Eugenio Montale definiva Kavafis "un vero alessandrino, nello spirito e nella carne", e ne indicava la "genialità" proprio nella consapevolezza del poeta neogreco "che l'Ellade di allora corrispondeva all'homo europaeus di oggi". In questo modo il grande poeta italiano rispondeva a quei critici - e non furono pochi, all'inizio - che avevano rimproverato a Kavafis una presunta mancanza di "originalità", senza saper vedere come invece la sua poesia fosse riuscita nell'impresa di "immergerci in quel mondo come se fosse il nostro": e un'immersione in profondità, come solo la grande poesie riesce a fare.
Constantine P. Cavafy (also known as Konstantin or Konstantinos Petrou Kavafis, or Kavaphes; Greek Κ.Π. Καβάφης) was a major Greek poet who worked as a journalist and civil servant. His consciously individual style earned him a place among the most important figures not only in Greek poetry, but in Western poetry as well. He has been called a skeptic and a neo-pagan. In his poetry he examines critically some aspects of Christianity, patriotism, and homosexuality, though he was not always comfortable with his role as a nonconformist. He published 154 poems; dozens more remained incomplete or in sketch form. His most important poetry was written after his fortieth birthday.
Avrei voluto dire di questo ricordo ... ma si è così sbiadito... che non resta più niente- Lontano,giace nei miei primi anni giovanili. Pelle come gelsomino... Quella sera d'Agosto (era Agosto?)... Appena ricordo ormai gli occhi : erano,credo,azzurri... Oh!si,azzurri: di un azzurro di zaffiro
Non sono una grande appassionata delle poesie d'amore in generale queste in particolare sembrano più bozze di tentate ricostruzioni di eventi o incontri passati. Non mi hanno emozionato né impressionato né lasciato qualche traccia