Jump to ratings and reviews
Rate this book

Manuel d'exil: Comment réussir son exil en trente-cinq leçons

Rate this book
«Fraîchement restauré, le foyer de demandeurs d’asile à Rennes me fait penser à mon lycée. Une grande porte vitrée, d’interminables couloirs, sauf qu’ici au lieu des salles de classe on a des chambres pour les réfugiés. Dans le hall central il y a une carte du monde avec les petits drapeaux du pays des résidents. La misère du monde s’est donné rendez-vous à Rennes en cette fin d’été 1992.
Je suis accueilli par une dame aux énormes lunettes. Elle parle doucement en me regardant droit dans les yeux. Je saisis que je vais avoir une chambre simple, pour célibataire, que la salle de bains et la cuisine sont communes et que j’ai droit à un cours de français pour adultes analphabètes trois jours par semaine.
Je suis un peu vexé :
– I have BAC plus five, I am a writer, novelist…
– Aucune importance mon petit, répond la dame. Ici tu commences une nouvelle vie…»
Après avoir déserté l’armée bosniaque, le narrateur se retrouve sans argent ni amis, ne parlant pas le français, dans un foyer pour réfugiés. Dans une langue poétique, pleine de fantaisie et d'humour, Velibor Čolić aborde un sujet d’une grande actualité et décrit sans apitoiement la condition des réfugiés, avec une ironie féroce et tendre.

208 pages, Paperback

First published May 11, 2016

6 people are currently reading
208 people want to read

About the author

Velibor Čolić

23 books29 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
49 (21%)
4 stars
81 (35%)
3 stars
70 (30%)
2 stars
26 (11%)
1 star
5 (2%)
Displaying 1 - 30 of 31 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,469 reviews2,442 followers
September 16, 2023
GUIDA GALATTICA PER ESILIATI

description
La foto di Andreas Chudowski che compare sulla copertina dell’edizione italiana.

A poco a poco mi rendo conto che sono il rifugiato, l’uomo senza documenti e senza volto, senza presente e senza avvenire. L’uomo dal passato pesante e dal corpo spezzato, il fiore del male, inconsistente e disperso come polline. Non ho più nome, non sono più grande e piccolo, non sono più figlio o fratello. Sono un cane fradicio d’oblio in una lunga notte senza alba…

Autofiction per eccellenza, il gioco di rimandi tra la vita di chi scrive e quella di chi è descritto è intenso e costante.
Velibor Čolić è nato in Bosnia e già da giovane (nel 1987 a soli 23 anni) era famoso, sia per i libri già pubblicati (vincitore di un premio jugoslavo paragonabile al Gouncourt francese, o al nostro Strega), sia perché aveva un programma radio popolare dove svolgeva anche il ruolo di dj. Successo, apparizioni in tivvu, soldi.
Poi, scoppia la guerra. Non è Čolić che va alla guerra, ma la guerra che va da lui: nel 1992 è obbligato ad arruolarsi – diserta - lo arrestano - riesce a scappare, fugge all’estero, approda in Francia.
Lo stesso percorso del personaggio voce narrante di queste pagine.

description
Claudio Marini, 2006.

Intrappolato in mezzo agli altri cerco, e per un breve attimo trovo, la prova che sono vivo, che occupo uno spazio, che mi muovo, che la mia solitudine è così comune e suburbana.

Jean Améry ha sostenuto che nella realtà del lager l’essere un intellettuale non è stato di nessun aiuto, per speranza e sostegno meglio avere un credo politico o una fede religiosa.
Nel caso di Čolić e dell’esilio si direbbe il contrario: superato l’impatto iniziale, traumatico, piuttosto devastante, che si protrae nel tempo di riflesso alla personalità di ciascuno, l’essere scrittore, intellettuale già pubblicato e riconosciuto almeno a casa propria, apre una strada, abbrevia il percorso di rinascita. Alleluja.

description

In questi brevi momenti di ubriachezza ho la sensazione che anche l’esilio possa avere un volto umano, che Dio esista, che tutto vada bene e che la nostra bella, la nostra buona stella bosniaca vegli sempre sopra di noi.

Eppure, di tutte le frontiere da superare (serba, croata, austriaca, tedesca, francese), quella più insormontabile è stata quella della lingua: arriva in Francia che è uno scrittore famoso in patria, laureato e specializzato, ma non parla una parola della lingua locale, ignora tutto del francese, letteralmente analfabeta. Facile sentirsi degradato, collocato all’ultimo gradino della scala sociale.

Chi emigra in condizioni simili a quelle di Čolić, è costretto a ripartire da zero: deve ritrovare la “verticalità” di uomo:
È un’arte ma anche una grande fatica. Io ero un intellettuale nel mio Paese ma in Francia improvvisamente sono diventato nulla, un mezzo uomo senza voce, perché la dignità di un essere umano comincia dalla lingua. Ero un uomo ombra, e passavo per un totale idiota, pur essendo un letterato. Quando ho imparato il francese finalmente l’orizzonte si è un po’ schiarito. Ho fatto bingo quando ho cominciato a capire e a farmi capire. Finalmente da mezzo uomo sono diventato “homo erectus”, un essere umano verticale. La lingua è stata la mia finestra sul mondo: ho ritrovato la verticalità e la dignità di un homo sapiens.

description

L’esperienza è stata sensibilmente indimenticabile: tanto è vero che Čolić pubblica nel paese d’accoglienza, la Francia, una decina di libri, viene anche tradotto all’estero, e poi, nel 2016, consegna proprio questo libro al suo editore. Riflessione su e racconto di cose accadute un quarto di secolo prima.
Ma la sua narrazione è così viva e pulsante che risulta fresca e attuale come se fosse appena successa.

Ed ecco alcune delle trentacinque lezioni di quest’arte della manutenzione dell’apolide.
La prima cosa da tenere presente è ridurre la propria visibilità: infatti, meno siamo visibili, meno problemi avremo. Per essere meno visibili, curare il proprio aspetto: occorre “occidentalizzarsi” per non essere guardati male, e quindi, dobbiamo farci la barba, adeguare il taglio dei capelli, vestirci in un certo modo.
Secondo: mai ammalarsi, non c’è assistenza pubblica, la malattia è un lusso che non ci possiamo permettere.
Terzo:…

Per scrivere dopo una guerra bisogna credere nella letteratura. Credere che la scrittura sia in grado di rimettere in moto meccanismi che sono stati bloccati nel momento in cui si è ricorso alle armi. Che possa ricondurre l’orrore, incomprensibile e inesplicabile, a misura d’uomo.

description
La tomba di Oscar Wilde al cimitero parigino di Pére-Lachaise: si vedono le tracce di rossetto lasciate dai millanta baci delle ammiratrici (e di qualche ammiratore).

PS
Velibor Čolić è uno dei dieci scrittori francofoni da tenere d'occhio secondo La Lettura. Io sono affascinato da chi fa letteratura (arte in genere) in una lingua appresa da adulto.
Profile Image for Hulyacln.
987 reviews586 followers
March 4, 2024
‘Hayatımızın sadece bir kısmı şimdiki zamanda geçiyor diye düşünüyorum. Geri kalan zamanda başka yerde, hafızamızın yoğun karanlıkları içindeyiz.’
.
28 yaşında bilmediği bir ülkeye -Fransa’ya- sığınan sürgün asker ve onun yaşama yeniden başlaması ne kadar kolay olabilir? Bir çanta, elli Mark ve birkaç ıvır zıvırla yeni bir yaşam kurmaya başlar Çoliç. Budapeşte’ye oradan Prag’a gider, aşık olur, ayrılır ve en çok yazar. Bilmediği ülkelerde ve bilmediği dillerde yapabileceği-güvenebileceği tek şey yazmaktır.
Sonra durulur, Strasbourg’a taşınır.
Sürgün Rehberi elindedir artık.
.
Geçtiğimiz sene okuduklarım arasında unutamadıklarımdandı Hıdırellez. Bambaşka bir sesti, rengarenkti. Yazarın başka bir eserinin daha (baskısı tükenen iki eseri daha var umarım yeniden basılır) dilimize çevrildiğini görünce heyecan duymam bu yüzden. Sürgün Rehberi iç ağrısıyla okuduğum bir eser oldu, çok sevdim. Bebek adımlarıyla bir dile sarılmak, kaçtığı şeylerle sürekli karşılaşmak, mülteci ve göçmen olmak-kök salamamak, gittiği her yerde yabancı olmak.. Bunların hepsini garip bir sıradanlıkla anlatıyor Çoliç. Kelimeleri, okudukları çok tanıdık. Bildiğim bir yerden sesleniyormuşçasına.
Böylece ‘Sürgünde Hayatta Kalmak İçin Otuz Beş Ders’ alındı ~
.
Suat Başar Çağlan çevirisiyle ~ (bayıldığım kapak tasarımı ise Mandal Ajans çalışmasıymış)
Profile Image for Larnacouer  de SH.
896 reviews202 followers
January 22, 2026
Fransızcayı bir an evvel öğrenmem şart. Böylece bütün acım sonsuza dek anadilimde kalacak.

//

Bu tarz anlatılarda yani savaş ve savaş sonrası, zaman mekan ve yeni kimlik temalarında beni büyüleyen esas nokta, konular ne kadar hassas olursa olsun böylesine sıcak ve şiirsel tonda anlatabiliyor olmaları sanırım.

Bir yere ait olmanın/kök salmanın ne kadar sancılı bir süreç olduğun, olabilecek en gerçekçi haliyle anlatırken, sert ama nasıl böyle şefkatli bir bakış açısıyla ele alabilir ki insan?
Kitapta defalarca ben şairim diye yanıt veriyor birilerine.
Öyle hakikaten.
Eli kalem tutan insan büyüsü tamamen.

Çok güzel.
Dupduru.
701 reviews77 followers
April 27, 2017
Memoria personal en forma de asfixiante cuenta atrás de este soldado poeta, clochard, refugiado, paseante y conciencia involuntaria de la indiferencia europea por sus propias miserias, que comenzó justo a principios de los 90 con la guerra de la antigua Yugoslavia y llega a nuestros días con la crisis de los refugiados. Sin embargo, la vigencia de este libro no se encuentra en este asunto ni en la particular forma de entender la escritura autobiográfica del escritor bosnio, sino en un estilo que, seguramente por no tratarse el francés de su lengua materna, se convierte en el protagonista de la narración por su contundencia arrebatadora.
Profile Image for natura.
465 reviews67 followers
March 11, 2017
Muy buena crónica de lo que es ser un exiliado de una absurda guerra en una Europa que no quiere ver todo lo que se pudre en su interior. Una visión descarnada pero tierna, poética y realista de las vivencias de este escritor que, como tantos otros, vio su vida truncada por los cambios sangrientos del último siglo.
89 reviews
February 9, 2025
J avais laissé velibor colic sur le parvis de la gare de rennes à la fin de guerre et pluie. C est là qu'on le retrouve au début de Manuel d'exil, même si le livre, écrit en 2016, est antérieur. Il décrit sa difficile intégration en Europe entre 1992 et le dernier jour du siècle dernier. Si cette errance entre Rennes, Paris, Strasbourg, Budapest, Milan, Prague peut sembler décousue c est qu elle est le reflet de ce qui traverse la tête et la vie de l auteur à cette période. Les réflexions poético philosophiques et les traits d un humour souvent hilarant et parfois desespéré affleurent pendant ces 200 pages. J ai vraiment bien aimé et ça me donne envie de poursuivre ma découverte de son œuvre.
Profile Image for Ainhoa Rebolledo.
Author 11 books85 followers
September 26, 2017
Menudo despropósito de libro: un tipo que ha vivido mil aventuras (999 terribles y alguna buena) se dedica a contar lo mucho que quiere vivir en una novela de Camus o de no sé qué escritor francés, el tipo tiene la novela en las tripas, tiene el manual de exilio regurgitando en las tripas y se pone a escribir sobre escritores franceses que se estudian en el instituto, en esa época en la que te fuerzan a leer cosas que no te interesan lo más mínimo. Lo que queremos es frontera, un poquito de conflicto yugoslavo, un poquito de tragedia, tal vez de amor: aquí lo más "de eso" que pasa es que conoce mujer bíblicamente y se pierde un poquito en el metro de París. Bah, un libro prescindible totalmente.
Profile Image for René.
583 reviews
December 8, 2017
Nuestros árboles genealógicos llevan uniformes. Nuestros abuelos, austrohúngaros, camisas marrones o rojas los de la Segunda Guerra, verde oliva en esta última guerra. Fabricamos la Historia, los mitos, la literatura patriótica, los soldados y los cadáveres. En ese orden.
Profile Image for Lucía.
12 reviews9 followers
July 20, 2020
"Demasiadas maletas, demasiado frío, demasiado exilio para un solo hombre".
Profile Image for Ana Jembrek.
239 reviews185 followers
January 7, 2019


U trenutku kada je izbio rat (znamo koji rat), Velibor Čolić bio je mladi perspektivni pisac u Bosni. Završio je na bojištu, no ubrzo napušta rovove i završava kao izbjeglica u Francuskoj. S vremenom tamo izgrađuje život, sâm u nepoznatoj zemlji. Jadan je to život. Uči jezik. Ispisuje neke nove stranice, u doslovnom i prenesenom smislu. Kroz njih autor pokušava dokučiti tko je on u trenutku kada ostane bez svega što mu je poznato, bez zemlje, bez doma, bez obitelji, prijatelja, jezika, kulture…

Moram priznati da nisam znala što bih očekivala od “Egzila za početnike“, ali me njezin sadržaj izuzetno dodirnuo. Autor svoje početke u izbjeglištvu opisuje besprijekorno – iskreno, uz obilnu dozu emocija, ali i humora. Kroz ovu knjigu govori o različitim susretima: s Francuzima, sa ženama, s izdavačima, s birokracijom, s PTSP-om, s bivšim stanovnicima ex-yu područja, ali i susrete sa samim sobom, na ulicama nekih nepoznatih, kišnih gradova diljem Europe.

U tim kratkim trenucima pijanstva imam osjećaj da čak i egzil može imati ljudsko lice, da Bog postoji, da je sve dobro, i da naša lijepa, naša dobra bosanska zvijezda još uvijek bdije nad nama.


Autor izuzetno opisuje trenutak u kojem kao netko i nešto (u očima društva, ali i u svojim vlastitim očima) postaje nitko i ništa u stranoj zemlji. Tamo je samo izbjeglica – najniži od svih statusa. Ne moram posebno naglašavati koliko je to relevantna tema u današnjem društvu u kojem, s jedne strane, imamo polemiku izbjeglica iz nekih drugih ratnih krajeva, a s druge strane sami, kao narod, postajemo došljaci u nove zemlje prilikom ovog masovnog exodusa mladih iz države.

Svaka od ovih 35 lekcija doživjela sam, više-manje, kao udarce u ego. Autor je neshvaćeni boem koji u svom novom životu teži veličini najvećih pisaca, a dobiva gorko-slatka iskustva s kojima često ne zna što bi. Prvu knjigu objavljuje ubrzo nakon dolaska u Francusku, ali riječ je o dnevniku s bojišnice – knjiga o iskustvu koje bi najradije zaboravio i za koje ne želi da ga obilježi.

Ja sam čovjek kiše i leda. Prije sam bio uvjeren da sam pjesnik. Zatim, malo pomalo, nastupio je rat i zauvijek me izmijenio. Tako sam postao vojnik, zatvorenik i apatrid.


Kroz cijelu knjigu intenzivno se proteže pitanje IDENTITETA. Tko je Velibor Čolić? Pisac? Pjesnik? Ratnik? Dezerter? Izbjeglica? Boem? Ljubavnik? Bosanac? Francuz? Tko smo kada nam oduzmu sve što smatramo da nas definira kao ljude? Tko smo kada moramo uistinu i u svemu krenuti ispočetka? Gdje nalazimo snagu da nakon takvog traumatičnog iskustva sebe nanovo izgradimo?

Ova knjiga napisana je 2016. godine, kada je Velibor već sagradio život u dalekoj, hladnoj i gladnoj Francuskoj, ali gorčina s početaka itekako je živa u redovima knjige, uz mrvnu dozu znatiželje i avanturizma koje gone ovu pjesničku dušu. I unatoč svemu, Velibor Čolić gradi, raste i otkriva.
Profile Image for Tülay .
241 reviews15 followers
Read
June 12, 2024
"Fransızcayı bir an evvel öğrenmem şart. Böylece bütün acım sonsuza dek anadilimde kalacak." Sürgün Rehberi Velibor Çoliç.
Bir yeri terkettigimizde yaşadığımız bütün olayları da ardımızda birakabiliyor muyuz.? Yoksa ölene kadar zihnimizin bir köşesinde var olmaya devam mı ediyorlar.? Sürgün Rehberi bu konular üzerinden ilerleyen bir metin. 28 yaşındaki Çoliç ülkesindeki savaştan kaçan,dilini bilmediği Fransa'ya sığınan bir asker. Yeni hayat , yeni kimlik , aidiyet , yabancılaşma, multecilik, göç gibi konular metnin ana temalarını oluşturuyor. Yazarın bu arafta kalma haliyle başa çıkmasını sağlayan tek tutkusu var ; o da yazmak. Yazarin Paris, Budapeste, Viyana ve Strausbourg'a yaptığı seyahatlerde bir kendini bulma arayışını görüyoruz.Yazarın Fransızca ile olan ilişkisi de yeni hayatında bir aidiyet duygusu kazanabilmek aslinda. Birkaç yıl önce Dubravka Ugrešic'in Acı Bakanlığı kitabında "Göç ettiğinizde hem erken yaşlanmış aynı zamanda genç olursunuz cümlesine rastlamıştım. Ugrešic, kitabinda Yugoslavya'dan Amsterdam'a giden Tanya isimli bir öğretmenin diline, kimliğine sahip çıkması ve aidiyet duygusunu canlı tutmasını anlatmıştı. İki kitapta dil, kimlik, aidiyet konuları bakımından benzer. Çoliç, yeni yaşamına tutunmaya çalışsa da bir yanı hep ülkesinde. Kitabın kapağı bu yarım kalmışlığı, terk edememe durumunu bence çok güzel tasvir etmiş. Kitabı çok sevdim. Yazarin Hıdırellez kitabını da severek okumuştum. Kimlik, göç, sürgün bu gibi konular ilginizi çekiyorsa okuyun derim . İyi okumalar.
Profile Image for Jorge Soriano.
Author 10 books46 followers
Read
October 12, 2021
Título: Manual de exilio: Cómo aprobar su exilio en treinta y cinco lecciones
Autor: Velibor Colic
Editorial: Periférica

Compré este libro por dos motivos.

El primero, el título. Estaba escribiendo sobre el exilio y ver este título (respaldado por Periférica) me hizo quererlo.

El segundo, porque lo vi en un libro de Kim Thúy (en esos “otros libros de la editorial” que aparecen a veces), y ya sabéis que me gustan esas conexiones.

Me ha costado terminarlo. Mucho. Y lo primero que diré si me preguntan por este libro es que el autor me cae mal. Muy mal. Y lo digo totalmente en serio.

Si hay algo que deteste en las personas es la falta de humildad. Creo que hay que tener mucho cuidado con lo que se escribe de uno mismo (esto me lo dijo un amigo, muy buen poeta, sobre lo que escribió una chica que va de megaescritora siendo bastante mediocre, volviendo a eso de la falta de humildad), y esta especie de biografía del autor bosnio es un no parar de echarse flores, de alabar sus versiones de novelista, poeta y filósofo, de hablar maravillas de su físico y de contar (sea verdad o no, me interesa poco) sus conquistas amorosas (o, más bien, sexuales), siempre con mujeres espectacularmente guapas y jóvenes.

No me gusta.

Y es una pena, porque hay fragmentos y frases muy potentes, pero todo eso que os digo se acaba acumulando hasta el punto de generar (al menos, a mí) un rechazo demasiado grande como para que el resto sobresalga.

Ni siquiera sé si me ha servido para escribir ese poemario del que os he hablado. Desde luego, y aunque podría haber incorporado alguna cita muy apropiada, como “demasiado exilio para un solo hombre” o “soy una mancha molesta y sucia, una bofetada en el rostro de la humanidad, soy un inmigrante”, no lo he hecho. No lo he hecho porque no he querido, porque no quiero hacerle ningún homenaje a quien no para de hacérselos a sí mismo. No me apetece alimentar egos ya de por sí bastante bien autoalimentados (como el de esa chica que he comentado antes).

Así que, aunque (insisto) el libro tiene fragmentos muy interesantes y hay algunas descripciones muy buenas, dignas de un buen escritor, no voy a decir más sobre este libro en el que parece que lo único que le preocupaba al autor es contarnos la de mujeres que ha conquistado, la de ciudades que conoce, la de idiomas que habla y de la todos, todos, todos los autores de renombre que ha leído (no para de hacer referencias al respecto), de los pintores que conoce (lo mismo), de los pensadores a los que lee y con los que trata (de nuevo, lo mismo), lo culto que es, lo gran escritor que es, lo ingenioso y divertido que es, lo encantado que está de conocerse. Se hace muy pesado, la verdad, y no es lo que espero encontrar en un libro.

Lo que más me ha gustado: como he dicho, algunos fragmentos e ideas, como esta “A continuación, me pongo a dieta. Renuncio a beber y a comer copiosamente, y en catorce días pierdo dos semanas”.
Lo que menos me ha gustado: creo que ha quedado bastante claro...


“Según mis criterios, soy un hombre guapo: 1,95 de altura, rubio, con ojos azules, media melena, delgado, rebosante de talento y de inteligencia”.
Velibor-Quéguaposoyyquétipotengo- Colic, Manual de exilio
Profile Image for La Central .
609 reviews2,706 followers
May 30, 2020
"«No se pregunta lo suficiente a los escritores sobre esta cuestión: ¿Qué pueden hacer los escritores frente a este mundo brutal, frente a la emigración? Quizás testificar, quizás intentar tender unos puentes entre la gente. No sé lo que pueden hacer los demás escritores, pero yo he escrito y sigo escribiendo sobre el exilio. Intento construir pasarelas, pequeños puentes entre la gente. Puentes tendidos entre los de aquí y los exiliados. Estos pequeños puentes hechos de palabras, de capítulos, de libros cuentan la Humanidad.»

Crónica personal del exilio del escritor bosnio Velibor Čolić, testimonio literario de su llegada a los 28 años a Francia, tras huir de la guerra de los Balcanes, que le ha dajado sin patria y con una bolsa deportiva por toda pertenencia. Ese hombre que deambula por las calles de Rennes ha estudiado literatura, ha trabajado como periodista radiofónico, disfruta del rock y del jazz, sus manuscritos se perdieron en algún bombardeo y tenía un país de origen (aunque ahora ya no existe) y adopta ahora una nueva lengua, el francés, del que no tenia conocimiento alguno cuando llegó a París. Este es Velibor Čolić, empeñado en su libro Manual de exilio en encontrar la humanidad ahí donde parece inaccesible. La literatura y el arte en general tienen que sacar de las estadísticas a ese ser anónimo y recuperar la persona que cada refugiado es, para que pueda volver a mirar de pie al mundo y a la gente de su alrededor. Y es que esta especie de nadie que es un sin papeles no busca otra cosa que la normalidad, que tras haberlo perdido todo, tiene que reconquistar el ser como todo el mundo. Para intentar dar cuerpo al exiliado el autor consigue dotar a la narración de un buen equilibrio entre el desgarro y la ternura, la crudeza y el humor, y de una cierta dosis de picaresca. Encuentra el modo de dar este testimonio literario a base de saltos temporales, incursión de pequeñas escenas, texturas fragmentadas. Y sobre todo consigue que la visión mordaz ante la soledad, la indigencia, la rabia y la experiencia bruta, quede caldeada por una alta carga poética, como si el autor supiera que puede así salvarse de la barbarie. Conocemos que para Čolić fue la escritura la que le facilitó la vida –incluso para obtener los papeles– , tener un bolígrafo y un cuaderno le situó más cerca de lo humano.

Y lo escribe: «La literatura es un increíble motor de vitalidad: como escritura, como lectura y como paisaje. Cuando lo vas a dejar todo, cuando tu cuerpo está agotado, la literatura te puede ayudar.»" Marta Ramoneda
Profile Image for Raül De Tena.
213 reviews138 followers
January 12, 2018
“Escribir poesía después de Auschwitz es un acto de barbarie“. Resulta francamente imposible no pensar inmediatamente en la mítica cita de Adorno desde las primeras páginas del “Manual de Exilio” de Velibor Čolić. Será, al fin y al cabo, que el propio autor se plantea esta misma disquisición no demasiado lejos del arranque de este libro que nos devuelve al siempre incisivo autor de “Los Bosnios“: “Se ha escrito libros tras el gulag, tras Hiroshima, tras Auschwitz, tras Mauthausen… ¿Se puede escribir después de Sarajevo? ¿Para describir una destrucción que participa de lo irreal, para evocar el carácter luminoso y sagrado del sacrificio de las víctimas Como ya se sabe, como se ha repetido desde hace mucho, el poeta se encuentra ineluctablemente entre los hombres para hablar del amor y de la política, de la soledad y de la sangre derramada, de la angustia y de la muerte, del mar y de los vientos. Para escribir después de una guerra, hay que creer en la literatura. Creer que la escritura puede volver a accionar mecanismos que se han apartado al recurrir a las armas. Que puede devolver el horror, incomprensible e inexplicable, a la medida humana“.

Así que, respondiendo a Adorno, puede que este sea un acto de barbarie, pero hay ocasiones en las que la barbarie está justificada y es más que necesaria, ya sea para echar sal sobre las heridas, para comprender el arma que nos ha herido o, simple y llanamente, para no olvidar. Nunca. Para recordar constantemente que lo de “hay que conocer el pasado para no repetir los errores en el futuro” es puro perogrullo cuando resulta que vivimos en un mundo abocado a la guerra como acto de comercio e industria. Un mundo en el que siempre tiene que haber una guerra en algún lugar, por mucho que esta siga generando casos de desarraigo tan impactantes como el del propio Čolić.

Tras varios libros, el autor se enfrenta en “Manual de Exilio” a una especie de operación a corazón abierto en el que no muestra ningún pudor a la hora de exhibir sus maltrechos órganos internos. De nuevo muy cerca del arranque de su libro, Čolić ya asienta las bases sobre las que va a erigirse este manual (y, de paso, el resto de su literatura). Por un lado, la herida: “La conozco, la llaman Alma. Tiene siete años y vive de la caridad, brutal y versátil, que le manifiestan los borrachos a quienes les vende flores y su sonrisa de niña en los cafés. Súbitamente la veo caer en silencio. Deja de moverse. Es un poco raro, un niño que se cae o bien se levanta de inmediato o bien llora, pero la pequeña Alma no se mueve. Una vez nos acercamos vemos la razón. La única bala que un francotirador ha disparado desde las colinas ha alcanzado en plena garganta a la gitanilla diligente y frívola. Su cuerpecito mantiene una postura natural, como si la niña estuviese dormida. La sangre que empapa el polvo a su alrededor es como una losa para todos nosotros, para el maldito país y para la puta guerra“.

Por otro lado, la cura probable y deseada: “Sé que mi nueva vida en Francia exige un espíritu fuerte y memoria blanca. Me siento abatido en la cama. Tengo ante mí las libretas de colegio y todos los bolígrafos, parecen sardinas negras y rojas. Sé que mi salvación, mi terapia de enfoque cognitivo-conductual, no debe ser otra que la escritura“. Desde su llegada a Francia en verano de 1992, Velibor Čolić intentará sanar la herida causada por su servicio como soldado en la guerra en Bosnia de la única forma que sabe: con la pluma y el papel.

No es de extrañar, entonces, que “Manual de Exilio” acabe trascendiendo su propio título. Puede que, al principio, el autor se narre en hacer precisamente eso, un manual de exilio que recoja la experiencia de destierro, el enajenamiento en tierra extraña, el vivir como alma en pena negando las secuelas que deja en tu interior un conflicto bélico pero intentando acallar los gritos de esas mismas secuelas a base de alcohol, braguetazo y olvido. Llegado a cierto momento de la novela, Čolić incluso se topa con otro exiliado en su misma situación que le enumera precisamente un conjunto de lecciones básicas de este mismo manual… Entonces, ¿por qué seguir adelante con la escritura una vez conseguida la meta marcada por el propio título de “Manual de Exilio“?

Porque, básicamente, y por mucho que el estilo de Čolić supure buen humor y cachondeo ilustrado por cada poro de su piel (algo profundamente agradecible en un escritor que podría optar por el tono llorica, peripatético y trágico), el “Manual de Exilio” aquí propuesto no son treinta y cinco lecciones (es decir: treinta y cinco capítulos) para sobrevivir en el mundo occidental como exiliado de una guerra. Ni mucho menos. El verdadero “Manual de Exilio” es seguir viviendo. De hecho, es seguir viviendo de forma tan furiosa como hace Čolić, de país en país, de mujer en mujer, de ciudad en ciudad, de amistad en amistad. Pronto, el libro se transforma en un diario en el que van dejando su impronta fugaz otros personajes que marcan al autor de alguna forma u otra.

El verdadero “Manual de Exilio” es compartir la cama con amantes que te suelten perlas como esta: “-Ya está, ya está, me he despedido. Estaba harto, no era para mí. Ya estoy libre, al final me voy a dedicar por completo a mi carrera de escritor. Y, además, eso me permitirá estar en contacto con la gente, seguir siendo joven… / -Hay una gran diferencia -dice ella- entre ser inmaduro y seguir siendo joven…”. O dar con colegas intelectuales que te abran los ojos con consejos como este otro: “Antes de salir en busca de la felicidad -añade-, mire a ver; quizá ya es usted feliz. La felicidad es pequeña, corriente y discreta, son muchos los que no son capaces de verla”.

El verdadero “Manual de Exilio” es comprender que renegar de tu propia patria te convierte en apátrida, y que un apátrida está condenado a vagar eternamente en busca de algo que es imposible recrear una vez ha sido destruido: las raíces. Ser apátrida significa, como comprende finalmente Čolić, vivir en la memoria: “Solo pasamos una parte, pienso, sólo una parte de nuestra vida real en el tiempo presente. Por lo demás estamos en otro lado, en las densas tinieblas de nuestra memoria”. Ser apátrida significa luchar contra la mítica cita de Adorno y demostrar que siempre hay que seguir escribiendo. Siempre.
Profile Image for Yobaín Vázquez.
551 reviews10 followers
October 2, 2023
Colic es un autor divertidísimo aún cuando sus temas sean tan fuertes y dolorosos como la guerra de los balcanes y el exilio. En esta novela que tiene mucho de crónica y auto ficción, nos muestra su llegada a Francia como un exiliado que tiene mucho por aprender de la cultura pero que tiene una seguridad bárbara sobre su talento como escritor.

Son escenas de la integración, de las cosas que hace para sobrevivir mental y físicamente en un país tan distinto a la ex Yugoslavia. Todo esto lo hace con un humor negro, a veces inocente, pero que le da una perspectiva fresca: no se toma en serio la desgracia y aún así se nota el peso doloroso de estar desarraigado. Tan así que puede bromear sobre sus propias ideas suicidas.

La literatura aquí es puesta casi como un salvavidas, se integra a sus vivencias como autor que se sabe en el foco de la atención por ser de un país en conflicto. Mucha ironía, mucho sarcasmo y detalla sus propios cambios corporales, sus viajes y lo que le sale demasiado bien: el presentarnos personajes extravagantes y entrañables.

Es un manual de exilio lleno de poesía y burla, un manual que nos pone en situación de exilio aunque no lo estemos. Leer a Velibor Colic es acompañarlo en aquellos años 90 en los que todo era nuevo ante sus ojos. Chulada de narrativa.
Profile Image for Felix Martin.
560 reviews14 followers
May 26, 2022
El año pasado cuando recibí la recomendación del librero de toda la vida de mi barrio de leer Los serbios la cogí con escepticismo, pero tras su lectura quedé totalmente golpeado y turbado, dolido por la absoluta crueldad que fue la Guerra de los Balcanes de los 90. Me dije que tenía que volver a leer a este autor serbio exiliado y qué mejor que hacerlo con este libro/diario de autoficción (porque sin ficción, sin tergiversar la realidad exhausta que uno vive en situaciones así es imposible seguir adelante) en el que Colic nos cuenta sus primeros pasos como exiliado, como paria, en una Francia que le es hostil pero que le acoge.

Las guerras no solo general muerte y destrucción allí donde se producen, sino también exilios y huidas de personas que dejan atrás absolutamente todo lo que son para intentar recomponerse allí donde se les deje. Nunca se deja de ser un paria, un extranjero, un pobre muerto de hambre que no está donde debe, desubicado, perdido y descolocado en tiempo y espacio. Colic cuenta muy bien ese sentimiento de pérdida, de desorientación y de anhelo de una vida que ya no va a volver porque tras una guerra, tras ver y oír ciertas cosas uno cambia ya para siempre.
Profile Image for Carlos B..
404 reviews29 followers
May 7, 2017
El libro se puede dividir en dos partes: una primera dónde el autor describe la llegada a un país extraño huyendo de la guerra. Las experiencias por las que pasa son crueles, muy crueles y serían muy duras de digerir si no fuera por el humor negro e irónico con la que son narradas. Ya una de las muchas miserias que sufre ya sería suficiente para marcar una vida. Sin embargo él es capaz de narrarlas de una forma en las que no te das cuenta del drama que supone, las lees con una inocente sonrisa en los labios. Esta primera parte es magnífica.

La segunda cae en la tendencia de egocentrismo (tan de la literatura francesa moderna añadiría yo) que está tan de moda. Čolić ha superado unos duros años, ha publicado su primer libro. Aunque económicamente va mejor sigue sufriendo indiferencia ante todo y por todos. Hay menos humor, más anécdotas inconclusas sin venir a cuento, más "mi me yo conmigo" sin que los sentimientos que describe lleguen a tocar temas universales o sean interesantes para el lector. Por suerte, esta parte sólo dura las últimas 40 páginas del libro.
10 reviews3 followers
October 22, 2025
Може би най-запомнящото се първо изречение от книга, което съм чела:

« J'ai vingt-huit ans et j'arrive à Rennes avec pour tout bagage trois mots de français - Jean, Paul et Sartre. »

Велибор дезертира от босненската армия и прекарва години в лишение като бежанец във Франция.

Да връчиш оръжие на деликатна душа като на този босненски поет е абсурдно. Да връчиш оръжие на когото и да е било е абсурдно, но ето ни тук.
Profile Image for bookblast official .
89 reviews3 followers
December 28, 2017
Velibor Čolić writes with humour and realism about the state of refugees, and how they are welcomed and looked after in their destination countries. Fantasy, dreams of suicide, irony and poetic imagery inform his narrative. You get a very real feel of what it is like to walk and see and feel as a person who, in the eyes of so many, either does not exist, or is a parasite.
Profile Image for Nicorou.
121 reviews1 follower
June 20, 2021
Comme toujours avec Colic, le livre est très drôle, bien écrit et rempli de clins d'oeil en tout genre. Celui-ci ma personnellement touché, entre l'évocation de la fin de la Yougoslavie, la condition des réfugiés, les passages à Budapest mais surtout Strasbourg... j'ai tourné les pages très vite, un sourire en coin.
Profile Image for Marc.
48 reviews
January 28, 2024
Ce n'est pas ni si original ce que Mr Čolić raconte, ni si bien dit, ni si savant, ni ce personnage si attirant comme pour mériter qu'on lui consacre tout un ouvrage. Un écrivain bosniaque qui se fait adopter par la francophonie, voilà tout !, on a envie de dire.

Mais néanmoins, une sorte de magie s'opère dans ces pages afin qu'on n'abandonne pas sa lecture.
Profile Image for Flapidouille.
891 reviews4 followers
November 14, 2025
Difficile d'attribuer une note à ce livre très original. Témoignage tour à tour touchant, désolant, tendre, plein d'humour grinçant et d'autodérision, avec beaucoup de trouvailles stylistiques, il dénonce aussi le scandale d'une jeunesse volée par la guerre. C'est d'une sincérité crue: alcool, avilissement du corps, et d'une poésie surprenante.
Profile Image for Diario de un lector.
847 reviews3 followers
April 18, 2020
Después de leer Los bosnios, tocaba leer este.
Me ha gustado más que el anterior, menos dramático aunque si un poco nostálgico.
Me gusta el estilo poético del autor, con sentido del humor aunque desprenda cierta tristeza.
Profile Image for v..
95 reviews13 followers
January 7, 2018
Tan asfixiante como pode ser o exilio.

Pérdese moito pola manía de ser francés de todo escritor que escribe en francés.
Profile Image for Xavi.
47 reviews3 followers
February 10, 2018
No Vale la Pena perder el tiempo en las desgracias de un tipo que se cree génial y aburre hasta las ovejas con supuestas metaforas ingeniosas.
Profile Image for Kirkosovo.
18 reviews
September 17, 2025
Je mets ici 3.5 étoiles.
L’auteur qui est un écrivain yougoslave/bosnien raconte son exil après avoir déserté l’armée bosnienne en 1992. C’est très intéressant car son récit mêle à la fois son avancée géographique et à la fois ses états d’âmes et ses ressentis face à toute cette situation. Le fait qu’il soit un écrivain avec une belle plume rend l’histoire encore plus attrayante puisque elle est bien écrite.
Le seul bémol je trouve c’est que les chapitres de la fin sont un peu boring et que parfois ça manque légèrement de contextualisation.
Mais en somme ça reste bien à lire, surtout que la thématique de l’exil !
Displaying 1 - 30 of 31 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.