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La sconfitta della Francia

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256 pages, Hardcover

Published January 1, 1971

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Claude Bertin

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Profile Image for Stefano.
235 reviews1 follower
November 10, 2016
Dalla lettura emerge come la sconfitta della Francia sia stata una questione psicologica e politica più che militare.

Dopo mesi di "guerra seduta", appena i tedeschi si decisero a lanciare l'attacco definitivo, il morale francese crollò in pezzi. Tecnicamente l'esercito francese era superiore sotto molti aspetti: all'inizio del conflitto i caccia francesi avevano la meglio su quelli tedeschi, i carri armati erano tecnologicamente più avanzati. I francesi giocavano in casa, con una flotta imponente. Ma la superiorità navale era chiaramente inutile e, per quanto riguarda quella area, la tattiche di bombardamento in picchiata degli Stuka bastarono a fare la differenza. A che pro' dominare il cielo se non si è in grado di approfittare del vantaggio? Nei primi giorni di guerra i tedeschi faticavano a superare lo sbarramenteo aereo francese, ma quelle poche volte che vi riuscivano, erano letali.

Sul fronte terrestre i francesi si aspettavano una guerra di posizione. Quando i tedeschi iniziarono ad avanzare a velocità vertiginosa, dopo aver sfondato il fronte in pochi giorni, molti pensarono al tradimento. Vigeva inconscia la convinzione che la guerra dovesse essere combattuta
in difesa, dentro una trincea, per giungere alla vittoria com'era accaduto vent'anni prima. Il fatto che i tedeschi violassero tale convinzione era del tutto inspiegabile
ai francesi, da cui l'unica conclusione possibile: qualcuno ha tradito, ha spalancato le porte ai tedeschi, è impossibile che stiano avanzando così inpunemente. E' ben noto che quando le avanguardie tedesche raggiunsero l'entroterra francese in molti credettero si trattasse di inglesi: nessuno poteva credere che quelle truppe stranierie, giunte nel cuore della francia in poche settimane, fossero nemiche.

Qualche nota sul testo: la lettura è gradevole ma non sempre scorrevole. Il tema interessante ma non avvincente. Vi sono particolari affascinanti, come la mancata fusione Anglo-Francese di cui era ambasciatore lo stesso De Gaulle, partito da Londra con l'incarico di proporre al governo francese di unirsi a quello inglese, ma giunto poche ore dopo la caduta del gioverno. Eppure, nonostante decine di aneddoti curiosi, la lettura si trascina spesso tra pagine piuttosto tediose, complice anche lo stile cronistico. Vi sono molti racconti puntuali e specifici, vicende narrate dai singoli umili protagonisti della "strana guerra", che riescono a illuminare di tanto in tanto la lettura.

Nel complesso soddisfacente dal punto di visto storico, ma piuttosto noioso da quello narrativo.
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