca un castel lucind stins printre sălcii, cânta de fiecare dată: „Țâșni-n afară panglica, curgând mai lată, din țărm în țărm oglinda-i spartă..
Zapamiętam pojedyncze opowiadania z tego zbioru. W całości jest dość nużący. Spory rozrzut tematyczny. Rodezja, lata 40. (chyba) XX w. Lessing interesuje za każdym razem jakaś powikłana ludzka relacja. A to między małżonkami, a to służbą i pracodawcami (ciekawe opowiadanie o wielodzietnej rodzinie afrykanerskiej, która osiedla się w szałasie na farmie białych), jest nawet historia (dla mnie przedziwna) trójkąta: farmę prowadzą przyrodni bracia, jeden z nich żeni się z kobietą, która zostaje później kochanką drugiego, cała trójka prowadzi nieustannie ironiczno-sarkastyczne dialogi. Dla mnie chyba najciekawsze były opowiadania z punktu widzenia dzieci: ich ciekawość i niewinność w zderzeniu z mniej lub bardziej zakamuflowaną przemocą świata, w którym dorastają. Nie jest to szczyt formy artystycznej Lessing.
*The black Madonna -- The trinket box -- The pig -- *Traitors -- *The old Chief Mshlanga -- *A sunrise on the Veld -- *No witchcraft for sale -- The second hut -- The nuisance -- *The De Wets come to Kloof Grange -- Little Tembi -- Old John's place -- "Leopard" George -- Winter in July -- A home for the highland cattle -- Eldorado -- *The antheap -- Hunger -- The words he said -- Lucy Grange -- *A mild attack of locusts -- *Flavours of exile -- Getting off the altitude -- A road to the big city -- *Flight -- Plants and girls -- The sun between their feet -- A letter from home -- The new man -- *The story of two dogs -- The story of a non-marrying man -- Spies I have known --
Ich mochte: The trinket Box The old Chief Mshlanga Winter in July A Home for the highland Castle The Antheap Getting of the altitude
In der Beschreibung steht, es handle sich um Geschichten über das Leben in Afrika. Ich würde das als falsch beschreiben, es handelt sich um das Leben Weißer in Afrika, während der Kolonialherrschaft. Es ist lesenswert um sich der Furchtbarkeit dessen, was Kolonialherrschaft in ihrem Alltag war, bewusst zu werden. Meiner Meinung nach hat Lessing einen Mittelweg geschafft über diese Sachen zu schreiben, gleichzeitig Rassismus/Kolonialismus nicht zu beschönigen und auch nicht zu explizit zu werden oder in rassistische Sprache abzurutschen, die die Geschichten nicht mehr weiter bringen würden. Trotzdem TW: Rassismus
Una collezione di assoluto spessore tecnico e letterario. Il primo racconto è stato, forse, tra i miei preferiti, e mi ha subito "buttato dentro" il colonialismo africano, così ben dipinto da Doris Lessing. Una raccolta un cui a lunghi tratti si respira l'Africa, se ne assapora il paesaggio, e se ne comprendono, soprattutto, le ipocrisie e i drammi quotidiani di chi ci vive. Leggerò sicuramente altro di questa autrice.
Leído para la categoría “A book set in Africa or South America” de ATY 2018 challenger.
Colección de 13 relatos cortos, todos obviamente situados en algún país de África, y toca temas de la relación entre los nativos y los hombres blancos. Los relatos son los siguientes:
El pequeño Tembi (2.5 estrellas)
Este relato trata sobre como los niños de los sirvientes de los señores de una granja pueden a veces desear ser considerado como otro hijo de los “amos”, en especial si en sus primeros años de vida puede que haya tenido un trato preferencial. Ahí todo bien con el relato, que acompaña a este niño desde que es un bebé a su edad adulta, pero como maneja la situación cuando adulto no me convenció.
El viejo jefe Mshlanga (3 estrellas)
Seguimos el punto de vista de una heredera de una granja (Mujer blanca) desde que era niña y la educación que obviamente recibía por su estatus a como se da cuenta que las personas nativas del lugar en sí tienen más derecho que ellos, y como de a poco su territorio va desapareciendo. Es una buena reflexión que se hace aunque el final del relato no es muy bueno.
La brujería no se vende (3.5 estrellas)
En este relato trata sobre como el conocimiento de los nativos de su tierra y plantas para utilizarlas como medicina es vista por los hombres recién llegados como brujería, que al ver cómo funciona sanando a alguien quiere saber cómo funciona, pero el nativo sabe que aunque les dijera paso por paso no lo entenderían, y prefiere no enseñarles dichos conocimientos. Es la historia que más me gusto de esta colección, en cierta forma el sirviente de la familia llega a decirle que planta fue la utilizada para realizar el remedio y como muestra una común y corriente en esos paisajes no lo toman en cuenta (él se los dice sabiendo que pasaría eso mismo y después de mucho negarse).
Sale el sol en la llanura (2.5 estrellas)
Es un relato extraño, de un niño que todos los días de la madrugada sale a correr en el bosque, e incluso con intenciones de cazar (que no lo hace realmente) pero que sus pensamientos cambian al ver un cadáver de un ciervo…. No tiene mucha lógica y no sé a qué quería llegar realmente.
El sol entre los pies (2 estrellas)
Simplemente visualización de la naturaleza, en específico del trabajo de unos escarabajos peloteros, más allá de eso no sucede nada más.
Historia de dos perros (3 estrellas)
Quizás porque me gustan los perros tiene mayor puntuación, es de una familia que adopta a un cachorro de perro de un conocido que (si se puede decir así) mantiene bastantes sus instintos salvajes, la adopción es más para hacer compañía al perro de la casa (que si no se podría juntar con los perros de los nativos) y vemos sus aventuras y su final.
Carta de casa (3 estrellas)
Relato escrito epistolar (aunque es una sola carta) donde un hombre relata a un amigo su vida en su trabajo y como buscando a alguien para publicar se reencuentra con un conocido que es poeta, y descubre que no puede publicar estos ya que el autor no lo permite por ciertas razones un poco paranoides.
Hambre (2 estrellas)
El relato más largo del libro, entiendo a dónde quiere llegar la autora con esta historia pero simplemente no soportaba al protagonista. Trata de el niño nativo que hace al lado los principios de su cultura y grupo familiar soñando con ir a la ciudad del hombre blanco y prosperar en ella, se nos indica su viaje a cumplir dicho sueño, uno que muchos jóvenes de aldeas hacen para no quedarse atrapados en los pueblos donde ellos viven, ahí todo bien y nos demuestra una realidad que no dudo que haya sucedido, pero el protagonista es tan egocentrista, toma tantas decisiones erradas que todo lo malo que le sucede se lo merece realmente, al final como que se da cuenta que lo que menosprecio en un inicio era el camino que debía seguir (mantener los principios sin importar el lugar donde éste) y que las cosas se ganan con esfuerzo. Igual esa realización final para mí no salva el resto de la historia, a lo más no hace que su puntuación sea tan mala.
Vuelo (2.5 estrellas)
Relato donde un abuelo se da cuenta de que su nieta ya es una persona mayor y ya puede “volar” por si misma.
La Madonna negra (3 estrellas)
Trata de un país Africano que realiza un desfile militar todos los años, y para una demostración contrata a alguien que estuvo en la cárcel pero se hizo reconocido por ser buen escultor y pintor, se centra en cómo esta persona realiza la obra solicitada y lo que conlleva todo eso.
Traidoras (2.5 estrellas)
Quizás no lo comprendí muy bien, pero es de un par de gemelas que visitan una casa abandonada (quemada por un accidente) y luego el dueño con su pareja vuelven y al querer ver de nuevo el territorio donde estaba la casa ellas hacen un camino largo para no perder el lugar, o algo así.
Espías a los que he conocido (3 estrellas)
Relato que se explica cómo hubo una época donde los que trabajaban en los correos terminaban convirtiéndose en espías, ya que debían revisar dichas correspondencias.
Historia del hombre que nunca se casaba (2.5 estrellas)
Historia de un hombre blanco que va de pueblo en pueblo, sin sentirse en ningún lugar como si fuera su hogar hasta que lo encuentra.
There have been millions of story tellers in this world, but none better than Lessing. Two and a half dozen brilliantly intimate portraits of life in former Rhodesia during the 1940s (mostly, but not all, about British expats). Her powers of description of the natural world and acute observation of human nature are as awe inspiring as the countryside itself.