Cristian è intraprendente e deciso, «uno di quegli uomini che, a certe donne particolarmente intuitive, fanno l'effetto di parlare anche quando tacciono». Maddalena è altrettanto tenace, e ha dalla sua la forza di saper immaginare - e insieme difendere - il proprio futuro. Cristian e Maddalena si conoscono da sempre, e se il destino non si fosse messo di traverso sarebbero già l'uno dell'altra. Tra loro due, esattamente al centro, c'è Domenico: amico fraterno di Cristian, promesso sposo di Maddalena. Seguendo fino ai nostri giorni la stirpe dei Chironi, Marcello Fois racconta la contemporaneità come un tempo eterno. Il respiro epico e la tensione drammatica della sua scrittura danno vita a una storia dove il desiderio e la vendetta, la colpa e il perdono, si fondono inestricabilmente. Mostrandoci come la letteratura, da sempre, parli di una cosa sola: di noi.
Questa volta, più che il dolore si percepisce amarezza. E c'è anche il tema dell'invidia, quella strisciante che può avvelenare tutta una vita, che può mescolarsi agli affetti e tramandarsi da padre a figlio. La 'Luce Perfetta' non è qualcosa che compaia veramente nel romanzo - se non nel flash di un sogno e nella fugace vista di un foglio bianco - ma è quello che i protagonisti cercano e desiderano e non sanno proprio trovare sotto cieli spesso lividi, a volte plumbei, altre volte insostenibili, ma mai davvero perfetti.
La storia procede con qualche forzatura, decisamente pare che qui l'autore fosse meno ispirato rispetto i due libri precedenti. La trama non è banale, solo un po' scontata in qualche passaggio- in effetti la soluzione del mistero si lascia indovinare abbastanza facilmente - ma c'è un qualcosa che non mi ha convinto nel modo di raccontarla e strutturarla, manca un qualcosa rispetto gli altri due libri. A dispetto del titolo, la luce qui non è perfetta, quel che manca a questa scrittura, a paragone con gli altri due libri, è proprio un certo tipo di luminosità.
Del resto, creare un buon impianto ambientato negli anni '70 e '80 pare sia cosa ben più complessa rispetto ambientare una buona storia negli anni '20 o '30 o durante la guerra. Lo avevo già osservato anche con la Ferrante e con Piperno: per rappresentare gli anni ottanta ci mettono la televisione, la politica, il terrorismo, l'attualità, la speculazione edilizia, la droga. Però questi sono solo elementi scenografici, possono non bastare per fare sentire l'atmosfera vera. Gli anni ottanta sono stati tutto fuorché favolosi, dunque non è che mi aspetti da Fois un qualcosa di scintillante, anzi, il grigiore che ci mette è proprio quello giusto, manca solo un brivido che faccia sentire quegli anni vivi, sia a chi c'era, sia a chi ancora non c'era - io mi posiziono a metà via.
Per tornare alla storia dei Chironi: si vengono delineando e chiarendo gli ultimi dettagli e passaggi che nei libri precedenti erano volontariamente rimasti in sospeso: dunque sì, meritano di essere letti tutti e tre. Tutta la stirpe, riguardando la storia dal fondo, si fa tremolante come la fiammella di una candela: "Ognuno aveva cercato a suo modo di dare un senso a qualcosa che non era detto dovesse necessariamente averlo."
Questo libro lo valuto un poco inferiore agli altri, le quattro stelle ci potrebbero stare comunque perché il trittico nel suo complesso vale comunque un voto pieno.
E così termina questa trilogia, a dire il vero un po’ in calando, cosa che era prevedibile visto il livello difficilmente raggiungibile del primo libro, Stirpe, un romanzo fra i migliori italiani del millennio, che ha finito per suscitare in me aspettative esagerate.
Il principale motivo della relativa debolezza dei due episodi successivi risiede, a mio parere, nel progressivo affievolirsi del carattere della Barbagia che permeava con grande efficacia l’atmosfera creata da Fois in Stirpe rendendo indimenticabili i personaggi e dietro ad essi lo sviluppo, nel giro di pochissime generazioni, di un villaggio a paesone e poi a città e a capoluogo di provincia, con tutte le contraddizioni insite in una crescita tumultuosa che porta denaro ma anche contrasti sociali, economici e familiari.
In verità viene da pensare che non si tratti tanto di un deficit di ispirazione ma che tale (presunta) debolezza sia frutto dell’omologazione generale e irreversibile dei costumi (mediata dalla tv…) negli ultimi decenni del secolo passato, così che le specificità locali tendono a sfumare e si afferma una civiltà uniforme dove le vicende narrate in Luce perfetta potrebbero benissimo svolgersi, con qualche ritocco esteriore, nel Veneto o in Puglia o altrove.
E’ probabilmente il motivo per cui l’attenzione dell’autore si dedica maggiormente ai caratteri dei singoli personaggi e a creare un quadro che, non so spiegarmene bene il motivo, in alcuni passaggi mi ha ricordato molto la Ferrante, nelle figure di Christian e Domenico e soprattutto in quell’intrigo di passioni, gelosie, tradimenti, invidie, parentele rivendicate o ripudiate, legami o rancori che resistono decenni e a volte travalicano le generazioni.
Considerando Stirpe, Nel tempo di mezzo e Luce perfetta nel loro complesso, si tratta comunque di un’opera notevole che, pur con diversi accenti nei tre libri, non stanca e viene portata a compimento con coerenza, così come la saga dei Chironi, una famiglia che, per dirla con la metafora che regge tutta l’opera, è come…quella pianta che minaccia di crollare o disseccarsi definitivamente o, peggio ancora, finire nell’oblio, dissolversi nel silenzio ma che invece ricresce ogni volta nel modo più inatteso.
Sopravvive solo chi è senza pietà nella famiglia Chironi. In questo libro, terzo della saga, a non averne è proprio colui chiamato a dispensarne e a invocarla per noi, poveri peccatori. Eppure non ha pietà soprattutto per se stesso e questo forse salverà Luigi Ippolito Chironi, forse non ci sarà un quarto libro dio lo voglia. Per non passare da un disastro a una carneficina, da una disgrazia ad un'ecatombe: Fois mi piace molto, è narratore compiuto, ma dio non voglia. Non dirò altro del libro, solo raccomando di leggere prima "Stirpe" e nel "Tempo di mezzo". Non per i Chironi, ma per l'Isola. Quell'isola strana che accoglie e respinge, che prima raggiungi e poi devi allontanartene, che fatta tua ti tradisce. Isola 'piena', da sempre troppo: di forti sentimenti, di sangue che scorre, di povertà dignitose e ricchezze crudeli. Come crudele è la 'luce perfetta' che contiene il cielo e la terra, mentre si confidano col mare. Quel mare che sussurra l'azzurro incessante di voci passate e future, rinnegando il presente, onde di storie che cancellano i nostri passi mai stati su quelle spiagge chiare, sul nostro amore senza di noi.
Domenico e Cristian o Caino e Abele, stesso disperato amore, stesse preferenze del Padre, stessa sanguinaria gelosia (con finale molto diverso.) Sembra che la grazia di vivere, l'eleganza e la disinvoltura che fa innamorare siano tutte toccate in sorte al tormentato Cristian mentre il bravo ragazzo, Domenico, solido ed affidabile,non fa sognare nessuno. "A due passi dalla casa in cui era diretto, Domenico capì tutto con una lucidità che, più in là, non sarebbe tornata. Capì per esempio che nella sua rettitudine non c'era niente di virtuoso, perché era il frutto di una tendenza sepolta. Di una mancanza d'estro e di coraggio che gli avevano impedito di fare le mosse astute, quelle funamboliche, quelle sbagliate. le stesse che avevano reso, e rendevano, Cristian così disperatamente vivo, nonostante tutto." I personaggi promettevano molto - e la storia pure, con i suoi colpi di scena, rovesciamenti di prospettive, balzi nel tempo, eppure il libro affonda sotto il peso della trilogia: troppe riprese genealogiche, referenze al passato, richiami quasi didattici al lettore che potrebbe essersi dimenticato chi era Marianna o come si chiamava la prima madre della famiglia. Fois è andato così in decrescendo nella sua trilogia: Stirpe, il volume fondatore, laddove nasce il gorgo nero della famiglia Chironi è eccellente,in Nel Tempo di Mezzo e, ancor di più in Luce Perfetta, la necessità di rievocare gli episodi precedenti, i legami famigliari, le nascite e morti precedenti costano una grande dispersione di energia ed efficacia. Rimane un buon libro, solo un buon libro.
Primero fue “Estirpe”,después vino “El tiempo de en medio “ y ahora completo la trilogía de los Chironi con "Luz perfecta ".
🖋”Es la estación del recuento .La antaño floreciente estirpe de los Chironi se seca irremisiblemente “. 📚El autor enmarca temporalmente la obra,en este caso a finales de los años 70 , época de especulación y boom económico desenfrenado.
📖Los dos primeros libros me maravillaron .Este me gustó ,pero no me provoco las mismas sensaciones ni el mismo entusiasmo.
Me dejo un poco fría ,es un poco más de lo mismo.En algunos aspectos me resultó repetitivo y demasiado extenso.Supongo que al poner el broche final necesito hacer un repaso por la familia y sus componentes,recordando acontecimientos importantes.
📎Mantiene el gusto por la palabra,las descripciones,los paisajes,lo cotidiano y como no :la tragedia .
📌Los personajes nos son tan “rotundos”en este tomo, con la excepción de tía Marianna. Creo que aquí está la clave de que no lo haya disfrutado tanto como los otros dos .
🤫No quiero hacer" spoiler",solo decir que el papel de Cristian me resultó en ocasiones inverosímil .
📒Cita a Epicuro en una frase muuuuy Chironi”La muerte,el más horrible de todos los males en definitiva,no existe en realidad .Porque cuando vivimos la muerte no está y cuando ella está no estamos nosotros “
"Cambia l'ambientazione, pur restando un'isola (qui la Sardegna, là la Sicilia), ma il senso di un destino terribile e onnipotente, la violenza delle passioni, i rovesci e le rinascite, la tenacia con cui una stirpe umana resiste ai colpi della morte, e infine la compartecipazione dell'autore alle sorti dei vinti, fanno di Marcello Fois il Verga dei nostri giorni. " Non posso che essere d'accordo con questo commento trovato sul web : fin dal primo volume che narra la saga dei Chironi ("Stirpe") la mia mente è andata a "I malavoglia".La scrittura di Fois ammalia e trascina fin dalle prime righe della storia, anche in questo terzo volume, portando il lettore a vivere in prima persona la storia di Domenico, Cristian e Maddalena, in un intreccio dove l'amicizia e l'amore devono fatalmente fare i conti col destino che, come spesso accade, scompiglia le carte. Un destino che sembra accanirsi contro i Chironi in una storia che si dilata nel tempo, arrivando ai giorni nostri. Le atmosfere e i paesaggi della Sardegna, i caratteri forti ed aspri dei personaggi, così simili alla loro terra, sono descritti dall'autore in un romanzo epico e lirico che trascina, coinvolge, emoziona e lascia, alla fine, un po' di malinconia per il distacco ma la certezza di aver letto "un buon libro".
Una vera e propria saga scoperta per caso per una "sfida di lettura" e iniziata dal suo epilogo. Solo al momento di inserire la lettura mi accorgo infatti che questo "Luce perfetta" è l'ultimo capitolo di una trilogia. La narrazione della "saga" è evidente. Marcello Fois ci porta in una Sardegna tra passato e presente e ripercorre la storia delle famiglie Chironi e Guiso attraverso le emozioni con qualche tocco di giallo. La storia di una famiglia che appare in qualche modo "maledetta", le vicissitudini spesso funeste di una famiglia destinata all'estinzione.
La storia della famiglia si intreccia con l'evoluzione sociale della società isolana. Da riprendere i primi due episodi per riunire il progetto completo di una storia cupa e dispetrata in questo suo capitolo finale.
Non ricordavo nulla degli altri due libri della trilogia, se non che mi erano molto piaciuti per la fluidità della narrazione, l'impatto evocativo dei personaggi e dell'ambiente. Tutto questo l'ho ritrovato anche in questo libro, ma la vicenda, che forse era tragica ma calata nell'atmosfera negli altri libri, qui assume un tono troppo calcato
Un libro che a parer mio si scosta leggermente dai primi due della serie, allontandosi un po' dal realismo dei precedenti a vantaggio però di una trama più simile a quella di un triller. Comunque, per me un ottimo finale per la saga dei Chironi.
Rimane la scrittura efficace, l’atmosfera in parte concreta e in grande parte onirica… Ma la magia si è in buona parte spenta. Quell’alone mistico, il legame con la terra e le tradizioni si sono offuscati per tentare una storia all’italiana dei decenni più recenti che si vede e legge un po’ troppo, ultimamente, tra sceneggiati e libri seriali.
C’è ancora la ricerca di un legame con il clima atmosferico che si intreccia con quello interiore. Ma l’autore perde, in buona parte, quell’alone mistico e spirituale che accompagnava le scelte di vita e le sorti dei suoi protagonisti. Si tratta forse di una scelta parzialmente voluta; Fois rievoca per due volte l’immagine del “tinello” industriale anni ‘50 che va a sostituire i mobili antichi, fatti a mano, del passato. E sembra che con questi svanisca anche l’intimità spirituale di personaggi e destino/natura a cui mi aveva abituato. I personaggi moderni smarriscono tormento e legame familiare, e inevitabilmente sembrano proseguimenti superflui di una storia più intensa e mistica. Hanno poca anima, poca storia, interiorità più superficiali e più brevi.
Difficile adeguarsi a un così grande cambiamento nel percorso familiare, alla perdita di personaggi cari non sostituiti da altri (e da storie) altrettanto strazianti e coinvolgenti.
La sensazione è di libri scritti in epoche diverse della vita artistica dell’autore, con stili e tematiche non ben collegati. Il finale non chiude bene un cerchio, sarebbe stato quindi più sensato - forse - concludere prima o addirittura fermarsi alla prima generazione.
Da qualche tempo mi sono resa conto che le saghe famigliari hanno una particolare presa sulla sottoscritta. Essenzialmente da quando mio fratello è emigrato in Sud America con mio nipote, 8 anni fa; da allora l'idea di raccogliere la storia di una famiglia, di poterla narrare ai posteri, di poter spiegare loro da dove vengono, ha acquistato un innegabile fascino per me. Marcello Fois, con Stirpe, il primo libro della trilogia dedicata ai Chironi, mi aveva catturata con uno stile personale ed una storia ambientata in una terra dal fascino ancestrale potente, quella Sardegna che poco conosco e che pure mi strega da lontano. Se questa prima incursione nel mondo Chironi è tanto riuscita, per voce e per intreccio non posso dire lo stesso del secondo e, soprattutto, del terzo volume, sul quale ho un po' arrancato. E' soprattutto la trama che ad un certo punto si fa tirata: Fois, a mio avviso, esaspera le coincidenze e le sfortune che possono abbattersi su una stirpe, giocandosi un po' la credibilità della storia. Avrei preferito una sorte più alterna, meno accanimento funesto alla lunga poco verosimile: peccato, perchè la penna di Fois è coinvolgente e interessante.
Caino e Abele, un’amicizia che è una vera e propria storia d’amore, l’invidia inestricabilmente intrecciata con l’affetto fraterno, un sentore di morte che aleggia ovunque e che non risparmia nessuno. È un ciclo che si chiude, “Luce perfetta”, quest’ultimo capitolo che fa calare definitivamente il sipario sulla stirpe dei Chironi che, nonostante si sia assottigliata di parecchio, continuerà comunque ad esistere. Non all’altezza dei due precedenti romanzi, ma rimane comunque la cifra stilistica di Marcello Fois, che riesce ad annacquare persino la sensazione di una trama inverosimile.
“A due passi dalla casa in cui era diretto, Domenico capì tutto con una lucidità che, più in là, non sarebbe tornata. Capì per esempio che nella sua rettitudine non c’era niente di virtuoso, perché era il frutto di una tendenza sepolta. Di una mancanza d’estro e di coraggio che gli avevano impedito di fare le mosse astute, quelle funamboliche, quelle sbagliate. Le stesse che avevano reso, e rendevano, Cristian così disperatamente vivo, nonostante tutto.”
I'm normally a fan of fantasy because of the escapism. This book got chosen in the library because of the cover illustration and mention of poetry in the blurb. I'm also a fan of poetic narrative. Some of the book was a struggle with the mundane subject of a family drama feeling a little like a soap opera. The beautiful writing and moments of surrealism kept me hanging on until several twists swung it for me. I really enjoyed this book. No space or time travel, no invented race or languages, no fantasy landscape or magic. Most of the way through I believed this was not the book for me, but I found passages that were compelling, feelings described with subtlety and depths of understanding that really stuck with me. I wanted badly to copy down passages to keep forever.
Mi mancheranno le tragedie dei Chironi, il loro destino ineluttabile che non prospetta mai salvezza. (O forse, nel finale, sì?) Rimpiango di non aver comprato il libro che riunisce tutti e tre i romanzi, avrei voluto leggerli sanza pause. Decisamente meno lirico dei precedenti, ma alcune pagine sono di una bellezza struggente
Bell’intreccio familiare drammatico, a tratti un po’ scontato, con qualche digressione di troppo. Lo stile dell’autore personalmente mi piace, anche se a tratti l’ho trovato un po’ troppo “riempitivo”, con il risultato di nascondere un po’ il corso degli eventi.
Marcello Fois - Luce perfetta Ambientato in Sardegna, a Nuoro, si narra la vita di tre giovani. Domenico Guiso, Cristian Chironi e Maddalena Pes. Cristian e Domenico, sono amici fraterni che daranno il peggio di loro nella passione per la stessa ragazza, Maddalena. Questa in procinto di sposarsi con Domenico, non disdegna certo le attenzioni di Cristian, anzi gli chiede di confidare all'amico l'amore finito e sfociato nel nuovo amante. Ma in seguito ad un lutto familiare Cristian scompare e Maddalena resta incinta, nascerà Luigi Ippolito che troveremo all'inizio e alla fine del romanzo. Sarà questo figlio a sentirsi un inadeguato, ma a cosa è dovuta questa sua mancanza di certezze? Una vecchia lettera chiarirà tutto. Ultimo di una trilogia della saga della famiglia Chironi, mi ci sono ritrovato dentro, avrei dovuto informarmi prima... ho avvertito una scrittura raffinata e forte, qualcosa che non si trova normalmente nelle mie letture quotidiane. La trama però è abbastanza noiosa dopo un inizio interessante. Ci sono molti salti nei racconti precedenti, e forse anche per questo non ho potuto apprezzare. Sembra un po' una telenovela sarda con descrizione di alberi genealogici e questioni familiari da risolvere come ai tempi antichi. Finito il 11/05/2016