Tre storie distanti nel tempo. Un principe palermitano decide nell'Ottocento di partire per la Terrasanta, ma è molto più importante la preparazione del viaggio stesso. Due persone si sfidano, all'inizio del secolo scorso, in una partita a scacchi per corrispondenza, ma nel tempo scoprono come l'esistenza abbia scavato un abisso fra di loro. Un ragazzo, negli anni Novanta, si ritrova ad aspettare la ragazza con cui si è dato appuntamento, solo con i suoi pensieri.A legare le vicende l'aspettare con pazienza il tempo che scorre e i cambiamenti che ne vengono, per riscoprire, in un'epoca di frenesia, il valore dell'attesa.
al di sotto delle aspettative: sebbene abbia apprezzato lo svolgersi dell'azione su piani temporali diversi, la storia mi è parsa troppo spezzettata, nonostante le "rivelazioni" finali (un po' telefonate, a dire il vero). Stranamente, non mi ha convinto appieno neppure il comparto grafico, che arrivato a metà circa del libro mi ha un po' "stancato".
Lettura gradevole, si legge tutta d'un fiato più per la bellezza megnetica della grafica che per la storia in sé. Buono l'intreccio, ma non sono riuscita a entrate in sintonia con i vari personaggi, forse per via delle ripetute parentesi che a mio avviso ci azzeccano poco. Troppa carne al fuoco? Dei tre, il giovane Sergio è il personaggio che più mi ha convinta.
Il tema centrale dell'attesa è molto affascinante e ci riguarda tutti da vicino, soprattutto in questo tragico momento; lo sviluppo mi ha aiutato a riflettere: È più eccitante e confortante l'IDEA del raggiungimento di un obiettivo; la sensazione di attesa è magica perché fondamentalmente non sono ancora state disattese le nostre aspettative, ed è per questo che Sergio adulto la vuole rivivere (nonostante sappia che Giulia non arriverà mai). A qualcuno questa interpretazione potrà sembrare deprimente, ma a mio avviso il messaggio che l'autore vuole trasmettere è proprio questo.
Malinconica quella del nobile siciliano che voleva andare in Palestina. Con un bel finale quella del ragazzo che fa finta di leggere Zweig. Un po' inutile l'ultima, quella ambientata ai nostri tempi.
Alcuni passaggi - quelli dove Algozzino cambia stile - mi hanno lasciato piuttosto perplessa. Ad esempio, quello in stile manga che non sembra aver nessun collegamento con il resto della storia.
Storie di un'attesa non mi è piaciuto molto però Sergio Algozzino è un autore che apprezzo.
"Storie di un'attesa", attraverso gli occhi di tre personaggi completamente diversi tra loro, ci racconta il valore del tempo che investiamo aspettando, dando a quella fase precedente a ciascun evento un signiticato completamente nuovo. Attendere per dare ancora più valore a ciò che sarà. Attendere per il piacere di attendere.
Mi aspettavo di più: un libro che intreccia varie storie sull'attesa e che vengono dipanate alla fine: due in particolare hanno un messaggio che portano con sé, uno un po' troppo religioso per me e l'altro super banale. Si salva per le tavole veramente ben realizzate.
STORIA DI UN'ATTESA è un volume che da la possibilita' al lettore di riflettere e immedesimarsi nel piccolo Sergio in attesa. Per chi, come me, ha vissuto gli anni senza cellulari e senza internet è un po' fare un viaggio nel tempo per quelle parti di storia. Il volume si compone di tre parti diverse dedicate ad altrettanti personaggi e poi ci sono delle incursioni, direi nerd, che rendono il tutto più movimentato. Sicuramente una storia che mi è piaciuta ma credo anche che abbia bisogno di più tempo per essere compresa rispetto ad un giudizio immediato che si più mettere qui. I colori acquarellati che Algozzino utilizza rimandano un po' indietro nel tempo, quasi ci trovassimo in un mondo senza tempo e sospeso, che è poi il senso trasmesso da un'attesa che può essere più o meno lunga. L'autore riesce a farci immergere nelle storie che racconta diventando degli osservatori diretti della vicenda. Una bella lettura che anche se ha atteso molto per essere letta è sicuramente degna di nota!
Incantato dai disegni, e dal cambio di stile nelle parentesi che l'autore apre, tra una storia e l'altra. Un po' mi ha davvero insegnato che valore ha lo scorrere del tempo.
Le parole sono semplici contenitori, a cui abbiamo dato istituzionalmente un significato. Ma in realtà, aprendole, ascoltandone il suono, si rivelano vuote, ridicole.
Quello che Algozzino ci presenta in Storie di un’attesa è un micromondo in cui il passato (più o meno) prossimo e il presente si rincorrono e si fondono in un’unica storia. A farla da padrone è l’Attesa, quella con la “a” maiuscola, che si fa portatrice di una sola imprescindibile verità: il tempo scorre con o senza di noi. Qui la narrazione sembra abbandonare le tre parti ideali in cui è divisa (e non solo, tenendo conto degli sketch più brevi) fino a scontornarsi dai personaggi e dalle loro vite per riflettere sul senso eterno del tempo e su ciò che rimane una volta che, purtroppo, le aspettative vengono disilluse. Leggi la recensione completa qui: http://illunedideilibri.it/storie-una...