Maria è un'autolesionista di dicianove anni. Chus un teppistello di venti. Lei vive in un rione romano assieme alla madre alcolizzata; lui arriva dall'Argentina. Si incontrano fra i banchi di scuola: comincia come un'infatuazione, continua come un gioco a base di parafilie, diventa ben presto una reciproca dipendenza. Quando Chus abbandonerà gli studi chiudendo la loro relazione,Maria si darà alla fuga verso il nord del paese, incontrando bizzarri personaggi, tra cui una troupe di ricchi viziati che libererà la sua propensione all'estremo. Mescolo tutto è un romanzo d'esordio che colpisce duro, dove una lingua figlia di Burroughs è al servizio di un lancinante bisogno di tenerezza.
Libro/pugno nello stomaco. Crudo. Potente. Pulp. Magari troppo Lei è una ragazza autolesionista figlia di madre alcolizzata. Pratica il cutting compulsivamente e sesso estremo raccontando il tutto con distacco e con un linguaggio ricchissimo e denso di tecnicismi. Sintassi caratterizzata da assenza di articoli e frasi create per giustapposizione. Sono già oltre la metà. Un genere particolare. Trasuda dolore.
Uno dei libri più crudi che io abbia mai letto. L’avevo trovato citato in un libro di Laura Pigozzi (ora non ricordo quale). Crudo, ma al tempo stessa fa entrare nella mente della protagonista che è sboccata e fastidiosa, ma poco a poco si capisce perché.. è una ragazza che soffre e tenta come può di sopravvivere in un mondo che l’ha abbandonata..
Un esperimento interessante che purtroppo non convince fino in fondo, sia per il linguaggio che per il contenuto. La lingua destrutturata aliena fin troppo il lettore. Passa da correlativo oggettivo del disagio della protagonista a oggettivo ostacolo che impedisce la comprensione del testo. Sempre il linguaggio, l'esperimento in sé, la ricerca, che compie la scrittrice le fa guadagnare giustamente il posto nella collana di Vanni Santoni, sempre alla ricerca di voci interessanti. Purtroppo il contenuto non convince fino in fondo e il romanzo diventa anticlimatico. Dopo aver letto un Pierantozzi di Uno In Diviso, che porta tutto all'estremo, fin troppo, non si possono che individuare, leggendo questo romanzo, tutti i momenti in cui la violenza e l'orrore preventivati dalla protagonista avrebbero potuto manifestarsi ma non lo fanno. Ho trovato il libro una lettura interessante, ma non mi è piaciuto.
2*: 1 per averlo scritto e 1 per il tentativo. Un tentativo, secondo me, molto mal riuscito. Non credo che basti "incasinare" la grammatica e "smodellare" la struttura della frase per creare un'opera nuova. La licenza poetica è per pochi, pochissimi. E questo libro diventa illeggibile, noioso e nauseante con la sua scrittura "diversa". Ho letto qualche intervista alla giovanissima autrice: non è un'esperienza reale, e infatti non mi ha trasmesso niente; lei ritiene che questo linguaggio fosse parte integrante del libro e che dovesse esprimere non ho ben capito cosa. Per me non è stato così. Sono riuscita a finirlo solo perché ha poche pagine.