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Esodo: Storia del nuovo millennio

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Questo libro è la cronaca dei viaggi fatti in compagnia dei migranti nei principali luoghi da cui partono, e in cui sostano o si riversano. In questo senso, è il racconto in presa diretta dell’Esodo che sta già mutando il mondo e la storia a venire. Una Grande Migrazione che ha inizio là dove parti intere del pianeta si svuotano di uomini, di rumori, di vita: negli squarci sterminati di Africa e di Medio Oriente, dove la sabbia già ricopre le strade e ne cancella il ricordo; nei paesi dove tutti quelli che possono mettersi in cammino partono e non restano che i vecchi.
Termina nel nostro mondo, dove file di uomini sbarcano da navi che sono già relitti o cercano di sfondare muri improvvisati, camminano, scalano montagne, hanno mappe che sono messaggi di parenti o amici che già vivono in quella che ai loro occhi è la meta agognata: l’Europa, il Paradiso mille volte immaginato.
In realtà, il Paradiso è soltanto l’albergo fatiscente di civiltà sfiancate e inerti, destinate, come sempre accade nella Storia, a essere prese d’assalto da turbini di uomini capaci di lasciarsi dietro il passato, l’identità, l’anima.
Da Melilla, l’enclave spagnola che si stende ai piedi del Gourougou, in Marocco – dodici, sonnolenti chilometri quadrati cinti da un Muro in cui l’Europa è, visivamente, morta – fino alla giungla di Sangatte, a Calais, dove la disperata fauna dei migranti macchia, agli occhi delle solerti autorità francesi, le rive della Manica con la sua corte dei miracoli, tutto l’Occidente, dai governanti ai sudditi, sembra ingenuamente credere di poter continuare a respirare l’aria di prima, di poter vivere sulla medesima terra di prima, mentre «il mondo è rotolato in modo invisibile, silenzioso, inavvertito, in tempi nuovi, come se fossero mutati l’atmosfera del pianeta, il suo ossigeno, il ritmo di combustione e tutte le molle degli orologi».

176 pages, Paperback

Published May 1, 2016

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Domenico Quirico

35 books10 followers

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Displaying 1 - 9 of 9 reviews
Profile Image for Dagio_maya .
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August 24, 2019
“Il giorno in cui si arresterà il vostro cammino, allora partirete davvero. E farete precipitare il sole.”
- Mario Vargas Llosa, Il narratore ambulante -


Non è un caso che questa citazione apra un discorso sulle attuali migrazioni.
Un discorso, diciamolo subito, che non si lascia mettere in trappola da nessun tipo di retorica politica che sappiamo bene in modo o nell'altro strumentalizza questo evento della storia e senza scrupoli e facendo sì che le vite umane di svariati popoli, ancora una volta, non siano soggetti ma oggetti passivi di discorsi artificiali.

Bene, dicevo che questa citazione de Il narratore ambulante calza a pennello.
Nel romanzo di Vargas Llosa, di fatti, si cita la leggenda secondo la quale il popolo indigeno dei machiguenga si spostava in continuazione per una sorte di maledizione che li rendeva responsabili altrimenti della caduta del sole.
Un discorso che suona inaccettabile e incomprensibile per l’ottica razionale del cittadino e la cittadina del progredito mondo occidentale.
Come al solito occorre far forza su se stessi per entrare in minima sintonia con altri sistemi di pensiero rimane il fatto che negli spostamenti del contemporaneo migrante si percepisce una sorta di predestinazione a cui non possono sottrarsi come dice Mohamed Nyang (” un ragazzo che conta i migranti morti, tiene la contabilità e dà un nome a quelli che non sono tornati dal deserto e dai naufragi.):

” «La migrazione è una religione per noi, siamo tutti migranti, la nostra vita è la migrazione. Perché studiamo francese a scuola? Per migrare. Perché lavoriamo come bestie? Per avere i soldi e migrare. Tutto il poco che abbiamo in Mali, in questo Paese disperato, è pagato dai migranti».


Con un arrogante volontà di capire , Quirico si è spostato su vari fronti e ce lo racconta:
si è unito ad una pericolosa traversata su una di quelle famigerate navi-carretta;
è stato a Kayes in Mali, snodo da cui passano in molti per raggiungere la Libia;
e poi il deserto, la Siria, la frontiera ungherese, Melilla, Calais…

Tanti luoghi e tanti denominatori comuni.

Mentre ci preoccupiamo - e con ragione- dei cambiamenti climatici ci sono altre morfologie che mutano.
Ci sono parti del mondo che si stanno svuotando così come Quirico ci dice subito dalle prime righe. Da una parte villaggi abbandonati e silenzio; dall'altra si ammassano corpi/voci/vite.

Non un reportage giornalistico che snocciola dati e interviste ma una riflessione su quello sta accadendo e una condivisione di un uomo (non un ruolo) e le sue esperienze fatte anche di tanti orrori.



” La verità è che tutto sta crollando, parti del mondo, in Africa soprattutto, nel Sahel, nel vicino Oriente, si svuotano e restano in ostaggio del silenzio, delle case vuote e saccheggiate o distrutte; i campi si ricoprono di sabbia e gli alberi da frutto inselvatichiscono, orfani dell’uomo. I deserti si fanno davvero vuoti, e sulle montagne le ossa dei morti, quelli che non sono arrivati all’ultimo passo, imbruniscono con le pietre. Tutto sta crollando. Nessun nome è più adatto. Un mondo minaccioso senza nome, e perciò colmo di indefinita angoscia, è in agguato.
La sanguinaria semplificazione dei fanatismi, divinità diventate crudeli e guerriere, rimette in moto lunghe colonne di fuggiaschi.
È una migrazione primitiva, brutale e inarrestabile come quelle che il Mediterraneo ha visto in altri secoli, fitte di terribili peripezie e tuttavia orribilmente monotone. Non esiste Storia inattuale. Civiltà opulente e
soddisfatte, ma anche sfiancate e inerti, sono prese d’assalto, con il peso, con il numero, da turbini di uomini che si lasciano dietro il passato, l’identità, l’anima.
Noi continuiamo a contarli, a preoccuparci del denaro che si prosciuga per i centri di accoglienza ovviamente “provvisori”, speriamo che poi vadano via, ovunque, litighiamo su chi debba pagare. L’accordo con qualche remota tribù, o tirannello, dell’Africa da cui sono partiti perché cerchi di fermarli ci sembra una strategia praticabile. Invochiamo, per dare una mano, per pagare, il fantasma dell’Europa.
Ma il problema è così gigantesco, non solo nei numeri, che forse solo le Nazioni Unite, se mai fossero efficienti e non un’ansante burocrazia dell’assistenza, potrebbero occuparsene. C’è da far posto a un popolo nuovo, milioni di persone; non hanno bandiera e passaporto, lo hanno distrutto quando sono partiti. Non lasciar tracce, l’eterna accortezza del fuggiasco.
D’altra parte non avrebbe senso una traccia. La loro identità è completamente nuova, formata nella tragedia del viaggio, imbevuta in quell’acido cloridrico che è la vertigine del vuoto. I loro averi sono ciò che hanno nelle mani. Se riescono a sopravvivere, alla guerra, ai mercanti di carne umana, al mare, la vita si riaprirà davanti a loro a ventaglio, con un nuovo avvenire.”
Profile Image for Patrizia.
536 reviews165 followers
January 25, 2019
Da Zarzis, in Tunisia, quando ancora i migranti non erano al centro dell’attenzione, fino a Calais, passando per le isole greche, per la Turchia, la via balcanica che si scontra con il muro dell’Ungheria, il libro di Quirico ci fa capire qualcosa di più di quel grande flusso di uomini che svuota villaggi e paesi, abbandona case o macerie in cerca di vita.
All’inizio era solo il desiderio di cambiare, quasi un’avventura. C’era il Mediterraneo di mezzo, quel continente liquido e pericoloso che da sempre avvicina terre, popolazioni e usanze diverse.
Poi qualcosa è cambiato. Una nuova generazione di migranti ha cominciato ad affollarsi sulla riva del Mare Nostro, prima era

“una generazione che aveva vinto una rivoluzione e affrontava la morte in mare per venire a vedere, ora che erano liberi, il mondo, l’altro mondo, il loro futuro possibile. Oggi, sono la miseria, la fame, la malora, la guerra, la rivoluzione perduta: sono il campo ucciso dalla siccità, la roba rubata dal miliziano o dal governo, la mano alzata del fanatico che muovono i migranti. La Migrazione è cambiata, dentro.”

Li vediamo ammassati sui moli, visi segnati dalle sofferenze indescrivibili di un viaggio attraverso l’inferno, dolori e tragedie diverse, il vuoto alle spalle, identità distrutte, perché partono senza documenti,

“Non lasciar tracce, l’eterna accortezza del fuggiasco.
D’altra parte non avrebbe senso una traccia. La loro identità è completamente nuova, formata nella tragedia del viaggio, imbevuta in quell’acido cloridrico che è la vertigine del vuoto.”

Il Mediterraneo è la prova da superare per raggiungere un mito scolorito, un’Europa vecchia, avara ed egoista, che ha dimenticato i suoi migranti e ha perso la propria umanità.
Non possiamo identificarci in questi uomini che preferiscono la morte per acqua agli orrori delle guerre, dei fanatismi religiosi, delle città distrutte dai bombardamenti, delle strade insanguinate di quella che fino a poco tempo prima chiamavano patria. Possiamo tentare di comprendere, ma soprattutto, come fa Quirico, possiamo testimoniare.
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
February 7, 2017
"Abitanti di un mondo in declino, trepidiamo soltanto per la nostra ricchezza, proprio come i popoli vecchi, le civiltà al tramonto. E non ci accorgiamo che nelle nostre tiepide città, in cui coltiviamo a nostra artificiale solitudine, vi sono già alveari ronzanti, di rumore e di colore, di preghiera e di furore. Il mondo di domani".

"Esodo" non è un vero e proprio romanzo, ma un documentario, una cronaca di viaggi in giro per il mondo compiuti da Domenico Quirico, dove racconta la sua esperienza di inviato nelle terre, nel nuovo millennio, nel nuovo mondo popolato di migranti.
Il mondo di domani è il mondo dei migranti, dei profughi, delle persone provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente. Da Lampedusa alla Tunisia, da Melilla sino a Gourogou, in Marocco, passando per la Siria, giungendo alla giungla di Sanglatte e a Calais, considerata il "fiore carnivoro". Quirico si è messo in viaggio con i migranti per raccontare le loro storie, la loro vita. Quello che emerge sono pezzi di vita, pezzi di orrore, di crudeltà, di giovani vite disperate, in fuga da stenti, guerra che cercano riparo, una vita migliore.
Leggere una cronaca di questo tipo, di vite al limite significa aprire gli occhi, aprire la mente, riuscire ad andare oltre, aiuta ad abbattere le barriere, sperando che il mondo di domani sia davvero possibile.
Profile Image for Federica.
406 reviews115 followers
March 24, 2017
Un po' di backstory su come sono arrivata a leggere questo libro che scommetto che non vi interessa affatto.

Lo scorso 21 marzo la libreria presso cui lavoricchio mi ha mandato a vendere i libri alla presentazione di Domenico Quirico. Ammetto, anche con un po' di vergogna, la mia completa ignoranza su chi fosse: non leggo i giornali, le notizie nei tg mi restano difficilmente impresse, quindi, quando mi hanno detto il suo nome, non avevo la più pallida idea di chi stessero parlando. In ogni caso, arrivo nella sala della presentazione, sistemo il mio bel banchetto con i libri, e alla fine si presenta anche lui con i mediatori della serata, e l'incontro comincia.

Epifania.

Ha parlato quasi ininterrottamente per un'ora, intervallato solo da qualche breve domanda, conquistando completamente la sala, seduta in religioso silenzio. Un uomo avanti con l'età, gracile nell'aspetto, che esprimeva con una tale potenza e forza le sue idee, molto più di quanto, guardandolo, avrei ritenuto possibile. Non mostra esitazioni, esprime il suo pensiero senza giri di parole, e il pubblico se ne accorge, è ipnotizzato da questa sua attitudine.

Velocemente come è arrivato, così è andato via. Il tempo è passato in un baleno, senza che davvero io abbia fatto caso ai 60 minuti trascorsi dal suo inizio, lasciandomi spiazzata perché avrei semplicemente voluto che continuasse, che mi raccontasse altro di questo fenomeno così attuale, che riguarda tutti noi, ma di cui mi sono resa conto all'improvviso di sapere così poco. Ma non delusa, perché intanto montava anche l'entusiasmo e la smania di comprendere per davvero, di conoscere, con la consapevolezza che questo ulteriore passo sarebbe toccato a me. Impressione condivisa: i primi avventori che si avvicinavano per acquistare il libro condividevano i miei stessi pensieri, senza distinzione di età.

Alla fine ho deciso che dovevo leggere questo libro, e così ho fatto.
D. Quirico non si propone di dare una soluzione definitiva a come dovremmo gestire questo immenso cambiamento contemporaneo. D'altronde, non ne ha bisogno: è la sua stessa narrazione a parlare per lui. I viaggi, le parole, le speranze, le paure, e soprattutto le storie condivise con i migranti hanno più forza di qualsiasi discorso che avrebbe mai potuto ideare nel delineare come mai quanto oggi la civiltà come la conoscevamo sia al tramonto per far posto al mondo di domani, volendo usare le sue parole.
Ciò non gli impedisce certo di usare un linguaggio sopraffino, che inganna quasi il lettore: a tratti, sembra di leggere una bella opera di narrativa, ma poi, quando Quirico ti colpisce con le brutalità che ha incontrato nei suoi spostamenti, ti rendi di nuovo conto che -sfortunatamente- non c'è nulla di falso ma quella che descrive è solo la realtà.

Questo mi aveva portato inizialmente a chiedermi come fosse possibile per lui resistere di fronte ai così tanti orrori visti, se davvero ad un certo punto non avesse mai pensato "ora basta".
Ma mi sono resa conto, alla fine, che quello che credevo dovesse essere una sua reazione in realtà era solo mia. Mia, e di quella parte di società che non comprende per davvero il dramma dietro a queste partenze, che si limita ad averne una conoscenza superficiale senza considerare tutti gli aspetti, senza mettersi dalla parte dell'"altro", sia per inconscia ignoranza che per inconscia volontà, perché in realtà non saremmo in grado di sopportarlo.

Leggere una cronaca come questa porta inevitabilmente a patti con la realtà nuda e cruda com'è, volente o nolente. Ho imparato qualcosa, ho capito finalmente? Ho aperto gli occhi su molte cose di sicuro, ma lascio che sia il tempo a giudicare. Tuttavia posso iniziare a riflettere e a mettere in pratica quello che penso di aver capito, e vedremo cosa questo porterà.
Nel mentre, estenderò il mio invito a leggere questo libro a chiunque voglia davvero capire cosa significhino e cosa si celi dietro quelle barche che affondano nel Mediterraneo, nella speranza di una nuova consapevolezza.
Profile Image for Collezionedistorie.
325 reviews13 followers
August 12, 2017
Domenico Quirico è un giornalista, reporter della Stampa. Nella sua carriera di inviato di guerra è stato preso in ostaggio per due volte, la prima in Libia nel 2011 per pochi giorni, la seconda invece in Siria per cinque mesi, nel 2013. Di queste traumatiche esperienze Quirico non fa parola in questo libro, nel quale traspare una profonda compassione per gli ultimi, di comprensione verso i migranti e le loro rotte che in prima persona percorre per poterle raccontare. Passa per il Marocco, per la Tunisia e la Libia, per il Mediterraneo naturalmente e per le sue onde in tempesta pronte ad annegare, a sommergere e inghiottire in eterno centinaia di corpi, passa per la Turchia e per la Grecia, per i campi profughi, per i muri e gli sbarramenti dell'Ungheria, di Melilla e Calais, passa per gli orrori siriani tra macerie e cadaveri, passa per il deserto e le sue sabbie che accecano e assetano, dove le piste si incrociano, passa per gli italianissimi centri di accoglienza o detenzione, per le coste e gli entroterra, per i gommoni ed i camion. Racconta vite, raccoglie testimonianze brevi ed incisive, ragazzi che hanno perduto tutto, rimpatriati dalla Francia all'Afghanistan, ragazze violentate centinaia di volte da trafficanti e forze dell'ordine, mogli e madri coraggio disposte a tutto per vite migliori. Esodo è, come recita il sottotitolo, la storia del nuovo millennio, la storia di questo millennio. E non mi si dica che raccontare è buonista, che ascoltare le vite degli altri sia tipico di una certa mentalità di italiani: se provate ancora un briciolo di empatia, azzardo magari anche di compassione, mentre leggete queste pagine, allora forse capirete che i muri non basteranno, che l'esodo non si può fermare, e che le frontiere chiuse non portano a nulla di buono. C'è ancora un grande bisogno di opere come "Bilal" (l'opera di Fabrizio Gatti risale al 2007); Quirico affronta il tema alla perfezione con un linguaggio anche più letterario, poetico ed evocativo.
Profile Image for Francesca Caporello.
2 reviews
June 7, 2017
Libro intenso e forte, che non lascia e non deve lasciare indifferenti. Nulla è peggio dell'indifferenza.
Profile Image for asia sangiorgi.
35 reviews
April 24, 2023
non ci ho capito niente e tantomeno il significato del libro e il senso, i capitoli sembrano messi a caso
si salvano solo le frasi davvero profonde
128 reviews1 follower
June 26, 2016
“Esodo – storia del nuovo millenio”, di Domenico Quirico, edizioni Neri Pozza, ISBN 978-88-545-1163-7.

Quirico sceglie di descrivere il fenomeno migratorio attraverso una serie di brevi istantanee scattate in alcuni fra i punti di snodo che meglio lo rappresentano: i porti di partenza dei migranti sulle coste turche e tunisine, i colli di bottiglia davanti ai “muri” di Melilla e delle frontiere balcaniche, i campi d’accoglienza italiani o francesi, i luoghi di partenza, dispersi nel mezzo del Sahel, fin oltre la fascia equatoriale dell’Africa, nel mezzo del Medio Oriente dilaniato dalle guerre civili e prostrato dalla povertà.

Attraverso la descrizione, le interviste, le esperienze dei migranti, delle loro famiglie e delle comunità che li hanno finanziati e che, spesso, ne hanno appresa la morte e/o il fallimento, il fenomeno viene efficacemente umanizzato; ricondotto ad esperienze, emozioni, ragioni e spiegazioni che riguardano singoli individui, ognuno con la propria storia, e non a una folla inquieta o, peggio ancora, ad un’orda pericolosa.

Quirico è commuovente, come lo sono i casi e le persone che egli descrive, ma la componente emozionale, però, è anche il punto debole dell’opera, perché la colloca entro i due estremi entro i quali è sempre affrontato il problema. Da una parte c’è chi paventa la fiumana, che guarda ai numeri, che vede solo la “foresta”, semina odio e paura e vorrebbe interventi drastici per arginare il flusso migratorio; dall’altra ci sono i buonisti, quelli, che, enfatizzando l’aspetto umano, che tracciano paralleli con la nostra storia, invitano candidamente all’accoglienza e all’altruismo (o almeno, a ridurre l’egoismo) vedendo in ogni uomo un singolo “albero”. Essi, in fondo come gli altri, non forniscono argomentazioni convincenti per affrontare un fenomeno che semplicemente non può essere solamente arginato, ma gestito e incanalato attraverso strategie di breve e di lungo periodo, con interventi presso i luoghi di arrivo, ma anche di partenza, con umanità, ma anche attraverso politiche interne e relazioni esterne che necessitano di chiarezza, senso di giustizia, ma anche di determinazione.
Profile Image for Saverio Mariani.
182 reviews22 followers
May 23, 2016
Domenico Quirico ci ha abituati a libri con una straordinaria capacità di penetrazione nel presente e in ciò che ci circonda. La sua capacità di raccontare il Reale (con quella "r" fra il maiuscolo lacaniano e il minuscolo del senso comune) è pazzesca; le condizioni di dolore, la sofferenza delle donne e degli uomini di tutto il mondo emergono in maniera precisa, insieme alle infinite imperfezioni di cui ogni uomo e ciascuna sua "costruzione" è inondato.
Quest'ultimo libro, che racconta del viaggio dentro a quel mondo, in viaggio anch'esso, dei migranti non è solo un testo che intende raccontare l'oggi. Si tratta, piuttosto, di un libro sul domani, sul mondo che verrà, sugli uomini che dovremo essere per non perire.
Il racconto è, inoltre, magnifico sotto il punto di vista letterario. La scrittura di Quirico è quella di un grande romanziere: se non stesse raccontando davvero la miseria umana vista coi suoi occhi, sarebbe uno dei più bei testi di prosa da sentirsi leggere da un grande attore all'interno di un teatro. Invece, qui - e dovunque -, Quirico ci riporta ciò che realmente esiste. La voglia di andare, la necessità di andare, l'impossibilità ad andare. La morte negli occhi di questi esseri umani che non hanno nulla e ai quali, anche la morte, sembra qualcosa.

Comunque la si pensi, dopo la lettura di queste pagine si sarà trafitti nel cuore e si sarà gettato almeno un pensiero sul fenomeno che stiamo vivendo, su quello che necessariamente saremo fra qualche anno. Chi guarda al futuro con gli occhi del passato lo vede come una degenerazione. Le donne e gli uomini raccontate da Quirico, invece, ci impongono di pensare il futuro davvero come qualcosa di sganciato dal passato e da quelle vecchie categorie attraverso le quali ci sentiamo sicuri di chiuderlo per essere felici. O almeno illusi di esserlo. Non si può chiudere dentro a una gabbia la voglia di vivere, perché «l'infelicità è davvero la cosa più abituale che ci sia al mondo» (p. 143). E da questa scappa chiunque.
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