Un po' di backstory su come sono arrivata a leggere questo libro che scommetto che non vi interessa affatto.
Lo scorso 21 marzo la libreria presso cui lavoricchio mi ha mandato a vendere i libri alla presentazione di Domenico Quirico. Ammetto, anche con un po' di vergogna, la mia completa ignoranza su chi fosse: non leggo i giornali, le notizie nei tg mi restano difficilmente impresse, quindi, quando mi hanno detto il suo nome, non avevo la più pallida idea di chi stessero parlando. In ogni caso, arrivo nella sala della presentazione, sistemo il mio bel banchetto con i libri, e alla fine si presenta anche lui con i mediatori della serata, e l'incontro comincia.
Epifania.
Ha parlato quasi ininterrottamente per un'ora, intervallato solo da qualche breve domanda, conquistando completamente la sala, seduta in religioso silenzio. Un uomo avanti con l'età, gracile nell'aspetto, che esprimeva con una tale potenza e forza le sue idee, molto più di quanto, guardandolo, avrei ritenuto possibile. Non mostra esitazioni, esprime il suo pensiero senza giri di parole, e il pubblico se ne accorge, è ipnotizzato da questa sua attitudine.
Velocemente come è arrivato, così è andato via. Il tempo è passato in un baleno, senza che davvero io abbia fatto caso ai 60 minuti trascorsi dal suo inizio, lasciandomi spiazzata perché avrei semplicemente voluto che continuasse, che mi raccontasse altro di questo fenomeno così attuale, che riguarda tutti noi, ma di cui mi sono resa conto all'improvviso di sapere così poco. Ma non delusa, perché intanto montava anche l'entusiasmo e la smania di comprendere per davvero, di conoscere, con la consapevolezza che questo ulteriore passo sarebbe toccato a me. Impressione condivisa: i primi avventori che si avvicinavano per acquistare il libro condividevano i miei stessi pensieri, senza distinzione di età.
Alla fine ho deciso che dovevo leggere questo libro, e così ho fatto.
D. Quirico non si propone di dare una soluzione definitiva a come dovremmo gestire questo immenso cambiamento contemporaneo. D'altronde, non ne ha bisogno: è la sua stessa narrazione a parlare per lui. I viaggi, le parole, le speranze, le paure, e soprattutto le storie condivise con i migranti hanno più forza di qualsiasi discorso che avrebbe mai potuto ideare nel delineare come mai quanto oggi la civiltà come la conoscevamo sia al tramonto per far posto al mondo di domani, volendo usare le sue parole.
Ciò non gli impedisce certo di usare un linguaggio sopraffino, che inganna quasi il lettore: a tratti, sembra di leggere una bella opera di narrativa, ma poi, quando Quirico ti colpisce con le brutalità che ha incontrato nei suoi spostamenti, ti rendi di nuovo conto che -sfortunatamente- non c'è nulla di falso ma quella che descrive è solo la realtà.
Questo mi aveva portato inizialmente a chiedermi come fosse possibile per lui resistere di fronte ai così tanti orrori visti, se davvero ad un certo punto non avesse mai pensato "ora basta".
Ma mi sono resa conto, alla fine, che quello che credevo dovesse essere una sua reazione in realtà era solo mia. Mia, e di quella parte di società che non comprende per davvero il dramma dietro a queste partenze, che si limita ad averne una conoscenza superficiale senza considerare tutti gli aspetti, senza mettersi dalla parte dell'"altro", sia per inconscia ignoranza che per inconscia volontà, perché in realtà non saremmo in grado di sopportarlo.
Leggere una cronaca come questa porta inevitabilmente a patti con la realtà nuda e cruda com'è, volente o nolente. Ho imparato qualcosa, ho capito finalmente? Ho aperto gli occhi su molte cose di sicuro, ma lascio che sia il tempo a giudicare. Tuttavia posso iniziare a riflettere e a mettere in pratica quello che penso di aver capito, e vedremo cosa questo porterà.
Nel mentre, estenderò il mio invito a leggere questo libro a chiunque voglia davvero capire cosa significhino e cosa si celi dietro quelle barche che affondano nel Mediterraneo, nella speranza di una nuova consapevolezza.