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A Calais

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«Quello che mi interessa è poter scrivere un reportage nello stesso modo in cui scriverei un libro» afferma Emmanuel Carrère. Così, della «Giungla» di Calais, non ci racconta il fango, la violenza e la miseria del campo, bensì tutto quello che c'è attorno: la rabbia e la frustrazione di una parte dei calesiani; la compassione e la solidarietà di un'altra parte; le fabbriche e i quartieri abbandonati; l'immane apparato poliziesco; il circo mediatico; il «turismo del dolore». E lo fa nel suo modo affabile e diretto, con lo sguardo, insieme lucido ed empatico, di chi si interroga costantemente su tutto – anche su se stesso.

49 pages, Paperback

First published January 1, 2017

3 people are currently reading
316 people want to read

About the author

Emmanuel Carrère

69 books3,283 followers
Emmanuel Carrère is a French author, screenwriter, and director. He is the son of Louis Carrère d'Encausse and French historian Hélène Carrère d'Encausse.

Carrère studied at the Institut d'Études Politiques de Paris (better known as Sciences Po). Much of his writing, both fiction and nonfiction, centers around the primary themes of the interrogation of identity, the development of illusion, and the direction of reality. Several of his books have been made into films; in 2005, he personally directed the film adaptation of his novel La Moustache. He was the president of the jury of the book Inter 2003.

(Wikipedia)

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3 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 60 reviews
Profile Image for Aurora.
135 reviews84 followers
Read
July 30, 2024
le recensioni per questo libro mi fanno molto sorridere. carrère, invece, come sempre, mi ricorda perché leggo :)
Profile Image for Mosco.
451 reviews44 followers
December 8, 2017
niente di più di un articolo da magazine, nemmeno troppo profondo.
Profile Image for Giuseppe Lombardo.
Author 2 books4 followers
July 11, 2016
Avevo molta diffidenza nei confronti di questa edizione della Adelphi: l'idea che un reportage di appena 50 pagine, già pubblicato su altre testate, reperibile online in forma gratuita, potesse "tirare" in libreria mi sembrava francamente surreale. E non so se le mie originarie impressioni fossero campate in aria rispetto ai trend del mercato. Certo è che la rilegatura dell'opera, la sua consacrazione “letteraria” se preferite, serve ad inchiodare l'attenzione del lettore sul tema e restituisce serietà e rigore a un'esperienza che in edicola appariva fugace.
“A Calais” non racconta le sofferenze dei migranti, non è il bugiardino dei buoni sentimenti alla RaiTre. Racconta le esperienze di vita di chi, all’interno della piccola comunità francese, è costretto a confrontarsi con la presenza dello straniero nella propria “dimora”. Racconta di ronde improvvisate, di fascismi inconsapevoli, di globalizzazioni mancate e di legittime recriminazioni da parte di un elettorato frustrato dagli eventi.
Mai noioso, scorrevole, basato su impressioni raccolte sul campo: era difficile essere più asciutti senza uscire dal pezzo.
Profile Image for Cristian FG.
37 reviews
August 27, 2025
«Cuando se habla de los migrantes en general», escribe Marie, «todo va bien, estamos en el ámbito de la gestión pura y dura. Pero no ocurre lo mismo cuando hablamos de Saleh, de dieciséis años, que se deshace en lágrimas ante el Kid's Café en llamas, porque no sabe dónde y con quién va a dormir esa noche, porque está desesperadamente solo».
Profile Image for Evi *.
395 reviews309 followers
September 20, 2016
La Lampedusa francese si chiama Calais.
Carrere scrive un articolo lungo 40.000 battute che in Francia è stato pubblicato da un quotidiano sulla situazione di Calais, si è prefissato come obiettivo quello di parlare di Calais ma senza nominare i migranti, parlare dei suoi abitanti sì, della città sì, ma tacere dei nuovi ospiti.
Ma dunque di cosa vogliamo parlare?
Delle sue fabbriche di merletti, pizzi e tulle che per anni sono stati la principale fonte di occupazione della popolazione?
Del suo porto, il più grande in Francia per numero di passeggeri e il secondo in Europa?
Dei voti che che alle elezioni virano pesantemente verso le Front National?
E chissenfrega!
Perché oggi, parlare di Calais senza fare i conti con i migranti, diventa una utopia dialettica, inesorabilmente il discorso non può non cadere che lì.
Come per Lampedusa: decenni fa si parlava dell’isola come di uno scoglio inaccogliente ma gettato in un mare cristallino e meravigliosamente turchese, oggi non si può citare il suo mare senza citare chi vi approda illegalmente.
A Calais c’è il più grande campo di migranti d’Europa chiamato Jungla (chissà poi perché…), si trova a pochi passi dalla circonvallazione che conduce al porto e lì sostano, per un tempo indefinito, uomini donne, bambini in attesa di riuscire di notte e furtivamente a passare in Gran Bretagna, saltando su un camion o nella stiva di una nave, o nascosti in un vagone di un treno.
Esiste un trattato, il Trattato di Le Touquet, firmato nel 2003, per calmierare e regolamentare i flussi migratori tra Londra e Parigi, l’intesa stabilisce che la Francia controlli i confini della Gran Bretagna e, viceversa, la Gran Bretagna controlli i confini francesi, il problema è che dalla Gran Bretagna nessuno cerca di entrare in Francia mentre a migliaia ogni notte cercano di compiere il passaggio inverso.
Calais per i migranti dovrebbe essere solo una tappa, una cesura delle loro esistenze, un trampolino verso la realizzazione dei loro sogni.
C’è anche un murales, realizzato a Calais da Bansky il più grande autore di street artists raffigurante nientemento che Steve Jobs, che aveva origine siriane per parte paterna, con in spalla uno zaino e sotto il braccio un computer. Un’opera murale diventata emblema e patrimonio della città al pari de Les bourgeois de Calais dello scultore Rodin che vuole accomunare i destini di chi ce l’ha fatta e di chi tenta di farcela.
E Carrere si azzarda ad un paragone, forse improprio, ma che mi ha molto colpito quando dice che alcuni residenti francesi, pur vivendo in una situazione meno precaria dei migranti, in realtà hanno meno prospettive perchè per loro la situazione è stagnante e definitiva, nessun altro mondo dorato o fasullamente dorato li attende potenzialmente ricco di nuove opportunità.
Alla fine due stelle perché?
Non perché Carrere non abbia ben argomentato, lo ha fatto se accogliamo questo suo breve pamphlet per ciò che è e doveva essere: un articolo editoriale comparso su un quotidiano, breve e sinteticamente concluso, di media sostanza.
Le due stelle sono per Adelphi, per la sua scelta editoriale di creare una collana Biblioteca Minima dedicata ai longform, articoli lunghissimi, a metà tra giornalismo e letteratura narrativa circolanti in internet o comparsi su blog che la gente su schermo o su smartphone si stanca di leggere dall’inizio alla fine, e forse all’arroganza di dargli dignità di libro.
L’unica consolazione è il prezzo 1,98 in ebook per 49 pagine.
Profile Image for Natalia.
10 reviews3 followers
September 4, 2016
Ritagliatevi quindici minuti del vostro tempo e leggetelo. Una testimonianza di luce e speranza tra i luoghi più bui dell'umanità: La Giungla, il più grande campo profughi d'Europa a Calais. Un reportage da un punto di vista diverso: quello degli abitanti di Calais. Xenofobia, razzismo, scontri, violenze... Ovviamente. Ma anche tanti, bellissimi gesti di generosità. Frammenti di un'umanità non ancora atrofizzata del tutto, forse.
Profile Image for Kirini.
20 reviews
September 18, 2019
Piccolo, incisivo, meravigliosamente scritto. L'ho letto ad alta voce a mia sorella in spiaggia, ed è stato tempo decisamente ben speso. Conclusione dalla rara qualità. Un gioiellino!
Profile Image for Pollapollina Books.
737 reviews68 followers
September 13, 2018
Com'è piccolo il mondo, ci ricorda questo piccolissimo, educativo libretto. Un reportage amaro e molto attuale sui pro e i contro.
Profile Image for giduso.
345 reviews26 followers
March 20, 2024
Un articolo pubblicato come libretto qualche anno fa quando la situazione sulla Manica era molto tesa. Carrère parla di Calais senza focalizzarsi sui migranti, ma piuttosto sulla cittadina. Avrei preferito qualcosa di più approfondito.
Profile Image for M.
72 reviews11 followers
August 21, 2024
Emanuele io leggerei la tua lista della spesa e ti darei pure tante stelle...
Un bel reportage che vorrei fosse durato il doppio, forse il triplo. Il finale mi ha ricordato perché leggo.
Forse meriterebbe meno stelle ma io con Emanuele sono come una prof con le preferenze.
Profile Image for Astrid.
348 reviews18 followers
May 22, 2018
Seit Jahren übernachten meine Frau und ich immer eine Nacht in Calais auf dem Weg nach England und dann noch eine, auf dem Weg zurück. Vor drei Jahren haben wir fast Flüchtlinge auf der Autobahn überfahren, die ohne nach rechts oder links zu schauen einfach über die Straße gerannt sind. Wir haben das Lager (Dschungel) gesehen und mit Hotelangestellten geredet, denen die Flüchtlinge ziemlich egal waren - wobei, eigentlich waren sie ihnen nicht egal... da waren eine Menge unschöne Emotionen im Spiel. Und natürlich haben wir auch die "Aufrüstung" am Tunnel und am Hafen miterlebt.

Als ich vor einigen Monaten dann zufällig im Feuilleton einer Zeitung einen Artikel über dieses kleine Buch gelesen habe, musste ich es mir kaufen. Und lesen.

Leider ist es nicht mehr als ein längerer Aufsatz und reißt viele Dinge nur an. Gut finde ich, dass der Autor sich auf die Einwohner Calais konzentriert. Ich habe einiges über Calais erfahren können (Geschichte, Arbeitslosenquote, etc) und auch mehr gespürt, wie es sein muss, dort zu leben, wo sich die Problematik mit den Flüchtlingen derart konzentriert hat. (Das habe ich letztes Jahr bei einem Aufenthalt auf Lesbos ebenfalls ein wenig erleben können).

Für mich war dieses Buch natürlich viel zu kurz. Aber es gibt einen guten Einblick in die Hoffnungslosigkeit, die in Calais auf allen Seiten herrscht. Ich habe ein wenig mehr Verständnis für die Einwohner - ohne Verständnis für die Flüchtlinge verloren zu haben.

Profile Image for Paridao.
41 reviews11 followers
June 8, 2021
Breve saggio, fatto sul posto. Con la solita obiettività di Carrére che sgombra il campo da ipocriti buonismi e giudizi universali -solitamente pare che i politici gestiscano così la faccenda delle immigrazioni-. Banalmente, non perde di attualità negli anni.
Profile Image for Ernest.
10 reviews4 followers
September 19, 2016
Ottimo libro, Carrére come sempre, anche in poche righe, riesce a dipingere o fotografare ciò che gli sta attorno.
Profile Image for Mariña Loureiro.
299 reviews4 followers
July 21, 2025
Siempre es un placer leer a Carrère, ya sea un libro sobre un retiro de yoga ininterrumpible que acaba siendo interrumpido porque «ha habido en nuestro país acontecimientos graves», otro acerca de los juicios por los atentados yihadistas de la sala Bataclan o este que nos acerca a Calais, puerto francés que hace de frontera con el Reino Unido (frontera no solo política sino encarnada en vallas con alambre de espino y cuchillas donde se dejan literalmente la vida algunos de los miles de refugiados que han acabado acampando allí).

Como es habitual en el autor, nos ofrece un relato claramente posicionado pero a la vez alejado de las posturas maniqueas que intentan hacer simples problemas realmente complejos, y con una maestría en la escritura que alivia un poco, si eso es posible, el durísimo drama que narra.

Leed a Carrère, siempre.
Profile Image for Milly Cohen.
1,445 reviews508 followers
September 30, 2024
con esos pocos caracteres que te dieron escribiste una maravilla
o fue justo por esos pocos caracteres

hay que buscar más libritos de estos de anagrama, están buenos
Profile Image for Ayelen Arostegui.
456 reviews55 followers
January 24, 2023
A mí, Carrère me puede así que obviamente me gustó mucho este ensayito. Me gusta que me cuente cualquier cosa creo.
65 reviews
March 3, 2022
Carrère escriu molt bé, i fa un reportatge sobre un camp de refugiats que hi hagué a Calais (2015-2016) i com la població hi va respondre davant. És un tema delicat i l'autor combina bé el cap fred amb el cor calent.
Profile Image for Shan.
215 reviews10 followers
December 16, 2020
Scritto nel 2016, prima della Brexit, lo stile giornalistico di questo lungo articolo o piccolo saggio che dir si voglia, mi ha ricordato molto lo stile di Saviano, la precisione, la mancanza di orpelli la rappresentazione di immagini immediate e vibranti. "A Calais" è il reportage di Carriere su Calais, la Lampedusa francese, fra calesiani arrabbiati ed altri solidali. Il terminal di Calais è un nervo pulsante, fra agenti di polizia sempre in allerta, immigrati che cercano di scappare, dato che la loro meta finale è il Regno Unito e non la Francia. Ricorda molto la situazione italiana quando i migranti economici approdano in Italia solo per uno scalo intermedio quando il loro proposito è di raggiungere il nord Europa.
Il tunnel della Manica è una galleria ferroviaria lunga oltre 50 km che unisce il comune del Regno Unito di Cheriton nel Kent a quello francese di Coquelles, vicino a Calais passando sotto il fondo del Canale della Manica. In italiano è comunemente chiamato Eurotunnel, I lavori del tunnel durarono 7 anni dal 1987 al 1994.
Firmato nel febbraio del 2003, il trattato di Le Touquet è un’intesa che mira a regolamentare la gestione dei flussi migratori tra Francia e Inghilterra e di fatto stabilisce che le frontiere francesi siano sorvegliate dagli inglesi e quelle inglesi dai francesi. Sulla carta sembra un accordo simmetrico. Il problema è che nessun migrante cerca di passare dalla Gran Bretagna alla Francia – uno dei paesi europei considerati meno appetibili –, mentre a migliaia tentano ogni anno con tutti i mezzi, e spesso mettendo a repentaglio la propria vita, di passare dalla Francia alla Gran Bretagna – dove le leggi sul lavoro sono più flessibili, i controlli sull’identità delle persone meno frequenti e le comunità straniere più unite, senza contare che molti migranti masticano l’inglese...
Vi ricorda qualcosa?
Cosa vede chi arriva a Calais? Sembra di essere in un film di guerra o in un videogioco postapocalittico. Le camionette dei CRS stazionano a decine sulla corsia d’emergenza e sorvegliano dall’alto la più grande bidonville d’Europa. Appena fa buio, ragazzi con giacche a vento nere e berretti di lana, che sopravvivono a fatica nella bidonville, si lanciano all’assalto della circonvallazione, e tentano strategie diversive di ogni sorta – lanci di rami, di carrelli del supermercato… – per distrarre i CRS e rallentare la circolazione nella speranza di saltare a bordo di un camion. Ci sono molti incidenti, spesso mortali, e anche chi ce la fa, una volta giunto al porto, ha pochissime probabilità di superare la dogana perché i controlli sono sempre più sofisticati: cani, infrarossi, termorilevatori e rilevatori del battito cardiaco. È un incubo per tutti: per i migranti, per i CRS, per i camionisti e per gli automobilisti che temono ora di essere aggrediti da un migrante ora di investirne uno – ennesima variante, estremamente semplificata, dell’opposizione tra chi è pro e chi è contro.. Su questo conflitto tra chi è pro e chi è contro l'autore cerca testimonianze dagli uni e dagli altri. E non basta, anche il paesaggio con la costruzione dell'Eurotunnel è cambiato ha fatto abbattere tutti gli alberi in un’area di cento ettari per impedire ai migranti di avanzare senza essere visti e per facilitare la videosorveglianza: neanche un coniglio riuscirebbe a nascondersi..A Calais vi è anche un centro sociale e culturale di alto profilo, siamo lontani dalle bettole fatiscenti delle nostre metropoli, gestito dalle associazioni pro-migranti. Fondato da Francis Peduzzi, animatore culturale di Calais, nei padiglioni dell’ex mattatoio cittadino immenso centro ha ottenuto lo status prestigioso di teatro stabile, con i contributi che ne derivano, e ha la pretesa, giustificata, di essere l’anima della città. Vasti edifici di mattoni rossi, parquet industriale, sale per gli spettacoli, una libreria, un caffè, poltrone e divanetti accoglienti… Il Channel, un luogo dove potremmo pensare di essere a New York o a Berlino, è una comunità. Tutti si conoscono e si salutano scambiandosi un bacio: lo staff, i clienti abituali, ma a dire il vero anche gli studenti, che vengono dal liceo vicino a fare i compiti. È il polmone «creativo» e ben riscaldato di una città sfavorita e divisa. È anche la più solida roccaforte, come si può facilmente immaginare, del partito pro migranti di Calais. Marie-Claire Pleros gestisce la libreria del Channel ed ha aiutato lo scrittore a conoscere meglio la realtà del luogo e le persone sue amiche :Nel 2016 la città aveva il tredici per cento di disoccupazione.
Gli immigrati vivono in case abbandonate e fatiscenti, alcune persone di sinistra, che hanno tetti e case calde a proteggerli (è scritto nel pamphlet, non è ironico è per indicare lo status dei soccorritori e se mi trovassi nella stessa situazione, sarei anche io un soccorritore) portano loro cibo e sostentamento a questi poveri disperati. Vi anche una zona oscura, una specie di giungla dove anche più temerari soccorritori si muovono con cautela mista a timore della cosiddetta zona di urbanizzazione prioritaria del Beau Marais, la ZUP, e del quartiere del Fort-Nieulay: luoghi pericolosi(...) Li chiamano «quartieri prioritari», salvo che ora, come dice con un sorriso stanco Kader Haddouche, tutta la città è prioritaria. Kader ha trentanove anni, è nipote di un harki e figlio di algerini analfabeti – suo padre è un pensionato dell’amianto, sua madre fa la donna delle pulizie. Una famiglia del genere non è una cosa tanto comune in una città in cui, a differenza di quanto è accaduto nel bacino carbonifero, non c’è quasi stata immigrazione. Non c’era alcun bisogno di manodopera supplementare: per i merletti quella che c’era bastava e avanzava. Paradossalmente, per Kader è stata una fortuna: i merletti davano lavoro, come dice lui, solo ai «calesiani di vecchia data»; da arabo, non aveva nessuna possibilità e così, a differenza dei suoi amici d’infanzia, che potevano contare su un lavoro in fabbrica, si è messo a studiare. Oggi insegna biologia in un istituto professionale, mentre gli amici «calesiani di vecchia data» compaiono tutti, chi più chi meno, nel quadretto che lei, cara Marguerite, è stata così gentile da dipingermi: disoccupazione, alcolismo, disperazione e razzismo.
Proprio nell'area critica del Beau Marais il Front National ,il partito di ultra destra guidato da Marie Lepen, si spara a zero sui migranti. Kader è un militante della lista di opposizione capeggiata dal deputato socialista del Pas-de-Calais. Hanno preso il venti per cento, un risultato dignitoso. L'autore riassume le scelte politiche degli abitanti di Calais dal dopoguerra a oggi: trent’anni di destra conservatrice, quasi quaranta di un’amministrazione comunista al tempo stesso dogmatica e indolente che ha scoraggiato gli investitori, (...) dal 2008, la sindaca sarkozista ha rappresentato l’ultimo baluardo contro il Front National La giungla è degna del romanzo di Conrad la Giungla è, sì, un incubo di miseria e di insalubrità, in cui succedono cose terribili, regolamenti di conti e stupri, e in cui non abitano solo pacifici ingegneri, studenti zelanti e virtuosi perseguitati politici, tutt’altro, ma vi si percepisce anche qualcosa di estremamente esaltante: un’energia, una straordinaria fame di vita, quelle che hanno spinto tanti uomini e donne ad affrontare un viaggio lungo, travagliato, eroico, di cui Calais, che pure sembra un vicolo cieco, è solo una tappa. Ed è questo, mi pare, il senso del graffito realizzato da Banksy su un muro di cemento all’ingresso della Giungla. L’amministrazione comunale aveva avuto la bella pensata di farlo cancellare, ma poi si è resa conto che si trattava di un’opera d’arte e, come se non bastasse, di un’opera dello street artist più celebre e più pagato al mondo, che ormai fa parte del patrimonio della città non meno dei Borghesi di Calais di Rodin.
image:
Il grafito di Banksy per Calais, ispirato alla zattera della Medusa di Théodore Géricault
Anche lì, a Calais, fioccano le fale news su cellulari costosi dei migranti, su come essi siano tutti delinquenti in nuce, sul fatto che ricevano la patente mentre i figli degli abitanti non ce l'hanno.
"E chi è che paga? Noi, con le nostre tasse", (...)"Un negozio francese paga le tasse, una licenza, loro no! Ai francesi nessuno ci pensa, dobbiamo cavarcela da soli, noi, mentre a loro danno tutto"
Vi ricorda qualcosa?
Poi c'è il timore che un evento tragico faccia in modo che la propaganda degli uni o degli altri abbia la meglio “L’insicurezza percepita, come si dice del freddo, varia a seconda dell’interlocutore, ma tutti ammettono che sulla città grava una minaccia, anche quelli come i miei amici (...) che per ragioni ideologiche tendono a minimizzarla. I pro migranti la temono, chi è contro la auspica, ma tutti si aspettano che da un momento all’altro una catastrofe farà saltare questo equilibrio precario: l’omicidio di un migrante per mano di un abitante di Calais – cosa probabilmente già accaduta, come mi fa notare qualcuno – o di un abitante di Calais per mano di un migrante .
La "fasciosfera" vorrebbe che il pubblico venisse informato sulla vemenza dei No-borders, sulla tragedia imminente. L'autore ha invece tastato manu propria la realtà del luogo.
C'è ancora una vena pulsante ( ma in sofferenza) dell'artigianato Avrei voluto parlare dell’industria dei merletti, del suo antico splendore e della sua attuale decadenza, delle decine di mestieri altamente specializzati che sono connessi con questa attività: c’è chi crea il disegno, chi lo riporta su carta millimetrata, chi lo trasferisce al computer, chi si occupa della foratura dei cartoni, chi carica le bobine, chi le pressa, chi sistema i carrelli, poi ci sono le orlatrici e le rammendatrici, e tutte queste minuziose competenze convergono verso quella del tullista, il Von Karajan dell’industria tessile, domatore rispettato di macchine che pesano venti tonnellate, sono lunghe dodici metri e producono un tessuto che verrà utilizzato soprattutto per realizzare mutandine e reggiseni della consistenza di una ragnatela. . E poi il reportage si conclude con la storia di Ghizlane Mahtab, che eroicamente vive nella "giungla", fra verità palesate ed occultate. (Ghizlane)Mi accoglie senza nessuna diffidenza, parla di sé con piacere. Abita qui da un anno con suo marito, lui fa consegne a domicilio, lei era assistente in un laboratorio, ma ora è disoccupata, e in attesa di trovare un posto migliore lavora da McDonald’s (la figlia della calesiana arrabbiata, invece, da Quick). (...) In ogni caso è perfetta nel ruolo dell’eroina positiva, aperta e spontanea: una buona cliente come la vecchia signora, ripresa tante volte, che nel suo villino mette a disposizione dei migranti decine di prese perché ricarichino i loro cellulari. Qualche maligno racconta che c'è qualcosa di strano in quella donna, ha sempre le serrande abbassate e lei interrogata risponde "È che non avevo ancora fatto le pulizie. ">. Ora che versione deve dare l'autore di un'eroina o di una donna barricata in casa per paura ? la verità non è solo che la Giungla è un inferno, ma anche che quel barlume di speranza è una menzogna, e che se una giovane donna racconta ai giornalisti la sua storia da cartone animato lo fa solo perché è più bello e dà di lei un’immagine gratificante, ma in realtà vive barricata. Ma il racconto si conclude invece con la speranza e con le persiane di Ghizlane che restano alzate.
image:
La giungla di Calais nel 2016
Profile Image for Bulmaro Martínez.
7 reviews11 followers
March 3, 2022
Esperaba algo considerando que es Carrère y que el tema del libro giraba en torno a la jungla de Calais. Me dio la impresión de que está hecho de rápido: un par de semanas, algunos testimonios, algunas caminatas por aquí y por allá para cumplir con el editor o con el periódico.
Profile Image for Pablo E.
488 reviews25 followers
May 17, 2025
“Calais” forma parte de la colección de nuevos cuadernos de @anagramaeditor, y refleja la investigación y conclusiones de Emmanuel Carrère en su visita a esta ciudad que constituye la última frontera entre Reino Unido y Francia previo al cruce del Canal de la Mancha, y donde se ha desarrollado una crisis migratoria sin precedentes. El enfoque es abstraerse de la perspectiva del migrante, abordando la crisis desde los habitantes de Calais. Estas personas forman parte de una sociedad que inevitablemente se ha visto dividida en posturas que por supuesto son más complejas que los simples rótulos “pro” y “contra”. Desesperados por contar su verdad de varias formas, el escritor francés acude a ciertos métodos muy interesantes, como replicar la carta que recibió rechazando su presencia luego de ser reconocido en las calles (reprochándole una especie de turismo periodístico) o transcribir los temores de habitantes, los que por supuesto se basan en rumores de oídas.

“Pensé que, a partir de ese detalle, se podían contar dos historias completamente diferentes. Por un lado, la versión que deja un rayito de esperanza, un rincón de cielo azul, que dice que si uno es abierto y sonriente recibe a su vez apertura y sonrisas. Por el otro lado, la versión que le gustaría al periodista reaccionario Éric Zemmour: no solo la Jungla es un infierno, sino que además el rayito de esperanza es mentira y esa chica les cuenta a los periodistas una historia de osos amorosos porque es más guay, porque da una imagen gratificante de ella, pero en realidad vive completamente parapetada”.

Profile Image for La lettrice controcorrente.
597 reviews251 followers
December 8, 2018
Due stelle e mezzo
A Calais  di Emmanuel Carrère (Adelphi) è un reportage commissionato dal trimestrale XXI nel 2016. E' la prima volta che leggo qualcosa di  Carrère e non sono riuscita a farmi un'idea chiarissima su di lui perché il libro è molto breve, meno di cinquanta pagine in un formato decisamente piccolo.

Il tema è attualissimo: l'invasione dei migranti, paura, odio e povertà tengono in ostaggio la zona. Carrère trascorre due settimane a Calais per scrivere il reportage e vi si dedica come farebbe con un libro, cercando quindi un punto di vista originale per raccontare la sua storia. L'autore è solamente uno dei tanti, tantissimi giornalisti, che si è recato a visitare la bidonville più grande d'Europa. Lo scrittore vuole parlare di Calais e dei suoi abitanti.

Il libro si apre con la lettera di una giornalista sotto pseudonimo che vuole dissuaderlo da scrivere il reportage. Potrebbero mai bastare quindici giorni per vivere e capire una città?
RECENSIONE COMPLETA SU: www.lalettricecontrocorrente.it
Profile Image for Mattia Melita.
11 reviews
September 6, 2024
Il Purgatorio di Calais - “siriani e agli afgani che sono arrivati a Calais affrontando rischi d'ogni genere e che adesso, nella Giungla, ne vedono di tutti i colori di considerare la Giungla come un momento della loro vita, una prova passeggera, un trampolino verso la realizzazione dei loro sogni. Molti bianchi del Beau Marais, che vivono e hanno sempre vissuto di sussidi di disoccupazione, si trovano in una situazione forse meno precaria ma per certi versi molto più stagnante, più irrimediabile, e io mi chiedo se questo non incida, in modo consapevole o meno, sul loro risentimento.”

Carrére riporta alcune osservazioni del suo breve viaggio a Calais. Provando a descriverla con una lente diversa rispetto ai “turisti del male”, ossia prendendo in considerazione le posizioni dei cittadini i cui pensieri, anche indirettamente; sono contaminati dal rumore assordante della Giungla.
Profile Image for Raul Pacheco.
10 reviews1 follower
February 21, 2024
En realidad no leí este libro, quiero decir, no esta edición (en italiano), sino la de Documentos de Anagrama (en español) pero ese libro no está registrado acá.
Encuentro muy interesante poder leer historias cortas, finamente seleccionadas y extraídas de su contexto habitual (creo entender que está en particular es parte de textos publicados en la prensa).
Tema aparte es la edición que sí leí, en español. Me preguntó hasta cuándo llegarán a Latinoamérica libros traducidos al español de España, con términos que en estas tierras americanas no usamos nunca.
Del libro solo decir que Carrère es un maestro del género de no ficción. Casualidad aparte que este libro lo leí a continuación del de Leila Guerrero, otra notable escritora de no ficción.
71 reviews1 follower
December 17, 2025
Cómo crónica, fracasa garrafalmente porque presume que conocemos el lugar del que habla, así como sus conflictos, al margen de que el autor no haya estado en Calais para cuando este explotó. Nunca empatizamos con nada ni nadie de aquello que Carrère señala con el dedo sin desarrollar.

Si bien logra desmarcarse de una oposición bastante falaz -promigración vs anti-inmigración-, mostrando incluso las contradicciciones de esta postura, el autor le dedica más espacio y entrevistas a las opiniones de los propietarios y calaisienses de ley que a las personas que acampan bajo condiciones paupérrimas (si se las puede calificar así porque son fantasmas en su relato).

Un texto mal pensado y sin corazón para personas bien pensantes de buenos sentimientos.
Profile Image for Alejandro Orradre.
Author 4 books109 followers
January 2, 2019
Pequeño reportaje en el que Emmanuel Carrère narra sus peripecias en la ciudad de Calais, lugar por el que pasa el Eurotunel que une Francia con Inglaterra y que se ha convertido en un puesto fronterizo en el que conviven los habitantes autóctonos y cientos de miles de migrantes que buscan llegar a Reino Unido.

Narrado en clave de cuaderno de viajes algo atropellado, Calais es un escueto relato que sólo supone la visión del propio autor sobre un lugar que le sirve de excusa para exponer algunas ideas sobre el mundo moderno, aunque de forma superficial y muy poco profundas.

Lectura para una tarde aburrida.
Profile Image for Sylvia.
Author 21 books361 followers
July 26, 2019
Emmanuel Carrère es de esos escritores que siempre logra sorprender. En su visita a Calais, lugar al que todos van a observar a los inmigrantes-refugiados como si se tratara de caminar en un zoológico, Carrère va a reconocer el espacio, las calles, los lugares y los viejos habitantes de Calais. En esta especie de etnografía se inserta la voz de una mujer que, enterada de que el gran escritor está aquí, le demanda que no sea como los otros, como esos periodistas y fotógrafos que hacen de esto un espectáculo. Carrère no va a la jungla, como la llaman todos, él se queda en la ciudad, él se queda a hacer preguntas y a escuchar lo que los pro-anti refugiados tienen que decir. Este libro es una observación casi etnográfica de una ciudad que vive lo que el mundo entero, el arrasador fenómeno de la inmigración.

Carrère habla de Calais pero también habla de Estados Unidos, de México, de España, de.

Un tremendo pequeño libro.
Profile Image for Gino Canales Rengifo.
185 reviews6 followers
September 30, 2021
Antes de decir nada sobre el libro, primero debo expresar mi desconcierto por el hecho de que hayan editado esto como un libro, cuando habría tenido más sentido en una antología de crónicas y reportajes.

Dejando eso de lado, si bien he de reconocer que Carrère aborda el tema de la vida en Calais con cierta superficialidad, no puedo dejar de apreciar la maestría y el estilo con que lo hace. No dice nada especialmente brillante, pero las imágenes que anota, en la pura intuición con que se reproducen ya dicen más de lo que puede parecer a simple vista, como ejemplifica perfectamente el final del texto. Ya quisiera cualquier otro escritor lograr ser superficial con el talento de Carrère.
Profile Image for Daniel Méndez.
76 reviews6 followers
April 26, 2020
Calais, uno de esos incómodos ejemplos de vida en condiciones infrahumanas, de dramas personales y de migración (y xenofobia) en terreno del primer mundo (y de ahí, parte de su interés mediático).

El autor se centra en esta obra, intencionadamente, en recoger los testimonios de vida y opiniones de la población local, entre la que se vislumbra el gran avance de la ultraderecha.

Me gustaría ahora leer una obra desde el otro punto de vista, de una persona que haya vivido en el campamento de Calais.
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