Più volte nei suoi interventi pubblici Anna Maria Ortese ha denunciato i delitti dell'uomo «contro la Terra», la sua «cultura d'arroganza», la sua attitudine di padrone e torturatore «di ogni anima della Vita». E lo ha fatto pur nella consapevolezza che il suo grido d'allarme sarebbe stato accolto con impaziente condiscendenza da chi sembra ignorare che ciò che rende l'uomo degno di sopravvivere è la sua «struttura morale: intendendo per morale ogni invisibile suo rapporto, ma buon rapporto, con la vita universale». Quel che ignoravamo è che tali interventi, che additavano nello sfruttamento e nel massacro degli animali, nella natura offesa e distrutta il nostro più grande peccato, non erano isolate e volenterose prese di posizione, bensì la punta emergente di un iceberg. Un iceberg rappresentato da decine e decine di scritti inediti, nei quali la Ortese è andata con toccante tenacia depositando quel che le dettava la sua «coscienza profonda», vale a dire la memoria, riservata a pochi e supremamente impopolare, «delle “prime cose” preesistenti l'universo» – in altre parole, la visione che la abitava. Scritti di cui qui si offre una calibrata selezione e che nel loro insieme si configurano come un vero e proprio trattato sull'unica religione cui la Ortese sia stata caparbiamente fedele: la religione della fraternità con la natura.
Born in Rome in the year 1914, Anna Maria Ortese grew up in southern Italy (primarily Naples) and in Lybia, the fifth of nine children of a soldier's family often short on money. Like many poor girls of her generation, Ortese left school at age thirteen, initially with the idea of studying (and then, teaching) music in mind; until the discovery of literary romanticism, particularly the writings of Edgar Allan Poe and Katherine Mansfield, and her need for creative self-expression made her turn to writing.
She eventually studied with Massimo Bontempelli, proponent of the "magical realism" she herself would soon make her own as well, and in 1937 published her first collection of short stories, entitled "Angelici Dolori." Her work garnered her native Italy's most prestigious literary prizes (most notably, the 1953 Premio Viareggio for the collection of stories "Il Mare Non Bagna Napoli" – published in English under the title "The Bay Is Not Naples" - and the 1967 Premio Strega for the novel "Poveri e Semplici"), and she is considered one of the foremost Italian writers of the 20th century.
Ancora una volta sono sbalordita dallo sguardo acuto della Ortese. Un testo che raccoglie appunti e riflessioni su un tema poco analizzato, soprattutto al tempo in cui fu scritto: la relazione dell'uomo con la vita. L'analisi sociologica che ne emerge è perspicace e permette di cogliere la relazione tra progresso economico e incremento dell'aggressività contro il più debole, animale prima e altro uomo poi. Una visione che procede oltre la religione e abbraccia l'intero Universo insegnando che la vita deve essere trattata con "attenzione, cura, venerazione".
Sono stata davvero indecisa sul voto da dare a questa raccolta di scritti (i più a tematica animalista) di Anna Maria Ortese.
Mentre l'intento antispecista è evidente e forte e sentito con una passione che si fa sofferenza (il tormento dell'empatia) ci sono passaggi un po' ingenui e qualche afflato spirituale/religioso di troppo che anche se di tipo panteistico mi ha fatto un po' storcere il naso.
La misantropia presente potrebbe creare pregiudizio in qualche umanista ma non è niente di incomprensibile per chi sa che il volto che l'uomo mostra agli animali, i più deboli tra i deboli, è quello mostruoso di chi è sicuro di non dover pagare le conseguenze delle proprie nefandezze. Non siamo grandi e nobili creature ma ci nutriamo di questa bugia e nel suo nome imprigioniamo, torturiamo e uccidiamo con un diletto che fa della vanagloria e della perversione una cosa sola. La Ortese -e qui cade nell'ingenuità della speranza karmica (anche se ne capisco la tentazione!)- sembra oscillare tra la disperazione per la nostra impunità e la convinzione profetica che qualcosa di unitario (come appunto uno spirito panteistico) si rivoltera contro di noi nel nome della giustizia. Questo è un libro passionale dallo stile poco scorrevole e se ci si avvicina ad esso aspettandosi un trattato animalista (commettendo il mio errore) si rischia di restarne in parte delusi. Occorre approcciarlo senza pensare di avere tra le mani un'arma dialettica bensì solo il potente riversamento su carta di un grido di sdegno e di un richiamo ad una più alta legge morale che faccia del rispetto dell'animale (categoria a cui l'uomo appartiene per scienza anche se per superstizione preferisce discostarsene) il suo fulcro.
Anna Maria Ortese aveva capito tutto dell'antispecismo. Non posso che provare stima e malinconia per questa Profetessa dall'animo gentile. E rimorso per il sostegno e il riconoscimento che oggi troverebbe, ma che il suo tempo le ha imperdonabilmente negato.
Le Piccole Persone (The Little People) is a collection of writings by Anna Maria Ortese in defence of animals, and dealing in general with criticism of human beings for setting themselves up as the rightful rulers of nature and all its forms of life. The author also expresses what is her sensitivity towards every form of life, even the smallest, denouncing the atrocities of industry and animal farms.
I did not think I would find so much affinity with you, that acute sensitivity is my own reason for not eating meat, because the animal is in my eyes much more than mere food.
Con questo libro mi sembra di aver conosciuto la scrittura di Anna Maria Ortese passando dalla porta sul retro (non ho ancora letto alcuna delle sue opere principali, ma rimedierò). Qui ci troviamo davanti a un insieme di scritti, molti dei quali inediti prima di questa raccolta, che sbalordiscono e sorprendono per la prorompente sensibilità alla base della loro realizzazione. Con schiettezza quasi dolorosa, con grande onestà, Ortese lascia fluire fiumi di pensiero sul rapporto uomo-vita-natura, che si sta man mano sempre più degradando, lasciando attonita la scrittrice. Vista la bellezza e la genuinità di questi scritti, si possono perdonare anche tutti quei passi in cui lo stile risulta appesantito da un certo afflato religioso, misto tra un cristianesimo delle origini e un panteismo di base. Altro filone importante che regge la raccolta è la convizione umana di poter soggiogare non solo l'ambiente tutto, ma anche i suoi abitanti, definiti per l'appunto Piccole Persone dall'autrice. Credo che tornerò in futuro a rileggere questi pensieri, soprattutto Io credo in questo, scritto a cui mi sento di dare 5 stelle piene.
Da rileggere: - io credo in questo - le piccole persone - il massacro degli animali - il criminale prudente - prigionieri del male - l'inferno degli animali - occhi tristi come i tuoi
Bellissimo libri, una raccolta di una quarantina quasi di testi, editi ed inediti, a tema gli animali, l’uomo è la sua imperscrutabile sete, sembra mai sazia, di cattiveria. Un libro che passa dalla poeticità al fastidio di quello che leggiamo e che succede nel nostro mondo e per il quale spesso non prendiamo posizione. Un libro attualissimo che andrebbe letto e promosso molto di più.
Molto più che un libro contro la violenza sugli animali. Una raccolta di riflessioni esistenziali sulla piccolezza umana e l'inconcepibile vita della natura. Lo avevo sottovalutato.