Sommer 1977: Mailand kocht in der Hitze des Sommers. In einem Viertel am Stadtrand wird ein kleines Mädchen entführt und getötet. Ihre Freunde ahnen sofort, wo der Mord geschah: auf dem alten Schrottplatz, wo sie jeden Tag spielen. Sie machen sich auf die Suche nach dem Mörder. Doch als ein weiteres Mädchen verschwindet, beginnt ein atemloser und gefährlicher Wettlauf gegen die Zeit...
Il mostro e i bambini. Non pensavo di dovergli dare questa valutazione ma devo essere onesta con me stessa: "Ruggine" mi è piaciuto, mi è piaciuto da morire. E, a distanza di ore dopo averlo finito, mi sento ancora sconvolta e inquieta...è questo l'effetto che fanno i libri destinati a non essere dimenticati mai. Estate 1977: in un rugginoso deposito di rottami che circonda le case popolari di uno dei quartieri più emarginati della periferia milanese, viene ritrovato il cadavere di una bambina. I bambini del quartiere, i veri protagonisti, che nel deposito si recano sempre per giocare, sospettano del "Bava", lo scemo del villaggio e decidono di dargli una bella lezione, ma, per fortuna, prima di fare un gesto più grande di loro, si rendono conto di essersi sbagliati. Il mostro è un altro, insospettabile. E non tarderà a colpire ancora. Estate 2003: Sandro e Cinzia, due dei bambini del gruppo ora cresciuti, dopo aver visto un cartellone che annuncia un nuovo cantiere proprio nell'ex deposito, si ritrovano e rivivono l'incubo del passato. Sono adulti ora, ma si portano dentro delle cicatrici che non si riemargineranno mai più. Il mostro e i bambini. I bambini e il mostro. Anch'io negli anni '80 sono stata una bambina che giocava nella deserta periferia milanese, seppur non degradata come quella descritta nel libro, ma, per fortuna, il mostro non l'ho mai incontrato. Mi sono però identificata nella curiosità e nel coraggio di questi bambini che riescono a vedere laddove gli adulti non arrivano. Adulti per i quali, ahimè, il mostro resterà per sempre un innocente. Angoscia, tensione, dolore, e tanta, tanta rabbia. Questo è un libro che smuove, che taglia come una lama. Alle volte non c'è bisogno di andare lontano per trovare il soggetto di un libro che sappia sbalordire e inquietare, ma basta guardarci attorno: il male è attorno a noi, spesso lo possiamo toccare con una mano, spesso fingiamo di non vederlo. Massaron ce lo dipinge sulle pagine con tanta semplicità, facendoci vivere forti sensazioni in un libro che va al di là di un racconto noir. E, se fossi una mamma, avrei sicuramente sofferto di più.
Pensavo questo leggendolo: io posso leggerlo perché non sono mamma, nonostante metta a dura prova la rabbia e il disgusto anche di chi non lo è. Non è facile per nessuno parlare o leggere di pedofilia, e soprattutto non è facile leggerne ponendosi a capitoli alterni dalla parte del pedofilo: scoprire la sua perversione, vedere crescere la sua eccitazione, essere presenti durante l'abuso e l'omicidio di quella che potrebbe essere, se non nostra figlia, una nipote, una sorella, la figlia dei nostri vicini. È difficile, riuscire a farlo senza sentirsi a nostra volta colpevoli, per l'incapacità e l'impossibilità a intervenire, per quel nostro essere là, semplicemente a guardare. Nonostante ciò, nonostante le difficili premesse, Massaron costruisce una storia capace di tenere incollati alle pagine del romanzo fino alla fine, alternando la narrazione da tre punti di vista differenti: quello del pedofilo, quello di un gruppo di ragazzini che vivono in case popolari chiamate gli Alveari - siamo a Pioltello, estrema periferia milanese, nel 1977 - e due degli stessi, Sandro e Cinzia, diventati ormai adulti.
È allo stesso tempo thriller, romanzo di formazione e un breve tentativo di analisi sugli effetti di quello che un qualsiasi trauma o violenza subito durante l'infanzia o l'adolescenza può continuare a produrre su un adulto. Leggo qua e là tutti i paragoni fatti riguardo alla scrittura di Stefano Massaron in questo romanzo: Joe R. Lansdale, Niccolò Ammaniti, Stephen King. In effetti, escludendo Lansdale che non ho ancora mai letto, ho ritrovato anche io, sia pur meno romantiche e più aderenti alla nostra realtà, eco delle atmosfere di "Il Corpo" lo splendido racconto di Stephen King da cui è tratto il film "Stand by me", o quelle di "Io non ho paura" e "Come Dio comanda" di Niccolò Ammaniti; d'altra parte, anche se la letteratura non è un'operazione matematica, niente di più facile: Lansdale, di cui Massaron è il traduttore italiano, è uno degli autori preferiti di Ammaniti. E King? Be', Stephen King, ovunque ci sia un mistero, c'è sempre di diritto.
Tre stelle e mezzo perché penso che l'epilogo, un po' affrettato, lasci alcuni note di insoddisfazione nel lettore; una su tutte: come può un gruppo di adolescenti "chiudere" definitivamente agli occhi degli adulti una vicenda tanto importante e conservarne per tutta la vita il segreto senza che nessuno ne accorga?
Se pensiamo ad un gruppo di adolescenti contro il male (argomento oserei dire abusato in letteratura) quello che conta veramente è il Mostro. E in Ruggine il dottorboldrini non è solo credibile come Mostro, ma addirittura realistico. Aggiungiamo un'ambientazione non inflazionata, un ritmo narrativo veloce e una limatura certosina di tutto ciò che sarebbe risultato inutile. La storia è pulita e va dritta al nocciolo, conquista già dalle prime pagine. Massaron è una bellissima scoperta.
L’angoscia fa da padrona in questo romanzo che può essere catalogato come parte del gruppo di scrittori cannibali italiani. Ricorda un It di King ma senza il paranormale, o un Ammaniti più violento. I protagonisti sono sempre loro:i bambini. Vittime ma anche salvatori, impauriti ma anche coraggiosi. La ruggine fa da contorno ai pomeriggi assolati della periferia milanese. Ruggine è anche ciò che resta di tutto questo dramma.
La prima cosa che penso quando chiudo questo libro è: ohmiodio (tuttattaccato). L'avevo letto appena uscito e già al tempo (quanti anni saranno passati?4-5?) mi sembrò un colpo al cuore ma "al tempo" avevo spalmato la lettura su un paio di giorni, almeno. Invece stavolta l'ho letto in un'ora e mezza ed è stata una fucilata. Ho sentito chiaramente l'odore della ruggine, ho visto il sole rosso che scende,il dottorboldrini (tuttattaccato) che guarda i fili dell'apparecchio di Mariarosa, ho avuto paura del buio insieme a Sergio,Cinzia,Carmine e gli altri dell'alveare, ho sentito le madri che urlavano da un piano all'altro,da un balcone ad un altro... Non c'ero agli Alveari,eppure ero lì, spettatrice immobile sempre pronta a dire cosa fare a questo o a quel personaggio. La Cì mi somiglia molto, tra l'altro. Il 1977 è lontano ma molto simile al 2011, magari c'è meno ruggine (tutta colpa delle vernici) ma le madri che si urlano (magari al telefono anzichè dalle terrazze), la paura del buio dei bambini, la paura degli orchi dei grandi, le guerre tra bande quelle son rimaste. Ci manca solo la ruggine.
Un libro duro, durissimo, triste e meraviglioso. Questo e ciò che per ora penso.. Scrittore di razza, Massaron. Con questa storia spiazza e fa inorridire raccontandoci cosa segnerà il passaggio, tanto delicato, dall'adolescenza all'età adulta di Sandro e Cinzia. Qualcosa che nessuno, sopratutto un ragazzino potrà dimenticare. Ma qualcosa che purtroppo sempre più spesso ritroviamo invischiato tra le maglie della cronaca contemporanea. Una storia tanto dura quanto verosimile. Un elogio ad uno scrittore, allora quasi esordiente, che solo nel scriverla e quindi immaginarla e "sentirla" deve aver avuto i propri incubi. Ma, comunque, una storia necessaria. Perché questo male, questo orrore esiste. E davvero troppo spesso, le periferie, i quartieri dormitorio, gli "alveari" quanto "le vele", le periferie più estreme, spesso ne sono l'incubatoio. Massaron: un Autore appena conosciuto ma che certamente seguirò.
Un bel libro e attuale, ma credo che temi cos�� delicati che riguardano i bambini vadano comunque e sempre trattati con pi�� delicatezza. Se potessi vorrei cancellarlo dalla memoria. Sembra come se l'autore provi un piacere perverso nel soffermarsi sulla descrizione di certi particolari, e questo non l'accetto. Mi dispiace