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336 pages, Paperback
First published April 1, 2016
È una cosa che i giovani non sanno, non riescono a capire. È il primo fondamentale che cerco di trasmettergli in palestra o al campetto. Non il passaggio, non il palleggio, non il tiro. Cerco di insegnare loro che il tempo non è illimitato. Vedo molti ragazzini vivere con noncuranza, iperprotetti dai genitori che li adorano e non fanno il loro bene, con la certezza di poter rispondere a smorfie alle offerte degli amici e delle ragazze, come fossero una delle tante portate di un pranzo da matrimonio (ne arriverà un’altra sarà migliore). È la forza della giovinezza, certo. E non si può negare: quasi per tutti le occasioni ci saranno. Non per questo bisogna far spallucce e rivolgersi altrove. Ogni partita è l’ultima, è questo il primo fondamentale che insegno. La palla a due apre sempre una finale.
Tutti gli sport sono a loro modo metafore di vita. Il basket ha la sua specificità nello scorrere del tempo. Quando l’arbitro scocca per aria la prima palla a due sai quale sarà la durata della partita. Quarantotto minuti effettivi durano esattamente quarantotto minuti. Così come durante la veglia del 31 dicembre sappiamo quanto è durato l’anno solare appena trascorso: un anno solare. Però i secondi e gli attimi che compongono una partita o un anno solare sono diversissimi tra loro. Il tempo non scorre lineare, non è un mucchietto di sabbia crescente sotto la fessura della clessidra. Ci sono molti secondi insignificanti, che ci scivolano tra le dita e dimentichiamo presto. E ci sono attimi dilatati, in cui il senso delle cose si blocca e continua a lavorarci dentro negli anni.